L’imbarazzo di una teoria: CEI 2008 e la nota a Ez. 4,5

 

tappetoQuando un passo è controverso, ovvio che sorga l’imbarazzo. Questo è ancor più vero se la natura del passo è cronologica, quando cioè sono presenti cifre discordanti in un contesto già di per sè difficile (in questo caso una profezia). Ezechiele 4,5 è uno di questi, perchè non solo presenta cifre discordanti, ma è pure una profezia.

L’evidente imbarazzo dell’esegesi cattolica è testimoniato dal fatto che l’edizione CEI 1974 della Bibbia riporta delle cifre; l’edizione 2008 altre cifre. Infatti se nell’edizione del 1974 gli anni d’esilio d’Israele sono 190, nell’edizione 2008 gli anni divengono 390, essendosi essa allineata all’esegesi e al testo ebraici.

Pensiamo che l’edizione di riferimento per il mondo cattolico sia CEI 2008 e dunque è ad essa che dedicheremo il post, cercando di dimostrare come da delle premesse fallaci si sia giunti a dei conti semplicemente improponibili. Il nostro punto di riferimento sara la nota ad Ez 4,5-6 che citeremo per intero per poi analizzarla conti alla mano, non prima però di aver citato anche la profezia d’Ezechiele, nella quale leggiamo

Mettiti poi a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni.
Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. (CEI 2008)

La nota a questo passo così spiega quelle cifre e quella profezia

io ho computato per te gli anni: il numero 40 indica un periodo lungo, ma con un termine; è cifra usata per descrivere un tempo di castigo del popolo … Il numero 390 va forse inteso come somma di 40 e 350 (all’incirca gli anni che passarono dalla divisione del regno dopo Salomone, nel 931, fino alla caduta di Gerusalemme, nel 587). Nell’antica versione greca dei LXX al v. 5 si legge invece il numero 190, che potrebbe essere inteso come la somma di 40 e 150, con un riferimento agli anni trascorsi tra la caduta di Samaria, nel 722, e quella di Gerusalemme.

 

La spiegazione data al passo -in particolare alle cifre- sin dall’inizio appare confusa, perchè introdotta da un “forse” e da un “all’incirca” che da soli gettano pesanti ombre sull’affidabilità dell’impianto cronologico che si crede di aver spiegato.

A questa incertezza di partenza si aggiungono dei calcoli che se impugnati dimostrano l’inattendibilità del quadro cronologico e profetico che si voleva ricostruire. Infatti non solo non si tiene conto che Ezechiele ha ben distinti i destini di Giuda e Israele, ai quali riserva 40 e 190 anni di espiazione.  Il conto, però, pare volerci far credere che tali cifre facciano parte di un unico insieme cronologico e profetico, dimenticando però di spiegare il senso di quei 350 anni che dovrebbero intercorrere dallo scisma e alla caduta di Gerusalemme nel 587 a.C.

Avendo il profeta ben distinto gli ambiti, ha anche ben distinto non solo  le cifre, ma ancor prima le sorti di Giuda e Israele, le quali non si possono considerare simili. Infatti assumendo quei 350 anni dallo scisma alla caduta di Gerusalemme, come si può spiegare la caduta di Samaria e la fine del regno d’Israele? Il conto avrebbe avuto un senso se quei 350 fossero stati calcolati dallo scisma alla caduta di Samaria, è allora che saremmo rimasti nell’ambito storico del regno del nord, mentre la spiegazione data non tiene in nessun conto che Giuda e Gerusalemme sono, agli occhi del profeta, una cosa; mentre Israele e Samaria un’altra.Con quanto appena detto abbiamo spiegato quel dubbioso “forse” che ricorre nella nota del testo CEI 2008; adesso non rimane che spiegare quel”all’icirca” che lo accompagna.

Per farlo ricorreremo al semplice conto che separa il 931 a.C. (data riportata dalla nota) all’esilio di Giuda, cioè alla caduta di Gerusalemme avvenuta nel 587 a.C. (vedi nota citata). ). 931-587 è uguale a 344 e ciò genera una differenza di 6 anni dai 350 ipotizzati dalla nota stessa. Un’approssimazione di 6 anni in un quadro cronologico è assai rilevante, almeno tanto quanto basta a inficiare il calcolo, già di per sè -lo abbiamo visto- difettoso nelle sue premesse. Dunque non solo quel forse nasconde l’approssimazione sotto il tappeto, ma pure quell'”all’incirca” cerca di nascondere quello che per sua natura sarebbe impresentabile.

A fronte di questa esegesi, mi sento di offrire il quadro cronologico e profetico che è possibile tracciare con la cronologia di Dio, cioè con l’intero lavoro che questo blog ha compiuto. Esso ha uno dei suoi cardini nella caduta di Samaria, la quale -è bene ricordarlo- non è stabilita a priori, ma è frutto di calcoli su calcoli che partono dal 70 d.C.; riconsiderano l’anagrafe di Gesù; calcolano Matteo 1,17 come un arco di 490 anni e giungono ai Re, circa i quali offre tutta una nuova datazione dei regni. Capite che l’anno della caduta di Samaria è una conclusione necessaria e quell’anno è il 638 a.C.

Alla stessa stregua questo blog ha stabilito la fine dell’esilio nel 447/8 a.C. e dunque è possibile fare un semplice conto per capire se la profezia di Ezechiele 4 s’innesta in esso. Prima di calcolare credo che si debba anche dire che noi assumiamo le cifre di CEI 1974 che fa riferimento alla versione greca dei LXX, cioè assume 190 anni d’espiazione per Israele. Adesso possiamo contare e vedere che 638-190 dà esattamente 448, cioè il 448 a.C. che la cronologia di Dio da sempre indica come l’anno della fine dell’esilio secondo i calcoli di Daniele (per valutare nel loro insieme queste due date vedi tabella).

Non crediamo che tanta precisione sia frutto del caso, ma in ogni qual modo vogliamo dimostrare che ad essa si aggiunge anche un preciso calcolo che riguarda la fine dell’esilio di Giuda, il cui inizio fu, sempre secondo la cronologia di Dio nel capitolo che prende in considerazione i calcoli di Ezechiele, nel 505 a.C. anno della caduta di Gerusalemme (diversamente Daniele che colloca l’inizio dei 70 anni d’esilio nel 517 a.C. ed è per questo che la data ultima e definitiva per qualsiasi calcolo relativo all’esilio è il 447/8 a.C. come abbiamo visto per i 190 anni d’espiazione di Israele).

Se togliamo 40 anni al 505 a,C. otteniamo il 465 a.C. che fu anno sabbatico, se Soggin, luminare e studioso di fama internazionale, non ha sbagliato i suoi conti quando ha stabilito l’anno sabbatico di riferimento nel 163/4 a.C., e che precedé di anno il rientro di Esdra nel 464 a.C., cioè il settimo di Artaserse (Esd, 7,7), quando la cronologia di Dio colloca il primo anno di regno di questo re nel 471 a.C. Infatti (465-164) : 7 = 43 che è il multiplo di 7 che rende possibile stabilire l’anno sabbatico del 465 a.C. (per gli anni sabbatici e giubilari (vedi tabella).

Concludendo credo che possiamo  dire che la scelta operata da CEI 2008, cioè quella di allinearsi con l’esegesi ebraica, non è stata felice; non è stato felice allontanarsi dalla LXX per avere in cambio un quadro profetico e cronologico caratterizzato non solo dai dubbi iniziali, ma anche e più da un’approssimazione pesante che -lo ripeto- si è cercata di nascondere sotto il tappeto dei “forse” e dei “circa”

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