L’Apocalisse in gioco

paccoIn queste festività natalizie cosa c’è di meglio che proporre un gioco che allieti le veglie? Non sono forse le notti preda dei giochi dei bambini e dei camini accesi? Allora aggiungo ai tradizionali passatempo natalizi quello che credo sia un gioco affascinante, cosciente che, sebbene le premesse siano assolutamente promettenti, sia all’oscuro dell’esito (altrimenti che gioco sarebbe?).

Il kit ce l’offre il post precedente, in cui si mostrano le sette chiese di Apocalisse accompagnate dai paesi di riferimento e dagli spiriti che contraddistinguono le chiese stesse i quali, mi pare di poter dire, sono ben lungi dall’essere semplice dossologia.

Lì abbiamo visto che:

Efeso: Ebrei, potenza

Smirne: Russia, ricchezza

Pergamo: Italia, sapienza

Tiatira: Germania, forza

Sardi: Inghilterra, gloria

Filadelfia: Francia, onore

Laodicea: Spagna, lode

Ma non è tutto, perchè in Apocalisse 14,7 sono nominati anche gli elementi naturali, cioè:

Cielo

Mare

Fonti delle acque

Inferi

Terra

Questo ci permette di aggiungere un altro elemento alla prima scaletta che diviene:

Efeso: Ebrei, potenza, cielo

Smirne: Russia, ricchezza, mare

Pergamo: Italia, sapienza, fonti delle acque (terra)

Tiatira: Germania, forza, terra

Sardi: Inghilterra, gloria, inferi

Filadelfia: Francia, onore, terra

Laodicea: Spagna, lode, terra

Se a prima vista l’ordine potrebbe essere casuale, vi prego di considerarlo attentamente e notare, ad esempio, che Apocalisse cita quattro angoli della terra (Ap 7,1), come quattro risultano essere, appunto le chiese della terra.

Altri elementi di “ordine” si ricavano da Efeso nella cui lettera leggiamo (forse sarebbe meglio dire traduciamo, ma non sottiliziamo, che è un gioco) “ricorda da dove sei caduto” (Ap. 2,5) e questo richiama il cielo, elemento naturale che accompagna quella chiesa.

Inoltre abbiamo Pergamo, fonti delle acque, cioè le acque simbolo della sapienza, cioè lo spirito di Pergamo, che è la terza chiesa, quella stessa su cui, non a caso, il terzo angelo versa la sua coppa sui fiumi (vedi Ap. 16, 4 ma anche 8,10 che segue la stessa logica e forse la illustra addirittura meglio) i quali, mi pare ovvio dirlo, hanno tutti la loro fonte.

Infine abbiamo Sardi, cioè gli inferi e la loro gloria, la cui conquista vince la morte, quella stessa morte simboleggiata, appunto, dagli inferi.

Potrei dilungarmi (prendete in attenta considerazione anche Ap. 8,8), ma adesso è solo importante darvi l’abbrivio, le regole basilari del gioco che sto per proporre e di cui, lo ripeto, conosco solo le premesse, ma ignoro la conclusione. Tale gioco s’ispira proprio ad Apocalisse e ai “quattro angoli della terra” citati in 7,1.

Adesso munitevi di ciò che non ho io, cioè una bella e grande cartina; qualcosa per calcolare i km in linea d’aria e una buona dose di pazienza perchè dovete rintracciare proprio i quattro angoli. Io vi faciliterò il compito, indicandovi i primi due che sono:

Bologna,  che se letto a rovescio diviene angoloB

Catalogna, che se sempre letto a rovescio diviene angolataC

Se il primo è semplicemente evidente, il secondo lo è meno per cui bisogna investigare e magari scoprire che in Catalogna c’è il monastero di Montserrat e il santuario della Madre di Dio, donato nell’888 , quando 888 è, appunto, la ghematria di Ιησουσ (Gesù, vedi qui).

Se tutto questo è sensato, voi adesso avrete un lato di quello che verosimilmente comporrà un quadrato (se si trattasse di un rettangolo il gioco si complicherebbe non poco) per cui, avendo gli strumenti adatti e sopra accennati, sarà un gioco da ragazzi ricomporre la figura geometrica di riferimento, in particolare i suoi angoli mancanti, cioè l’A e il D che dovrebbero collocarsi, rispettivamente, in Germania e in Francia.

