AT (Altri Tempi): un’accesissima lite condominiale

sfrattoNon è raro incontrare momenti conviviali nelle Scritture, ma è assai raro trovare delle liti condominiali. Di queste ultime, mi pare di poter dire, che non si hanno notizie, stando appunto alla Bibbia e ai suoi commentatori. Eppure una ce n’è. Tutto nasce da una chiave (magari bella grossa) e una porta sostituita nottetempo.

Come coloro che seguono il blog sanno (dato il carattere ironico del post non ricorrerò a lunghe spiegazioni, ma ricorrerò a qualche link agli argomenti) la chiave di Davide è l’unica capace di collegare cronologicamente il Nuovo all’Antico Testamento e non c’è nessun altra modo o nessun’altra chiave.

Infatti sono i 490 anni delle 14 generazioni matteane che collegano “Cristo a Babilonia” (Mt 1,17) e di lì a tutta la cronologia vetero testamentaria. C’è anche da dire per chiarezza che la ghematria di “chiave di Davide” è proprio 490, come gli anni delle 14 generazioni matteane citate. Questo rende fuor di dubbio che esse siano veramente la chiave di casa.Ma c’è un problema.

La porta in cui è collocata la serratura è, come credo sia noto ai lettori, il 505 a.C. come anno dell’esilio babilonese, tant’è che Matteo è proprio lì che salda cronologicamente il Nuovo all’Antico Testamento quando scrive da “Cristo a Babilonia”.

Fra amici diremmo: “Detta così sembra facile”, ma non lo è perchè c’imbattiamo in un esilio babilonese che tutti conoscono essere avvenuto nel 586 a.C. e dunque siamo di fronte a un’altra porta. Dal momento che le chiavi son quelle, chiunque si chiederebbe chi possa aver cambiato la porta, quando è stato certamente il vecchio inquilino che non vuole essere sfrattato, mi pare ovvio.

Tra l’altro, il moroso, ha avuta anche l’accortezza di scrivere bello chiaro sul citofono che lì ci abita lui, perchè la ghematria di οφις (serpente) è proprio 586, come il 586 a.C. abbiamo detto essere l’anno storicamente riconosciuto come quello dell’esilio. Ma c’è di più: ha scritto pure il cognome, tant’è che 586 è anche la ghematria di Gerusalemme in ebraico.

Ora, credo che tutti sappiano che tra i due, cioè tra il legittimo proprietario e l’inquilino moroso, non sia mai corso buon sangue (l’affitto si paga! Lc. 20.10-16), ma non tutti  (forse nessuno) erano al corrente di questa evidente infrazione, del fatto cioè che pur di non essere sfrattato il demonio moroso ha cambiato l’uscio di casa lasciando il legittimo proprietario all’adiaccio. E forse per questo leggiamo che Cristo, pur avendo le chiavi (Ap.3,7), sta alla porta e bussa (Ap. 3,20).

Chissà, forse un giorno ne sapremo di più di quella che si preannuncia come una complessa lite condominiale che richiederà certamente l’intervento dell’Amministratore. Di certo farebbe scalpore leggere nelle Cronache che pure la Scrittura ha i suoi grattacapi condominiali.

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