Profetismo, falso profetismo e esilio: la tentazione nell’Antico e Nuovo Testame

tentazioneNei Vangeli e più ancora nel Padrenostro, la preghiera cristiana per eccellenza, c’è un sostantivo che più di ogni altro riassume una condizione ed è “tentazione”. Essa ricorre da Matteo ad Apocalisse e riveste lo stesso significato: prova, esperienza del male, avversità.

Ognuno di noi l’ha sperimentata, ma non potrebbe mai elevarsi a modello, cioè non potrebbe mai la sua esperienza essere di esempio agli altri perchè sempre sarebbe un ‘esperienza personale.

Ecco che allora nasce la necessità di comprendere cosa sia la tentazione nella sua valenza universale e comprendere così più a fondo a cosa Gesù alludesse, perchè è con il Suo paradigma che si coniugano le singole esperienze.

Cominciamo subito col dire che il Nuovo Testamento usa πειρασμός (tentazione) sia quando descrive la tentazione nel Pater (Lc 11,4), sia quando rincuora Filadelfia (Ap 3,10) perchè essa sarà preservata dall’ora della prova che calerà su tutta la terra.

Il valore ghematrico di πειρασμός è 512 che noi considereremo come il 512 a.C., anno del calendario ebraico. Se stessimo alla cronologia ufficiale, esso sarebbe un anno ignoto, perchè segnerebbe solo i 3 anni successivi alla dedicazione del secondo tempio.

Sorge così la necessità di rivolgersi alla nostra cronologia che in quegli anni vede ancora regnante Giuda con Sedecia (516 a.C.-505 a.C.), in particolare vede quel 512 a.C. come il suo quarto anno di regno.

Qui bisogna leggersi cosa accadde in quell’anno per rendersi conto che il contesto spiega da solo perchè il calcolo ghematrico ci abbia condotto proprio lì dov’è descritto non solo lo scontro tra Geremia e Anania, ma anche la profezia dell’esilio, che l’uno afferma, mentre l’altro nega profetizzando tempi di prosperità e pace.

Per comodità del lettore riporto il passo

1 In quell’anno, all’inizio del regno di Sedecìa re di Giuda, nell’anno quarto, quinto mese, Anania figlio di Azzùr, il profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo queste parole: 2 «Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! 3 Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. 4 Farò ritornare in questo luogo – dice il Signore – Ieconia figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia».
5 Il profeta Geremia rispose al profeta Anania, sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo che stavano nel tempio del Signore. 6 Il profeta Geremia disse: «Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai predette, facendo ritornare gli arredi nel tempio e tutti i deportati da Babilonia in questo luogo!
7 Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire ai tuoi orecchi e agli orecchi di tutto il popolo. 8 I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi predissero contro molti paesi, contro regni potenti, guerra, fame e peste. 9 Quanto al profeta che predice la pace, egli sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà».
10 Allora il profeta Anania strappò il giogo dal collo del profeta Geremia e lo ruppe; 11 Anania riferì a tutto il popolo: «Dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni».
Il profeta Geremia se ne andò per la sua strada.
12 Ora, dopo che il profeta Anania ebbe rotto il giogo sul collo del profeta Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia: 13 «Va’ e riferisci ad Anania: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. 14 Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io porrò un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodònosor, re di Babilonia».
15 Allora il profeta Geremia disse al profeta Anania: «Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; 16 perciò dice il Signore: Ecco, ti mando via dal paese; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione contro il Signore».
17 Il profeta Anania morì in quello stesso anno, nel settimo mese. (Ger 28)

Lo scontro tra profetismo e falso profetismo costituisce la prima chiave di lettura per comprendere cosa sia la tentazione, perchè alla parola di Dio, alla verità si oppone la menzogna creando così i presupposti di una scelta tra bene e male.

Tuttavia è nell’esilio profetizzato da Geremia che la prova, la tentazione hanno il loro compimento, perchè l’esperienza del male raggiunge ognuno e alla stessa maniera, superando così quella che nel quotidiano è l’esperienza di ciascuno di noi. L’esilio dunque è la tentazione che assume un carattere universale, tanto che nel suo simbolismo assume i contorni di una esperienza universale.

Non è nostro compito indagare i significati che πειρασμός assume alla luce del profetismo e del falso profetismo o i significati che assume nel contesto esilico. Nostro compito è, casomai, fornire un modello universale affinchè la tentazione che ognuno sperimenta trovi, sempre nella Bibbia, una dimensione ben precisa che le riassuma tutte e in questo crediamo di aver fornite informazioni interessanti

 

 

 

 

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