Se il gioco vi vedrà vincitori e giungerete alla soluzione, la vostra gioia e il vostro stupore saranno i miei, perchè non potete immaginare quanto mi sia dispiaciuto e mi dispiaccia non poter giocare di persona e rimanere spettatore.

L’immancabile lettera di Natale su carta bianca

Molte sarebbero le cose da dire, anzi moltissime. La gente tuttavia è intelligente, preparata e capisce al volo, forse meglio e prima di me. Eppoi, perchè dilungarsi? Sono solo letterine di Natale, degli auguri e allora è sufficiente soltanto l’indirizzo, perchè quelle lettere sono già state scritte ed eccole qua, con un’unica nota di corredo, tratta da Ap. 5,12 dove sono descritti gli spiriti che animano le sette chiese, quelle stesse che hanno illuminato il mondo.

Efeso: Ebrei, potenza

Smirne: Russia, ricchezza

Pergamo: Italia, sapienza

Tiatira: Germania, forza

Sardi: Inghilterra, gloria

Filadelfia: Francia, onore

Laodicea: Spagna, lode

 

 

Isaia 7,10-14 una polemica senza fine?

ezechiaIl post che sto per scrivere nasce dalla frequentazione di un forum cattolico dal quale, sebbene i molti amici, me ne sono andato in aperta polemica con la moderazione che in un solo caso riuscivo ad apprezzare.

Lì si scrive, proprio oggi, che la prossima domenica le letture proporranno Isaia 7,10-14, brano messianico per eccellenza, ma di una complessità tale che da sola giustifica due millenni di polemiche, perchè riassume -se possibile- tutta la diversità cattolica ed ebrea . Inoltrarsi dunque in quella polemica, significherebbe andare incontro a strafalcioni sicuri, perchè le competenze che richiede sono enormi.

Tuttavia, sull’onda della presunzione, proporremo il nostro parere sulla questione, interrogandoci su chi in realtà Isaia indichi, cioè se Gesù o Ezechia (tertium non datur). Il nostro metodo d’indagine va oltre l’inesplicabile mondo della lettera che nel passo citato raggiunge la sua sublimazione, per addentrarci di nuovo nel numero, in quella (pseudo) scienza che è la ghematria, la quale a volte, come vedrete, semplicemente sorprende.

Come potrebbe mai, vi chiederete, la ghematria venire a capo di una controversia semplicemente insanabile? Laddove fior fiore di studiosi, santi, rabbini e quant’altri vi passino in mente hanno fallito nel raggiungere una soluzione condivisa, possibile che la semplice lettura ghematrica possa far luce?

Tutte domande circa le quali non ho risposta, per cui mi affido ai fatti, alla lettura ghematrica del nome proprio greco di Ἐμμανουήλ (Emmanuele) proposto da Mt 1,23 il quale cita direttamente Is 7,14. Ἐμμανουήλ  ha un valore di 644 che nel calendario o nella storia ebraica, intendo la sua accezione cristiana di a.C./d.C., si colloca nel 644 a.C., per cui non rimane che vedere se in quell’anno successe qualcosa.

In particolare vogliamo sapere se quell’oracolo parlò di Gesù o di Ezechia, perchè altri non sono minimamente accennati o tirati in causa dall’oracolo. Dunque è in Gesù o in Ezechia la risposta e lì e solo lì la dobbiamo cercare.

Stando alla cronologia ufficiale,  non otteniamo niente, perchè assumendo le cronologie dei Re attualmente più citate (Albright; Thiele e Galil) il 644 a.C. segna la fine imminente del regno di Manasse e dunque non solo non ha nessun legame con Ezechia, ma neppure con Gesù perchè la profezia si colloca ai tempi di Acaz

Questo però non significa che la lettura ghematrica abbia fallito perchè, permettetemi la presunzione, c’è anche la cronologia dei Re proposta da questo blog e riassunta in questa tabella, la quale più e più volte ha colto nel segno.Non rimane quindi che guardare lì e vedere  che quel 644 a.C., emerso dalla lettura ghematrica di Ἐμμανουήλ, fu proprio il primo anno di regno, lo ripeto, il primo anno di regno (quello cioè che simbolicamente riassume tutto il passo isaiano) non di un re qualsiasi ma proprio di Ezechia, come vuole assolutamente il senso dei versetti citati i quali, è bene ricordarlo, sono controversi perchè delle due l’una:o è Gesù colui di cui si parla; o è Ezechia.

