Giovanni 21, un miracolo su misura

pesca miracolosaNel capitolo 21 del Vangelo di Giovanni sono contenute due cifre. La prima fa riferimento alla distanza tra la barca e la riva; la seconda è il numero dei pesci pescati. Se la prima si liquida traducendola semplicemente in metri, la seconda ha da sempre dato da fare all’esegesi, tanto che S. Agostino parla apertamente di mistero.

Da questo si capisce che solo quel 153 ha attirato l’attenzione, tanto che si sprecano i commenti. In realtà, però, anche la prima cifra è importante, anzi, è la più importante perchè alla luce di una lettura ghematrica apre scenari interpretativi di assoluta rilevanza.

Cominciamo dal citare il brano:

1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. 3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
4 Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6 Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri (così anche CEI 2008). Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.10 Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso or ora». 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.

e procediamo con ordine, affrontando da prima quel centinaio di metri che sfortunatamente vorrebbero tradurre con troppa facilità i circa 200 cubiti dell’originale.

Il cubito romano misurava 44,4375 centimetri, per cui 200 cubiti equivalgono a 8887,5 centimetri. A noi non interessa il loro ammontare in metri, non interessa cioè sapere quanta distanza c’era tra la barca e la riva, ma notare come le prime tre cifre siano costituite da tre numeri otto.

Questo perchè 888 è conosciuto dai Padri (Ireneo di Lione, Contro le eresie) come il valore ghematrico di Ιησουσ che appunto è 888. Dunque quella nota circa la distanza tra la barca e la riva è ben lontana dall’esprimere semplicemente la distanza, come credo sia ben lontana dal confermare, data tanta precisione, una testimonianza oculare, ma apre a ben altre considerazioni, anche di natura teologica.

Nella minore delle ipotesi, infatti, la corrispondenza tra la distanza lineare e il valore ghematrico di Ιησουσ ci dice che Giovanni ha riportato i metri lineari per esaltare il valore ghematrico e dunque è un “effetto voluto” non casuale.

Inoltre tutto ciò testimonia che Giovanni conosceva e usava la ghematria, tanto da proporla non solo in Apocalisse, ma pure nel suo Vangelo e questo, anche se non ci garantisce la paternità delle due opere, certamente pone seri interrogativi sulla mano che ha scritto quelle opere, la quale sembra essere unica.

Quanto sopra segue l’ipotesi minima, ma che dire se quella distanza tra la riva e la barca fosse stata quella reale? Quali significati teologici si nascondono nella perfetta coincidenza tra ghematria (Gesù) e centimetri (apostoli)? Lascio al lettore le speculazioni, passando alla seconda cifra: il 153.

Tale cifra rappresenta il pescato da una parte sola della barca, perchè l’ordine di Gesù fu quello di gettare le reti dalla parte destra, escludendo la sinistra. Finora, mi pare di poter dire, che tutti gli sforzi per comprendere quel 153 siano stati univoci, dimenticando che la barca ha due lati, i quali compongono un ipotetico tutto.

Immaginando, infatti una simmetria, potremmo dire che quel totale, di cui una parte è esclusa, è 306 (153×2=306). Siccome è pacifico anche per l’esegesi attribuire a Giovanni un “senso storico” che in Apocalisse diviene profezia, noi potremmo immaginare quel 306 come 306 d.C. (operazione per molti azzardata, ma non per i lettori di questo blog alla quale sono abituati dall’intera sezione ghematrica), anche se questo ci obbliga a due premesse fondamentali:

1) Nel 306 d.C. deve accadere qualcosa d’importante per la cristianità.

2) In quell’avvenimento si deve distinguere una “parte esclusa” che metta in linea la nostra ricostruzione con il fatto storico.

L’avvenimento che cerchiamo coincide con il Concilio di Elvira del 306 d.C., in cui per legge si sancì la separazione dall’ambiente pagano, il quale risulterebbe la parte esclusa che cercavamo o il “mondo” come lo chiama Giovanni.

Anche qui le implicazioni sarebbero molte, ma ci limitiamo a far presente come quella parte destra, i “benedetti” di Mt. 25,33, rappresentano la cristianità, mentre la sinistra della barca il “mondo” che nell’ottica giovannea si è auto-escluso dalla Redenzione e per questo “mare” infruttuoso sebbene popolato e simmetrico nella nostra ottica.

Da ultimo bisogna anche chiedersi in cosa consista la separazione, l’esclusione di cui parliamo. Credo che più di ogni altra cosa ci renda partecipi del mondo il condividerne la storia e i tempi con cui essa è scandita. Se partecipi e condividi la storia del mondo fai parte del mondo, perchè non sei l’artefice della storia di Dio la quale non può che essere cristica, mentre la prima anti-cristica. Dunque chi ha in mano le reti è responsabile della sua fatica, la quale può essere fruttuosa o infruttuosa dipendentemente da una scelta cosciente.

Ecco che quelle due semplici cifre, di cui una liquidata secondo il metro lineare del carpentiere, divengono capisaldi di un’architettura più complessa che non solo ci parla di Gesù, ma getta lo sguardo pure sul futuro, obbligandoci all’estrema attenzione sul testo, capace di parlarci con una rete da pesca di un concilio e di svelarci con pochi cubiti Gesù.

Per importanza e per completezza leggi anche questo post

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