Le ali della grande aquila

Per il capitolo 12 di Apocalisse credo sia il caso di creare una categoria apposita, perchè non finisce mai di stupire. Nei due post precedenti (di facile consultazione essendo tutti l’uno di seguito all’altro) abbiamo, grazie alla ghematria, dato un senso compiuto alle scene letterarie che ci presenta Giovanni. Quel senso è certamente cronologico, ma per chi crede nella validità storica della cronologia di Dio esso non può non avere valore scientifico.

Sfido chiunque a dimostrare come un capitolo di Apocalisse possa far emergere un quadro cronologico così coerente dal caso. Il drago, la Donna, Antipas, il fiume suscitato dal drago e la voragine che lo inghiotte non generano ghematricamente date incomprensibili che non siamo in grado di collocare. Anzi, sono tutte logicamente correlate e fanno tutte riferimento alla cronologia di Dio come conferma, alla storia come smentita. E quella stessa storia tirata in ballo -si badi bene- è smentita pure dalla scienza, da Newton che ne ha denunciato il falso.

Fino ad esso abbiamo visto che la somma delle lettere greche che formano “Antipas” e “donna” dà  come somma 909, cioè il 909 a.C. Ad essa si oppone la somma delle lettere greche di drago che invece dà 931. Il 909 e il 931 indicano due date: il 909 a.C. e il 931 a.C. In entrambi i casi cadiamo nell’ultimo anno di regno di Salomone, tanto che noi abbiamo parlato di un unico cielo cronologico dove sono visibili i segni grandiosi di Apocalisse ci narra.

Poi siamo passati a “fiume”, sempre in greco, e abbiamo visto che il suo valore ghematrico è 567, cioè il 567 a.C. come 37° anno di regno di Nabucodonosor, tirando in ballo il VAT 4956 che è alla base della datazione. Il 567 a.C. è dato come assoluto, perchè astronomicamente calcolato, anche se Newton e Fomenko lo ritengono infondato. Ad esso si contrappone il 486 a.C. de la cronologia di Dio, creando un’alternativa biblica a quella datazione.

Da ultimo ci siamo occupati della voragine che si apre sulla terra e lo abbiamo fatto sommando le lettere greche di “terra” e “voragine”, ottenendo 622, cioè il 622 a.C. che data il ritrovamento del Rotolo della legge durante il regno di Giosia, cioè nel diciottesimo anno di regno (2Re 22,3). Abbiamo detto che anche in questo caso adesso esiste un’alternativa ed è il 540 a.C. indicato dalla cronologia di Dio.

Quanto sopra è  già sufficiente per comprendere che non è il caso che ha fatto intersecare la trama letteraria prima con il calcolo ghematrico, poi, e  unito ad esso, con il quadro cronologico storico e biblico. Da questa certezza è facile giungere alla conclusione che è veramente fondante la ghematria nel genere apocalittico (affermazione unanimemente condivisa dagli studiosi), tanto che senza di essa i suoi significati nascosti (quelli più importanti) non emergono.

A tutto questo vogliamo però aggiungere qualcosa di sorprendente: le ali della grande aquila (12,14). In particolare ci soffermeremo su “ali” (πτέρυξ) il cui valore ghematrico è 945, cioè il 945 a.C. Non troverete nessun episodio rilevante usandola se fate rifermento alla storia, mentre è assolutamente fondamentale se assumete la tabella cronologica dei Re secondo la cronologia di Dio, perchè indica il quarto anno di regno di Salomone. Esso non è un anno qialsiasi del suo regno, bensì quello in cui s’iniziano i lavori al tempio (1Re 6,1).

Già di per sè la nota cronologica che conduce alle fondamenta del tempio è notevolissima, ma bisogna ricordare che quel 945 a.C. è la pietra angolare di tutta quanta la cronologia del primo e secondo tempio. Infatti è da lì che si possono contare i 480 anni dal primo al secondo tempio di cui ci parla il Seder Olam. E’ solo quella data che è riuscita a far quadrare quei conti, mentre tutti gli altri calcoli, sebbene gli sforzi siano stati notevoli, sono naufragati. Insomma è solo la cronologia di Dio che è riuscita nell’intento e grazie a quel 945 a.C. come quarto anno di regno di Salomone.

Risolto il Seder otteniamo, togliendo 480 anni al 945 a.C., il 464/465 a.C. che la cronologia di Dio indica come settimo anno di regno di Artaserse, datando, sempre e comunque, il suo primo anno di regno nel 471 a.C., data che non esce dal range suggerito dagli studiosi per l’inizio del regno di Artaserse. Ottenuta questa data possiamo calcolare i 46 anni che lo stesso Giovanni indica come il tempo necessario per la ricostruzione del secondo tempio (si veda il capitolo che la cronologia di Dio dedica all’argomento), cadendo così nel 418 a.C. che gli stessi storici indicano come sesto anno di regno di Dario secondo, come esige Esd   che ci parla di un “sesto di Dario” (Esd 6,15) come fine dei lavori, senza specificare se primo o secondo.

Come potete facilmente capire quel 945 a.C che emerge dal calco ghematrico di πτέρυξ (ali) è veramente l’anno pietra angolare di tutta quanta la cronologia del primo e secondo tempio. Esso emerge non da una parola qualsiasi, ma da πτέρυξ, cioè “ali” il cui contenuto simbolico è enorme. Credo di poter dire che come quel 945 a.C. che emerge da πτέρυξ trova il riscontro nei calcoli del Seder Olam, vi sarà anche un documento che rivelerà la bontà del biblico 540 a.C. come dicottesimo anno di regno di Giosia e anno della riscoperta della Legge. Allora si formerà la voragine, dopo ci sarà il volo con “le due ali della grande aquila”: Giovanni.

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