L’albero della vita, la datazione dell’Esodo alla luce della ghematria

Dell’albero di Jesse ce ne siamo occupati qui (vedi anche questo post ), dove abbiamo riportata la Tradizione che da sempre vede nelle 14 generazioni matteane l’albero di Jesse. Adesso non rimane che occuparci dell’albero della vita (Ap. 2,7) che sono in stretta relazione.

Infatti, se il primo costituisce l’albero genealogico di Gesù, figlio di Davide, figlio di Jesse, il secondo ne costituisce le radici che affondano nel terreno storico e cronologico della Bibbia fino all’Esodo, come vedremo. Tuttavia si può essere più precisi grazie al calcolo ghemtrico di “albero della vita”” (ξύλον ζωή) e a quel 1425 che emerge (questo è il valore ghematrico della locuzione).

Inoltre è possibile anche innestare la cronologia biblica alla ghematria, perchè la somma del valore ghematrico sopra  calcolato con le 14 generazioni matteane (3 tranches di 490 anni) permette di dare ragione di una nota cronologica quasi unanimemente, purtroppo, considerata inaffidabile, cioè 1Re 6,1 e i 480 anni tra il primo tempio -o tempio salomonico- e l’Esodo. Tutto quanto risulterà un innesto, un innesto dell’albero di Jesse su quello della vita  i cui frutti sono, io credo, sorprendenti.

Con le 14 generazioni di Matteo 1,17 siamo in grado -lo abbiamo visto con la cronologia di Dio– di calcolare il primo anno di regno di Davide, cioè il 989 a.C. (ricordo che 989 è il valore ghematrico di βιβλίον ζωή,libro della vita, Ap. 13,8) Ma questo, grazie alla tabella dei regni di Giuda e Israele, ci mette in grado anche di calcolare il quarto anno di regno di Salomone, anno in cui non solo si gettarono le fondamenta del tempio (1Re 6,1), ma dal quale partono pure i 480 anni in questione. Dunque abbiamo il termine a quo con cui calcolare e giungere, almeno stando a 1Re 6,1, all’anno dell’Esodo ed esso fu il 1425 a.C. (945+480=1425).

Ciò che trovo sorprendente è che 1425 è anche il valore ghematrico di ξύλον ζωή (albero della vita) ed ecco l’innesto tra “albero di Jesse”, le 14 generazioni matteane che conducono al quarto anno di Salomone, e “albero della vita”, quel 1425 frutto, da una parte della somma dell’anno di regno appena citato con i 480 anni di 1Re 6,1; dall’altra del calcolo ghematrico di ξύλον ζωή ,albero della vita i cui frutti -come dicevamo- sono sorprendenti.

Infatti quella datazione dell’Esodo (1425 a.C.) trova piena conferma nella teoria dell’Esodo antico, avallata da Erodoto e Giuseppe Flavio, nonchè dai Padri della Chiesa. Inoltre tale teoria vede in Thutmose III il faraone dell’Esodo, la cui morte è datata nel 1425 a.C. e ciò sembrerebbe confermare il racconto biblico che ci narra la morte del faraone durante l’Esodo che, è bene ricordare, la nostra ricostruzione ghematrica e cronologica colloca nel 1425.

Credo di poter dire, alla luce di quanto scritto, che l’albero della vita e quello di Jesse costituiscano un unicum cronologico in cui, se il primo rappresenta le radici profonde che si estendono fino all’esodo, il secondo traccia la cronologia che raggiunge il Nuovo Testamento. Il terreno in cui tutto quanto si sviluppa è costituito dal “libro della vita” (βιβλίον ζωή) che non a caso presenta un valore ghematrico pari a 989, perchè è in Davide (989 a.C.-949 a.C. secondo la cronologia di Dio) che essi si innestano.

