Apocalisse 12,15: serpente, non drago. Un particolare che fa la differenza

Sul finire di Apocalisse leggiamo l’ammonimento a non togliere nessuna parola dal libro profetico (Ap. 22,19). Giovanni è chiaro: avverte il lettore che ogni parola lì contenuta è importante. Questo ci autorizza a pensare che sia importante anche per lui, che scrive, per cui ogni parola che egli utilizza ha uno scopo, una funzione e un preciso significato. Se non fosse così che senso avrebbe l’ammonimento? Lui per primo è tenuto a mantenersi fedele al messaggio, alla rivelazione.

In questo senso, allora, dobbiamo prestare la massima attenzione a ciò che in Apocalisse leggiamo, certi che un sostantivo o un verbo, forse anche gli avverbi, non sono frutto del caso, della scelta, ma si muovono in un contesto ispirato che li rende insostituibili.

Ecco allora introdotto lo strano caso del capitolo 12 di Apocalisse che citeremo subito secondo la versione di CEI 2008

1 Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. 2Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.7Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, 8ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. 9E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. 10Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:

“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
11Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita
fino a morire.
12Esultate, dunque, o cieli
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è disceso sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

13Quando il drago si vide precipitato sulla terra, si mise a perseguitare la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, perché volasse nel deserto verso il proprio rifugio, dove viene nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente. 15Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. 16Ma la terra venne in soccorso alla donna: aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
17Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
18E si appostò sulla spiaggia del mare.

Vi prego di leggere attentamente la citazione, perchè anche a me, nonostante le innumerevoli letture, era sfuggito un particolare importantissimo che si cela proprio in un gioco di parole che riassumeremo.

Al versetto 9 Giovanni elenca i nomi con cui Satana è conosciuto. Essi sono: “grande drago”, “serpente antico”, “diavolo” e “Satana”. Se noi non consideriamo la “voce dal cielo”, il resto del capitolo descrive la vicenda che costituisce la trama del capitolo stesso. Ecco, se l’avete in mente vi renderete conto che il protagonista è il drago, perchè dei quattro sinonimi Giovanni usa (tranne una sola volta) sempre quel termine. L’unica volta che ricorre a un altro termine è alla fine del versetto 12,14 a cui segue il versetto 15 in cui invece scrive serpente. E infatti leggiamo che la Donna fugge lontana dal serpente, il quale subito vomita un fiume d’acqua con cui intende farla annegare..

Giovanni non avrebbe potuto di nuovo scrivere drago? Perchè in questo caso ricorre a serpente? Si potrebbe, sulle prime, pensare che l’uno vale l’altro, ma lo abbiamo scritto all’inizio del post che in Apocalisse le parole sono importanti e mai casuali, tant’è che l’evangelista stesso mette in guardia dal modificarle. Allora una spiegazione deve esserci e noi dobbiamo trovarla.

Sgombriamo subito il campo dai possibili dubbi citando il testo greco di Ap. 12,15, dove leggiamo bello chiaro

καὶ ἔβαλεν ὁ ὄφις ἐκ τοῦ στόματος αὐτοῦ ὀπίσω τῆς γυναικὸς ὕδωρ ὡς ποταμόν, ἵνα αὐτὴν ποταμοφόρητον ποιήσῃ.

per cui è proprio il serpente la bestia in questione. Adesso non rimane che affidarci alla lettura ghematrica di ὄφις (serpente) onde evitare facili soluzioni.

Il valore ghematrico di ὄφις è 586 (lo stesso valore lo troviamo in Gerusalemme scritto in ebraico) che noi, per le ragioni che illustrerò in seguito, leggeremo come 586 a.C., data dell’esilio babilonese che tutti, tranne questo blog e la WT (qui bisognerebbe fare un discorso a parte, ma non è il caso), giudicano data assoluta. Essa però è una data storica, non biblica perchè abbiamo innumerevoli volte scritto (fra i vari post leggi questo) che la cronologia biblica non conosce quella data, ma bensì il 505 a.C.

In particolare abbiamo sempre scritto che quel 586 a.C. scoordina totalmente l’asse cronologico biblico, tanto che abbiamo sempre gridato al grande falso, forti anche degli studi di R. Newton, il quale ha denunciato la cronologia tolemaica come la “più grande truffa della storia della scienza”.

