Le tenebre e la loro storia

prologoIl Prologo del Vangelo di Giovanni, forse uno dei passi più belli di tutti i Vangeli, offre un netto contrasto tra luce e tenebre, intesi nella loro accezione simbolica, grazie alla quale la luce è immagine del Cristo, mentre rimane forse da chiedersi cosa siano le tenebre o a cosa siano riconducibili.

In questo senso, le parole che si sono spese per darne una ragione sono semplicemente incalcolabili perchè, lo abbiamo scritto, il passo eccelle nell’economia dei Vangeli. Tuttavia crediamo che si possa andare più a fondo e dargli un volto a quelle tenebre che vorrebbero vinta la luce.

Ricorreremo, allora, alla lettura ghematrica di σκοτία (tenebre, Gv 1,5) che ha un valore ghematrico di 601 quando, se ridotto tutto a un calendario, esso diviene il 601 a.C., ottavo anno di regno di Joaikim per tutte e tre le cronologie più importanti (Albright, Thiele e Galil, vedi qui). Non bisogna dimenticare però che il 601 a.C. segna anche  di Ioiakim contro Nabucodonosor, sia il terzo/quarto anno di regno di Nabucodonosor stesso.

Tutto questo stando alla cronologia ufficiale, se però stiamo alla cronologia dei Re di questo blog le cose cambiano radicalmente perchè, sebbene Giuda cada soggetta a Nabucodonosor sempre nel terzo anno circa del suo regno, il quadro cronologico è completamente diverso, poichè quell’anno fu o il 521 a.C. o il 520 a.C.

La differenza di un anno è dovuta a Daniele 1,1 e Geremia 25,1 che calcolano il primo anno di regno di Nabucodonosor nel, rispettivamente, terzo anno di regno Ioiakim o il quarto, quando noi poniamo il primo anno di regno del re di Giuda nel 527, per cui:

(527-3)-3=521 nel primo caso;  (527-4)-3=520 nel secondo

Ma non è tanto importante la differenza di un anno, quanto l’uso improprio di una cronologia che ha generato non solo uno scarto di 81 anni, ma ha pure creato un asse completamente sbagliato per qualsiasi ricostruzione storica, tanto che 81 anni hanno enormi riflessi anche nella geografia del Vicino Oriente.

Vorremmo parlare di errore in buona fede, ma ce lo impediscono due cose:

la prima è il significato stesso di σκοτία che è tenebre

la seconda è l’inquietante parallelismo che la lettura ghematrica di σκοτία instaura con la data ancor più importante che quel 601 a.C. uniforma, cioè il 586 a.C. che segna la caduta definitiva di Gerusalemme e la deportazione, dopo un serie d’interventi ostili da parte di Nabucodonosor.

E’ di nuovo la lettura ghematrica che ci mette in guardia da facili giustificazioni, perchè se quel 601 a.C. emerge da σκοτία (tenebre), quel 586 a.C. emerge dalla lettura ghematrica di ὄφις (serpente)  e tutto ciò rende perfettamente comprensibile il motivo per cui la cronologia ufficiale distrugge l’intero impianto cronologico biblico il quale, stando alla critica attuale, sembrerebbe incapace di dar ragione della sua stessa storia, come se non la conoscesse, tanto che pochissimi ancora parlano di cronologia biblica affidabile.

Capite bene che qui -intendo dopo la lettura ghematrica di σκοτία e ὄφις- è ben difficle parlare di errore in buona fede, perchè la volontà maligna emerge in tutta la sua prepotenza, tanto che il prologo di Giovanni risulta essere quanto di più calzante possa esserci, parlando di luce e tenebre, di Cristo e anticristo, Dio e satana protagonisti di una lotta che vede il campo di battaglia nella cronologia, da sempre sintesi perfetta della storia tutta.

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