Il pastore, “quello grande” e il suo guardiano: una lettura ghematrica di Gv 10,3

buon_pastoreIl tema del “buon pastore” ricorre sia nell’Antico,sia nel Nuovo Testamento. Se nel primo caso esso è chiaro grazie a Is 63,11, nel secondo sono almeno due i passi importanti: il primo è certamente Gv 10,11, mentre il secondo emerge da Eb 13,20.

Tuttavia l’Antico e il Nuovo Testamento non collocano su uno stesso piano i protagonisti, cioè i “pastori”, che inequivocabilmente sono Mosè prima, Gesù poi. Infatti Eb 13,20 definisce quest’ultimo “il pastore grande”,  stabilendo sì un’identità di ruolo e di significati rispetto a Is 63,11, ma ben distinta però da una scala gerarchica, perchè se l’uno ha tratto il popolo di Dio dall’Egitto, l’altro, quello “grande”, ha tratto il popolo di Dio dai morti.

In Gv. 10 questa esperienza esodale e questa gerarchia sono riproposti, perchè il buon pastore “conduce fuori” le pecore (Gv 10,4), alludendo così all’esperienza mosaica, sebbene distinta, come abbiamo detto, da una gerarchia di ruoli che in Giovanni assume i significati del buon pastore e del guardiano del gregge.

Infatti i personaggi che Gv 10,2-3 propone sono due e non uno solo. Certamente il protagonista è il buon pastore, ma anche il guardiano (θυρωρός) ha un ruolo importante nella cura delle pecore. E’ così che quella distinzione di ruoli e di gerarchia proposta da Eb.13,20, che ci parla del “pastore, quello grande”, diviene in Giovanni subito chiara, parlandoci non solo del pastore, ma anche del guardiano del gregge di cui viene spontaneo chiedersi chi, metaforicamente, sia.

A seguire vedremo che secondo noi è possibile dargli un volto, ma adesso è necessario riproporre, in sintesi, un post a suo tempo pubblicato nel quale abbiamo cercato di dare ragione di un fatto alquanto strano che accenneremo soltanto.

Chi segue questo blog sa che le tre tranches matteane di 14 generazioni sono assolutamente fondamentali nel sistema cronologico che proponiamo. Esse però sono perfette solo per due terzi, mentre l’ultima parte si perde. Infatti se consideriamo una generazione di 35 anni, come consiglia l’ultimo versetto del Libro di Giobbe, abbiamo che Matteo ha considerato tre tranches di 490 anni anni che separano “Cristo da Babilonia; Babilonia da Davide” e, assurdamente “Davide da Abramo” (Mt 1,17).

Quest’ultima tranche è da sola capace di distruggere quello che le altre due tranches costruiscono, cioè un percorso cronologico che dal 70 d.C. si snoda fino all’esodo, dando ragione di tutto, anche dei punti in cui gli studiosi si sono arresi. In particolare permette quella che molti negano, cioè una cronologia biblica affidabile, lineare e coerente.

L’horror vacui che Matteo presenta nell’ultima tranche (è infatti semplicemente insostenibile pensare che da Davide ad Abramo passino solo 490 anni) ci ha fatto riflettere sul perchè, stando al Vangelo di Matteo, l’errore sia così marchiano, errore che mal si compensa adducendo tutto alla natura genealogica del passo (cosa che tra l’altro dà i suoi bei grattacapi).

La soluzione che abbiamo proposta, allora, è che laddove leggiamo Abramo, in origine Matteo avesse scritto Mosè (vedi qui). In pratica abbiamo ricondotto tutto al falso: le generazioni matteane sono cioè state manomesse. Infatti i conti vogliono che se ipotizziamo quella sostituzione di persona, abbiamo che da Cristo ad Abramo/Mosè passino 1470 anni (tre tranches di 14 generazioni di 35 anni = 1470 anni). Se sommati al 15 a.C., termine a quo per il calcolo e anno di nascita di Gesù, otteniamo il 1485 a.C. come anno di nascita non di Abramo, ma di Mosè.

Che questo anno sia sostenibile nell’ottica dell’anagrafe di Mosè crediamo sia provato dal fatto che l’anno dell’esodo, secondo noi, è il 1425 a.C. ed è calcolato secondo parametri totalmente diversi (vedi qui). L’esodo così calcolato, a fronte dell’anno di nascita del suo protagonista, ci propone un Mosè sessantenne al momento dell’esodo (1485a.C.-1425 a.C.), cosa plausibilissima e dunque la nostra ricostruzione propone una cronologia equilibrata che non deve dimostrare o forzare nulla, almeno stando all’anagrafe.

Del resto che le cose stiano così, cioè che tutto sia equilibrato, è testimoniato anche dalla ghematria stessa del nome proprio di Mosè (Μωϋσῆς), la quale offre un valore mediano tra quelli sinora proposti, cioè 1454, che se collocato nel calendario o nella storia ebraica potrebbe essere benissimo il 1454 a.C. anno del rientro in Egitto di Mosè stesso, cioè quando diviene pastore del suo popolo..

Spiegato questo, spiegato cioè perchè sia possibile, a proposito delle generazioni matteane, parlare di falso, non rimane che ricordare al lettore quanto scritto in apertura, cioè che la Scrittura conosce due pastori veramente importanti, ma uno dei quali è però definito “quello grande” stabilendo una gerarchia che crediamo Gv 10 riproponga nelle figure del “buon pastore ” e del “guardiano”. Chi è quest’ultimo? La ghematria può aiutarci a dargli un volto? Proviamoci.

Guardiano (θυρωρός) ha un valore ghematrico di 1485, quando il 1485 a.C. abbiamo visto essere, grazie al calcolo delle tranches di 14 generazioni matteane “corrette”, l’anno di nascita proprio di Mosè, il pastore d’Israele, sebbene non “quello grande”, cioè il maggiore. La ghematria del passo giovanneo non fa dunque che riproporre quella stessa gerarchia che Eb 13,20 introduce. Anzi, essa a nostro parere è capace d’individuare e collocare storicamente l’altro pastore d’Israele che “conduce fuori” il popolo di Dio dall’Egitto; mentre il pastore grande -grande proprio per questo!- conduce fuori dai morti il popolo della nuova alleanza.

Ecco allora che il passo giovanneo del “buon pastore”, inserito in un preciso contesto vetero e neo testamentario e letto nella sua accezione ghematrica, sa darci ragione e volti di quel gioco di ruoli che s’instaura in Gv 10 tra il “buon pastore” e “il guardiano” dello stesso gregge; ed ecco anche che quel falso, di cui abbiamo accennato sopra circa la genealogia matteana, prende, forse, la sua forma definitiva.

Ps: l’argomento del post, concentrato sui calcoli, mi ha sconsigliato di affrontare l’argomento complesso e affascinante del “pastore grande” di cui ci parla Eb. 13,20. Per chi volesse approfondire consiglio la lettura dello studio di Elena Bosetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.