Se già di per sè la faccenda diviene interessante, lo è ancor di più se consideriamo l’azione che vede coinvolto il serpente, cioè quella di vomitare un fiume d’acqua dalla sua bocca. In apocalisse quel fiume compare come ποταμός (fiume) il cui valore ghematrico è 567, che noi di nuovo interpreteremo come 567 a.C., cioè l’anno esatto descritto dal VAT 4956 in cui è descritta l’eclissi avvenuta nel 37° anno di regno di Nabucodonosor, la quale uniforma proprio la datazione storica dell’esilio. In altre parole ciò significa che è proprio grazie al 37° anno di regno di Nabucodonosor che è possibile stabilire la data assoluta del 586 a.C., che non a caso è definita tale, derivando da un’osservazione astronomica.

Cominciate a scorgere il motivo per cui Giovanni ha usato ὄφις invece che δράκων (drago)? Non è un caso, non ha scelto a discrezione, ma ha volutamente usato ὄφις perchè ὄφις doveva essere, affinchè il “giochetto” funzionasse, cioè che fosse chiaro che quella datazione è assolutamente falsa, tant’è che “esce” dalla bocca del “serpente antico”. Non a caso la Bibbia ha tutta un’altra datazione per l’esilio.

Ma c’è di più, sebbene quello appena scritto sia già abbastanza. Se indaghiamo a fondo ci rendiamo conto che i protagonisti del capitolo sono: la Donna, il serpente e il figlio (lasciamo per un attimo da parte Michele). Il figlio maschio nel testo greco di Apocalisse compare come υἱός, il cui valore ghematrico è di 486, cioè quel 486 a.C. che, conti alla mano (523 a.C [primo anno di regno di Nabucodonosr secondo la nostra cronologia] – 37 [37° anno di regno di Nabucodonosor] = 486 a.C. ) è l’esatta datazione biblica dell’eclissi descritta dal VAT 4956.

Come vedete, dietro a un semplice scambio di nomi si cela quello stesso intrigo che Newton ha cercato di denunciare; quello stesso intrigo che rende la cronologia biblica caotica e contraddittoria e costretta a strisciare ai piedi del secolo. E qualora vi chiedeste per quel motivo la datazione dell’esilio sia così importante, vi risponderei dicendo che la data dell’esilio costituisce la porta vetero testamentaria dove s’inserisce la “chiave di Davide“, perchè Matteo è chiaro quando scrive che 14 generazioni passano da “Gesù a Babilonia”, cioè che 14 genrazioni di 35 anni uniscono i punti cronologici menzionati (Gesù e Babilonia). 14 generazioni di 35 anni costituiscono un periodo di 490 anni, quando 490 è la ghemarria della locuzione greca di κλείς Δαυίδ (chiave di Davide).

L’esilio, dunque, costituisce la “porta”, cambiata la quale la “chiave di Davide” e il suo possesso sono inutili e il Cristo non ha accesso alle Scritture vetero testamentarie, rimanendo privo delle Sue origini e della Sua storia.

Qualche considerazione credo si debba fare anche per l’interpretazione cronologica del dato ghematrico. Non è una mia scelta, ma è dovuta al fatto che l’incarnazione è Dio che si è fatto uomo, si è fatto storia, la quale ha come solida base la cronologia. Senza la cronologia non c’è storia; senza di essa  non c’è neppure profezia. Dunque è la cronologia l’essenza della storia, anche quella di Gesù Cristo, di cui traccia la via razionale alla Sua conoscenza.

Non a caso si è cercato, come dimostra questo post, di confondere quella via, onde creare un labirinto inestricabile dove spesso la ricerca si è persa, senza mai rendersi conto che quel caos era scientifico. La cronologia emerge dalla lettura ghematrica per ristabilire l’ordine, per ristabilire la via razionale alla conoscenza di Dio, senza la quale ci affatichiamo invano nell’attesa della grande impostura, quando essa è già in atto ed è la negazione di ogni via razionale che conduca a Dio.

Concludo dicendo che è vero: ogni parola in Apocalisse è importante e se tale importanza ci è sfuggita per cento volte, può capitare di comprenderla appieno alla centounesima. Serpente, non drago…e bravo Giovanni!

 

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