Michele, la bestia e la messe contesa in un contesto di relazioni pericolose

granoLe leggi basilari della ghematria sono in fondo due e dipendono entrambe dal  dal valore delle singole lettere poi sommato. La prima è che valori uguali sono legati da qualche relazione; la seconda è che quei valori riconducano a una precisa realtà, che magari è un calendario. In questo senso allora divengono interessanti gli esempi che proporrò a seguire. Veniamo subito al dunque.

Al di là del protagonista assoluto di Apocalisse che è Gesù, all’interno dell’opera si muovono personaggi autorevoli che, dipendentemente dall’episodio o capitolo, divengono essi stessi protagonisti. E’ il caso di Μιχαήλ (Michele, Ap. 12,7) e di θηρίον θάλασσα (bestia [che sale dal] mare, Ap. 13,1) circa i quali Apocalisse descrive una relazione, poichè sia l’uno che l’altro presentano lo stesso valore ghematrico, cioè 689.

Che essi siano in relazione, come appunto vuole  la regola sopra descritta, risulta chiaro anche dal testo, oltre che dal numero. Infatti, se di Michele si può scrivere che il significato del nome è “chi è come Dio”, altrettanto si può dire della bestia, che si fregia, in fondo, dello stesso titolo, perchè di essa gli adoratori del drago dicono “chi è come la bestia” (Ap 13,4).

Questo li mette sullo stesso piano a contendersi un primato che o appartiene a Dio per mezzo di Michele; o appartiene alla bestia. Questa relazione di conflitto emerge anche se consideriamo la seconda regola, cioè il riferirsi del valore ghematrico a un calendario.

Infatti se consideriamo, come abbiamo sempre fatto ogni volta che abbiamo affrontato Apocalisse nella sua chiave ghematrica, quel 689 il 689 a.C.  quell’anno segna il brevissimo regno di un mese di Sallum ed anche, volendo, l’inizio del regno del suo diretto successore sul trono d’Israele.

Ma tale collocazione storica, cioè in un calendario, è possibile solo se adottiamo i regni di Giuda e Israele secondo la cronologia descritta da questo blog e riassunta nella tabella, perchè nessuna delle cronologie più note di 1-2 Re presenta un regno -intendo il suo inizio o la sua fine- in quell’anno.

Come credo sia chiaro, applicare le regole della ghematria a due assoluti personaggi di Apocalisse, cioè Michele e la bestia, conduce ad aspetti che, sebbene interessanti, sono ancora inesplorati per dare un volto e un ruolo ai personaggi che non siano meramente simbolici.

Passiamo adesso, cambiando scenario, ad occuparci della seconda relazione e riferendoci ai Vangeli che ci parlano, in un versetto famosissimo e molto importante, del grano e della zizzania (Mt. 13,25, ad esempio), i quali danno luogo a due messi: la prima di Dio; la seconda di satana.

Parrà strano al lettore il gioco di parole e di significati che s’instaura, perchè paradossalmente c’è una inversione di significato. Infatti la lettura ghematrica di σῖτος (grano) sembra apparentemente smentire tutto quanto sinora abbiamo scritto sul significato del 586 a.C., cioè che è un cardine di una cronologia falsa, non a caso storica e dunque non biblica.

La somma delle lettere che compongono σῖτος è 586, per cui se riconduciamo la cifra a un calendario è certamente quello che annovera il 586 a.C. come data, storica, dell’esilio, quando però la Bibbia indica con certezza il 505 a.C. Sembra dunque che quella messe divina, il buon grano cioè, appartenga alla cronologia secolare, storica, ma non bisogna dimenticare la prima regola ghematrica che vuole valori uguali in relazione.

E’ così che è possibile comprendere pienamente quel σῖτος, perchè 586 è anche il valore ghematrico di ὄφις (serpente), trasformando quindi il significato del simbolo, cioè di quel grano che deve essere separato dalla zizzania, rendendo possibile parlare di messe satanica.

Questa interpretazione è possibile per tre ragioni:

  1. La differenza tra il biblico 505 a.C. e lo storico 586 a.C. è 81 quando 81 è il valore ghematrico di Κάϊν (Caino). Ciò non solo approfondisce i significati ghematrici in esame, ma rende possibile interpretare il punto successivo
  2. la cronologia che si regge sul 586 a.C. è assolutamente storica e si contrappone a quella biblica che calcola sulla base del 505 a.C. Tutto quanta la sezione cronologica di questo blog testimonia questo, testimonia cioè che solo adottando il 505 a.C. è possibile ricostruire l’originale cronologico biblico secondo gli indispensabili criteri di armonia, linearità e coerenza cronologica. Non è un caso infatti che il 586 a.C. come data dell’esilio, crei enormi contraddizioni all’interno della Bibbia, anzi, rende letteralmente impossibile parlare di cronologia biblica, tanto che si può dire che quel 586 a.C. uccide la cronologia biblica e con essa tutti protagonisti (dai profeti a Gesù Cristo stesso) che in quella cronologia s’inseriscono. Ecco allora perchè la differenza tra il 505 a.C. e il 586 a.C. è proprio 81, cioè il valore ghematrico di Κάϊν (Caino)
  3. Essendoci già occupati dell'”immagine della bestia“, cioè di εἰκών (immagine, Ap.13,15) sappiamo che il valore ghematrico di εἰκών è 885 il quale, per la regola che lo vuole inserito in un calendario, diviene 885 a.C. che segna la fine del regno di Zimri e l’inizio del regno di Omri. Questa data accomuna le cronologie più usate (cfr. BJ e CEI 2008) , le quali però non tengono conto che tra Zimri e Omri passarono 4 anni, tant’è che Zimri regnò dal XXVII° di Asa, mentre Omri, suo successore, dal XXXI°. Qui non si tratta di fare le pulci, ma di sottolineare come, sebbene i sincronismi all’interno di 1-2 Re siano indispensabili ai fini dell’attendibilità, nessuno ha tenuto conto di quei 4 anni che da soli possono far saltare tutto il quadro sincronico dei due libri e partorendo quindi cronologie inaffidabili o, almeno, non rispettose del testo del quale sono solo, appunto, un’immagine, sebbene famosa

Concludo dicendo che gli esperti di simboli e gli esperti di ghematria – ma forse semplicemente coloro che hanno una sensibilità verso i numeri presenti nella Bibbia- sappiano trarre conclusioni più profonde, perchè noi ci siamo limitati a mostrare quelle che a tutti gli effetti sono relazioni “pericolose”, rese ancor più inquietanti dai fatti accaduti a Gerusalemme nel 35 a.C. – cioè la crocefissione- quando la ghematria di ירושלם (Gerusalemme) in ebraico è identica a quella di ὄφις (serpente) e σῖτος (grano), cioè 586.

 

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