Vista la complessità del passo, lascio le conclusioni agli altri, i quali sapranno certamente far tesoro o ignorare quello che talvolta il caso o la Sapienza propongono quasi per gioco, come a voler spazzare via con la ramazza della semplicità due millenni di polemiche.

Una tunica sulla scena del crimine

tunicaRicostruire la cronologia biblica originale, quella cioè esistente prima delle pesanti manipolazioni del testo e della storia, è una sorta di gioco, tant’è che la sintesi (per la verità ormai abbondantemente superata) che a suo tempo feci del mio lavoro porta il titolo La cronologia di Dio. Quando la Bibbia gioca con i numeri.

L’idea di fondo della ricerca  s’ispira infatti al puzzle, gioco in cui si deve, tessera dopo tessera, ricostruire l’originale proposto alla rinfusa. Gli elementi che compongono il gioco sono tre: la cornice, lo sfondo e i personaggi. Ovvio che le tessere appartengano all’uno o agli altri.

In teoria nei puzzles esistono tessere importanti e meno importanti, se stiamo al focus dell’immagine, ma in fondo tutte hanno la loro importanza, tanto che il gioco si può considerare concluso solo quando tutte quante le tessere hanno trovato collocazione nella cornice.

Con questo post ci occuperemo di una tessera che compone lo sfondo. In apparenza poco importante, essa però permette la comprensione degli elementi centrali o in ogni caso li colloca in una scena.

Un’altra breve premessa è però importante. Riguarda un altro post in cui facevo notare, dopo quello dedicato alla costruzione della porta superiore del tempio, che secondo noi costituisce la prova materiale dell’attendibilità della cronologia  offerta dal blog, oltre che dell’evidente falso storico legato alla figura di Ciro, nonchè della sistematica falsificazione del tessuto storico-cronologco biblico, dove facevo notare, dicevamo, la curiosa coincidenza che vuole la numerazione del versetto di 2Re perfettamente coincidente con gli estremi dell’anagrafe di Gesù (il deuteronomista scrive della costruzione della porta in 15,35, quando il blog pone in quelle stesse cifre l’anagrafe di Gesù, nato il 15 a.C. e morto nel 35 d.C.).

Non che tutto ciò provi qualcosa, ma è curioso che la numerazione del versetto che ha dato origine alla prova materiale di tutta una ricostruzione cronologica offerta presenti le stesse cifre che riassumono l’anagrafe del protagonista di quella cronologia, quasi a voler dire che, in quell’ipotetico “Testamento”, oltre ai numeri, oltre ai calcoli Qualcuno, in calce, ha voluto apporre la propria firma.

Stesso discorso vale per quanto tra poco esamineremo, il quale ha anch’esso una storia curiosa, perchè ho sempre pensato e scritto (potete convincervi con questo post)  che la cronologia di questo blog deve essere considerata e utilizzata nella sua interezza, altrimenti essa perde di senso, perchè le singole parti non sono assolutamente in grado di auto-giustificarsi e da sole sono semplicemente incomprensibili.

Ecco allora che l’immagine che ne ho sempre avuta è quella di una tela, meglio, di una tunica, la tunica di valore perchè “tessuta tutta d’un pezzo”di Gesù (Gv 19,23), che i soldati non si sentono di stracciare, ma tirano a sorte per stabilire chi di loro dovesse, nella sua integrità, divenirne possessore. Tale immagine mi sembra calzante, perchè effettivamente è così e per questo motivo, quasi per gioco,  ho cercato nella ghematria una conferma, quando , lo abbiamo detto, spesso la ghematria (pseudoscienza) credo possa solo individuare le tessere dello sfondo riuscendo, per la verità, a provare ben poco sul piano della ricerca, terreno ormai di assoluto dominio della scienza.

Detto questo, però, non possiamo non far notare la stranezza che Giovanni nel suo Vangelo usi, a proposito della tunica di valore e tessuta “tutta d’un pezzo”, il termine ἄραφος la cui ghematria è 678. Considerando tale cifra come un anno del calendario ebraico o della storia ebraica, quel 678 diviene il 678 a.C. che fu il cinquantesimo anno di regno di Ozia se consideriamo la cronologia dei Re proposta dal blog (vedi qui)

Già così il discorso presenta spunti interessanti, perchè quel cinquantesimo anno rappresenta anche l’età di Gesù al momento della crocefissione, se stiamo all’anagrafe proposta sempre dal blog e di cui Cristo, lo abbiamo già detto, è il protagonista assoluto. Ma possiamo anche notare un’altra coincidenza: quel cinquantesimo anno di regno di Ozia fu anche l’anno dell’unzione di Peckachia, re d’Israele (cfr 2Re 15,23) ucciso dopo solo due anni di regno in una congiura, quella stessa congiura che, stando ai Vangeli, condusse Gesù alla croce quando, è importante ricordarlo, la tunica di valore fu proprio allora tirata a sorte, fu tirata a sorte cioè sotto la croce, culmine cruento della congiura stessa.

