Giovanni 21 e 1Maccabei: l’opera profetica che dimostra Gesù

pesca miracolosaDi Gv. 21 ce ne siamo occupati qui, mettendo in evidenza che le cifre lì presenti hanno ciascuna una sua logica. Abbiamo anche detto che quasi tutti gli sforzi si sono concentrati nel dare una spiegazione a quel 153 che riassume il numero dei pesci pescati, avendo  per lo più ignorato quei 200 cubiti che separano la barca dalla riva.

Essi sono altrettanto importanti, perchè se trasformiamo il cubito in metro otteniamo 8887,5 centimetri e questo rende eguale la sequenza di 888 a quella che avremmo se calcolassimo il valore ghematrico di Ιησουσ (Gesù), operazione, quella ghematrica, non ignota ai Padri, perchè Ireneo la riporta in Contra haereses.

Sia la distanza tra la barca e la riva sia il numero del pescato, sono sempre stati considerati però a se stanti, cioè nessuno mai, che a me risulti, ha visto il tratto comune che li lega e che emerge da 1Mac 9,54 in cui leggiamo:

Nell’anno centocinquantatré, nel secondo mese, Alcimo ordinò di demolire il muro del cortile interno del santuario; così demoliva l’opera dei profeti.

Come possiamo subito notare, l’anno in questione è il 153, come il 153 è il numero dei pesci pescati. Questo crea, almeno stando ai numeri, un legame, una relazione tra Gv. 21,4-11 e 1Maccabei 9,54. Ciò però deve trovare una conferma ancor più precisa se li vogliamo metterli in relazione. In poche parole dobbiamo trovare un denominatore comune tra i 153 pesci; il 153 di 1Mac 9,54; l’888 del valore ghematrico di  Ιησουσ  e l’888 che emerge dal calcolo della distanza tra la barca in cui erano gli apostoli e la riva.

Tale denominatore a mio parere esiste ed è capace di dare ragione a un enigma -quello dei 153 pesci- che si è cercato di risolvere fon dall’antichità (vedi qui e qui). Infatti nel passo dei Maccabei citato si fa menzione della distruzione del cortile interno del santuario, il quale misurava 20 cubiti (Ez. 42,3). Ma se tali cubiti nel caso della distanza tra la barca e a riva li abbiamo considerati cubiti romani perchè romana era la dominazione, adesso dobbiamo adottare il cubito ebraico, perchè stiamo trattando del santuario, in particolare del cortile interno o cortile dei sacerdoti.

Il cubito ebraico misurava 44,45 centimetri che noi moltiplicheremo per 20 per ottenere la misura lineare del cortile. Permettetemi l’approssimazione a 44,4 centimetri per il cubito ebraico (non sarebbe necessaria, ma così è molto più evidente quanto voglio dimostrare) e calcoliamo: 44,4×20=888 quello stesso 888 del valore ghematrico di  Ιησουσ. Credo appaia chiaro che non solo il numero dei pesci pescati e l’anno 153 mette in relazione il capitolo del Vangelo di Giovanni con i Maccabei, ma anche la lunghezza del cortile interno, perchè essa è uguale alla distanza tra la barca e la riva di Gv 21 che a loro volta sono eguali al valore ghematrico di  Ιησουσ, cioè 888.

Fin qui le cifre ci hanno detto che, come avevamo ipotizzato all’inizio, i numeri presenti nel capitolo di Giovanni non sono a se stanti ma legati da una precisa relazione, tanto che io credo non si possa capire i 153 pesci senza considerare i 200 cubiti; come non si può capre il capitolo 21 di Giovanni senza riferirsi ai Maccabei e a quell’opera profetica distrutta, quando essa non può che essere la profezia, la quale si esercita nel tempo che è misura della profezia stessa.

Ecco allora perchè il valore ghematrico di Ιησουσ (888) è uguale alla distanza tra gli apostoli e Gesù: Gesù è nella misura, nella misura del tempo e della storia, in una parola nella cronologia, quella stessa in cui i profeti (Daniele, Ezechiele in primis) si sono espressi. In questo senso, allora, gridare come Giovanni “E’ il Signore!” è possibile solo se siamo in possesso della misura esatta, della cronologia esatta che ci fa vedere Gesù nella storia o, in un senso più alto, nell’opera profetica che spesso l’ha descritta sebbene a venire.

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