Il tempio velato: dall’erezione della Dimora alla crocefissione (1423 a.C.-35 d.C.)

arca_alleanza2Ci sono alcuni post che richiederebbero uno studio specifico, non tanto per l’argomento, quanto per i simboli di cui si occupano. Non è compito mio sviscerare ogni singolo problema, compito mio è fornire gli elementi perchè altri lo facciano, vuoi perchè più preparati, vuoi perchè più capaci o con i mezzi necessari (io in fondo dispongo di alcune bibbie e del web).

Certo, vorresti avere l’occasione per dedicarti ad aspetti che sono semplicemente fantastici e che, per quanto mi risulta, nessuno prima ha mai affrontato, come l’argomento che proporrò, il quale mi costringe a poche note di corredo, dedicato com’è ai calcoli, a una cronologia che nasce dalla lettura ghematrica di un passo ancora oscuro, cioè Lc 17,37 in cui leggiamo che “Dove sarà il corpo, ivi anche le aquile si raduneranno”. Ho detto che mi occuperò di conti per cui tiro dritto ed entro subito nel merito.

Il passo è tra i più ambigui della Scrittura, tanto che tutti ne hanno data la loro versione, spesso pro domo sua. Noi ne daremo dapprima una lettura ghematrica, poi collocheremo la stessa nella cronologia del tempio, sin dai suoi albori, cioè l’erezione della Dimora di cui ci parla Es 40,17.

Σῶμα (corpo) e ἀετός (aquila) hanno un valore, se sommati, di 1423 che noi ricondurremo al 1423 a.C., quando questo blog colloca l’esodo nel 1425 a.C.(vedi tabella). Cioè significa che quel 1423 a.C. fu il secondo anno dopo l’esodo, quando cioè, stando a Es 40,17 fu eretta la Dimora che ospitava l’arca della Testimonianza (Es 40,3).

Essa fu un primo abbozzo del tempio che Salomone avrebbe dedicato nel 938/7 (vedi tabella) dopo 7 anni e mezzo di lavori (di qui la ragione dell’approssimazione e della datazione doppia). Viene spontaneo allora chiedersi quanti anni fossero passati dal 1423 a.C. ed essi furono 486/485 dipendentemente dall’anno che scegliamo per la dedicazione salomonica, che avvenne o nel 937 a.C. o nel 938 a.C.

L’importante adesso è notare che quel 486/485 segna, se ridotto anche a un calendario, tutta una serie di simboli ed eventi di assoluto rilievo, per cui debbono essere elencati.

Simboli

  1. Ghematria di πατήρ (Padre)
  2. Ghematria di υἱός (Figlio)
  3. Ghematria di πέτρα (roccia)
  4. Ghematria di Ἰούδα (Giuda)

Eventi

  1. Durata complessiva del regno di Giuda
  2. Caduta di Babilonia
  3. Trentesimo anno citato da Ez 1,1
  4. Trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor (VAT 4956)

A tutto ciò si aggiunge che 486 anni segna il lasso di tempo intercorso tra l’erezione della tenda della Dimora ma non solo, perchè l’intera cronologia del tempio, sempre assumendo la cronologia del blog, si muove con tranches di 486 anni, tre in particolare.

Infatti assumendo l’anno della crocefissione nel 35 d.C. e il secondo anno dell’esodo, quando cioè si eresse la Dimora (1423 a.C.) come indica il blog, abbiamo che:

(1423 + 35) : 3 = 486

e questo significa che dall’erezione della Dimora alla crocefissione, cioè al nuovo Tempio nella carne di Cristo, passarono esattamente tre tranches di 486 anni facendo emergere una cronologia perfetta finora rimasta nascosta.

