Ἰούδα, dalla poesia di un destino scritto nelle stelle a una cattiva prosa

Nella loro interezza, le 14×3 generazioni matteane segnano un tempo complessivo di 1470 anni, perchè una generazione equivale a 35 anni. Solo così è possibile cadere nell’esatto anno di nascita di Mosè, ad esempio, anche se, lo abbiamo visto qui, leggiamo Abramo.

Tuttavia se la prima tranche segna un tempo esatto di 14×35=490 anni e così anche la terza tranche, la seconda, calcoli alla mano, segna un più preciso 484 anni e 6 mesi (vedi tabella). Sin dagli inizi mi son chiesto come mai di quello scarto di 5 anni e 6 mesi che avrebbero fatto quadrare perfettamente tutto, ma non ne sono mai stato capace di darne ragione.

Adesso, credo, le cose sono cambiate perchè mi sono imbattuto in Ap. 5,5 dove si parla della tribù di Giuda. Avverto sin da subito che questo post è un’escursione nel mondo della lettera a me poco consono, ma l’argomento lo merita, perchè universalmente pare che il lemma debba essere scritto Ἰούδας (Giuda), cioè con lo stigma finale, quando questo non è privo di conseguenze, poiche rende impossibile qualsiasi calcolo ghematrico, offrendo Ἰούδας un valore di 491.

Il calcolo che tra poco affronteremo, però, mi ha consigliato prudenza e così sono andato a fondo nel web inglese e ho scoperto che una variante minoritaria della LII offre Ἰούδα e le cose cambiano, vuoi perchè Ἰούδα  è attestato; vuoi perchè, grazie alla ghematria, si aprono prospettive veramente interessanti, poichè Giuda è sì la tribù, come riporta Ap. 5,5, ma indica anche la dinastia, cioè il regno di Giuda che abbiamo detto aver avuto una durata di 484 anni e 6 mesi.

Ἰούδα ha un valore ghematrico di 485, quando 485 è l’altra possibile approssimazione della durata del regno di Giuda. Infatti se volessimo fare cifra pari saremmo in grave imbarazzo perchè non sapremmo se attribuire la fine di Giuda al quattrocentottantaquattresimo anno o a quello successivo, essendo lo scarto di 6 mesi esatti su un anno di dodici.

Come sapranno coloro che hanno almeno osservato la tabella cronologica dei regni di Giuda e Israele proposta dal blog, io considero la caduta di Gerusalemme avvenuta nel 505 a.C. a fronte del suo inizio nel 989 a.C. segnando un tempo complessivo di 484 anni e 6 mesi. Tuttavia mi devo ricredere, anche se sarebbe più opportuno scrivere che debbo essere più preciso.

Infatti se il calcolo ghematrico consiglia di approssimare in eccesso a 485 anni, non rimane che vedere quali siano gli effetti sull’intero impianto cronologico, in particolare su quegli aspetti in cui tale modifica incide direttamente, i quali sono, se ben ricordo, due:

Il primo è certamente il delicato castello sabbatico dal quale, se si sgarra, è ben difficile uscirne vivi. In questo caso, poi, salvare la pelle è davvero difficile perchè bisogna tener conto dell’anno sabbatico precedente di due anni la caduta di Gerualemme (Ger 34,8-11). Qui, se sbagli di un anno, quando calcoli il multitplo di 7 che permette il calcolo si produce una serie infinita di decimali e…sei del gatto!

Questo però a noi non succede perchè, come ho sempre scritto, il nostro anno sabbatico lo abbiamo preso a prestito da Soggin ed è il 163/164 a.C. per cui l’anno sabbatico precedente la caduta di Gerusalemme fu il 507/506 a.C. esattamente, perchè precede di due anni la caduta avvenuta nel 504 a.C.. Tra l’altro gli anni sabbatici abbisognerebbero di per sè della datazione doppia, cadendo il nuovo anno ebraico a settembre e dunque è d’obbligo la datazione doppia.

Il secondo caso riguarda un vecchio cruccio, cioè la durata dell’esilio secondo Ez. 4,4-6 che prevede 190 anni per Israele e 40 per Giuda. Se il calcolo riguardante Israele è perfettamente allineato con il contesto cronologico del blog prevedendo la fine nel 448 a.C. (Samaria cadde secondo noi nel 638 a.C. a cui vanno tolti i 190 d’esilio), l’altro calcolo, cioè quello riguardante Giuda, creava uno scarto con Esd 7,7 che ci narra del rientro dei sacerdoti con il compito di ricostruire il tempio nel settimo anno di Artaserse, quando noi collochiamo il suo primo anno di regno nel 471 a.C.

La fine dell’esilio di Giuda, durato 40 anni secondo Ezechiele, avverrebbe, se rimanessimo fermi al 505 a.C. come da sempre proposto, nel 465 a.C. anno che non fu il settimo di regno di Artaserse, ma il sesto. Si crea insomma uno scarto che siamo costretti a giustificare, magari con l’approssimazione.

Tutto ciò, però, non si ha se cambiamo, per le ragioni su esposte, la data della caduta di Gerusalemme seguendo la linea di calcolo suggerita dalla ghematria di Ἰούδα che è 485. Infatti assumendo la durata del regno di Giuda di 485 anni, otteniamo che esso iniziò nel 989 a.C. e termino nel 504 a.C. a cui vanno tolti i 40 anni di esilio e otteniamo un preciso 464 a.C. che fu esattamente il settimo anno di regno di Artaserse, mentre prima ottenevamo un 465 a.C. e avevamo, quindi, a che fare con un anno di scarto.

Insomma la lettura ghematrica di  Ἰούδα, sebbene  variante minoritaria della  LII, è capace non solo di vedere la poesia di un regno il cui destino è scritto nelle stelle, ma di abbandonarsi anche alla prosa di un semplice, forse noioso calcolo cronologico. Va da sè che dovremmo anche chiederci come mai un lemma così prezioso sia riportato nella sua variante maggioritaria, è vero, ma sbagliata che taglia fuori sia la poesia sia la prosa con un laconico, maligno stigma come quello che compare nel 666 scritto nel greco di Apocalisse.

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