Il trono della bestia

images-1Nei post dedicati al nome proprio di Gesù e di Giuda, abbiamo visto che compare uno stigma finale che anche graficamente sembra un graffio maligno, capace da solo di stravolgere il nome della seconda persona della Santissima Trinità, tanto che un apostolo e un santo del carisma di Ireneo appaiono dare letteralmente i numeri quando l’uno calcola la ghematria di Ιεσουσ; mentre l’altro riconduce la distanza tra la barca con gli apostoli e Gesù sulla riva proprio a quell’888 che Ireneo avrebbe individuato secoli dopo leggendo la ghematria proprio di Ιεσουσ scritto però con il sigma.

Che entrambi si siano sbagliati o che entrambi abbiano commesso lo stesso errore nella lettura e scrittura di un semplice nome proprio appare inverosimile, per cui è più logico immaginare che qualcuno lo abbia contraffatto per confondere quello che di per sè era semplicemente evidente.

Occorre allora, se proprio non volete giocare d’astuzia, avere molta prudenza quando incontrate nella vostra strada uno stigma, perchè potrebbe celare un brutto scherzo che dei delinquenti vi hanno tirato per prendersi gioco di voi.

Per questo motivo vorrei tanto che l’elenco dei falsi costruiti con un semplice stigma si fermasse ai due esempi citati, ma non mi è possibile e sono costretto, mio malgrado, a elencarne un altro, per molti versi simile a quello relativo al nome proprio di Gesù.

Questo perchè appare universalmente tacito che si debba scrivere con lo stigma finale, non essendovi traccia -e parlo di tutto il web- di un Ιεσουσ scritto, appunto, con il sigma, il quale compare solo nella mente, in apparenza malata, di un apostolo e di un santo.

Tra l’altro, l’ulteriore caso che stiamo per elencare, è di per sè molto affascinante, perchè va oltre la sterilità del simbolo per calarsi nella storia e individuare (paradossalmente facendone questo sì un simbolo!) il trono della bestia di cui ci parla Ap. 16,10

Quel trono pare scaturisca dalla penna di Giovanni scritto con lo stigma (θρόνος, trono), ma noi siamo legittimati, sulla base della nostra esperienza, a dubitare e immaginare il sostantivo al suo neutro, cioè scritto θρόνον, come del resto appare il complemento di specificazione che al suo nominativo ha una bella, chiara ed evidente ni, tanto che , appunto, si scrive θηρίον (bestia).

Immaginate adesso tutta la locuzione “corretta” e leggete θρόνον θηρίον [trono (della) bestia]. Poi calcolatene il valore ghematrico sommando i due nominativi (il primo, mi raccomando, al neutro) e ottenete 596, che se ridotto a un calendario o a una cronologia potrebbe (ma lo è, lo è!) essere il 596 a.C., anno che segna la fine del primo assedio a Gerusalemme e la conseguente prima deportazione.

Questo significa che esso segna la prima deportazione ad opera di Nabucodonosor, le quali sfociarono nella cattività babilonese del 586 a.C. tanto che sarebbe molto facile stilare una scaletta, anche se, in questo caso, non molto importante, perchè è sufficiente scrivere fu la deportazione del 596 a.C. che dettò la cronologia di tutte le altre.

La cronologia di questo blog è profondamente diversa, basti dire che non colloca assolutamente la grande deportazione conseguente la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C., ma colloca quei fatti nel 504/5 a.C. e tutti quanti gli spunti ghematrici sembrano suffragarla, quando invece, anche stando al periodo storico in esame, lo stesso non può dire della cronologia ufficiale, cioè sedicente storica, perchè Giovanni a partire dal 601 a.C. (vassallaggio di Ioiakim a Nabucodonosor) ci parla di tenebre, grazie alla ghematria, di σκοτία; θρόνον θηρίον. (trono della bestia) relativamente al caso in questione e di ὄφις (serpente) se invece volessimo dare un senso al 586 a.C.

Mi pare che da soli questi tre casi siano sufficienti a bollare una cronologia che ha sì autorità, ma quella stessa che potrebbero consegnare le tenebre, il serpente e la bestia al suo massimo splendore, magari seduta sul trono falso di Ciro, insediatosi nel 559 a.C. quando 559 è la ghematria di Σατανᾶς (satana) mentre di nuovo 596 è la ghematria di Κυρος , Ciro appunto.

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