Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.

danieleChe questo blog abbia da sempre denunciata la falsità di “Ciro” è cosa nota. Tale re, di cui non metto in discussione l’esistenza, ma il suo ruolo nelle vicende legate all’esilio babilonese, compare tuttavia in pagine fondamentali della Bibbia e dunque ne assume il prestigio e l’autorità. Chi volesse, come noi stiamo facendo, metterne in discussione la figura e il ruolo si dovrebbe scontrare con secoli di esegesi, studi storici e fonti 

Io l’ho fatto non solo proponendo una cronologia alternativa che lo esclude dalle vicende legate all’esilio, ma anche ricorrendo alla ghematria che bolla il suo primo anno di regno come Σατανας (Satana)  dal momento che il valore ghematrico del nome proprio è 559, cioè quella stessa cifra che indica il 559 a.C inizio del suo regno. Inoltre bisogna anche dire che questo blog ha sposato la tesi di R. Newton, il quale denuncia la falsità non solo della lista dei sovrani neo-babilonesi, ma anche e più la falsità di Tolomeo di cui mette in discussione addirittura l’esistenza.

Credo che già di per sè queste ragioni siano valide per dubitare di Ciro e il suo ruolo, ma ne aggiungo una: un calcolo curioso. Devo, prima di illustrarlo, riassumere cioè alcuni punti del mio lavoro e lo farò brevemente, certo che chi lo conosce si muoverà a suo agio nella sintesi.

1) La cronologia di Dio ha sempre distinto i due calcoli che descrivono gli anni dell’esilio. Infatti se Daniele inizia a contare dal 517 a.C., Ezechiele inizia a contare dal 505 a.C. per Giuda, mentre considera l’esilio d’Israele dalla caduta di Samaria, avvenuta -sempre seguendo la cronologia da me suggerita- nel 638 a.C. Se il primo profeta narra di 70 anni d’esilio, il secondo indica, rispettivamente, 40 e 190 per Giuda e Israele. Ciò comporta, in ogni caso, che i due calcoli s’incrocino nella fine del periodo d’esilio. Dunque calcolato l’anno  della fine indicato da Daniele, Ezechiele si deve armonizzare. Ed è così che avviene perchè se togliamo 190 anni al 638 a:C. otteniamo il 448a.C., cioè quello stesso anno (l’approssimazione è di qualche mese) che otterremmo togliendo i 70 anni d’esilio previsti da Dn. 9,2 al 517 a.C., cioè il 447 a.C.

2) Il 638 a.C., il 517 a.C. e il 505 a.C. non sono date sciolte da un contesto, ma frutto di ben precisi calcoli che fanno parte di una cronologia lineare, coerente e armonica di oltre 1000 anni. Con questo voglio dire che esse sono necessarie e obbligate, pena l’incoerenza di qualsiasi argomento.

3) Stesso discorso vale per il primo anno di regno di Artaserse, fondamentale per il nostro post, che noi abbiamo sempre indicato nel 471 a.C. facendone una data cardine del nostro intero lavoro.

4)Quanto sopra vuole evidenziare il quadro cronologico, cioè il complesso quadro matematico che sta a monte. Esso comprende anche una nuova datazione di tutti i regni di Giuda e Israele, da Davide a Sedecia. Dunque non c’è un solo punto, una sola data che noi abbiamo stabilita a priori, ma ognuna procede o succede all’altra in maniera necessaria.

Ecco, premesso ciò passiamo al nostro nuovo calcolo che vuole dimostrare che Dn 10,1-3 è un evidente falso, almeno stando ai conti, perchè essi sono giusti e in perfetta armonia con quelli sinora  brevemente riassunti, ma la persona, il re (Ciro) è sbagliato e ciò è dovuto al fatto che si può falsare, ma non cambiare radicalmente un testo, il quale conserva sempre al suo interno alcune caratteristiche originali che chi le vuole riportare alle luce deve sempre cercare nelle mille sfaccettature che un testo complesso come la Bibbia ha.

Nel passo di Daniele citato leggiamo:

Il terzo anno di Ciro, re di Persia, fu rivelata una parola a Daniele, chiamato Baltazzar; la parola è vera e predice una grande lotta. Egli fu attento al messaggio e capì il significato della visione.
«In quel tempo, io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai nessun cibo prelibato; né carne né vino entrarono nella mia bocca e non mi unsi affatto sino alla fine delle tre settimane.

