Dalla profezia all’enigmistica, la triste parabola di un santo, di un apostolo e di un dio

settimanaC’è una lettera nell’alfabeto greco che più di ogni altra assume significati capaci di andare oltre le barriere del tempo ed è lo stigma, che ancor oggi significa spesso marchio d’infamia.Nelle Scritture greche non deve mai, lo stigma, essere confuso con il sigma, perchè s’impedirebbe la lettura ghematrica, l’unica talvolta che sa far luce su casi irrisolti.

Infatti, abbiamo dedicato un intero post alla pesca miracolosa (Gv 21) e visto che quelle sciagurate poche centinaia di metri (così traduce CEI 2008) sono in realtà una distanza che diviene simbolo stesso di Gesù o, meglio, la distanza tra Gesù e gli Apostoli, tra Dio e gli uomini e quant’altro vi suggerisce il simbolo.

Questo perchè nel testo di Giovanni  non si calcola la distanza tra la barca e Gesù a occhio e croce, come vorrebbe far pensare la sciagurata traduzione CEI che riporta “un centinaio di metri”, ma parla esplicitamente di 200 cubiti che, data l’occupazione, mi pare ovvio pensare che fossero romani e dunque equivalessero a 8887,5 metri.

Si pone così una questione curiosa, perchè 888 è la ghematria di  Ιεσουσ (Gesù) e infatti anche Ireneo di Lione nel suo Adversus haereses ne parla, quasi però non conoscendo bene il problema, perchè oggi sembra unanimemente concorde il fatto che Ιεσουσ si debba in realtà scrivere non con il sigma finale, ma con lo stigma, cioè Ιεσους.

Uno potrebbe pensare che Sant’Ireneo di dilettasse di enigmistica e che il gioco gli abbia preso la mano, tanto da coinvolgere la seconda persona della Santissima Trinità  immaginata scritta con un bello stigma finale, ma si porrebbe, allora, un’altra questione:  Giovanni cosa aveva fatto? Aveva per caso bevuto quando calcola la distanza tra gli apostoli in barca e Gesù sulla riva? Sì perchè lo abbiamo visto sopra: quella distanza equivale a 8887,5 cm quando 888 è la ghematria di Ιεσουσ solo se lo si scrive con il sigma ,perchè solo e soltanto con il sigma finale abbiamo una somma delle lettere pari a 888: è matematico.

Qui il problema si complica, perchè mi piange il cuore immaginare un santo del carisma di Ireneo dedito all’enigmistica fino a coinvolgere la Trinità nella Sua seconda persona; e un apostolo che prima dell’allegra grigliata fatta in compagnia di Gesù si fosse scolato un otre di vino, quando per altro pare (viste le premesse però il condizionale sarebbe obbligatorio) che conoscesse pure un pochino il greco, avendo, pare, scritto un Vangelo, delle Lettere e un’Apocalisse proprio in greco, per cui è facilissimo dedurre che sapesse come si scrivesse quel benedetto nome proprio.

L’altra ipotesi, giusto per non diffamare nessuno, potrebbe essere che invece qualcuno abbia falsificato dati estremamente sensibili della Bibbia per confondere quello che era chiaro come il sole. Dubbi in tal senso ne nutro, perchè nel post precedente ci siamo occupati della triste sorte di Giuda, il cui destino era sì scritto nelle stelle, ma qualcuno l’ha voluto ben chiuso nelle stalle, perchè se stai alla ghematria di Ἰούδα  essa ti dice che il valore della somma delle singole lettere equivale all’esatto ammontare di anni in cui regnò la dinastia di Davide; mentre se accetti quello stesso Ἰούδα con un bello stigma finale (come oggi si scrive ) salta di nuovo il banco e devi tirare in ballo, per il casino che scoppia nei numeri, il Padreterno in un momento d’ozio, che è sempre padre del vizio.

O forse il vizio, il vino e l’enigmistica appartengono a qualcun altro, così affezionato allo stigma, che ha stigamatizzato un po’ tutto, tanto da coinvolgere pure le Scritture falsandole apponendovi il suo stigma, cioè il suo marchio. Adesso vi chiederete chi mai sia così affezionato a una minuscola letterina greca quando ha a disposizione un intero alfabeto.

Io un’idea ce l’ho e fa riferimento al 666 di Apocalisse, perchè la χ vale 600; la ξ vale 60 (come la ghematria di Ἰεζάβελ di Ap 2,20) e lo stigma vale 6, quando 600 simboleggia satana; 60 simboleggia la bestia e 6 simboleggia il falso profeta che profeta lo è -e dunque ha accesso a tutta la Scrittura- ma falso e ce lo ha voluto confermare apponendo il suo stigma, il marchio d’infamia all’intera sua opera. Beninteso, tutto questo ha senso solo se Ireneo, Giovanni e il Padreterno siano quelle persone serie che vorrebbero far credere.

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