Come abbiamo scritto all’inizio, non tutte le tessere hanno uguale importanza in un puzzle, alcune compongono la cornice (le ipotesi di partenza); altre compongono i protagonisti (le prove materiali); altre ancora lo sfondo (gli indizi) che in questo caso, nel caso della tunica, s’identifica con la scena del crimine.

Vieni avanti cretino!

ciboCon il post dedicato alla camicia con la pin-up ho messo in guardia gli aspiranti suicidi, cioè quelli che, ritenendosi ben preparati nelle Scritture, pensano di cogliere i dolcissimi frutti della gloria umana.Adesso credo sia giunto il momento di dare alcune indicazioni, ma poche in verità, certo dell’intelligenza dell’uditorio.Partiamo dal metodo che caratterizza gli studi del blog.

Nella mia poca esperienza in merito, mi sono accorto che spesso il metodo si riduce a una serie di nozioni che spesso giustificano se stesse. Insomma un protocollo per cui il paziente è deceduto, ma l’operazione è riuscita perfettamente.

Credo che potremmo adottarne un altro che si riassume in

  1. Fidati dell’intuizione
  2. Provala con i fatti
  3. Procedi

Il nemico principale del punto numero 2 è la fretta

Il nemico principale del punto numero 3 sono invece le opinioni altrui, anche se qualificate; ma quando vi farete certi delle stronzate che si spacciano per scientifiche, non solo imparerete a fregarvene dell’opinione altrui, ma vi farete anche certi del punto numero 1.

Allo studio e alla ricerca della verità dovrete aggiungere una bella dose di pazienza, perchè faranno di tutto per farvi desistere. Questo tutto sulle prima sarà un cortese muro di gomma; poi passeranno alle maniere forti e se avete scheletri nell’armadio li tireranno fuori, perchè il diavolo sa tutto di voi, tranne quello che accade nella vostra coscienza (in questo senso è sempre bene parlare poco, in ogni caso poco!).

E’ qui che entra in gioco la loro tecnica che principalmente si basa sui 7 vizi capitali, i quali conviene imparare a memoria. Essi saranno la mazza con cui cercheranno di farvi infrangere i Comandamenti e così potervi accusare o anche peggio (con l’ira si finisce in galera o al manicomio, occhio!).

Insomma colpirà proprio lì, lo schema è sempre quello. Attenti allora alla vanità che rimane, come dice Al Pacino ne L’avvocato del diavolo il suo peccato preferito. E’ una buccia di banana terribile, perchè il diavolo spesso ti aspetta all’angolo del riso, del gioco e della spensieratezza.

Un altro vizio capitale da tenere particolarmente d’occhio, non ci credereste, è la gola e sapete perchè? Perchè i Padri della chiesa sostenevano, sulla base dell’osservazione naturale, che il serpente striscia sul ventre. Questo significava per loro che s’insinua attraverso le parti molli, cioè gola e stomaco. Bene attenti adesso:non a caso si parla di appetito sessuale che il diavolo cercherà di stimolare usando la gola.

Se capite che vi stanno tentando attraverso la gola, associando cioè il piacere della gola a quella del sesso, state certi che di mezzo c’è il diavolo perchè la tecnica di Gesù per gli esorcismi è ben altra: digiuno e preghiera (Mt 17,21) e dunque se di mezzo c’è la tentazione della gola con lo scopo di stimolare il vostro naturale appetito sessuale c’è di mezzo il diavolo e non Gesù. Insomma dimmi che tecnica usi e ti dirò chi sei (vi potrei raccontare un aneddoto in cui sono stato trattato come un gatto scemo, ma lasciamo perdere perchè tutto si è concluso con una risata e con la certezza che le trappole riflettono sempre il quoziente intellettivo di chi le escogita e quello è veramente idiota).