Linguaggio e immagini appartengono a un profeta, quello stesso che in 7,25 ci parla del “piccolo corno” che cambierà “tempi (storia/cronologia) e Legge (Torah/Bibbia perchè questo significa Legge). Dunque Daniele è un uomo cosciente non solo del suo ruolo, ma assolutamente padrone del tempo, della Storia che infatti in più parti del suo libro descrive, sebbene non rinunciando mai a un linguaggio simbolico.

Bisogna chiedersi, allora, se quella penitenza, quel digiuno di cui ci parla sia corporale, personale o descriva qualcosa di più alto, descriva cioè in realtà l’esilio che è certamente penitenza ed espiazione, ma di un popolo però. Nel caso fosse così quei 21 giorni (3 settimane) di digiuno divengono 21 anni (cosa possibile sulla scorta di Ez. 4 in cui compare la regola biblica 1 giorno=1 anno) , ma non di semplice digiuno, perchè sarebbero i 21 anni rimanenti alla fine di un esilio di 70.

La tesi in sè non è folle se consideriamo che siamo di fronte a un profeta, ma noi vogliamo la sicurezza della tenuta di fondo del nostro ragionamento e dunque calcoliamo tenendo presente che secondo noi Ciro non ha nessun ruolo nelle vicende di Daniele, ma è un falso e dunque, sulla scorta della nostra cronologia, lo sostituiamo con Artaserse, che sosteniamo essere salito al trono nel 471 a.C., cosa che ci rende possibile calcolare il terzo anno di regno di cui ci parla la citazione.

Il conto è presto fatto, ma dobbiamo premettere, per chiarezza, che esso ci deve assolutamente condurre al 447/8 a.C. perchè sin dall’inizio del post abbiamo detto che quella è la data ultima e definitiva per qualsiasi calcolo circa la fine dell’esilio. Bene contiamo: (471-3)-21=447, cioè il 447 a.C. che lo stesso identico anno che avremmo ottenuto togliendo 70 anni di esilio al 517 a.C. che abbiamo detto essere il suo inizio secondo proprio Daniele.

Questo significa che il nostro assunto iniziale è stato rispettato alla lettera: i conti sono esatti, ma la persona, il re (Ciro) è sbagliata, anzi, falsata! altrimenti non si spiega tanta precisione, la quale può sì dipendere dal caso, ma viste le circostanze e la complessità di calcolo che hanno impostati i suoi elementi, credo sia da escludere e in ogni caso non sono io che devo dimostrare la circostanza fortuita, ma coloro che ce la vedono.

Io credo che questo piccolo, semplice, quasi banale calcolo ponga seri interrogativi su Ciro e la sua presenza nella Bibbia e nelle fonti che parlano di lui come l’artefice non solo della libertà degli Ebrei, ma della caduta di Babilonia. Ho detto all’inizio del post che ho sposato la tesi di Newton che denuncia il falso nella lista dei sovrani neo-babilonesi, ma adesso mi sento di sposare pure quella di Fomenko, il quale sostiene che coloro che ritengono impossibile una mistificazione del genere (nel nostro caso Bibbia e fonti storiche) non tengono conto che non sarebbe stato -come non lo fu- un lavoro ciclopico: non si sarebbe dovuto -come sostiene Fomenko- riscrivere tutto il web, ma solo ordinare alle migliaia di copisti di contraffare alcuni testi e la qual cosa non solo era possibile, ma è quella che è stata fatta, senza tuttavia pensare che qualcuno se ne poteva accorgere.

Ps: io credo che Daniele, il profeta, abbia voluto, con quelle “tre settimane” di digiuno citate celare agli occhi dei mistificatori una nota cronologica preziosa per i posteri, di cui era sicuro che sarebbero stati alle prese con la menzogna. Signori, qualunque cosa di lui si dica oggi, era un profeta.

 

7 pensieri su “Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.

  1. Perché a tale esclusione qui viene riservata una simile importanza?
    Quali conseguenze pratiche comporta il fatto che Ciro non sia stato il vero artefice della liberazione degli Ebrei?
    Vi sono ricadute anche oltre il campo religioso connesse a tale risultanza?
    (E, in fine, quale può essere la colpa di un assente?)

