L’anno giubilare che segna l’avvento del Messia

talmudUno spunto di riflessione -ma anche una valida conferma- è costituito da un passo del Talmud circa le caratteristiche dell’anno che segna l’avvento del Messia. Citeremo il Talmud in seguito, adesso è importante fare alcune premesse.

Individuare un anno sabbatico non è difficile, il difficile è ricostruire la ritmica sabbatica e quella giubilare. Con questo intendo dire che gli anni sabbatici e giubilari cadevano rispettivamente, ogni sette e cinquanta anni, per cui appare ovvio che essi s’innestino in profondità nel tessuto storico. Per questo credo che a poco valga individuarne uno, perchè è nella loro complessità che emerge tutta la loro importanza, scandendo festività religiose e civili.

La cronologia di Dio (intendo tutto il materiale di questo blog, poichè il link è ormai una sintesi superata) ha in questo senso prima proposto il quadro cronologico, poi sovrapposto ad esso quello sabbatico e giubilare, mettendo quindi in risalto tutti i punti in cui la cronologia si salda al calendario sabbatico e giubilare (ad esempio il 418 a.C., sesto di Dario II e anno giubilare in cui si dedica il secondo tempio)

In particolare ciò è stato possibile dall’analisi di Lc. 4,18-19 in cui si narra la lettura di Isaia 61 nella sinagoga di Nazareth, lettura certamente calendarizzata, tanto che gli stessi Ebrei ci dicono che essa avveniva allo scadere dell’anno sabbatico che precedeva quello giubilare. Inoltre abbiamo messo in evidenza che quel passo isaiano segna l’ingresso di Gesù nella vita pubblica, aprendo ai tre anni di ministero. Tutto ciò, quindi, segna al contempo la presenza di un anno sabbatico agli inizi della vita di pubblica di Gesù.

La cronologia di Dio da sempre data quell’anno nel 32 d.C. (vedi tabella), per cui non rimane che calcolare se tale anno fu sabbatico, perchè

 il Talmud, in Sanhedrin 97/a, afferma che la venuta del Messia potrà avvenire alla fine del settennio precedente un anno giubilare

Dovremo aprire una piccola parentesi per dire che la citazione mi pare non escluda l’ipotesi  che si poteva verificare ogni 350 anni, cioè che l’anno sabbatico coincidesse con quello giubilare (vedi qui).

Fortunatamente la fonte (ebraica) da cui abbiamo tratta la citazione assume come anno di riferimento il 163/164 a.C., cioè quello stesso anno che questo blog, sulla scorta di A. Soggin, considera sabbatico.

Ecco allora che dopo un rapido calcolo – [(164 + 32) : 7 ]= 28 multiplo di sette- emerge chiaramente la natura sabbatica del 32 d.C. che segna l’ingresso del Messia nella vita pubblica.

A onor del vero, l’autore dell’articolo che abbiamo consultato e da cui abbiamo tratta l’informazione circa le caratteristiche dell’anno “messianico”, afferma che quell’anno dovrebbe essere giubilare, ma ciò non ci crea nessun problema, perchè già abbiamo premesso che quello fu un anno speciale in cui sabbatico e giubilare coincidevano.

Tutto quanto sopra ci serve non solo a dimostrare come questo blog soddisfi anche ciò che richiedono letture talmudiche particolari, ma anche – e forse più- a porre seri dubbi sulla questione messianica che l’esegesi attuale vorrebbe, troppo facilmente, esaurire nei Maccabei, quando mi pare che una valida alternativa riposi nella cronologia neo-testamentaria, che ha come protagonista Gesù, come del resto indica la corretta interpretazione della profezia delle settanta settimane di Daniele, in cui l’unto ucciso non è (sfido chiunque a far tornare i conti) Onia III ma Cristo.

La soluzione maccabica, certamente comoda, non è l’unica anche alla luce del Talmud, rimane solo da capire se altre strade siano ben accette al politically correct.

 

586 a.C., l’esilio di Caino

Cain Fleeing AbelWilliam Blake, 1826
Cain Fleeing Abel William Blake, 1826

Da sempre questo blog denuncia il corso forzoso imposto dalla cronologia storica alla Bibbia. Non ha caso abbiamo riassunto tutto il materiale qui presente come “cronologia di Dio“, perchè un conto è la cronologia biblica, un conto quella storica.