Un altro vizio capitale da tenere d’occhio è l’orgoglio perchè apre le porte all’ira. Anche qui l’osservazione della natura è importante, perchè ci permette di capire il motivo per cui il rospo o la rana sono le vittime naturali del serpente. Come mai secondo voi o, meglio, che lezione possiamo trarre da tutto ciò? Cosa fanno i rospi e le rane quando sono attaccati dal serpente? Lo avete mai visto? Si gonfiano, si gonfiano appunto come rospi. Questo significa che quando sarete tentati o attaccati non gonfiatevi d’ira nè d’orgoglio, ma fatevi piccoli e salti lunghi e ben distesi. A volte sarà semplicemente impossibile, ma dovrete fare l’impossibile e rimanere umili, rimandando magari il conto al momento giusto o, come dice S. Paolo, fate posto all’ira di Dio che è addirittura meglio .

Non crediate che tutto ciò vi metta al riparo dai lacci del diavolo, nessuno vi può dare garanzie in merito anche perchè molto dipenderà da voi. Se dovesse capitare, se doveste cioè cadere in qualche laccio, non usate mai la forza per liberarvi, bensì la calma e poche mosse e ben studiate, oltre a una buona dose di preghiera che non a caso recita “fa che non cadiamo nella tentazione, ma liberaci dal maligno”.

Da ultimo ricordate che un peccato è mortale solo quando ci sono la materia grave; la piena vertenza e il deliberato consenso. Vi confido una cosa, sebbene in molti casi ricorra la materia grave (talvolta gravissima) non ce ne ho neanche uno sulla coscienza, neanche uno! Perchè poco importa l’essere stato battezzato, comunicato e cresimato:tutto ciò accade senza coscienza. Le cose cambiano radicalmente quando Dio ti fa la grazia di comprendere la realtà del peccato. E’ allora che le tue azioni mettono a rischio la Sua amicizia.

Ho scritto che al momento non ho peccati mortali sulla coscienza, ma del domani nessuno è padrone. Ben dicevano i Padri del deserto quando ammonivano i discepoli dall’aspettarsi la tentazione fino all’ultimo respiro.

Ps: lascio per ultimo questa nota perchè amarissima: dai figli al canarino, tutto sarà di gioco per il diavolo. E’ fatto così, è stronzo così, per natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ento non ho nessun peccato mortale sulla coscienza, ma non so cosa mi riserverà il domani, perchè come dicevano i Padri del deserto, bisogna asettarsi la tentazione fino all’ultimo respiro.

 

Ezechiele e Giovanni, la porta come simbolo di abominio o di santità

porta-delle-pecoreAbbiamo visto che il capitolo 10 di Giovanni riesce a collocare esattamente l’anno di nascita di Mosè nel 1485 a.C. Questo sarebbe già di per sè motivo d’interesse, perchè la chiave di lettura  che permette tutto ciò era finora sconosciuta e dai più (forse tutti) considerata pseudoscienza. Tuttavia la Scrittura da sempre si qualifica come Sacra, per cui mi pare ovvio aspettarsi qualche sorpresa, nel senso che va oltre i nostri giudizi e i nostri criteri d’indagine.

Vorrei proporvi allora un’altra delle sorprese che essa ci riserva se non ne vincoliamo lo studio ai nostri parametri, in particolare se non limitiamo la Sapienza nei limiti talvolta angusti della scienza. Il passo di Giovanni che esamineremo ha radici profonde che affondano in Ezechiele, nel profeta cioè che per primo ha scritto un capitolo dedicato alle porte dell’abominio.

Sì perchè il capitolo 8 del suo libro così lo potremmo sintetizzare, poichè leggiamo