Inutile dire che tutto questo prova che:

  1. L’esodo biblicamente avvenne nel 1425 a.C. come da tempo andiamo scrivendo. E non è un caso che 1425 sia la ghematria di ξύλον ζωή (albero della vita), cioè quell’albero inequivocabilmente simbolo della croce e infatti dal secondo anno dell’esodo quelle tre tranches di 486 anni giungono al Golgota.
  2. Contemporaneamente risulta avvalorata l’intera nostra cronologia perchè non solo l’anno della dedicazione del secondo tempio fu il 937/8 a.C. (vedi tabella); non solo l’anno della crocefissione fu il 35 d.C., ma anche le tappe intermedie risultano avvalorate ed esse emergono dopo la tranche che va dalla dedicazione salomonica al 451 a.C. (937-486 = 451) anno che segna un perfetto XX° anno di regno di Artaserse, quando cioè rientra in Gerusalemme Neemia (Ne 2,1), che fa del primo anno di regno di quel re il 471 a.C. come da sempre sosteniamo.

Coloro che avranno compresa l’importanza di questo post troveranno certamente altri calcoli, altre considerazioni da fare. A noi non rimane che chiarire un ultimo punto, cioè la relazione tra σῶμα/ἀετός e il tempio, cosa che tra l’altro crediamo semplice alla luce di Gv 2,21 in cui si legge che quando Gesù alludeva o sfidava alla distruzione del tempio intendeva “il tempio del Suo corpo”, per cui Lc 17,37 intende dire che laddove sarà la sacralità (il Suo corpo, cioè il tempio) si raduneranno anche le aquile ed è quindi da questo passo oscuro che emerge tutta una nuova cronologia del tempio che crediamo di aver spiegata, anche a coloro che (CEI 1974; CEI 2008) confondono le aquile con gli avvoltoi e il corpo mistico (Tempio) con il cadavere, dimostrando non solo poca dimestichezza con l’ornitologia e la medicina legale, ma anche e più con la Scrittura.

 

Il paradiso? Tutto fuorchè un’anomalia

artaserseUn lettore americano del feed credo mi abbia fatto notare che il post dedicato a Babilonia la grande contiene un errore, più precisamente una lacuna. Innanzi tutto lo ringrazio per l’attenzione, sicuramente maggiore della mia perchè a me quel  παράδεισος (paradiso) era sfuggito,  cioè mi ero dimenticato che anch’esso ha un valore di 567 (me ne ero occupato qui), per cui nella colonna dedicata al trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, calcolato dal VAT 4956, avrei dovuto aggiungere un lemma che da solo era capace di metterla in crisi e con essa le conclusioni a cui mi pareva si potesse arrivare.

Questo blog si caratterizza per non essere ancora arrivato al suo scopo. Come dicono gli anglosassoni è un working process o, come diciamo noi italiani bonariamente, è ben lungi dall’offrire le “bocce ferme”.

Quando ho interpretato παράδεισος non ero a conoscenza che la falsificazione non riguardava solo la cronologia (il numero giusto per intendersi), ma anche la lettera che scrive quella cronologia e che permette la lettura ghematrica (di casi ne abbiamo incontrati, l’ultimo ad esempio riguarda Babilonia e la sua dizione greca).

Tutto questo mi faceva prendere per oro colato il testo di Apocalisse, che per altro ammonisce severamente – e ne ha ben donde- a non cambiare neppure una virgola del testo (Ap 22,19), ma ciò è stato non tanto un errore, quanto un’assoluta ingenuità, alla quale però abbiamo riparato, almeno mi pare.

Ecco allora che quel  παράδεισος che condurrebbe al 567 a.C., potrebbe essere stato scritto in ben altra maniera e condurre, calcolato il suo valore ghematrico, al fondamentale primo anno di regno di Artaserse.

Infatti una forma alternativa di παράδεισος è πᾰρᾰδισος (termine che non a caso si è conservato quasi integro nella lingua italiana) che ha 472 come valore ghematrico e dunque c’introduce al Cristo della fede, cioè nel paradiso.

