La predicazione del Battista e gli albori del Regno

giovanniC’è una storia nella storia del Vangelo di Luca: la storia del Regno di Dio. Le grandi linee -che vedremo essere profetiche- Luca le traccia in Lc. 16,16 in cui leggiamo

La legge e i profeti fino fino a Giovanni; da quel tempo è annunciata la buona notizia del regno di Dio

L’evangelista ci suggerisce, riportando le parole di Gesù, le tappe fondamentali di quel regno, la sua cronologia. Propone allora un tema affascinante: quando è iniziato il regno di Dio? Quando si sono superati profeti e Legge? E’ possibile stabilire una data esatta?.

Finora le risposte a questi interrogativi non solo non sono univoche, ma si avvalgono del metro storico che fa perno sul quindicesimo di Tiberio Cesare (cfr. Lc. 3,1)  che segna l’inizio della predicazione del Battista, il quale a sua volta segna, come suggerisce la citazione, l’avvento del Regno.

Ma è il metro storico quello che può dare risposte alla profezia? Può il metro storico penetrare i segreti del Regno? No, esso può solo darci una coordinata, non descriverci il viaggio, il progresso del Regno. Viaggio che certamente -lo dimostreremo- inizia nell’Antico Testamento e si conclude, rinnovandosi, nel Nuovo Testamento.

Cercheremo, allora, di descrivere la parabola del Regno, sforzandoci di essere sintetici, perchè se affrontassimo il tema nella sua complessità, esso diverrebbe estremamente complesso e lungo. Ci affideremo allora di volta in volta ai link i quali indirizzeranno il lettore ai singoli problemi che questo blog crede di aver già affrontati e risolti, in maniera tale che la comprensione non sia pregiudicata dalla sintesi.

Sappiamo dalla cronologia di Dio e dalla tabella delle date notevoli che il primo anno di regno di Artaserse fu il 471 a.C. Come sappiamo (vedi qui) che laddove noi leggiamo Ciro, l’originale cronologico biblico scriveva  Artaserse. Ricordare questo è necessario, perchè in Esd. 1 leggiamo che fu nel primo anno di Ciro (Artaserse) che fu bandito l’editto per il ritorno e la ricostruzione del tempio.

Sappiamo anche che i 40 anni d’esilio di Giuda si concludono, seguendo la profezia di Ez 4, nel 465/4 A.C. perchè il profeta considera l’anno della caduta di Gerusalemme avvenuta nel 505 a.C (vedi tabella date notevoli e la cronologia di Dio) e dunque quei 40 anni terminano nel 465/4 a.C. I 7 anni che separano l’editto del rientro (471 a.C.) da questa data. sono giustificati non solo dall’organizzazione di un rientro massiccio ciascuno alla sua città (Esd. 1), ma anche dalla presenza di un censimento della popolazione (Esd. 2). E’ solo dopo tutto questo che è possibile parlare di “rientro” e termine dell’esilio (tanto è vero che il settimo anno di Artaserse, il 464 a.C. rientra anche Esdra, segnando la fine della schiavitù babilonese  (Esd. 7,7-8).

Tuttavia se questa premessa è necessaria per ricostruire un quadro cronologico comprensibile, non è quella esatta, perchè le fondamenta del tempio si gettano il secondo anno del rientro compiuto (Esd. 3,10), dunque si gettano nel 463/2 a.C. E’ molto importante ciò, perchè noi crediamo nel parallelismo tra le fondamenta del secondo tempio e le fondamenta del nuovo tempio che fu ed è Gesù (cfr. Gv. 2,21). Fu la predicazione del Battista che segnò, da una parte, l’avvento del Regno; dall’altra la costruzione del nuovo Tempio (Cristo), di cui la predicazione giovannea getta, appunto, le fondamenta, come a suo tempo furono gettate quelle del tempio post esilico.

