Ez 1,1 la profezia dei Vangeli

ezechieleIl Libro di Ezechiele si apre in maniera enigmatica, tanto che sinora nessuno è riuscito a darne una spiegazione. Il passo è il seguente

Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine.

Quel trentesimo anno è semplicemente incomprensibile, per cui ne viene data una spiegazione alla buona ipotizzando l’età del profeta o datando grosso modo un 597 a.C. (vedi CEI 2008).

Oggettivamente il problema è complesso e al momento quello che si può fare è avanzare delle ipotesi di ricerca, senza assolutamente entrare in dinamiche più complesse (il passo è immediatamente seguito da un’altra nota cronologica che se non indicasse il re Ioiakin forse avrebbe una spiegazione in armonia con i trenta anni).

Tuttavia la chiave d’interpretazione potrebbe non riposare nella cronologia, quanto nella visione successiva che Ezechiele definisce “divina”. E infatti la tradizione cristiana ha sempre visto nei quattro esseri viventi i quattro evangelisti; mentre Apocalisse 4,6-8 vi fa esplicito riferimento.

Questo significa che il passo ha una notevole eco cristologica, tanto da istruire una tradizione e l’opera di Giovanni e dunque, forse, è lì che dobbiamo cercare il senso di quei trenta anni.

Cominciamo col dire che essi richiedono un contesto profetico e non anagrafico, per cui non è in ballo l’età di Ezechiele, ma qualcos’altro. Il fatto che Ezechiele ci dica che era tra i deportati, ci autorizza a collocare il tutto durante l’esilio, il solo contesto che giustifichi pienamente un periodo importante per la vita di un uomo: trent’anni.

Sapendo dalla nostra tabella dei Re che i settanta anni di esilio profetizzati da Geremia e calcolati da Daniele iniziano ne 517 a.C. e che la deportazione di Ioiakim avvenne l’anno seguente, cioè nel 516 a.C., quel trentesimo anno da tale deportazione cade nel 486 a.C. e questo ci rimanda con la mente non solo al 486 a.C. come trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor (VAT 4956) secondo la nostra cronologia, ma anche e al ben più importante 486 come ghematria di υἱός cioè il figlio maschio di Apocalisse 12,5.

Ecco allora che la tradizione cristiana e il diretto riferimento che Giovanni fa alla visione trovano in Gesù il loro motivo d’essere, quel Gesù di cui parlano i Vangeli, l’opera di quelle creature celesti descritte nella visione.

Assolutamente da non dimenticare il passo di Mt 7,25 in cui Gesù consiglia la nostra edificazione (spirituale) nella roccia (πέτρα) che anch’essa, proprio perchè simbolo di Gesù, ha un valore di 486, il 486 a.C. anno della visione.

Come ho scritto in apertura, questa è solo una traccia per venire a capo di un passo altrimenti incomprensibile, che lo diviene ancor di più se si assume la cronologia ufficiale che essendo storica spesso  insieme all’acqua sporca getta via anche il Bambino e la Sua visione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.