Πέτρα, la fede e la ricerca

Matteo 7,25 e Luca 6,48, riportando le parole di Gesù, ci propongono un simbolo: la roccia, quella stessa su cui Gesù invita a costruire, affinchè i venti e le piogge non facciano franare l’edificio della nostra fede.

La lettura di quel simbolo è immediata, perchè riconduce inequivocabilmente a Gesù che è la roccia. Tuttavia la composizione di quella roccia non credo sia stata esaminata a dovere, tanto che ne sfugge tuttora la morfologia.

In apparenza domanda oziosa, essa diviene importante alla luce delle due nature che Gesù coniuga: quella umana (storica) e quella divina. L’una fa capo al Gesù storico; l’altra al Cristo della fede.

Ecco che diviene importante conoscere la natura della roccia, se cioè essa faccia riferimento all’uomo nascosto di Nazaret o al Cristo della fede, come diviene importante sapere dove quella roccia si collochi, se nella nella storia o nella teologia.

Senza punti di riferimento precisi, è semplicemente impossibile venire a capo della questione e tutto è affidato agli argomenti dell’una o dell’altra causa.

Ma il testo greco è chiaro con quel πέτρα (roccia), per cui la ghematria potrebbe esserci di nuovo d’aiuto, tanto che sin da subito è possibile notare che il valore ghematrico di πέτρα è 486.

Chi ha buona memoria del materiale del blog avrà già capito che quel 486 riconduce al 486 a.C., anno che noi indichiamo essere il trentasettesimo di regno di Nabucodonosor, cosa che fa diretto riferimento a un caposaldo dell’archeologia biblica, perchè riconduce alla tavoletta VAT 4956.

L’eclissi che lì viene descritta è datata dagli storici nel 567 a.C. e dunque conduce al diciannovesimo anno di regno (Ger 52,12) nel 586 a.C. come data assoluta, perchè calcolata astronomicamente.

Noi siamo di diverso avviso, anzi, la Bibbia è di diverso avviso, perchè la nostra ricostruzione cronologica pone il primo anno di regno di Nabucodonosor nel 523 a.C. (calcolo Ger. 25,1) o nel 524 a.C. (calcolo Dn 1,1) per cui il trentasettesimo anno di regno di quel re cadde nel 486 o 487 a.C. e la lettura ghematrica di πέτρα sembra darci ragione, emergendo quel 486 a.C. non solo dalla lettura ghematrica di πέτρα, ma anche da quella più importante di υἱός (figlio maschio, Ap 12,5) e questo rende evidente il legame che sin da subito abbiamo stretto tra la roccia di Matteo e Luca e Gesù, figlio, non simbolico, della donna di Apocalisse.

La ghematria, insomma, non fa altro che illustrare ciò che anche tutta quanta l’esegesi ha da sempre sostenuto, quando vedeva e vede nella roccia lucana e matteana il Cristo.

Come potete notare, però, cadiamo in imbarazzo quando dobbiamo scegliere se associare alla roccia il Gesù storico o il Cristo, perchè esse sono due nature diverse: l’una storica, l’altra divina, per cui cercheremo di uscire dall’impasse e fare una scelta precisa, perchè ciò ce lo permettono i post precedenti, quando cioè ci siamo occupati proprio dell’argomento, adducendo la natura umana all’uomo di Nazaret, mentre quella divina al personaggio pubblico della Gerusalemme del tempio.

Anche in quel caso è stata la ghematria a venirci incontro, individuando per Nazaret un 464 a.C. e per Gerusalemme un 465 a.C., quando quell’anno segna una differenza fondamentale per capire l’uomo e per capire Dio, perchè l’una, tolti i 46 anni necessari per la costruzione del tempio, individua un perfetto e storico 418 a.C. come anno della dedicazione; mentre il 465 a.C., tolti sempre i 46 anni di Gv 2.20, individua il 419 a.C., sempre come anno della dedicazione, ma anche ghemarria di Davide, che è 419. Questo significa che quel 464 a.C. conduce al Gesù storico; mentre il 465 a.C. conduce a Davide, cioè alla regalità del Cristo, al Messia.

