Mammona e il demone del tempio

mammonaC’è un demone che si aggira nei Vangeli e il suo nome è Mammona. Altrettanto non si può dire del suo volto, rimasto ancora sconosciuto, se non ci accontentiamo della lunghissima serie dei tentativi che hanno cercato di darglielo.

Partiamo subito col dire che “Mammona” è sparito da CEI 2008 che si accontenta di un generico “ricchezza”, come se in questo caso la precisione di un nome proprio fosse di troppo.

Mammona è la ricchezza, ma questo ci obbliga a chiederci chi detiene quella ricchezza; Mammona è l’avidità, ma anche questo ci obbliga a chiederci chi siano gli avidi, i quali avranno pur sempre un nome e cognome.

Ecco, noi cercheremo di venire a capo dell’anonimato che circonda questo demone e dargli un volto, certi che, se citato da Gesù, ce l’abbia. E infatti ce l’ha.

Principalmente Mammona ricorre in Mt. 6,24 e Lc. 16,13 dove leggiamo, citando Matteo

Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.

Come nostro solito ricorriamo alla ghematria per risolvere l’enigma, la quale ci consegna un valore di 938 per μαμωνᾶς (Mammona) che noi, di nuovo come nostro solito, trasformeremo in 938 a.C.

Il 938 a.C. è l’anno in cui, secondo la cronologia di Dio, si conclusero i lavori al tempio (vedi tabella) e questo potrebbe alimentare qualche dubbio visto che la tabella dei valori ghematrici  mostra che i sostantivi e i verbi dal significato negativo si concentrano in stragrande maggioranza sulla colonna che riassume le date storiche, cioè secolari; mentre quelli positivi cadono in quella che riassume le date della cronologia di Dio. Ma non è così, perchè si deve contestualizzare.

Abbiamo detto che siamo alla ricerca del volto di Mammona, ma un volto che deve essere familiare alle Scritture, dal momento che è Gesù a citarlo. Ovvio che esso riconduca alle Scritture, in questo caso riconduca al tempio salomonico.

Contestualizzare non significa fermarsi solo a questo, ma significa anche estendere lo sguardo anche ai versetti che fungono da corollario, quali ad esempio Mt 16,16-19 dove leggiamo

Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non importa; ma se giura per l’oro del tempio, resta obbligato.  Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che santifica l’oro?  E se uno, voi dite, giura per l’altare, non importa; ma se giura per l’offerta che c’è sopra, resta obbligato. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che santifica l’offerta?

Da questo versetto appare subito chiaro che il tempio non è più la casa di Dio, ma di Mammona che fa fede agli impegni al posto di Jahvè.

Oppure vogliamo citare il versetto seguente a Lc. 16,13, dove Gesù cita Mammona, come introduzione all’invettiva contro i Farisei “amanti del denaro” (Lc. 16,14)?

Dalle due citazioni s’intuisce un cotesto in cui il protagonista è Mammona, colui cioè che ha corrotto il tempio e i suoi frequentatori: i Farisei, dottori della Legge. Ma è quello stesso tempio che decreterà la morte di Gesù, come è lo stesso tempio a cui si contrappone Gesù nuovo tempio (cfr. Gv2,20).

Dunque è il tempio il volto del male, il volto di Mammona e non è un caso che la ghematria lo riveli in tutta la sua tragica semplicità. In un contesto di ricchezza, Mammona non è mai un’identità generica, come in un contesto evangelico un demone non è mai citato se non per riassumerne la natura e caratterizzarne il volto (vedi Belzebù)

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