Infatti, come potete vedere nella tabella seguente, quel 472 a.C. a.C. è inserito in una cronologia che prende le mosse dal primo anno di regno di Nabucodonosor, che può essere o il 524 a.C. (calcolo Daniele); o il 523 a.C. calcolo Geremia e questa datazione doppia determina nel suo epilogo due distinte cronologie che abbiamo già affrontato per cui adesso è sufficiente riassumerle in una tabella che seguirà in calce.

Se assumiamo i calcoli di Daniele, quelli cioè che al momento c’interessano, giungiamo , come mostra appunto la tabella, al 419 a.C. come anno della dedicazione del secondo tempio, quando 419 è la ghematria di Davide, per cui quel 419 a.C. ci parla del Cristo Re che emerge da una cronologia che ha uno dei suoi cardini principali proprio nel 472 a.C. come primo anno di regno di Artaserse e anno che c’introduce non tanto nella storia, cioè nel Gesù storico (questo lo permetterebbe il 471 a.C., sempre primo anno di regno di Artaserse che crea una datazione doppia permessa dall’inizio dell’anno ebraico a settembre del calendario gregoriano), quanto nel regno del Cristo, cioè nel paradiso, che qualcuno ha voluto deturpare gettando l’inferno nella lettera, magari per blindare una cronologia che da quel 567 a.C. (trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor) condurrebbe inevitabilmente al 586 a.C. (diciannovesimo anno di regno di Nabucodonosor), quando 586 è la ghematria di ὄφις (serpente); e condurrebbe pure al regno di quel Ciro il cui primo anno di governo fu il 559 a.C., quel 559 ghematria di Σατανᾶς (satana).

Concludo affidando il lettore alla tabella seguente, la quale schematizza tutto quanto il discorso che qui abbiamo abbozzato, ma altrove lo abbiamo affrontato diffusamente, come ad esempio qui

 

CRISTO GESÙ STORICO
524 a.C. Primo anno di regno Nabucodonosor (calcolo Daniele 1,1) – 19 anni di regno Nabucodonosor (2Re 25,8) 523 a.C. Primo anno di regno di Nabucodonosor (calcolo Geremia 25,1) -19 anni di regno di Nabucodonosor (2Re 25,8)
505 a.C. Esilio babilonese -40 anni di esilio previsti da Ez 4,6 504 a.C. Esilio babilonese -40 anni di esilio previsti da Ez 4,6
465 a.C. Settimo anno di regno di Artaserse. Primo anno di regno 472 a.C. Inizia la costruzione del II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20 464 a.C. Settimo anno di regno di Artaserse. primo anno di regno 471 a.C. Inizia la costruzione del II° tempio -46 anni indicati da Gv 2,20
419 a.C. Sesto anno di regno di Dario II. Dedicazione del secondo tempio 419 ghematria di Davide (Δαυίδ) 418 a.C.Sesto anno di regno di Dario II, Dedicazione del secondo tempio 418 a.C. Storicamente sesto anno di regno di Dario II

ERRATA: Mi sono accorto solo ora che παράδεισος non ha 567 come valore ghematrico, ma 477, per cui considerate tutto quanto ho scritto a riguardo del 567 a.C. come frutto dell’errore dovuto, forse, al calcolo mentale. Tuttavia mi pare di poter dire che l’esito finale sia buono perchè ci ha permesso di scoprire il 472 a.C. che nasce dal valore ghematrico della forma alternativa di παράδεισος.

Chiedo scusa e faccio appello a tutta la vostra comprensione, anche se mi pare semplicemente naturale che qualche errore lo si possa commettere avendo a che fare con i numeri.

“L’abominio della desolazione”ipotesi per una lettura ghematrica

La fine della dinastia davidica fu a lungo profetizzata da Geremia, il cui ministero profetico spesso si scagliava contro l’idolatria. Questo ci permette di avanzare una ipotesi sul passo ancora oscuro di Mt 24,15 e Mr 13,14 in cui si preannuncia l’abominio della desolazione predetto da Daniele.

Il passo richiede molta attenzione, quasi a voler sottolinearne non solo l’importanza, ma anche la complessità, perchè Gesù ammonisce in Matteo e Marco “chi legge comprenda/capisca” e in questo senso sembra che l’appello sia caduto nel vuoto perchè il passo è ancora oscuro.

