La stele di Mesha tra censura e Apocalisse

spadaUno dei più importanti reperti che ci ha consegnato l’antichità del Vicino Oriente Antico è la Stele di Mesha. In essa non solo si ha notizia di una rivolta di cui parla la Bibbia (in particolare ne parla 2Re 3), ma compare pure  il nome di Davide (l’altra ed ultima testimonianza è nella stele di Tel Dan).

Entrambe le iscrizioni testimoniano a favore della storicità della Bibbia, sebbene in maniera controversa. Infatti la rivolta di Mesha secondo la stele avvenne durante il regno di Acab, figlio di Omri, re d’Israele; mentre secondo la Bibbia avvenne sotto Joram, sempre re d’Israele, tanto che gli studiosi parlano d’inconsistenza, cioè del fatto che i due racconti non coincid ano. Per Davide, invece, bisogna immaginare una lettera distrutta.Inutile adesso parlare dei tentativi o delle ipotesi avanzate per spiegare ciò. A noi interessa mettere in evidenza un fatto curioso che caratterizza la stele e che potrebbe risolvere molte cose, perchè più una ricerca è aperta, più sono le soluzioni.

Dovete sapere che la stele fu fatta in mille pezzi per questioni di prezzo e poi riassemblata come possibile, ma colui che la scoprì ebbe la buona idea di fare un calco e dunque, volendo, esiste ancora un originale integro. Ed è proprio quello che rende interessante la questione, perchè non è mai stato pubblicato (wiki)  sebbene esso potrebbe dirimere molte questioni ed anche, magari, aprirne altre.

Ma non solo, sono pochissimi (se ho ben capito solo due studiosi), che hanno analizzato il calco, tanto che tutti gli studi che si sono succeduti hanno potuto solo attingere da loro (vedi nota 16), i quali neppure hanno pubblicato studi esaustivi, ma concentrati talvolta solo su una riga della stele (Lemaire). A quanto sopra si aggiunge che altri studiosi hanno parlato di falso circa la stele e questo aggiunge mistero al mistero.

Insomma chi si volesse avvicinare per motivi di studio alla Stele di Mesha troverebbe più di un ostacolo. Come mai? La domanda sorge spontanea, perchè è logico chiedersi cosa impedisca la pubblicazione di una buona foto del calco per verificare l’originale e sincerarsi del suo contenuto. Sarebbe molto importante perchè la stele di Mesha da sola potrebbe restituire ciò che quasi tutti negano: la storicità di due libri biblici, cioè 1-2 Re sia se consideriamo la rivolta di Mesha, sia la presenza della casa di Davide attestata da una fonte extra-biblica.

Poi ci sono le domande e i dubbi che questo blog da sempre solleva, cioè che come hanno falsato la Bibbia, potrebbero anche aver “inventata” la stele (c’è già chi lo affermato, vedi nota 30) o falsato la sua traduzione visto il riserbo che circonda il tutto. Che ne è, ad esempio della succitata inconsistenza dei racconti? E’ proprio vero? E’ così che c’è scritto? I pochissimi e immagino fedelissimi al mainstream che l’hanno esaminata ce l’hanno raccontata giusta? Oh quanti interrogativi fa sorgere la censura! Tra l’altro le terre francesi sono avvezze a questo modo di fare.

Infatti si coronano di un altro esempio (scandalo) illustre: Jean Carmignac, biblista e sacerdote cattolico i cui studi non sono consultabili (censurati), sebbene abbiano provato la datazione alta o altissima dei Vangeli, hanno provato cioè che è ben lungi dall’essere vero quel che si dice di essi, cioè tradizioni orali messe per iscritto da qualche comunità in un tempo successivo alla predicazione (in ogni caso un tempo tale da rendere, ad esempio, tutte le profezie contenute nel Vangelo post eventum), quando la datazione alta o altissima testimonia a favore di una contemporaneità tra l’orante (Gesù) e lo scrivente (apostoli o chi per loro).

Se pensaste che io voglia risolvere il mistero, vi sbagliereste di grosso, perchè ne voglio aggiungere un altro: la lettura ghematrica di μάχαιρα μεγάλη (la grande spada di Ap. 6,4) che dà un valore di 840, quando l’840 a.C. è l’anno a cui si fa risalire la stele. Come si vede sin da subito la ghematria non ha portato ala luce un anno qualsiasi, ma l’anno che data più di un mistero e certamente un comportamento (la censura) ben lungi dall’essere la luce del sole.

Che poi ci siano anche delle relazioni tra la Stele di Mesha e la sua storia, nonché misteri, e la grande spada è provato dal simbolo di quest’ultima: la giustizia di Dio che non è mai fuori luogo laddove si censura la Bibbia e le fonti che ne attestano la storicità e ci si affida a pochi e fedelissimi “interlocutori”, tanto che verosimilmente si può immaginare che chi impugnasse la Stele di Mesha (in particolare il suo calco) potrebbe forse in realtà trovarsi in mano una grande spada, simbolo della giustizia divina e della verità, anche storica.

 

 

 

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