Il silenzio è il grande rivelatore (Lao Tse)

silenzioDella ricostruzione delle mura di Gerusalemme ce ne siamo occupati qui, per cui adesso faremo solo una sintesi necessaria a introdurre il nuovo post dedicato a un personaggio che si vorrebbe leggendario, ma la cui storicità è attestata pure da Neemia che ne conosceva le profezie, come dimostreremo.

Abbiamo visto che Neemia 6,15 non deve intendersi letteralmente, cioè 52 giorni, come purtroppo fanno tutti, ma applicando la regola di un anno per un giorno come suggerisce Ez. 4. Solo così si ottiene il sincrono con Dn 9,25 che si occupa della tempistica della ricostruzione di quelle stesse mura. In particolare abbiamo visto che ciò è possibile grazie al silenzio circa le intenzioni dello stesso Neemia riguardo allo scopo del suo ritorno a Gerusalemme: la ricostruzione della cinta muraria (Ne 2,12)

Quel silenzio, lo scrive espressamente Neemia (cfr 2,11) durò tre giorni che per quella stessa regola di un giorno per un anno significano tre anni, i quali vanno tolti ai 52 per ottenere il tempo necessario alla realizzazione del suo progetto, cioè 49 anni. Nel post sopra linkato abbiamo fatta notare la sincronicità tra Neemia e Daniele, il quale in 9,25 scrive espressamente che le mura saranno ricostruite nell’arco di 7 settimane, cioè 49 anni. La sincronicità tra Neemia e Daniele sta appunto nel fatto che entrambi scrivono che la ricostruzione delle mura avvenne in 49 anni.

Qui dovremmo aprire a considerazioni su come mai si è sempre scorto gli anni in Daniele, ma non in Neemia, del quale si è sempre data una lettura letterale dei 52 giorni, quando, essendo l’oggetto il medesimo (le mura di Gerusalemme), sarebbe stato ovvio applicare la stessa regola.

I dubbi che sorgono sono molti, ma uno su tutti è importante: non li si è voluti scorgere perchè si creerebbe una voragine nella cronologia conosciuta. Infatti che ne è dell’editto di Ciro del 538 a.C. se le mura, considerando il 445 a.C. come XX° di Artaserse, furono terminate nel 396 a.C.? Che ne è di una dedicazione del secondo tempio nel 515 a.C.che non lo vede protetto per 119 anni?  Come spiegare il vuoto cronologico che si crea? Questo legittima a pensare che si era certamente notata la tempistica identica tra Neemia e Daniele, ma si è preferito soprassedere, perchè troppi erano gli interrogativi che avrebbe fatto sorgere circa la cronologia sinora conosciuta che spiegava quel periodo storico.

E’ così che allora si è creduto di giustificare quei 52 giorni letterali col miracolistico; o si è cercato di camuffare il tutto con traduzioni fuorvianti; o si è immaginato l’antesignano di Stachanov nel popolo ebraico, il quale “lavorando giorno e notte” (sic!) è riuscito a ricostruire in 52 giorni una cinta muraria che aveva subito 2 anni di feroce assedio e 141 di abbandono. Tutte cose, mi pare, che fanno sorridere.

Va da sè poi che proprio le mura avrebbero messo in crisi la cronologia babilonese, perchè se l’editto di Ciro è del 538 a.C., la presa di Gerusalemme è di Nabucodonosor nel 586 a.C., ampliando così la voragine cronologica su accennata. Insomma un domino che avrebbe fatto cadere molte tessere della cronologia conosciuta.

Se già di per sè tutto questo ha la sua importanza, ci sono però altre considerazioni che prendono le mosse dalla tempistica della ricostruzione delle mura di Gerusalemme: la sincronicità di Daniele e Neemia, la quale non è solo nella messa in opera del progetto legato alla ricostruzione, ma ancor di più lo è proprio nel silenzio di Neemia, quel silenzio che abbiamo visto essere durato 3 giorni, esattamente 3 giorni. Il silenzio di Neemia è il più classico dei silenzi assordanti, perchè da solo dirime una questione di fondamentale importanza, togliendo dall’inferno della leggenda un profeta: Daniele.

Infatti quei 3 giorni in cui Neemia tace, non sono sinonimo di riservatezza, ma significano la volontà di Neemia di sincronizzarsi con Daniele e con le sue profezie, in particolare quella delle 70 settimane, la quale , assieme al suo autore, era conosciuta da Neemia e dunque essa è ben lungi dall’essere una elaborazione maccabica, a meno che il libro di Neemia non sia anch’esso frutto di quel periodo.

La presenza della profezia delle 70 settimane in un libro storico della Bibbia (il Libro di Neemia) rende storica anche la profezia che esso contiene, seppure mascherata, cioè introdotta da un silenzio il quale abbiamo visto che deve essere interpretato  come il modo con cui Neemia si è sincronizza con Daniele. E’ l’estrema precisione dei termini (3 anni/giorni di silenzio) che fa sì che dei 52 considerati da Neemia, solo 49 furono necessari ai lavori per la ricostruzione delle mura, come espressamente scrive Daniele quando ci parla delle prime 7 settimane di anni profetiche rendendo coincidente la tempistica della ricostruzione delle mura dei due autori.

Tutto questo fa sì che Daniele fosse conosciuto nel IV-II secolo avanti Cristo, periodo a cui si fa risalire la stesura del Libro di Neemia,  ed è ben lungi da essere un’invenzione maccabica come oramai universalmente lo si dipinge. Ma se non bastasse la parola di Neemia, cioè quella di un libro storico della Bibbia, invito tutti a leggere le interpretazioni che coloro i quali collocano l’avverarsi della profezia in questione nei Maccabei danno. Sono state partorite interpretazioni senza capo nè coda (vedi nota a Dn 9,25  CEI 2008), le quali non solo fanno a pezzi la lettera, ma presentano calcoli che se impugnati seriamente vanno ben oltre l’assurdo, introducendosi, a mio parere, o nell’incapacità o nella malafede.

Tutto ciò ciò prova che se si toglie Daniele dal suo contesto storico (esilio e sua fine) impazziscono tutti i termini della sua affascinante questione, partorendo illegittime speculazioni che fanno solo sorridere, rendendo comicamente leggendari proprio i loro artefici, non Daniele.

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