1 Nell’anno sesto, nel sesto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano del Signore Dio si posò su di me2e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile al metallo incandescente. 3Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e in visioni divine mi portò a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna, che guarda a settentrione, dove era collocato l’idolo della gelosia, che provoca gelosia. 4Ed ecco, là era la gloria del Dio d’Israele, simile a quella che avevo visto nella valle. 5Mi disse: “Figlio dell’uomo, alza gli occhi verso settentrione!”. Ed ecco, a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso. 6Mi disse: “Figlio dell’uomo, vedi che cosa fanno costoro? Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori”. 7Mi condusse allora all’ingresso del cortile e vidi un foro nella parete. 8Mi disse: “Figlio dell’uomo, sfonda la parete”. Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. 9Mi disse: “Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro”. 10Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali obbrobriosi e tutti gli idoli della casa d’Israele raffigurati intorno alle pareti. 11Settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali vi era Iaazania, figlio di Safan, ritto in mezzo a loro, stavano davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. 12Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani della casa d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: “Il Signore non ci vede, il Signore ha abbandonato il paese””.
13Poi mi disse: “Vedrai che si commettono abomini peggiori di questi”. 14Mi condusse all’ingresso della porta del tempio del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. 15Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi”. 16Mi condusse nel cortile interno del tempio del Signore; ed ecco, all’ingresso dell’aula del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole. 17Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Come se non bastasse per quelli della casa di Giuda commettere simili abomini in questo luogo, hanno anche riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici. 18Ebbene, anch’io agirò con furore. Il mio occhio non avrà pietà e non avrò compassione: manderanno alte grida ai miei orecchi, ma non li ascolterò”.

Come si capisce al volo, il rapimento in spirito del profeta ha lo scopo di mostrare cosa accade alle porte e agli ingressi del tempio e di Gerusalemme, porte e ingressi ormai preda degli idoli, cioè profanati.

L’altra cosa importante da notare è che il passo è precisamente datato da Ezechiele, il quale lo colloca nel sesto anno di Sedecia. Penso che quasi unanimemente tale anno sia riconosciuto nel 592 a.C., ma forse sarebbe più corretto indicare il 510 a.C., come vorrebbe la nostra cronologia di 1-2 Re, qui riassunta.

Affermo questo perchè, come abbiamo introdotto all’inizio del post, è il capitolo 10 di Giovanni, letto nuovamente nella sua chiave ghematrica, che indica tale anno, perchè quello è il capitolo certamente del buon pastore, ma anche della porta santa, cioè Cristo, e questo crea un parallelismo con le porte dell’abominio descritte da Ezechiele.

Il termine che Giovanni usa in 10,7 per indicare se stesso come “porta delle pecore”, cioè porta santa, è θύρα ed ha un valore ghematrico di 510, che nel calendario ebraico credo potrebbe indicare proprio quel 510 a.C. come sesto anno di regno di Sedecia (lo abbiamo visto poco sopra linkando la tabella dei re di Giuda)e anno a cui risale il rapimento in spirito di Ezechiele.

Il netto contrasto tra le porte dell’abominio descritte dal profeta e la porta santa di Giovanni tra l’altro ha la sua perfetta cornice in Gv 10,8 in cui appunto leggiamo che “Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti”, ladri e briganti che ben si accompagnano con gli idoli e gli abomini descritti da Ezechiele.

Detto questo, mi pare ovvio concludere che  l’esatta sequenza dei regni di Giuda e Israele sia quella descritta da questo blog, che non a caso riesce a dare ragione di 2Re 15,35, dove leggiamo che Jotam costruì la porta superiore del tempio. In quella che potrebbe apparire come una semplice nota di cronaca confluiscono, lo abbiamo visto qui, due calendari (quello sabbatico e quello giubilare); una cronologia particolare (quella di 1-2 Re); una cronologia generale e una cronaca, tutti elementi che confluisco in un unico anno, cioè il 668 a.C. come sesto anno di regno di Jotam.

Non fa meraviglia, dunque, che altre porte, le une dell’abominio, l’altra santa, trovino la loro collocazione cronologica con precisione grazie a un profeta e un evangelista che hanno voluto indicarci esattamente dove e come guardare.

No, la camicia con la pin-up no!

massimoCome quel coglionazzo di scienziato (Matt taylor, questo è il suo nome) che dopo un ottimo lavoro si presentò al mondo accademico con la camicia raffigurante una pin-up, rimanendo sulle “scatole” a tutti i suoi colleghi, abbandono per un attimo il numero per dedicarmi alla lettera, al commento di un passo a me caro, che dall’alto dei miei ormai cinquantuno anni posso forse in qualche maniera comprendere, se la mia esperienza è tale e se ventuno anni di ricerche possano mai essere sufficienti per dare consigli.

I Padri della Chiesa ben sapevano distinguere tra la gloria del mondo (vanagloria) e la gloria di Dio. Ora, non so se mai qualcuno di loro abbia affrontato l’argomento come ho intenzione di affrontarlo io (conosco poco la patristica), ma un’eco di quanto sto per scrivere la troviamo però in un grande classico della spiritualità cristiana: L’imitazione di Cristo di autore ancora ignoto (i grandi non sono come me: amano nascondersi).