Ecco allora perchè se all’inizio abbiamo parlato dell’avvento del Regno, adesso abbiamo esaminata la cronologia del secondo tempio e le sue fondamenta, perchè se le fondamenta del secondo tempio giocano un ruolo fondamentale nel parallelismo di cui sopra parlavamo, altrettanto lo gioca la predicazione del Battista,  tanto che è assolutamente indispensabile capire quando tale predicazione ebbe inizio. Essa è possibile datarla tenendo conto di quel 462 a.C., che abbiamo precedentemente esaminato e calcolato, a cui applicheremo un tempo profetico, cioè 490 anni

I 490 anni non solo ricorrono in Mt 1,17, laddove leggiamo che da Gesù fino a Babilonia passano 14 generazioni di 35 anni anni ciascuna (14X35=490, vedi la cronologia di Dio per le ragioni di questo calcolo); ma esso, inoltre, ricorre pure in Dn 9,24 in cui sono la risposta di Gabriele alla sua ricerca circa la cronologia dell’esilio come descritta da Geremia (Dn.. 9,2), al quale Gabriele stesso risponde con la profezia delle 70 settimane, cioè con il lasso di tempo di 490 anni, Infine quello stesso arco di tempo è conosciuto dai Padri (Teodoreto di Cirro, Commento a Daniele) i quali calcolano che dal ventesimo di Artaserse al battesimo di Gesù passino i 483 anni (69 settimane di anni) dei 490 profetici. Tutto ciò io credo provi che tali anni sono un “metro profetico” e non una cifra casuale scelta in base alla necessità.

Credo che si debba anche dire che in qualche maniera c’è un legame tra Geremia/Daniele e il Battista, legame che Lc. 3,1.mette in evidenza: Infatti leggiamo

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène

Da questa citazione possiamo a mio parere comprendere che Luca apre in fondo il suo Vangelo con una nota storica solenne, la cui struttura richiama Ger, 1, quando sia Geremia sia Il Battista sono entrambi chiamati al ministero profetico sin dal seno materno. Ecco allora perchè Luca propone la nota cronologica citata sulla falsa riga di Geremia.

Ma torniamo ai conti. Abbiamo detto che a quel 462 a.C. in cui si gettarono le fondamenta del tempio si devono aggiungere i 490 anni profetici per ottenere l’anno in cui si gettarono le fondamenta del tempio del regno di Cristo. Tale calcolo, però, deve incrociare la note storica, deve cioè individuare quel quindicesimo di Tiberio Cesare, circa il quale sappiamo che assunse il comando dell’impero alla morte di Augusto, cioè nel 14 d.C.; per cui il quindicesimo anno di regno di Tiberio cade -a detta di storici ed esegeti (cfr. CEI 2008) – nel 28/29 d.C. Ed è questa stessa data che il nostro calcolo deve individuare, a meno che la presenza di percorsi cronologici diversi e provati ci conducano ad altre conclusioni.

Non rimane che contare, allora: 490-462=28, cioè, di nuovo il 28 d.C., data che non solo avvalora la nostra ricostruzione, ma che incrocia alla perfezione quanto sinora sostenuto dalla maggioranza degli studiosi. Essa verosimilmente segna l’inizio della predicazione del Battista e l’avvento del Regno, cioè il superamento dei profeti e della Legge per far posto, come abbiamo detto, al Regno .

Ci sarebbe molto altro da dire, basti pensare alla perfetta storicità del Vangelo di Luca, la cui cronologia è ben lungi dall’essere -come si dice e si scrive- un copia/incolla da un’approssimata cronologia marciana. La solennità e la perfezione di Lc 3,1 e Lc. 16,16 è richiesta dal momento e in questo Luca si comporta da perfetto storico che ha colto l’importanza del momento stesso. Questo non deve sorprendere in un Vangelo che sin da subito si presenta come “accurata ricerca” e “resoconto (storico) ordinato” (Lc. 1,3).

Concludo dicendo che sinora la spinosa questione di Lc 3,1 è stata affrontata con il piglio dello storico, ma la profondità e i segreti che la caratterizzano necessitano, per la comprensione, anche del metro e della sensibilità profetici.

Importante: vedi anche “La chiave di Davide

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