Samaria e Gerusalemme, un itineario tra due culti per un unico fine

mappa-palestina-gesuGiovanni 4 si apre con la descrizione di un itinerario quando, nell’economia di tutti Vangeli, la nota dominante è il resoconto essenziale. Certamente non mancheranno le spiegazioni del perchè Giovanni si perda -tra l’altro in maniera decisa parlandoci di un “dovere”- in una nota in apparenza marginale, quella che appunto abbiamo definita semplice itinerario. Ma leggiamo il passo 

Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: “Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni” – sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria.

Come si evince dal testo, Gesù “doveva perciò attraversare la Samaria” e noi, con questo post, vogliamo dare la nostra ragione al fatto che Giovanni puntualizzi. Ragione che richiede un’ulteriore citazione perchè possa essere ben compresa. In particolare occorre citare Gv. 4,20-24, cioè

I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”.

In questi versetti, appartenenti sempre al capitolo 4 del Vangelo di Giovanni, oltre al già citato itinerario, si aggiunge una nota geografica che ci parla del Monte Garizim, dove i samaritani avevano costruito il tempio e dove essi adoravano Dio. Il Garizim era dunque il luogo scelto dai samaritani per rivolgere a Dio le loro preghiere, cioè luogo santo e di culto.

Il focus del brano è, quindi, l’adorazione, che Gesù subito si spinge a qualificare sotto una nuova luce, la luce della verità e dello spirito, perchè il padre cerca “adoratori in spirito e verità” .

Dunque il luogo dove Gesù parla della vera adorazione è la Samaria, ma tutto ciò non è spiegabile soltanto con la diatriba che separava i giudei dai samaritani, perchè il testo nasconde ben altro.

Se infatti ricorriamo alla chiave ghematrica -cosa ormai assodata per chi conosce il blog- ne emerge una nota assolutamente interessante che ci fa comprendere meglio il perchè Gesù “dovesse” passare dalla Samaria, la quale non è più solo luogo di passaggio, ma diviene profezia.

Il calcolo che vogliamo offrire è la somma dei valori ghematrici (procedimento per altro noto perchè, ad esempio, la somma dei valori di padre e madre in ebraico dà il valore ghematrico di bambino/figlio) delle due parole chiave del capitolo in esame, cioè “spirito” e “verità” (πνεῦμα e ἀλήθεια), somma che equivale a 640. La ghematria impone che il valore raggiunto sia riconducibile a qualche anno particolare della storia ebraica, impone quindi una collocazione storica, che in questo caso, trattandosi del Vangeli, non può che essere prima o dopo Cristo (a.C./d.C.). E’ così che quel 640 diviene 640 a.C. e si colloca nella cronologia di 1-2 Re; in particolare si colloca nel settimo anno di Osea, se adottiamo la cronologia dei re d’Israele proposta dal blog.

Non rimane da chiederci allora cosa accadde di particolare nel settimo anno di Osea, non rimane da chiedersi cioè se quell’anno segnò una data particolare nel calendario ebraico.

Da 2Re 18,9 sappiamo che il settimo anno di regno Osea (640 a.C.) Samaria fu assediata da Salmanassar, mentre, stando sempre alla cronologia di questo blog, nel 638 a.C. cadde, portando con sé la rovina del tempio costruito sul monte Garizim.

Ecco che allora le parole di Gesù

Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 

assumono una luce nuova, profetica e quella semplice descrizione di un itinerario diviene un “dovere” che Gesù assolve equiparando la fine di Samaria a quella che, rispetto all’orante, di lì a poco farà la stessa Gerusalemme, che infatti cadde nel 70 d.C. portando a sua volta con sé la rovina del tempio, rendendo così impossibile ad entrambe le capitali dei rispettivi regni l’adorazione, proprio perchè se ne era proclamata un’altra, basata sulla “verità” e lo “spirito”.

Ecco allora che la chiave, la luce ghematrica riesce a darci una lettura nuova, una lettura in profondità, dove al “dovere” di passare dalla Samaria si aggiunge la profezia e in cui un semplice itinerario dipana un messaggio profetico legando le sorti di due regni, di due culti, contrapposti e in lotta, è vero, ma accomunati da una stessa sorte.