Ciro, un regno nelle tenebre

ciroApocalisse 16,10 si apre su uno scenario ben definito, che finora credo non abbia avuta un’esegesi adeguata. L’opera di Giovanni non si ferma al simbolo, ma penetra, proprio grazie al simbolo, la storia e i protagonisti che la animano.

Inoltre, Apocalisse non è neppure quell’opera inesplicabile come spesso si qualifica sebbene ricorrendo a definizioni leziose  quali “kafkiana” (Ravasi) che, fuori dal gorgo viscido delle belle parole, significa incomprensibile. Ma lo è o dipende da metodi d’indagine?

Prendiamo ad esempio il versetto 16,10, dove leggiamo che viene versato il contenuto della quinta coppa sul il trono della bestia, avvolgendo il suo regno nelle tenebre. Noi sappiamo, grazie alla lettura ghematrica di θρόνον e θηρίον, cosa sia il trono [della] bestia e cosa siano le tenebre (σκοτία) che lo avvolgono: il primo corrisponde al 596 a.C. (il valore ghematrico della locuzione è infatti 596) anno della prima deportazione babilonese; il secondo corrisponde al 601 a.C. (il valore ghematrico di σκοτία è 601)  anno della rivolta di Ioiakim contro Nabucodonosor.

A tutto questo, che già di per sè sarebbe capace di dare forse un senso più comprensibile al versetto, si aggiunge, sempre grazie alla lettura ghematrica, colui che su quel trono è assiso e che quel regno governa, cioè Κυρος (Ciro), il cui valore ghematrico (596) è identico a quello rilevato per θρόνον θηρίον  (trono della bestia).

Adesso che tutti gli elementi sono posti nella loro (vera) luce, è possibile una lettura simbolica stricto sensu, cioè quella capace di collocare il simbolo stesso nella sua realtà, in questo caso storica.

Il trono e il re che vi è assiso, cioè Ciro, rappresentano una storia che ha sì autorità, ma essa, assieme al corso di quella stessa storia che sta scrivendo, è frutto della violenza, della forza, della menzogna. Se la storia spesso è paragonata a un fiume, Ciro e il suo trono costituiscono un alveo forzoso, artificiale, cioè qualcosa di puramente inventato, ma imposto.

Affermare tutto ciò alla luce di un semplice calcolo ghematrico potrebbe apparire paradossale, ma che ne è se ci appelliamo a quanto la scienza stessa, con la voce di Robert Newton, ha detto circa tutta la cronologia neo-babilonese di cui Ciro fu il protagonista, almeno stando alla Bibbia attuale? Newton non ha forse denunciato l’impianto cronologico tolemaico come tutta una truffa? Non ha parlato forse dell’inganno di Tolomeo in suo libro?

Ecco allora che la ghematria, pur non divenendo scienza (certamente non ne rispecchia i metodi), trova la sua conferma, perchè non è possibile che un’opera letteraria (Apocalisse); una (pseudo) scienza (la ghematria) e la scienza giungano, sebbene gli scopi, i tempi e gli strumenti siano assolutamente diversi,inequivocabilmente alla stessa conclusione grazie al caso.

Sarà, allora, quando il mondo accademico, che già ha goduto della luce di Newton, si renderà conto dell’inganno, di quella storia inventata che le tenebre s’impossesseranno di Ciro del suo trono e del suo regno, rivelando al mondo l’enorme truffa finora spacciata come se fosse l’unica luce, quando invece è tenebra (σκοτία appunto) che ha l’unico scopo di offuscare la verità, in primis scientifica

 

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