Antipas: le ragioni della fede e l’origine del mistero

La morte di Antipas abbiamo visto che potrebbe essere la metafora della verità soppressa, abolita, cancellata perchè il verbo greco ha anche quel significato che se assunto, erò, obbliga a rivedere l’intero versetto che citiamo:

So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana. (Ap. 2,13)

La metafora che racchiude Antipas è possibile scorgerla solo con la lettura ghematrica del nome proprio che indica la cifra di 448, cioè il 448 a.C. in cui la cronologia di Dio colloca l’esilio babilonese.

Ma quell’anno ci dice anche che l’intera vicenda legata all’esilio e agli anni della ricostruzione post esilica ha biblicamente un’altra cronologia che non è sconosciuta alla scienza moderna poichè Newton ha chiaramente parlato di “crimine di Tolomeo”, intendo che la cronologia tolemaica, cioè quella che sinora è stata adottata, è frutto della “truffa di maggior successo della storia della scienza”.

Antipas, allora, ben lo si comprende sotto questa luce, come ben si comprende la sua metafora: egli personifica la verità, in primis storica, messa a morte, cioè abolita, cancellata e soppressa. Ma il versetto ci dice di più, vediamo cosa.

Quando leggiamo “tu tieni saldo il mio nome” e “non hai rinnegato la fede” neppure dopo l’omicidio di Antipas, neppure cioè dopo la violenta soppressione della verità, il significato che dobbiamo dare al versetto è che senza quella verità storica su Gesù è impossibile avere fede in Cristo, tanto che pure la fede degli angeli è a rischio.

La cronologia di Dio da sempre è stata il tentativo di dimostrare razionalmente la fede, l’incarnazione del Verbo nella Storia. L’ampio ricorso alla profezia e alla ghematria, unita a una cronologia biblica che fa chiarezza su tutti i punti fondamentali dell’anagrafe gesuana inserendoli in un contesto cronologico di oltre mille anni, permette di capire quello che altrimenti è spacciato per mistero.

Se Dio si è fatto carne, Dio si è fatto storia e dunque lì va cercato seguendo la luce chiara dei profeti e degli Evangelisti. Qualsiasi altra strada conduce a una fede che paradossalmente non la scorgiamo nella storia tutta, ma solo in quella di ognuno, come se la somma della fede di ogni credente si azzerasse qualora la volessimo rendere universale. Se Dio non è nella Storia, Dio non è neppure nella storia dei singoli uomini. Ritenere il contrario è credere al mistero, credere a un Dio che si rivela nel particolare, ma si cela nell’universale.

E’ questo il senso del versetto citato: la morte di Antipas, la soppressione della verità storica di Gesù mette a repentaglio la fede dei singoli fino alla possibilità di rinnegarla. Antipas ci dice anche che la fede deve avere una sua ragione e che ritenere la fede un atto di fede è costruire sulla sabbia (Mt. 7,26).

Tutti coloro che si ritengono cristiani si pongano nel segreto della loro coscienza questa domanda: “Perchè credo?” e cerchino la risposta che non troveranno, qualora essa presupponga la ragione della loro fede. Dopo rileggano il versetto citato per comprendere che il mistero della loro fede riposa nell’assassinio di Antipas, la verità storica di Gesù, l’unica via per non rinnegare Cristo quando i tempi si fanno difficili, quando si abita nella dimora di satana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.