Lì possiamo leggere (non ricordo in quale capitolo, ma non ha importanza) che “molti Lo  seguono [seguono Cristo, ndr] fino allo spezzare il pane (della conoscenza, aggiungo io);” ma quasi tutti fuggono quando si tratta di bere il calice, il calice della passione. Parole sacrosante. Tuttavia è proprio il calice della passione il viatico per la gloria di Dio. E’ Gesù stesso che ce lo dice in Mc 10,35.

Lì leggiamo, infatti, che Giovanni e Giacomo chiedono al Signore di poter sedere l’uno alla Sua destra; l’altro alla Sua sinistra. Ma cosa è la destra e la sinistra di Gesù se non la gloria stessa del Cristo, cioè la gloria di Dio? Cosa hanno chiesto in fondo se non di renderli partecipi di tale gloria?

Bene, quale fu la risposta di Gesù? Disse loro che si dovevano ben preparare, che dovevano studiare molto? Chiese loro la conoscenza mnemonica delle Scritture? Fu questa la Sua risposta? No, Gesù, rispondendo a una domanda con un’altra domanda, chiese se entrambi sarebbero stati capaci di bere quello stesso calice che Egli avrebbe bevuto, lo stesso identico calice della passione, la quale riassume, in un unica parola, molte cose e non sempre piacevoli: disprezzo, infamia, menzogna, rovina, scherno, violenza, tradimento, dolore, calunnia, tortura, incomprensione, solitudine e quant’altro vi passa in mente, perchè quel calice è ampio e profondo e deve essere bevuto fino all’ultima amarissima goccia.

Ecco questo chiese Gesù a Giovanni e Giacomo. Immaginarsi allora degli intellettuali di Gesù, per quanto operosi e zelanti, è molto distante dalla realtà, perchè essa è ben diversa. Immaginarsi degli intellettuali di Gesù significa seguirLo fino allo spezzare il pane della conoscenza, per poi immancabilmente fuggire a gambe levate al momento della passione se non addirittura rinnegarLo quando ci viene offerto il calice traboccante.

Anzi vi dirò che a mio parere se c’è una categoria di persone di cui Gesù dubita -intendo dire che non sa di preciso cosa farsene- sono proprio gli intellettuali,  i quali hanno un modo tutto loro di soffrire, perchè spesso un cattivo caffè è per loro motivo di tormento, quando Gesù ha conosciuto il tormento della croce, cioè il supplicium taeterrimum (Cicerone).

Eh sì, i sogni di gloria si dice che svaniscano all’alba, mentre quelli della gloria di Dio sembra si materializzino tra gli ulivi, meglio se di notte e magari con il bacio di un amico, perchè satana è entrato in lui. Ops, scusate ho parlato del diavolo, non è corretto e tra l’altro nessuno ci crede più, in particolare gli intellettuali di Gesù il quale, secondo loro, ha certamente confuso lo spirito del male con una sindrome.

Mi dispiace deluderli, ma se casomai avessero intenzione di tentare la sorte, di accedere cioè alla gloria di Dio, è proprio con lui che dovranno fare i conti: con il diavolo in persona, se le cose gli si mettono male; altrimenti manderà contro di loro i suoi accoliti o una torma di utili idioti (Dio santo, sapeste quanti ce ne sono!).  

Va da sè che tutto questo è compensato dalla entusiasmante vita della prima linea, mentre l’alternativa è una noiosissima vita di caserma a parlar di guerre mai combattute e a pavoneggiarsi al circolo ufficiali con medaglie di plastica vinte all’ennesimo torneo di scacchi.

Vorrei dire altro ma lo rimando a un secondo momento certo che già questo sia sufficiente a sgombrare il campo da idee fuorvianti e a far sì che ,magari, i giovani si affascinino alla cara vecchia leva…cristiana

Dunque, ricapitolando:

Fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi. (Ef 6,10-18)

Ps: la foto, sebbene perfettamente in sintonia con Efesini 6, potrebbe ricevere un giudizio addirittura peggiore di quello che ha ricevuto la camicia con la pin-up durante una serata di gala, ma sappiate che ho conosciuto, dopo una sbronza solenne solo parzialmente smaltita sul divano, dapprima il finale, mentre il film completo l’ho invece amato -e lo amo tuttora-da sobrio, perchè c’è tutto, tutto quello che c’è da sapere. Guardatelo, interpretandolo alla luce dello spirito.