Se io sono stato chiaro e ho ben riassunto, siete ora in grado di comprendere la morfologia della roccia matteana e lucana, di comprenderne la natura e se essa faccia riferimento al Gesù storico o al Cristo della fede, perchè solo una delle due nature del Cristo sarà la roccia su cui edificare e quella che Gesù stesso consiglia -e vivamente direi.

I calcoli necessari non sono difficili, perchè se il 486 a.C. segna il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, il suo primo anno di regno cade 523 a.C. e questo riconduce direttamente al calcolo di Ger. 25,1 profeta che permette di datare tutti gli interventi di Nabucodonosor contro Gerusalemme, i quali indicheremo nella tabella seguente

I° ANNO DI REGNO DI NABUCODONOSOR (IV° DI JOAKIM) 523 a. .C. (Ger. 25,1)
VII°  ANNO: PRIMA DEPORTAZIONE 516 a. C. (Ger. 52,8)
XVIIII°  ANNO: SECONDA DEPORTAZIONE 504-505 a. C. (Ger. 52,12)
XXIII°  ANNO: TERZA DEPORTAZIONE 500 a. C. (Ger. 52,30)

Come potete notare stando al calcolo di Geremia la caduta di Gerusalemme avvenne nel 504 a.C.data che abbiamo già incontrata quando ci siamo occupati non solo della ghematria di Ἰούδα (Giuda), ma anche quando abbiamo affrontato il problema dei 6 mesi che compongono il totale degli anni di regno della dinastia davidica.

Essi obbligano a una approssimazione: o Giuda regnò per 484 anni o per 485 anni, essendo il totale 484 e 6 mesi. Questione questa tutto fuorchè marginale (vedi qui), come assolutamente di rilievo è la ghematria di Ἰούδα sopra accennata, perchè se il primo anno di regno di Davide fu secondo noi il 989 a.C., il 485 che emerge da Ἰούδα conduce di nuovo al 504 a.C. come anno della caduta di Gerusalemme, facendo così coincidere il calcolo di Geremia con quello ghematrico di Ἰούδα, il regno di Giuda, cioè la sua storicità, la quale emerge anche dai calcoli successivi che fanno riferimento ai 40 anni di esilio indicati da Ez. 4 e che conducono al 464 a.C.( secondo noi settimo anno di regno di Artaserse e anno in cui rientra Esdra) al quale dobbiamo togliere i 46 anni che Giovanni 2,20 indica come occorsi per la ricostruzione del tempio per ottenere uno storicissimo 418 a.C. come anno della dedicazione e “sesto di Dario” secondo, mentre il 465 a.C. ci conduceva al 419 a.C. e alla ghematria di Davide parlandoci così del Cristo re.

Prima di giungere alle conclusioni è bene far notare che la differenza di un anno tra i calcoli di Geremia e Daniele circa il primo anno di regno di Nabucodonosor, lungi dal dipendere semplicemente dal fatto che l’uno fa riferimento agli esuli in Babilonia, l’altro ai rimanenti in Gerusalemme, perchè in realtà sviluppano due cronologie distinte, quella cioè che ci parla del Gesù storico (Geremia) e quella che parla del Cristo (Daniele).

Quel 486 che emerge dalla lettura ghematrica di πέτρα e υἱός coincide perchè sia l’una che l’altro descrivono il Gesù storico, quel figlio e quella roccia senza i quali forse è addirittura impossibile parlare del Cristo, perchè completamente disancorato da qualsiasi contesto cronologico e storico, a meno che la teologia non voglia occuparsi del mito.

E’ nel Dio fatto carne, fatto storia, in quella roccia profonda e nascosta di Nazaret che la fede e la scienza trovano la loro roccia; e non a caso il valore ghematrico dell’una (πέτρα) coincide con l’altro (υἱός), rendendo le alternative i detriti su cui poggia spesso la fede dei singoli, nonchè quella  del mondo accademico e scientifico, il cui edificio si fonda sul 567 a.C., cioè sulle sabbie più o meno mobili di una storia che tra l’altro questo blog ha denunciata come inventata, cosa che a suo tempo fece anche Newton.

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