Mi è venuta, allora, l’insana voglia di esaminarlo alla luce della ghematria e il risultato, seppur non deludente, richiede cautela nell’interpretazione, sebbene presenti aspetti molto interessanti.

Prima di addentrarci nel caso ho bisogno un attimo di contestualizzare e citare Mc 13,14 per esteso

Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti.

Come potete notare l’appello di fuggire sui monti è rivolto a Giuda, per cui Giuda è in relazione con l’abominazione, la quale alcuni dizionari (Tayer) traducono più precisamente con idolatria, quella stessa denunciata da Geremia e che sarà la causa principale dell’esilio e della fine della dinastia davidica.

Ecco allora che diviene chiara la relazione tra Giuda e “l’idolatria/abominazione”, relazione che si fa ancora più forte quando il tutto viene letto ghematricamente perchè Ἰούδα (Giuda) e βδέλυγμα (idolatria/abominazione. I motivi perchè preferiamo Ἰούδα anzichè Ἰούδας sono spiegati qui) hanno lo stesso identico valore ghematrico di 485, quasi a voler evidenziare non solo le ragioni della caduta di Gerusalemme e la deportazione, ma anche l’esatto ammontare degli anni di regno di Giuda, che fu 484 e 6 mesi, i quali si possono approssimare o con 484 anni o 485.

Il contesto idolatrico evidenziato dalla lettura ghematrica riconduce all’esilio, cioè agli ultimi anni di regno di Sedecia, ultimo re di Giuda e questo ci permette un’ulteriore lettura ghematrica, abbastanza interessante, la quale conduce di nuovo all’esilio, sebbene la datazione sia quella storica, per noi falsa.

Infatti “l’abominio [della desolazione predetto da] Daniele” permette di sommare i valori ghematrici di βδέλυγμα (Idolatria/abominio.) e Δανιήλ (Daniele) e ottenere un totale di 485  103 = 588, che se ricondotto a un calendario diviene il 588 a.C., ossia il nono anno di regno di Sedecia, quando cioè Gerusalemme fu assediata da Nabucodonosor (2Re 25,1), il quale l’espugnò due anni dopo, cioè nel 586 a.C.

Come la lettura ghematrica, sebbene attraverso il totale degli anni di regno dei sovrani di Giuda, individua l’ultimo anno di regno di Sedecia, così fa la seconda lettura ghematrica, la quale ci parla non dell’ultimo in senso cronologico, ma simbolico perchè il nono anno segno l’inizio della fine del regno di Giuda perchè Gerusalemme fu assediata.

Tirare delle conclusioni è difficile, l’argomento è molto complesso, per cui si rischia di far dire ai numeri quello che neppure hanno “pensato”. Lascio allora libero il lettore di farlo, qualora abbia trovato interessante l’esposizione.

Il mistero di “Babilonia la grande” (Ap 17,5)

babiloniaIl passo di ieri spesso determina quello di domani, perchè ciò che hai appreso diviene occasione per apprendere di più. L’aver conosciuto con il post precedente quale sia il lemma greco esatto per tradurre “Babilonia” non è dunque fine a se stesso, ma permette di procedere oltre.

Tra l’altro l’ambito in cui c’introduce è affascinante, perchè ci parla del nome misterioso di “Babilonia la grande” (Βαβυλος μέγας) citato da Ap 17,5 e che Giovanni ci sprona a scoprire.Nel caso del nome misterioso di Babilonia, egli forse c’invita a risalire dal nome al numero per sciogliere il mistero, secondo un percorso inverso rispetto al numero della bestia “che è numero (nome) d’uomo” (Ap 13,18).

Abbiamo già visto che Βαβυλος (Babilonia) ha un valore di 511 per cui, se collocato in un calendario, esso diviene 511 a.C. A tale cifra/anno va aggiunto il valore ghematrico di μέγας (grande) che è 55 per ottenere 566, cioè il 566 a.C.