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    1. Scusami per il ritardo, ma non avevo vista la notifica. Credo ti sfugga la cosa più importante, concentrandoti solo sull’importanza, relativa, dei fatti.
      Che ne diresti se parlassimo di una storia inventata e conseguentemente di una Bibbia falsata? Ti porresti ancora le stesse domande o ti sarebbe subito chiara l’importanza del fatto? Non credere -ma penso già tu lo sappia- che io sia il solo a gridare al grande scandalo, al falso: lo ha fatto R. Newton prima di me e lo sta facendo pure Fomenko.
      Il mio ruolo, se così si può definire, è quello di portare alla luce ciò che finora era totalmente sconosciuto, una possibilità inconcepibile: il falso nella Bibbia.
      Non parlo di errori di copisti o di testo corrotto, ma di una volontà il cui scopo è quello di rendere nullo il Testamento.
      In questo senso ricostruire la trama cronologica biblica significa ristabilire la verità dei fatti e restituire a numerosi libri biblici la dignità, anche scientifica, loro propria.
      Capisci che non è in ballo Ciro perchè Ciro, è in ballo la storia

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      1. Tranquillo, sono perfettamente a conoscenza di tutta la problematica e della sua importanza; completamente d’accordo sulle gravissime conseguenze di tali falsi, e del loro significato. Le mie domande volevano soltanto concentrarsi proprio sul soggetto Ciro-personaggio storico: nel senso di capire se egli c’entrasse scientemente o inconsapevolmente nella trama, ovvero se avesse avuto un ruolo attivo, e se oltre a quelli già individuati si potessero rintracciare ulteriori effetti. Era ciò che mi aveva incuriosito dell’articolo.
        Se tu lo volessi potrei inviarti uno studio personale sul Profeta Daniele, che tocca anche Ciro, per farti capire quanto sia addentro a certi fatti. Dico questo poiché essendo il documento un po’ lunghetto non so se il formato della risposta lo possa reggere.
        Intanto ti ringrazio per la tua costante applicazione che ha confermato maggiormente la mia tesi, oltre a rallegrarmi per il contributo generale da te offerto ad una causa nobile.

        heritier d’Hetrurie

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      2. Ciao hd, lo studio lo puoi inviare a gioparigi@gmail.com e lo leggerò volentieri.
        A mio parere Ciro, se è esistito, non ha avuto nessun ruolo nelle vicende legate all’esilio. Questo mi dice la cronologia.
        Bisogna chiedersi, allora, che ci fa nella Bibbia? Perchè le fonti parlano di lui? Mica avrà ragione, almeno in questo caso, Fomenko ? Siamo davvero di fronte a un’opera colossale di falsificazione?
        Se sì, chi ne è a conoscenza? Secondo me Daniele che ha usato una metafora (il digiuno) per criptare una storia che sapeva sarebbe stata falsata.
        Quando leggo che Daniele nasce e si esaurisce nei Maccabei sorrido, perchè è proprio il profeta con il suo digiuno che si è preso gioco di tutti.
        Rileggi bene il post e se lo credi opportuno diffondine l’idea: Daniele è caro a me come a te. Ciao. Giovanni

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  2. Lasciami aggiungere poche righe. In Mt. 17.21 leggiamo che certi demoni si cacciano solo con il digiuno e la preghiera. Credo che la storia sia come posseduta (Σατανας, valore ghematrico 559, come il 559 a.C. è il primo anno di regno di Ciro). Spero allora che il digiuno di un profeta, il digiuno di Daniele compia l’esorcismo

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  3. …Le due negazioni di Isaia che affermano

    “(…) affinché non seguissi gli andamenti di questo popolo,
    dicendo: 12 : Non istate a dire: Cospirazione; giacché
    questo popolo non d’altro parla che di cospirazione.
    Ma non temete il suo timore e non vi sbigottite.
    13 : Il Signore degli eserciti, lui glorificate;
    egli sia il vostro timore e il vostro terrore.”

    Questo popolo (a ragione) non parla d’altro che di cospirazione;
    per cui (tu, oh Isaia) segui gli andamenti di questo popolo e
    parlane pure; ma (voi che non fate parte di quella cospirazione)
    non abbiate paura di essa (onde avere una scusante di fronte
    a Dio per avervi aderito) condividendo i timori di quel popolo
    e, senza sbigottirvi, glorificate il Signore degli eserciti,
    e che solo Egli sia il vostro terrore.
    Isaia VIII,11, 12, 13

    Ancora uno sforzo, oh Giovanni, e un giorno tu mi aiuterai con i tuoi saperi a dimostrare come i falsari della Bibbia (e della Storia), nella trascrizione dall’Ebraico di quella, inserirono il nome Chyrus (o Cyrus), al posto di Chyren pur di far coincidere la profezia di Isaia – di 44,28 e di 45,1 – con un personaggio storico che nulla aveva a che vedere con la liberazione degli Ebrei dalla Mesopotamia e molto a che fare con i giorni nostri.

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