Il Codex Amiatinus: dallo strabiliante successo alla solitudine del numero uno

La cronologia di Dio è lì a dirci che è possibile ricostruire, con i testi conosciuti della Bibbia, una cronologia perfettamente alternativa a quella storica. La natura stessa di ogni opera cronologica, se non viziata da pesanti approssimazioni e ragioni farlocche, esclude categoricamente il caso qualora emerga un quadro cronologico lineare, coerente e armonico.

La domanda che si pone, allora, è da dove venga quella cronologia alternativa e perchè se ne erano perse le tracce, tracce che se ben seguite conducono a quell’alternativa cronologica di cui parliamo.

Chi segue questo blog sa benissimo che io sostengo la sistematica falsificazione delle fonti storiche  e della Bibbia, a cui adesso aggiungo la capillare opera di distruzione dei testi originali biblici. Di essi ne ho trattato qui, sottolineando che tutti i codici più importanti sono testi senza radici, le cui origini sono ignote (basti per adesso accennare al Leningradensis, il testo della Bibbia ebraica più autorevole e antico comparso dal nulla a Odessa nel 1830).

A tutto ciò però si aggiunge una strana vicenda che accomuna ai codici ebraici la Vulgata, cioè il testo biblico che dalla sua realizzazione (405 d.C.) al Concilio Vaticano II (1962-1965) ha rappresentato la traduzione ufficiale della Chiesa cattolica.

Prima di entrare pienamente in argomento, dobbiamo far sì che il lettore immagini la sua diffusione, immagini cioè il numero di copie della Vulgata diffuse in tutto il mondo cattolico. Al momento, sappiate, ne esistono circa 30.000 copie, moltissime delle quali, però, non hanno nessun valore critico; molte altre, invece, sono pesantemente incomplete. Da ciò si può dedurre quante copie possano aver circolato all’interno del mondo cattolico.

Bene, della Vulgata esiste una sola copia ed è il Codice amiatino. Esso è l’unico superstite delle migliaia e migliaia di copie. La cosa in sè non desterebbe scalpore: l’importante sarebbe che fosse originale e che la sua attendibilità non potesse essere messa in dubbio, ma così non è.

Quel codice proviene dall’Inghilterra, il latore lo considerava così importante da volerlo consegnare personalmente, ma muore durante il viaggio e del codice se ne perdono le tracce per più di un secolo. L’oblio in cui l’Amiatino cadde lo rende in tutto e per tutto simile ai codici della Bibbia ebraica attualmente conosciuti: un testo senza radici la cui attendibilità è fortemente discutibile.

La prima domanda che dobbiamo porci è come sia possibile che la Chiesa cattolica si sia ridotta a quell’unico testo nonostante la diffusione enorme della Vulgata. Che fine hanno fatto tutte le altre migliaia di copie? E’ una bella domanda, a cui è possibile dare una risposta proprio alla luce della cronologia di Dio.

Sono convinto, vista l’assurdità della vicenda, che prima si è messa in atto la distruzione dei testi originali, poi si sono sostituiti con versioni artefatte, falsate con il preciso scopo di creare le condizioni favorevoli affinchè i Gesù storico e il Cristo della fede ne uscissero a pezzi. In particolare è la storicità della vicenda cristiana che si è voluta colpire per far posto al mito cristiano.

Se così non fosse non si spiega perchè la cronologia di Dio sia capace di ricostruire un preciso quadro storico (Gesù) e un altrettanto preciso quadro profetico (Cristo). Che sia stato messo in atto un preciso disegno mistificatore non lo affermo solo io, ma è pure la scienza laica nei panni di Newton che sostiene un disegno criminale nella storia (si legga “Il crimine di Tolomeo” di R. Newton).

Io credo che adesso il lettore sia in grado di dare le risposte giuste a quella nube della non conoscenza che offusca le origini dei codici biblici ebraici, ortodossi e cattolici. Non andiamo ad imputare la responsabilità ad altri se non a coloro che sistematicamente li hanno fatti sparire.

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