In particolare abbiamo sempre scritto che nella storia, sulla falsa riga di Newton, regna un grande inganno, una truffa che mira a togliere dalla scena il Cristo. Ma chi sono gli artefici di questa mistificazione?

La ghematria in questo senso ci è sempre stata d’aiuto facendo luce sui punti fondamentali dell’inganno storico il quale, per altro, è stato denunciato pure dalla scienza moderna che con Newton ha parlato della “truffa di maggior successo di tutta la storia della scienza” a proposito della cronologia tolemaica, madre della cronologia attuale.

Infatti se i cardini di quella cronologia del Vicino Oriente, che comprende le vicende esiliche d’Israele, sono il 586 a.C. (caduta di Gerusalemme e deportazione): il 559 a.C. (anno  dell’ascesa di Ciro, padre dell’editto del rientro) e il 537 a. C (anno seguente quello dell’editto che permise il rientro dall’esilio ), abbiamo già visto che quelle date, qualora si calcoli, rispettivamente, il valore ghematrico di οφις (serpente), Σατανας (Satana) e πυλαι αδης (porte degli inferi)  corrispondono a sostantivi e nomi propri che da soli denunciano la falsità dell’impianto cronologico storico (attenti a non dimenticare la fondamentale cornice di denuncia di Newton per lo stesso identico periodo storico).

A tutto questo si aggiunge un caso molto importante: la differenza che si genera tra la datazione storica dell’esilio (586 a.C.) e quella da me suggerita, cioè quella indicata dalla Bibbia che è il 505 a.C. C’interroghiamo cioè sulle ragioni di quello scarto di 81 anni (586-505=81) che un contesto ghematrico non può non avere importanza.

Infatti 81 è la ghematria di Καιν (Caino), personaggio che ben riassume tutto quanto scritto in apertura, cioè di una cronologia biblica (Abele) vittima di quella storica (Caino). In particolare la vittima risulta essere la storicità di Gesù e le sue radici che dal Nuovo testamento si propagano nell’Antico, in virtù di quella “chiave di Davide” (Ap. 3,7) la cui ghematria è 490, cifra che richiama sin da subito non solo un tempo profetico (le 70 settimane di Daniele), ma anche le 14 generazioni di Mt 1,17, come ha dimostrato più volte la cronologia di Dio.

Infatti, sempre seguendo Mt 1,17, sappiamo che da Cristo a Babilonia passano 14 generazioni (che noi abbiamo dimostrato essere di 35 anni ciascuna). Ma ciò significa che Antico e Nuovo Testamento su un piano cronologico sono indissolubili. Modificando la data dell’esilio, assumendo cioè la datazione storica, quello che a prima vista sembra essere un congegno cronologico, s’inceppa e tutti calcoli saltano.

Ben diversamente accade se assumiamo il 505 a.C., perchè con tale data è possibile ricostruire una cronologia lineare coerente e armonica dal 70 d.C. fino all’Esodo (vedi tabella). Che cosa è accaduto allora con la falsificazione della data dell’Esodo? Per spiegarlo ricorrerò a un esempio, citando una serratura, poichè in Ap 3,7 si parla di “chiave di Davide”.

Stando ad Apocalisse Gesù è il proprietario delle chiavi della Storia, una Storia però contesa. L’antagonista (Il serpente, satana e i suoi figli, figli di Caino) non possono strappare dalle mani di Gesù quelle chiavi, così hanno pensato bene di cambiare la serratura, di cambiare la Storia, nella speranza (vana) di renderle inutili.

E’ così che quel 586 a.C. storico e la differenza che si genera con il biblico 505 a.C., cioè 81 anni, vanno oltre il già fosco scenario descritto da οφις (serpente), Σατανας (Satana) e πυλαι αδης (porte degli inferi)  per introdurci nel congegno cronologico stesso inceppato, meglio, sostituito da Caino e i suoi accoliti nel tentativo d’impossessarsi di una dimora (la Storia) altrimenti non loro.