La cronologia di Dio e i suoi nemici

cristo-reNel post precedente abbiamo visto che il Gesù storico costituisce la roccia della fede e della ricerca. Tuttavia importantissime questioni si solleverebbero anche se noi affrontassimo l’altra natura del Cristo, cioè quella divina. L’affermazione di per sè sarebbe banale, ma noi ci riferiamo a quelle sorprese che emergono dal nostro quadro cronologico e ghematrico, per cui poco o niente conosciute.

Iniziamo subito col dire che come il Gesù storico prendeva le mosse dal 989 a.C., il Cristo invece prende le mosse dal 945 a.C., cioè dal quarto anno di regno di Salomone secondo la nostra cronologia dei re, quando cioè si gettarono le fondamenta del tempio. Ed è naturale che sia così, perchè il Cristo non è più il ragazzo nascosto di Nazaret, ma si è fatto uomo pubblico e annuncia il suo ministero con il primo aperto scontro proprio di fronte al tempio, al tempio di Gerusalemme a cui Egli si equipara (Gv 2,19). Ecco allora che la sacralità del Suo ruolo trova nel tempio la sua concretizzazione.

E’ dunque nel tempio e nella sua cronologia che si sviluppa la cristologia, la quale appunto prende le mosse dal quarto anno di regno di Salomone in cui si gettarono le fondamenta del tempio, cosa che permette sin da subito un conto, grazie alla precisa nota cronologica del Seder Olam Rabbath che indica 480 anni tra primo e secondo tempio.

480 anni dal 945 a.C. individuano i 465 a.C. anno che inevitabilmente avremmo incontrato anche se avessimo considerato i 484 anni e 6 mesi totali di regno della dinastia davidica, i quali terminarono nel 505 a.C. (prego il lettore di tenere ben a mente questa data, perchè riserva una bella sorpresa) se li avessimo approssimati per difetto e a cui si devono togliere i 40 anni di esilio profetizzati da Ez 4,6 e cadere così di nuovo nel 465 a.C.

Dunque non è solo il calcolo secco proposto dal Seder che ci conduce a tale anno, ma anche tutta una cronologia che prende le mosse dal 989 a.C. Tuttavia rimane centrale quel 945 a.C. per individuare il 465 a.C., anno in cui si gettano le fondamenta del secondo tempio, perchè il Cristo è il tempio, il nuovo tempio.

Bisogna anche ricordare che 465 è la ghematria di Ἱεροσάλημα (Gerusalemme), quando la capitale della Giudea segna simbolicamente l’avvento degli anni messianici, perchè è con la lettura d’Isaia 61 nella sinagoga di Nazaret che Gesù supera Nazaret e fa il suo ingresso nella vita pubblica cioè nella Gerusalemme del tempio, proclamando la Sua missione.

Compreso questo, diviene facile capire anche perchè i 46 anni di Gv. 2,20 partono proprio dal 465 a.C., poichè è assolutamente l’anno centrale che la cronologia e il Seder indicano. Infatti se togliamo 46 anni al 465 a.C. cadiamo nel 419 a.C. come anno della dedicazione del secondo tempio, quando 419 è la ghematria di Davide di cui Gesù le Scritture dicono sia discendente (Gv 7,42).

Ecco allora che la cronologia del primo e secondo tempio rivela il Cristo Re e la sua divinità o, se vogliamo, il luogo (ναος) in cui essa trova simbolicamente la sintesi della sua natura e origine, tant’è che i 46 anni di Gv 2,20 fanno riferimento non all’area del tempio, ma al ναος cioè al Sancta Sanctorum.

Questa divinità del Cristo, però, non ha incontrato -e non incontra- il consenso di tutti, tantè che dei Nicolaiti si dice che la negassero e allora diviene importante conoscerli ancora più a fondo, sebbene non con le tecniche tradizionali (quelle competono a me) ma con la ghematria -qui ringrazio il lettore per il piccolo sforzo di memoria richiesto sopra- la quale ci dice che Νικολαΐτης (Nicolaiti) ha un valore ghematrico di 505, quando noi come al solito lo interpreteremo come 505 a.C. e ci ricollegheremo a quello stesso 505 a.C. che costituisce un caposaldo della cronologia del Cristo e non del Gesù storico, perchè da una parte segna la fine della dinastia di Giuda se approssimiamo per difetto i 484 anni e 6 mesi della sua durata; dall’altra permette, tolti i 40 anni di Ez 4,6 di individuare il 465 a.C., anno fondamentale per i calcoli; mentre da ultimo il 505 a.C. emerge anche dai calcoli di Daniele 1,1 il quale fa del primo anno di regno di Nabucodonosor il 524 a.C. (terzo anno di regno di Ioiakim secondo noi), per cui la caduta di Gerusalemme avvenuta nel suo diciannovesimo anno di regno è del 505 a.C. Da tenere ben presente che Daniele è un profeta messianico, tanto che la profezia delle 70 settimane è la profezia messianica per eccellenza che conduce al nostro 35 d.C. anno della crocefissione e del titulus crucis dal quale risulta assolutamente evidente la regalità del Cristo (Gesù Nazareno Re [dei] Giudei).

Quel 505 a.C. è dunque inserito in una cronologia perfetta che dimostra Gesù il Cristo, lo ripeto, dimostra Gesù il Cristo e dunque ne dimostra la divinità, per cui quel 505 che emerge dalla lettura ghematrica di Νικολαΐτης inserisce coloro che vorrebbero negata la divinità di Gesù proprio in ciò che la dimostra.

Vorremmo parlare d’ironia, di sorte beffarda, ma ce lo impedisce il tenore delle lettere a Efeso e a Pergamo (Ebrei e Italia, per coloro che seguono il blog), in cui i Nicolaiti sono menzionati come nemici da combattere, cosa sino ad ora resa impossibile dalla loro identità ignota o in ogni caso frutto dell’eco di un passato a cui nessuno più crede, ma ora possibile perchè i Nicolaiti di ieri sono gli stessi di oggi, sono coloro i quali fanno di Gesù tutto, tranne ciò che è: Dio.

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