Quei sei mesi che fecero l’uomo e Dio

gesuNei due post immediatamente precedenti (1 e 2) ci siamo occupati, sollevando ex-novo la questione, dei 6 mesi che segnano la differenza nella durata del regno di Giuda. Delegando ad altri il compito di indagare a fondo il problema, non ce ne siamo però tirati fuori, tanto che crediamo di essere giunti alla soluzione.

Partiamo subito col dire che Giovanni in 1,45-46 usa Ναζαρέτ (Nazaret) con la tau e non con la theta e questo è semplicemente fondamentale, perchè il calcolo ghematrico è possibile solo con la sua dizione che ci conduce a un preciso 464 a.C., anno del calendario ricavato dalla ghematria del termine.

Non crediamo che l’apostolo ne abbia scelta una a caso di dizioni, ma siamo certi che abbia usato quella assolutamente esatta, tante che solo con Ναζαρέτ è possibile dare un senso ai 46 anni per la ricostruzione del tempio riportati in Gv. 2,20 i quali, se sottratti al 464 a.C., ci conducono allo storicissimo 418 a.C. come anno della dedicazione.

Con questo non vogliamo dire che gli altri Vangeli siano meno ispirati o precisi, anzi, capirete che anche essi hanno un suo importantissimo ruolo nell’argomento che affronteremo.

Infatti, se è chiaro questo, ben si comprende il Ναζαρέθ lucano, frutto evidentemente non della sciatteria di Luca, ma della falsificazione successiva, mirata a confondere ciò che non solo era importantissimo, ma addirittura evidente, come LC. 1,26 che dobbiamo assolutamente citare:

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret

Come si legge chiaramente fu nel sesto mese che Gabriele fu inviato, esattamente quel sesto mese fonte d’imbarazzo nel calcolo totale della durata della dinastia davidica che fu lunga o 484 anni o 485 a seconda dell’interpretazione (approssimazione) che diamo ai sei mesi che compongono il totale.

Qualcuno potrebbe perdersi nei conti e dunque è necessario ricordare che l’esilio o finì, stando a questo blog, nel 505 a.C. o nel 504 a.C. perchè iniziando il regno di Davide nel 989 a.C. dobbiamo togliere 484 anni e 6 mesi e dunque dobbiamo scegliere se farlo durare 484 anni o 485.

La questione solo in apparenza è oziosa, perchè non solo c’è di mezzo la profezia (Ez 4,6), ma anche l’intera cronologia del secondo tempio e ciò rende necessaria la massima precisione che però non la si ottiene stando ai numeri per cui, nel  post precedente abbiamo ipotizzato due logiche, due finalità diverse che giustificherebbero l’incertezza che si crea nel primo e nel secondo caso i quali riassumeremo.

I 40 anni di Ezechiele 4,6 che segnano la fine dell’esilio di Giuda cadono, dipendentemente dall’anno del suo inizio che abbiamo scelto, o nel 465 a.C. o nel 464 a.C. (settimo anno di regno di Artaserse, cioè quando rientra Esdra con il compito di ricostruire il tempio) e ciò ha riflessi inevitabili anche nella cronologia del secondo tempio, la cui dedicazione, stando ai 46 anni di Gv 2,20, avvenne o nel 419 a.C. o nel 418 a.C.

Come potete vedere l’imbarazzo creato dai 6 mesi iniziali che ci costringerebbero, umanamente, a una naturale approssimazione, si ripercuotono a lungo termine, tanto che uno avrebbe voglia di disfarsene, lasciando al lettore la scelta.

La soluzione, seppur facile, sarebbe però assolutamente sbagliata, perchè quei 6 mesi che anche Luca riporta aprono prospettive a dir poco sorprendenti, poichè riassumono le due dimensioni del Cristo, cioè quella umana e quella divina, tanto che solo con essi si ha la ragione del Gesù storico e del Cristo della fede.

Infatti è con la ghematria di Ναζαρέτ che abbiamo il primo, perchè  quel 464 a.C. che individua la lettura ghematrica ci parla della vita nascosta di Gesù a Nazaret. Dunque ci parla del Gesù storico. Non è un caso, allora, che assumendo il 464 a.C. e togliendo i 46 anni di Giovanni otteniamo uno storicissimo 418 a.C come sesto anno di Dario secondo e anno della dedicazione del secondo tempio. Quel 464 a.C.ci conduce così all’uomo di Nazaret e alla sua storicità, ecco perchè è proprio la storia a confermarlo, volente o nolente.

Diversamente, la ghematria di Ἱεροσάλημα  e quel suo 465 a.C. prodotto del calcolo ghematrico ci conduce, tolti sempre i 46 anni di Giovanni 2,20, a un 419 a.C. come anno della dedicazione del secondo tempio, quando 419  è la ghematria di Δαυίδ (Davide). Il 465 a.C. è lì quindi per condurci al Cristo della fede, al Figlio, appunto, di Davide, non più personaggio dalla vita sconosciuta, ma proiettato nella Gerusalemme del tempio, tant’è che è proprio di fronte al tempio che il parallelismo tra il corpo di Gesù e il ναος prende forma (Gv 2,21).

Quei 6 mesi che compongono il totale degli anni di regno della dinastia davidica sono ben lungi, allora, da essere fonte d’imbarazzo, ma riassumono tutta l’umanità e la divinità di Gesù Cristo, mentre l’eco lucana, che avrebbe potuto benissimo fare a meno di dirci che al sesto mese Gabriele fu inviato da Maria,  c’introduce in una teologia altissima che solo in Giovanni poteva rivelarsi, sebbene con l’uso di un tau e di una nota sulla tempistica dei lavori.

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