Cose a Kafka

imagesApro questo post con una vecchia idea, di quelle che tieni per te perchè non sono probanti, anche se il senso ti dice che forse sei nel giusto. Il versetto in questione è il 16,21 di Apocalisse che è bene contestualizzare, facendo riferimento al metodo, allo schema di Apocalisse.

Il versetto 16,21 fa riferimento alla settima coppa, quando sigilli, trombe e coppe si distribuiscono, secondo me, nello stesso ordine delle chiese, cioè Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea.

Questo significa che il primo sigillo, la prima tromba e la prima coppa fanno riferimento alla prima chiesa e tutti quanti si succedono in ordine. Ecco perchè la settima coppa fa riferimento al trono di Dio (ap. 16,17) perchè è proprio l’assidersi sul trono di Dio il premio dell’angelo di Laodicea (Ap. 3,21) e c’è insomma un ordine anche nei contenuti.

Dicevamo, però, che a noi interessa il versetto 16,21, trascuratissimo da CEI 1974 e da Cei 2008 che stanno incomprensibilmente sul vago quando proprio non è il caso, e la grandine lì menzionata che costituisce un grandissimo flagello, perchè ogni chicco pesa un talento.

La domanda che sorge è come mai Giovanni si soffermi sul peso dei chicchi, che in fondo è ininfluente. Come mai ricorre a una precisa unità di misura? Se in Apocalisse è scritto che neppure una virgola deve essere cambiata (Ap. 22,19), mi pare ovvio pensare che pure quel talento abbia una funzione.

Ecco allora che conoscere il peso di un talento diviene importante e in questo il web non ci è d’aiuto, perchè offre molteplici soluzioni. Tuttavia siamo stati fortunati e quella che era solo una nostra ipotesi ha trovato nel cardinal Gianfranco Ravasi la sua conferma: un talento pesava (circa) 35 kg.

Scrivo che l’ipotesi iniziale ha trovato la sua conferma perchè questa era la scommessa di partenza, immaginare cioè che il peso espresso da un talento fosse simbolo di qualcosa di ben più alto.

Cosciente di scrivere pro domo mea, dirò che questo blog ha nel numero 35 il suo cardine, poichè non solo esso indica con esattezza l’anno della crocefissione, ma anche segna l’esatto ammontare di anni di una generazione, stando all’ultimo versetto del Libro di Giobbe. Una generazione di 35 anni è da sola capace di dar ragione di Mt. 1,17 e le sue 14 generazioni da Cristo a Babilonia e così da Babilonia a Davide fino a…Mosè (lo abbiamo visto qui).

Se stessimo parlando di qualche lotteria o di un grattaevinci potremmo ben dire a ragione che proprio il 35 è il numero jolly, quello che fa vincere un sacco di talenti, per cui ringrazio sentitamente il cardinal Ravasi per avermi offerta l’occasione di scrivere un post altrimenti tenuto nel cassetto.

Tanta è la mia gratitudine che vorrei dirgli che ho ascoltato tutta le sue lezione su Apocalisse presenti in youtube e non si offenda se le dico che Giovanni, recluso a Patmos, non era in “un posticino delizioso” ma forse in un isola in cui neppure pascolavano le capre. Un’isola che offriva non un hotel a cinque stelle a cui molti sono abituati, ma un carcere durissimo in mezzo, forse, a delinquenti di ogni risma

Inoltre -e mi fermo qui- Apocalisse non è quell'”opera kafkiana” di cui lei parla: un ordine logico c’è e forse è quello che ho cercato di illustrare in questo e nei post precedenti tanto che se casomai li leggerà si renderà conto che Giovanni non fa, come spesso purtroppo accade, le cose a…Kafka.

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