Tale anno solo in apparenza è innocuo, perchè in realtà cela un dato fondamentale, importantissimo perchè è l’anno della datazione astronomica del VAT 4956 (566/7 a.C.) che non considera l’anno zero (storicamente è considerato per cui avremmo 567/8 a.C.).

Inutile dilungarsi sull’importanza di tale anno, basti ricordare che esso, coincidendo con il trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor determina il 586 a.C., cioè la caduta di Gerusalemme, che tutti ritengono data assoluta, perchè calcolata astronomicamente.

La cronologia ufficiale non ha però finora beneficiato di studi che offrissero alternative valide, se non quella della Watch Tower che assume però il dato storico del 537 a.C. (editto di Ciro) per giungere all’esilio che è biblico, sebbene R. Newton a suo tempo abbia impugnata la cronologia tolemaica -e dunque la cronologia della dinastia neobabilonese- e loro ne siano state le guide, a quanto pare (questo significa che l’hanno tirato per la giacca per poi gettarlo nel cestino).

Per cui crediamo che tale alternativa sia il nostro 486 a.C., offerto da questo blog sempre per datare l’eclissi del VAT 4956 e dunque il trentasettesimo anno di Nabucodonosor e conseguentemente la caduta di Gerusalemme che avvenne, secondo noi, sempre nel diciannovesimo anno di regno di quel re, ma però nel 505 a.C.

Per quanto riguarda la storicità della nostra cronologia e dunque la sua attendibilità rimandiamo ai singoli post già scritti, perchè adesso quello che ci preme è un confronto ghematrico che distribuisca i termini del calcolo nella nostra cronologia e in quella storica o ufficiale.

La riteniamo un’operazione interessante per capire, forse, chi, almeno stando alla ghematria, abbia ragione, cioè se  noi o gli “storici”; se il nostro metodo o il metodo storico critico o non critico che sia. Il confronto verterà sul nostro 485/6 a.C. e il 566/7 a.C. degli studiosi i quali riassumono ottimamente due distinte ricerche.

Offriremo da subito una tabella in cui nella prima colonna risulterà il 485/6 a.C.; nell’altra il 566/7 a.C. a cui seguirà, riga per riga, i termini a cui si associano le due date, permettendo sin da subito una valutazione tra significati “positivi” e “negativi”, stabilendo chi, almeno seguendo la ghematria, abbia ragione . Ecco la tabella

485/486 a.C. 566/567 a.C.
Πατήρ ( Padre, Gv 1,14) Βαβυλος μέγας (Ap 14,8)
υἱός (Figlio, Ap 12,5) ποταμός (Ap 12,16)
Πέτρα ( roccia, Mt 7,25)
Ἰούδα (regno di Giuda, Mt 2,6)

Come si nota sin da subito, il 485/6 a.C. offre, al momento, termini assolutamente positivi, tanto che sorprendono, come sorprendono, in negativo però, quelli del 566/7 a.C. perchè da sola “Babilonia [la] grande” è capace di mettere in una luce tutta particolare la datazione storica, mentre quel “fiume”, che ha sempre 567 come valore ghematrico, sembra stia lì a ricordarci che Babilonia cadde proprio perchè si deviò il corso dell’Eufrate.

Inoltre appare chiara la contrapposizione che emerge tra il regno di Giuda e quello di Babilonia, come a simboleggiare quello di Dio e quello dei Suoi nemici

Non crediamo, anche per non annoiare il lettore, che non ci sia bisogno di commentare tutti i singoli termini che compaiono nella tabella. Chi volesse approfondire può aprire i i link che rimandano ai post già scritti in merito. Riteniamo importante, invece, dare una lettura d’insieme, cioè un breve commento alla tabella nella sua interezza, la quale è lì a dirci che

