L’albero di Jesse

La suddivisione della linea genealogica di Gesù di 14 generazioni in 14 generazioni ha da sempre occupato gli studiosi. I problemi che s’incontrano con quello che la tradizione dice essere l’albero di Jesse sono numerosi, per cui le interpretazioni e le soluzioni sono le più varie; si va dal severo giudizio di Albright che parla di una aggiunta ai Vangelo di Matteo, al giudizio di Ravasi che invece punta dritto sul teologico. Queste due posizioni credo riassumano bene il quadro esegetico e storico della questione. C’è da chiedersi tuttavia se tale quadro sia fedele alla realtà, una realtà che forse potrebbe celare sorprese.

Per quanto meno autorevole, il mio parere è infatti completamente diverso. Ho dimostrato con la cronologia di Dio che le 14 generazioni matteane hanno un preciso valore cronologico, poichè se si considera una generazione di 35 anni (ipotesi riportata pure da Wiki) le 14 generazioni di Matteo sono un arco di tempo di 490 anni (14X35=490). Già di per sè la cifra ha un profondo valore simbolico, perchè ci ricorda esattamente la profezia delle 70 settimane di Daniele. Ma c’è di più.

Tale arco temporale è l’unico capace di collegare la nascita di Gesù all’esilio babilonese (v, cronologia di Dio)   e da lì ricostruire l’originale cronologico biblico, perfettamente alternativo a quello storico. Ciò significa che se volessimo ricostruire una cronologia vetero testamentaria non lo si potrebbe fare prescindendo dalle 14 generazioni matteane; al contempo significa anche che se volessimo ricostruire una cronologia neo testamentaria, cioè gesuana, non lo potremmo ugualmente fare prescindendo da Matteo.

Chi ha un minimo di dimestichezza con la cronologia di Dio sarà certamente convinto di ciò, ma a noi adesso interessa il parere degli antichi, per cui ci chiediamo se essi stessi fossero coscienti di tale fondamentale ruolo che le generazioni matteane ricoprono nella cronologia biblica almeno fino a Davide. Non potendoli interpellare ci affidiamo ai loro scritti, in particolare alla ghematria, cioè quella scienza con cui essi esprimevano -meglio nascondevano- le verità più importanti.

Quello che proporrò è dunque il gioco ghematrico che si cela negli elementi sinora proposti, cioè il numero 14 che suddivide le generazioni e il 490, prodotto del calcolo che con quello stesso numero si può fare assumendo una generazione come arco di 35 anni (che una generazione conti biblicamente 35 anni è dimostrabile sommando tutti gli anni di regno da Sedecia a Davide e dividendo per 14, perchè una tranche delle 42 generazioni matteane va, appunto, da Davide a Sedecia. Tale somma indica 485 anni, cioè un’ottima approssimazione dei 490 cercati).

Partiamo dal numero 14 dicendo che esso è la somma delle consonanti ebraiche che compongono i nome di David. Dunque la ghematria ci dice che quel 14 serve sì a suddividere la genealogia di Cristo, ma anche e più a collegarlo alla figura reale di Davide. Tale nozione ghematrica è conosciuta, tanto che molti la citano proprio per dare un senso alla tripartizione matteana. Insomma non abbiamo scoperto nulla di nuovo.

Ben diverso è il discorso dei 490 anni indicati da 14 generazioni. Finora si era sì introdotto il calcolo ghematrico per spiegare il valore teologico o simbolico del numero 14, ma ci si era fermati lì, ignorando che il prodotto della moltiplicazione (490 anni) che con esso si può fare ne ha uno altrettanto importante e che emerge a prima vista, perchè, come abbiamo detto, esso richiama da vicino le 70 settimane di Daniele.

Tuttavia quel 490 è la somma delle lettere che compongono “chiave di Davide”, espressione che ricorre in Ap.3,7. Nella sua versione greca, chiave di Davide ( κλείς Δαυίδ) dà una somma di 490 qualora la si calcoli ghematricamente. Questo calcolo, associato a quello delle consonanti ebraiche che compongono Davide, sta lì a dirci che questo perfetto gioco ghematrico è l’unico capace di spiegare il mistero che ancora circonda Mt. 1,17, perchè se le consonanti di Davide sommate danno 14, 14 moltiplicato per 35 da 490 e questa cifra permette di fare ingresso nel delicato meccanismo dei re e datare, con ottima approssimazione, il primo anno di regno di Davide stesso, perchè se la prima tranche parte da Cristo e giunge a Babilonia (ultimo di Sedecia), la seconda tranche attraversa tutti i Re e giunge a Davide. Insomma non è un caso che la somma delle consonanti di Davide sia 14 e che 490 -cifra che otteniamo utilizzando proprio il numero 14- sia la “chiave di Davide”, senza la quale le porte della cronologia biblica rimangono chiuse. Direi che forse non è neppure un caso che quella “chiave di Davide” sia inserita in un preciso contesto in Apocalisse, contesto che ben si adatta alle porte della cronologia biblica, perchè in Ap. 3,7 leggiamo che

All’angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi:
Così parla il Santo, il Verace,
Colui che ha la chiave di Davide:
quando egli apre nessuno chiude,
e quando chiude nessuno apre
.

Ci eravamo proposti, avendo affermato che le 14 generazioni di 35anni (490 anni) stanno alla base della cronologia di Dio, di trovare conferma a tale fondamentale ruolo. Avevamo detto che tale conferma l’avremmo cercata negli antichi usando quella stessa ghematria che anche gli studiosi hanno indicata come possibile chiave del mistero matteano. Mi pare di poter dire che tale conferma del ruolo centrale di Mt. 1,17 l’abbiamo trovata, tanto che Apocalisse ci rivela che quel 490 che emerge dalle 14 generazioni, non solo richiama Daniele, ma anche e più ci consegna la “chiave di Davide”, senza la quale non si aprono le porte del regno.

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