486, il numero e l’anno che cambieranno la storia

486Il 486 a.C. ha un valore simbolico enorme e sebbene ne abbiamo già parlato, vale la pena riassumere brevemente la questione affinchè le note che intendiamo aggiungere siano chiara.

Abbiamo visto che 486 è il valore ghematrico di “figlio” (υἱός) che deve essere però inserito nel contesto neo testamentario nella sua interezza, perchè non c’è solo il figlio della “donna vestita di sole”, ma anche il “figlio di Davide”, il “figlio dell’uomo” sempre -almeno mi pare a un primo esame del vangelo di Giovanni, dove il sostantivo ricorre 54 volte- traducenti υἱός. A questo si aggiunge che 486 è anche la ghematria di πατήρ (padre) rafforzando il legame già scritturale che vede in Gesù l’unigenito figlio di Dio (Gv 1,14).

Inoltre 486 è anche a ghematria di πέτρα (roccia) quella stessa che Gesù invita a cercare affinche l’edificio (spirituale) regga alle bufere.

Infine – ma solo per ora- c’è una nota che conferma ancor di più l’importanza del 486 (a.C.) ed è il fatto che fu l’anno sabbatico (vorrei dire addirittura sabbatico!) in cui Ezechiele ebbe la visione divina del tetramorfo. (vedi qui)

Ecco allora che nascono due esigenze:

la prima, l’uso di un buon programma ghematrico che ci riferisca tutte le occorrenze (al nominativo e alla prima persona del pres. ind.) del numero 486 nei Vangeli. Dal loro confronto, sono sicuro, emergerebbe in pienezza l’importanza della cifra e dell’anno.

La seconda è la necessità di rivedere la datazione del VAT 4956 e la datazione del trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor. La cronologia ufficiale, oramai assolutamente falsa in un’ottica biblica e dunque non più sostenibile, data   quell’eclisse nel 567 a.C. e da lì calcola la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C.

Noi, diversamente, riteniamo il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor cada nel 486 a.C. e dunque assumiamo il 505 a.C. come anno della presa di Gerusalemme e della deportazione.

La datazione astronomica del VAT, permette tuttavia che lo scontro tra le due cronologie non rimanga sulla carta, ma si trasferisca in cielo ricalcolando l’eclissi alla luce della precisa alternativa offerta dalla Bibbia con il 486 a.C., tenendo presente che la costante D che regola il moto lunare subisce, stando ai valori in nostro possesso, un’accelerazione assolutamente anomala e tuttora inspiegata.

Qui non è questione di fede: di mezzo c’è la verità scientifica in tutta la nobiltà che esprime il termine. E’ la verità storica e scientifica che è in ballo e questo dovrebbe almeno motivare coloro che hanno i mezzi per rimettere tutto in discussione di farlo.

Certo, qualora emergesse un preciso 486 a.C. come trentasettesimo di Nabucodonosor non sarebbe più la storia a insegnare la Bibbia, ma la Bibbia a insegnare la storia, per altro la sua storia e noi prenderemmo ragione su tutto e ventuno anni di ricerche avrebbero permesso la nascita del Figlio cosa che, credetemi, molti, forse troppi, proprio non digeriscono..

 

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