Luca 1,1 e i giorni che scrissero un Vangelo

lucaRiguardo a una possibile e nuova cronologia del Vangelo di Luca ce ne siamo occupati almeno in 4 post, tutti contenuti nell’apposita categoria del menu. Tra di essi alcuni riguardano il taglio che Luca dà al suo Vangelo concentrato, secondo noi, sui fatti accaduti durante l’ultimo anno.

Questo perchè abbiamo preso in attento esame l’uso cronologico che l’evangelista fa del termine γενεά (generazione), il quale compare, in tutta la sua importanza, già al capitolo 7 del Vangelo, ma diviene intellegibile solo al capitolo 9.

Infatti al capitolo 9 versetti 31 e 51 esso si accompagna con una precisazione molto importante, cioè con il fatto che, rispettivamente, quelli erano i giorni  della Sua morte in Gerusalemme ed erano altresì i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, cioè crocefisso.

Tutto ciò ci permette di calcolare quando tali giorni cadevano, perchè noi diamo al termine generazione in preciso valore cronologico, cioè 35 anni, sulla scorta dell’ultimo versetto di Giobbe, il quale visse altri 140 anni vedendo 4 generazioni di figli, quindi una generazione conta 35 anni.

Sapendo che Luca ha scritto al capitolo 21 della distruzione di Gerusalemme, che la generazione degli ascoltatori avrebbero visto (Lc 21,32), e sapendo che tale distruzione avvenne nel 70 d.C. è facile calcolare quando furono pronunciate quelle parole cioè nel 35 d.C. (70-35=35) e dunque γενεά indica molto di più di una generico “di padre in figlio”, ma assume un’importanza fondamentale, tale da dare un preciso taglio al Vangelo di Luca: i fatti dell’ultimo anno.

Di queste solo in apparenza marginali note cronologiche, quasi nascoste all’occhio nudo, il Vangelo di Luca ne offre un’altra, sebbene tutta da comprendere alla luce di un attento esame testuale. Essa apre l’intero Vangelo, comparendo in Lc 1,1 ed è ἐν ἡμῖν che unanimemente viene tradotto “in mezzo a noi”.

Tuttavia, tale locuzione potrebbe voler dire più cose  lato sensu, fra le quali, credo, “ai nostri giorni” (in mezzo a noi, appunto). Una traduzione in tal senso credo sia possibile dal valore temporale che la particella ἐν  ha, ma tutto sono fuorchè un grecista per cui non so se essa possa dare un senso temporale all’intera locuzione.

Certamente, se così fosse, le implicazioni sarebbero molte e tutte della massima importanza perchè, ad esempio, l’intero Vangelo avrebbe una datazione altissima, quasi in presa diretta con i fatto riportati. Inoltre la profezia sulla distruzione di Gerusalemme non sarebbe post eventum, ma profezia vera e propria pronunciata da un profeta che, cosa mai successa prima, dice di se stesso di essere figlio di Dio e non semplicemente la Sua voce.

Tutto quindi dipende dalla possibile traduzione di ἐν ἡμῖν secondo un senso cronologico, temporale, ma venire a capo della questione spetta a coloro che del greco ne hanno fatto una professione.

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