  1. E’ assolutamente importante un ricalcolo dell’eclissi descritta dal VAT 4956, perchè se fino ad ora c’erano importantissimi indizi (talvolta, io credo, vere e proprie prove), adesso la ghematria ci ha fornito forse la prova che la data del 566/7 a.C., come trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor, potrebbe essere assolutamente falsa e con essa buona parte della cronologia del Vicino Oriente Antico, come del resto ha denunciato Newton.
  2. Se Babilonia storicamente cadde perchè si deviò il corso dell’Eufrate, la Babilonia simbolica (ma neanche troppo) di Apocalisse può cadere solo se il corso naturale della storia sarà ristabilito e questo può avvenire solo se sarà dimostrata l’attendibilità storica e astronomica del 485/6 a.C. coma trentasettesimo anno di regno di Nabucodonosor.
  3. Giunti a ciò, la cronologia biblica dovrà essere rivista sin dal 70 d.C. almeno fino all’esodo, perchè essa è solo in pochissimi punti coincidenti con la versione storica ufficiale e il mondo civile e della ricerca potrà udire il grido che giunge da Apocalisse che riporto come conclusione finale

Poi un secondo angelo seguì dicendo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua prostituzione. (Ap 14,8)

Babilonia, madre di prostitute e di folli

babiloniaMi pare addirittura ovvio che, alla luce di quanto sinora scritto, la cronologia biblica non esiste perchè semplicemente è stata uccisa e con essa la storia, quella che riguarda tutti, perchè insegnata e perchè studiata.

Quella stessa storia è però scritta con la lettera, per cui coloro che hanno commesso l’omicidio sapevano benissimo che la lettera poteva tradirli, poichè essa permette la lettura ghematrica, cioè la voce di Dio.

Qualcuno potrebbe obiettare che la ghematria non è scienza, ma allora dovrebbe darci le ragioni per cui in numerosi casi si comporta come se lo fosse (oracolo dell’Emmanuele). Dovrebbe anche spiegare perchè i Padri e gli autori medioevali vi ricorressero, quasi fossero, nel caso non esistesse alcuna chiave ghematrica nelle Scritture, dei folli che tormentavano le loro notti con calcoli e calcoli.

Che ne è del povero Sant’Ireneo di Lione il quale era così preso dai numeri che di Gesù ne ha fatto un cifra, cioè 888 (vedi qui)? Vorremmo dire: “Sì, ma una cifra esatta” e invece no, pure sbagliata, perchè se stessimo alla dizione greca di Gesù Egli apparirebbe come Ἰησοῦς e non Ιεσουσ che solo ha valore 888, per cui i conti sballano.

I padri impazziti, gli autori medioevali folli e noi…noi dalla parte della ragione, immancabilmente. A meno che tutto sia stato falsato, come la storia che quella lettera racconta.

Se questa fosse la ragione, il caso che vorrei proporre è davvero importante e mi ha impegnato davvero tanti anni o almeno quelli necessari a capire che qualcuno si è preso gioco di tutti.

Tra le molte parole a cui la ghematria a saputo dare una collocazione storica, me ne mancava una, sebbene fossi certo che non potesse essere muta ed è Babilonia. Se calcolassimo il suo valore ghematrico per come riportata da Apocalisse, cioè Βαβυλών  (molti sono i versetti la citano, ognuno scelga il suo perchè l’occorrenza è sempre la stessa) essa offrirebbe un anonimo 1285, cioè un 1285 a.C. che non dice niente stando alle Scritture.

Le cose cambiano radicalmente se consideriamo Βαβυλος per altro attestato (vedi qui)  e dunque non stiamo facendo del “fanta-greco”, cosa per altro provata dal valore ghematrico di Βαβυλος che è 511 che cronologicamente diviene 511 a.C., per cui non rimane che vedere cosa d’importante e attinente accadde.