Da ultimo bisogna anche dire che tutto quanto può emergere solo se si adotta la cronologia di Dio, cioè quello che io ritengo essere l’originale cronologico biblico. E non potrebbe essere altrimenti, perchè assumere la cronologia secolare sradica l’albero della vita (le radici vetero-testamentarie), impedendo a quello di Jesse di fruttificare. Nessuna pianta vegeta in un contesto estraneo alla sua natura, per cui non è un caso che solo con la cronologia biblica e la ghematria si possa veder crescere e fruttificare un impianto cronologico che ha bisogno di un habitat suo proprio, cioè quello tipico del “libro della vita“: la Bibbia

Ps: vedi tabella date notevoli

Pps: assolutamente da leggere questo post

Le ragioni di un digiuno: l’anno giubilare del 468 a.C.

 

daniele 1Abbiamo visto in questo post che il digiuno di cui ci parla Daniele in 10,1-3 non fu una semplice penitenza personale, ma nasconde una precisa cronologia che ci parla degli anni rimanenti alla fine dell’esilio. Abbiamo visto anche che in origine, laddove leggiamo “Ciro”, molto probabilmente, anzi, sicuramente era scritto “Artaserse”, almeno stando ai conti che sono estremamente precisi e in linea con la cronologia dell’esilio per come l’ha disegnata il profeta.

Tutto questo, però, non ci dice niente circa la motivazione di quel digiuno e neppure ci dice qualcosa circa il perchè Daniele lo inizi il terzo anno di Artaserse, cioè nel 468 a.C. (la cronologia di Dio da sempre data il primo anno di regno di quel re nel 471 a.C.). Non crediamo che tutto ciò sia casuale, non crediamo cioè che Daniele abbia scelto un anno a caso del calendario per iniziare un digiuno.

Si potrebbe supporre che l’intento che ha ispirato il digiuno sia celare una preziosa nota cronologica o in ogni caso esprimerla con un  linguaggio consono al ruolo di profeta, ma forse c’è una ragione ben più importante: era un anno liturgico solenne: un Giubileo.

La cronologia di Dio ha ridisegnato gli anni sabbatici e giubilari, per cui la nostra ipotesi può facilmente trovare conferma confrontando il terzo anno di regno di Artaserse  di cui ci parla Daniele al capitolo 10, anno che segna l’inizio del digiuno (in realtà, come abbiamo visto segna gli anni rimanenti d’esilio), con la scaletta giubilare di cui disponiamo.

L’eventuale sincronia tra il nostro terzo anno e la presenza di un anno giubilare sarebbe estremamente importante, perchè il calcolo, in un colpo solo, spiegherebbe sia la decisione di Daniele di iniziare il digiuno in ossequio alla festività, sia confermare l’intera tavola sabbatica e giubilare, nonchè provare che quel digiuno non fu stabilito senza una ragione. Tra l’altro, in 70 anni d’esilio, solo un giubileo era possibile, perchè, come sappiamo, gli anni giubilari cadono ogni 50 anni, per cui era un momento liturgico solenne che da solo sarebbe capace di attestare, tra le altre cose, che negli anni dell’esilio era vigente il rispetto -almeno stando a Daniele- della normativa giubilare, se non anche di quella sabbatica.

Tutto quanto scritto sopra è una doverosa premessa a una semplice consultazione di una tabella che già a suo tempo avevamo compilata e con la quale eravamo giunti al 32 d.C. come anno sabbatico e giubilare , che trova conferma anche nel calendario liturgico delle letture sinagogali, che al cadere di tale solennità prescriveva la lettura d’Isaia 61, come riportato in Lc. 4,16-19. Questo per sottolineare che le considerazioni oggetto di questo post (il terzo anno di regno di Artaserse anno giubilare) potrebbero essere, se confermate, perfettamente coerenti con quelle già fatte e presenti nel blog.

Adesso non rimane che linkare alla tabella degli anni sabbatici e giubilari secondo la cronologia di Dio e constare che quel terzo anno di Artaserse, cioè il 468 a.C. fu giubilare secondo i nostri calcoli, confermando non solo che il digiuno di Daniele non fu una decisione estemporanea, ma anche e più tutta la scaletta sabbatica e giubilare e quanto ad essa fa riferimento, cioè tutti post ad essa collegati.

