Le ragioni di un digiuno: l’anno giubilare del 468 a.C.

 

daniele 1Abbiamo visto in questo post che il digiuno di cui ci parla Daniele in 10,1-3 non fu una semplice penitenza personale, ma nasconde una precisa cronologia che ci parla degli anni rimanenti alla fine dell’esilio. Abbiamo visto anche che in origine, laddove leggiamo “Ciro”, molto probabilmente, anzi, sicuramente era scritto “Artaserse”, almeno stando ai conti che sono estremamente precisi e in linea con la cronologia dell’esilio per come l’ha disegnata il profeta.

Tutto questo, però, non ci dice niente circa la motivazione di quel digiuno e neppure ci dice qualcosa circa il perchè Daniele lo inizi il terzo anno di Artaserse, cioè nel 468 a.C. (la cronologia di Dio da sempre data il primo anno di regno di quel re nel 471 a.C.). Non crediamo che tutto ciò sia casuale, non crediamo cioè che Daniele abbia scelto un anno a caso del calendario per iniziare un digiuno.

Si potrebbe supporre che l’intento che ha ispirato il digiuno sia celare una preziosa nota cronologica o in ogni caso esprimerla con un  linguaggio consono al ruolo di profeta, ma forse c’è una ragione ben più importante: era un anno liturgico solenne: un Giubileo.

La cronologia di Dio ha ridisegnato gli anni sabbatici e giubilari, per cui la nostra ipotesi può facilmente trovare conferma confrontando il terzo anno di regno di Artaserse  di cui ci parla Daniele al capitolo 10, anno che segna l’inizio del digiuno (in realtà, come abbiamo visto segna gli anni rimanenti d’esilio), con la scaletta giubilare di cui disponiamo.

L’eventuale sincronia tra il nostro terzo anno e la presenza di un anno giubilare sarebbe estremamente importante, perchè il calcolo, in un colpo solo, spiegherebbe sia la decisione di Daniele di iniziare il digiuno in ossequio alla festività, sia confermare l’intera tavola sabbatica e giubilare, nonchè provare che quel digiuno non fu stabilito senza una ragione. Tra l’altro, in 70 anni d’esilio, solo un giubileo era possibile, perchè, come sappiamo, gli anni giubilari cadono ogni 50 anni, per cui era un momento liturgico solenne che da solo sarebbe capace di attestare, tra le altre cose, che negli anni dell’esilio era vigente il rispetto -almeno stando a Daniele- della normativa giubilare, se non anche di quella sabbatica.

Tutto quanto scritto sopra è una doverosa premessa a una semplice consultazione di una tabella che già a suo tempo avevamo compilata e con la quale eravamo giunti al 32 d.C. come anno sabbatico e giubilare , che trova conferma anche nel calendario liturgico delle letture sinagogali, che al cadere di tale solennità prescriveva la lettura d’Isaia 61, come riportato in Lc. 4,16-19. Questo per sottolineare che le considerazioni oggetto di questo post (il terzo anno di regno di Artaserse anno giubilare) potrebbero essere, se confermate, perfettamente coerenti con quelle già fatte e presenti nel blog.

Adesso non rimane che linkare alla tabella degli anni sabbatici e giubilari secondo la cronologia di Dio e constare che quel terzo anno di Artaserse, cioè il 468 a.C. fu giubilare secondo i nostri calcoli, confermando non solo che il digiuno di Daniele non fu una decisione estemporanea, ma anche e più tutta la scaletta sabbatica e giubilare e quanto ad essa fa riferimento, cioè tutti post ad essa collegati.

Lasciatemi concludere dicendo che di un profeta è importante osservare anche la dieta.

Ps: per una panoramica sugli anni sabbatici e giubilari vedi categoria omonima

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