Βηθλέεμ, il Messia e le sue origini

gesuIl post che sto per proporvi avrebbe più chiavi di lettura, ma lasceremo il lettore libero di sceglierne e aggiungerne delle proprie, certi che il consiglio evangelico sia ancora valido: un po’ di lievito fa fermentare tutta la massa, perchè quella massa, cioè quei lettori,è intelligente e preparata, per cui le parole o il lievito debbono essere poche.

Nei post precedenti ci siamo intrattenuti a lungo sulla ghematria di Giuda, Nazaret e Gerusalemme nel loro greco neo-testamentario ed è con essi che sono emerse confermate le due nature di Gesù Cristo: quella umana e quella divina.

Abbiamo inoltre visto che la natura umana nasce e si sviluppa nel ragazzo di Nazaret grazie alla ghematria dei luoghi, cioè Nazaret, appunto, e Galilea. Ma dove trova origine quella divina? Dove nasce e si sviluppa? La ghematria può di nuovo aiutarci? Io credo che si possa dare risposta a tutti i quesiti se consideriamo il luogo e il patronimico o l’appellativo di Gesù, cioè Betlemme e discendente di Davide (Gv. 7,42).

La somma di Βηθλέεμ e Δαυίδ dà un totale di 518 che se inserito nella cronologia dei Re (di un re stiamo parlando) esso corrisponde al 518 a.C., anno giubilare secondo i nostri calcoli, ma non solo se si prende in considerazione la profezia messianica per eccellenza, cioè le 70 settimane di Daniele.

Noi siamo obbligati alla messianicità perchè vogliamo occuparci e, se possibile, dare ragione delle origini regali, messianiche di Cristo. Bene, allora facciamolo dicendo subito che il 518/517 a.C. fu l’anno in cui, secondo noi, Giuda fu condotta in esilio. La calata di Nabucodonosor contro Gerusalemme proprio in quegli anni che vedevano sul trono Ioiachim, lo conferma, tanto che pure il deuteronomista in 2Re 24,13 scrive che in quell’invasione si compirono le parole del Signore pronunciate per bocca dei suoi profeti

I 70 anni di esilio iniziarono dunque nel 518/517 a.C. e terminarono 70 anni dopo, tant’è vero che anche Ezechiele così calcola, perchè dalla caduta di Samaria, che noi collochiamo nel 638 a.C., il profeta calcola 190 anni di esilio, per cui la sua fine, alla stregua dei 70 anni di Giuda, avvenne nel 448 a.C. e tale anno lo avremmo pure se togliessimo 70 anni al 518 a.C.

Dunque abbiamo due profezie che avvalorano la nostra ricostruzione cronologica, la quale ha individuato sì il 448 a.C. (tra l’altro 448 è la ghematria di Ἀντιπᾶς il fedele testimone di Ap 2,13)  come anno della fine dell’esilio, ma al contempo ha tracciato il termine a quo per la profezia delle 70 settimane, la quale prese l’avvio nel 448 a.C.

Tale profezia ci dice che da quel momento all’uccisione del messia passano 69 settimane, cioè 483 anni, per cui essa vide la sua realizzazione nel 35 a.C., anno che secondo la nostra cronologia fu quello della crocefissione e dunque l’anno in cui, sempre stando alla profezia, si stabilì una giustizia eterna, prerogativa questa del  messia e non di un sacerdote per quanto santo (Onia III, come sciaguratamente indicano).

Ecco allora che quel 518 a.C. individuato dalla lettura ghematrica di Βηθλέεμ e Δαυίδ ci conduce alla profezia, ma non una qualsiasi perchè se Betlemme ci parla del Messia, Egli deve per forza collocarsi nella Sua profezia, cioè in Daniele. E così è, perchè quel 518 a.C. fu la causa di quella stessa profezia, tanto che senza quell’anno non potremmo mai calcolare le 70 settimane, mancando tutto il contesto cronologico che spiega l’esilio.

E’ di nuovo Giovanni che disvela la teologia del Cristo, quando in un unico versetto ci parla di Betlemme e della discendenza davidica del Cristo; è di nuovo lui che sa perfettamente coniugare la prosa della storia con i vertici della teologia cristologica.

Dette le cose importanti lasciate che aggiunga informazioni alla buona. La prima riguarda il regno di Ioiachim  che il cronista ci ha consegnato come ebbro di sangue (2Re 24,4) e questo richiama certamente la strage degli innocenti.

La seconda riguarda uno strano calcolo che è possibile fare considerando gli anni che separano il 518 a.C. giubilare al 32 d.C. altrettanto giubilare e anno che segnò l’avvento di quello stesso Messia di cui stiamo parlando , cioè Gesù ormai fatto uomo che inizia il suo ministero.

Tali anni furono 550, quando il 550 a.C. lo abbiamo già incontrato parlando dell’ottavo anno di regno di Giosia che “era ancora un ragazzo”. Quel 550 nasceva dalla lettura ghematrica di Ναζαρέτ + Γαλιλαία, mentre adesso emerge, anche se non i maniera evidente, dalla lettura ghematrica di Βηθλέεμ+Δαυίδ quasi a volerci parlare del bambino Gesù, del Cristo di Betlemme, di colui che i magi vennero per adorare.

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