Una Valle di Giosafat accademica

thomas-seddon-gerulasemme-e-la-valle-di-giosafatLa lettura ghematrica di Apocalisse a volte offre tessere fondamentali che illuminano i personaggi principali; altre volte, come in un mosaico, esse appartengono alla scena che li circonda.

E’ il caso di Ap. 1,5; 2,13; 3,14 e 11.13 e 17,6 in particolare di quel μάρτυς (martire, testimone) che compare nei versetti citati, il cui valore ghematrico è 847, cifra che, letta cronologicamente, cioé 847 a.C., segna un avvenimento di rilievo nella storia ebraica: l’anno di unzione a re di Giosafat, il cui regno è uno dei più importanti tra quelli descritti in 1-2 Re, perchè permise il ritorno alla tradizione della legge mosaica. Certo, tutto questo sempre secondo la cronologia dei regni di Giuda e Israele secondo il blog, altrimenti la lettura ghematrica si perde, ma a questo, credo, siamo abituati e forse convinti, perchè è solo l’originale cronologico biblico che riesce a dare ragione della ghematria come chiave di lettura, poichè solo esso propone quei fatti, quelle date in cui è possibile sovrapporre il dato ghematrico.

Μάρτυς significa “martire”, cioè testimone e questo spiega, a mio parere, perchè quella stessa cronologia rivelata dalla lettura ghematrica del sostantivo “testimoni” Gesù Cristo. Lo abbiamo visto sin dagli inizi che la “cronologia di Dio” altro non è che il percorso storico che illumina il Cristo, inserendoLo nella Storia.

In questo senso, allora, μάρτυς (martire) indica la vera testimonianza, cioè quella “fedele e verace” (Ap. 3,14) separata da tutte le altre che, alla luce degli studi attuali, hanno infatti non nella Bibbia i loro cardini, ma nella storia, meglio, negli studi storici. Questo non significa che questi ultimi non siano importanti, ma solo che non è possibile partendo da presupposti (pre-giudizi) storici giungere a conclusioni bibliche.

Del resto questo è sotto gli occhi di tutti, poichè al momento è semplicemente impossibile parlare di cronologia biblica, quando essa, abbandonati i presupposti (pre-giudizi) storici si dipana con esattezza invidiabile almeno fino all’esodo partendo dal 70 d.C.

Dicevamo che l’847 a.C. segna l’anno di unzione di Giosafat a re di Giuda e qualcosa si cela anche nel significato del suo nome, che è “Dio è giudice”. Penso allora che sarà Lui a dirimere le controversie (falsità) che lo riguardano, in particolare quelle che circondano il nome di Suo figlio, ponendo fine, come Giosafat, a letture profondamente sbagliate che alla prova dei fatti, nonostante le intenzioni, non si rivelano nè storiche, nè bibliche.

In questo senso, allora, ci auspichiamo un secondo regno di Giosafat, in cui i “martiri” sappiano ristabilire la verità, favorendo un ritorno alla Tradizione intesa come verità storica e biblica. Ci auspichiamo, cioè, una  “Valle di Giosafat” accademica.

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