Lasciatemi concludere dicendo che di un profeta è importante osservare anche la dieta.

Ps: per una panoramica sugli anni sabbatici e giubilari vedi categoria omonima

Lo shock di Ez. 33,21

Gli studiosi di Ezechiele hanno ravvisato una contraddizione tra Ez. 33,21 e Ger. 39,1-2 a cui si aggiunge 2Re 25,8, perchè se la nota cronologica di Ezechiele indica il 585 a.C., mentre Geremia e 2Re indicano il 587 a.C. In questo link, al capitolo “Il profeta e il suo ministero”,  potete constatare che la questione è definita problematica. Infatti leggiamo:

La 13 data (585 a.C.) è problematica di per sè (33,21) perché non corrisponde a Ger 39,1-2 e 2Re 25,8 [indicano giugno-luglio 587] mentre secondo Ez il messaggero arriva a Babilonia dopo 18 mesi
dalla caduta della città. Alcuni pensano che la lezione corretta fosse undicesimo anno invece che dodicesimo.

Continua a leggere “Lo shock di Ez. 33,21”

Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.

danieleChe questo blog abbia da sempre denunciata la falsità di “Ciro” è cosa nota. Tale re, di cui non metto in discussione l’esistenza, ma il suo ruolo nelle vicende legate all’esilio babilonese, compare tuttavia in pagine fondamentali della Bibbia e dunque ne assume il prestigio e l’autorità. Chi volesse, come noi stiamo facendo, metterne in discussione la figura e il ruolo si dovrebbe scontrare con secoli di esegesi, studi storici e fonti  Continua a leggere “Il digiuno di un profeta e il demone della mistificazione: il falso di Ciro.”

Il libro della vita, l’albero di Jesse e la questione ancora aperta del primo anno di regno di Davide

Molti sarebbero i modi per rendere lunghissimo questo post, ma noi ci affideremo alle poche parole, certi della qualità degli uditori, i quali vogliamo certi della bontà dello loro libera scelta di seguire e pubblicare il mio lavoro. Sarà dunque un post breve, ma estremamente importante.

Dell’albero di Jesse me ne sono occupato qui, ma adesso torno di nuovo ad occuparmene, non prima di aver premesso l’indispensabile: esso rappresenta l’albero genealogico di Gesù, figlio di Jesse, padre di Davide. Esso vuole dimostrare la discendeza davidica di Gesù, perche le generazioni matteane da Gesù a Davide collegano Cristo re a Davide re, secondo una tripartizione di 14 generazioni in 14 generazioni (vedi Mt. 1,17)  Continua a leggere “Il libro della vita, l’albero di Jesse e la questione ancora aperta del primo anno di regno di Davide”

Sodoma ed Egitto, un itinerario storico turistico nei Libri dei Re

valle dei reSono più d’uno i post dedicati alla cronologia dei Re (si veda la categoria “sincronismi”) e in alcuni dei quali ho sottolineato il mistero che li circonda: tutta la Bibbia è stata sottoposta al vaglio della critica, la quale mai ha persa l’occasione per segnalarci una parola, un versetto corrotto, quando l’interpretazione diveniva difficile o impossibile.

La stessa sorte, stranamente, non è toccata alla cronologia di 1-2 Re, perchè di fronte a dei conti che non tornavano, nessuno li ha immaginati corrotti, nessuno ha pensato di rivolgersi alla scaletta stilata sull’anno d accessione, rifarsi i conti della durata dei vari regni di Giuda e Israele e controllare se, mancando i sincronismi con le cifre suggerite dal deuteronomista, le cose cambiassero con l’anno di accessione, se cioè quella scaletta offrisse i sincronismi cercati ma non trovati  Continua a leggere “Sodoma ed Egitto, un itinerario storico turistico nei Libri dei Re”