Il 511 a.C., stando alla nostra cronologia, data Ez 1,2, cioè il quinto anno della deportazione di Ioiakim, quando cioè Ezechiele riferisce di tutto un corpus di visioni datate esattamente quell’anno, fra cui Ez 4 che per comodità del lettore riportiamo

1 «Tu, figlio d’uomo, prendi un mattone, mettitelo davanti e disegnaci sopra una città, Gerusalemme; 2 cingila d’assedio, costruisci contro di lei una torre, fa’ contro di lei dei bastioni, circondala di vari accampamenti, e disponi contro di lei, tutto intorno, degli arieti. 3 Prendi poi una piastra di ferro e piazzala come un muro di ferro fra te e la città; volta la tua faccia contro di essa; sia assediata, e tu cingila d’assedio. Questo sarà un segno per la casa d’Israele.
4 Poi sdràiati sul tuo lato sinistro, e metti su questo lato l’iniquità della casa d’Israele; per il numero di giorni che starai sdraiato su quel lato, tu porterai la loro iniquità. 5 Io ti conterò gli anni della loro iniquità in un numero pari a quello di quei giorni: trecentonovanta giorni. Tu porterai così l’iniquità della casa d’Israele. 6 Quando avrai compiuto quei giorni, ti sdraierai di nuovo sul tuo lato destro, e porterai l’iniquità della casa di Giuda per quaranta giorni: t’impongo un giorno per ogni anno. 7 Tu volgerai la tua faccia e il tuo braccio nudo verso l’assedio di Gerusalemme, e profetizzerai contro di essa. 8 Ecco, io ti metterò addosso delle corde, e tu non potrai voltarti da un lato sull’altro, finché tu non abbia compiuto i giorni del tuo assedio.

Nel passo citato sono descritti la sorte e l’assedio di Gerusalemme, tutte cose che si compirono per mano di Nabucodonosor nel 505 a.C. (per Samaria si compirono nel 638 a.C.). L’importante è però notare che la lettura ghematrica di Βαβυλος ci ha condotto in un preciso contesto, assolutamente pertinente perchè ci parla dell’esilio babilonese, in particolare della sua profezia e non poteva essere altrimenti perchè è di Babilonia che abbiamo cercato il valore ghematrico.

Tutto questo ci suggerisce tre cose:

  1. Il lemma esatto di Babilonia è Βαβυλος e non Βαβυλών.
  2. Come la cronologia biblica che riassume la storia è stata uccisa nei suoi numeri, così essa ha subito profonde ferite anche nella lettera che la esprime. Tali ferite sono state inferte con l’unico scopo d’impedire la lettura ghematrica, quella stessa che i Padri e gli autori medioevali conoscevano e usavano, non perchè folli, ma perchè coscienti che in essa spesso si cela la verità, in questo caso storica, piucchè di fede.
  3. Il Libro di Ezechiele aveva una struttura cronologica chiarissima, ma si è confusa pure quella, gettando gli studiosi in un dedalo di combinazioni spesso senza senso, tanto che mi permetto di consigliare al mondo della ricerca quella che verosimilmente è l’esatta cronologia delle visioni di Ezechiele, cioè questa

Ez 1,2 anno quinto = 511 a.C.

Ez 8,1 anno sesto   = 510 a.C.

Ez 20,1 anno settimo 509 a.C.

Ez 24,1 anno nono 507 a.C.

Ez 29,1 anno decimo 506 a.C.

Ez 26,1 anno undicesimo 505 a.C.

Ez 30,20 undicesimo anno 505 a.C.

Ez 31,1 undicesimo anno 505 a.C.

Ez 32,1 dodicesimo anno 504 a.C.

Ez 32,17 anno dodicesimo 504 a.C.

Ez 32,17 anno dodicesimo 504 a.C.

Ez 33,21 anno dodicesimo 504 a.C.

Ez 40,1 anno venticinquesimo 491 a.C.

Ez 29,17 anno ventisettesimo 489 a.C.

Ez 1,1 anno trentesimo 486 a.C.

Non so se definire tutto quanto comico o tragico, ma di una cosa sono certo: qualsiasi tentativo di prendersi gioco di Dio si ritorcerà, prima o poi, contro coloro che hanno nutrito il folle progetto, magari per mano di uno più folle di loro.