“L’accusatore” (Ap. 12,10) e un esodo tutto da rifare

ramseteFino ad ora cinque sono gli appellativi con cui Apocalisse fa riferimento a satana. Essi sono tutti contenuti ne cap. 12 e decifrati  nel post precedente grazie alla ghematria che trasforma quegli appellativi in date, le quali cadono tutte in un unico ristretto insieme cronologico: 1-2 Re. Ad essi si aggiunge κατήγωρ (accusatore, satana) di Ap. 12,10

Il valore ghematrico è 1232 che noi risolviamo, come al solito, in cronologia, cioè il 1232 a.C. Ciò ci permette di collocare κατήγωρ in un preciso quadro cronologico, perchè tale data segna la fine di Ramsete II, ill faraone dell’esodo. Capite bene che se quel 1232 a.C. avesse individuato uno dei tanti faraoni in un punto imprecisato del loro regno, tutto il nostro discorso sarebbe forzato e poco credibile. Ma non è così: Ramsete II fu il faraone dell’esodo, una tappa assolutamente fondamentale della cronologia biblica  Continua a leggere ““L’accusatore” (Ap. 12,10) e un esodo tutto da rifare”

Il seduttore, la voce di Apocalisse e la coscienza delle nazioni

Continuiamo la nostra lettura ghematrica el capitolo 12 di Apocalisse, non prima di aver ricordato che questo blog ha inventato niente: la ghematria non solo esiste da millenni prima di me; non solo gli Ebrei tuttora ne fanno una scienza complessa, ma anche che la stessa esegesi, nei suoi elementi di spicco (Ravasi) la indica come elemento fondante del genere apocalittico, senza essere mai andata, però, oltre l’evidenza, oltre il 666, numero della bestia.

E’ questo blog che si è chiesto se, dal momento che Giovanni ce la indica esplicitamente, la ghematria possa essere una chiave di lettura ben più profonda e articolata del seicentosessantasei. Io credo che l’abbiamo dimostrato, come abbiamo dimostrato il sorprendente sincronismo tra la cronologia di Dio e la chiave ghematrica, tanto che possiamo parlare di complementarietà  Continua a leggere “Il seduttore, la voce di Apocalisse e la coscienza delle nazioni”

L’annuncio della nascita del Battista e le fondamenta del nuovo tempio

zaccariaChi segue questo blog si sarà certamente reso conto che io procedo per blocchi cronologici, entrando nel dettaglio solo se indispensabile. Per questo motivo non mi sono mai addentrato nei calendari sacerdotali. Lo farò adesso, ma lo scopo non è quello di entrare nei minuziosi calcoli, quanto metterne a frutto la ciclicità dei turni.

Il discorso che sto per fare potrebbe non essere preciso, anche se i calcoli mi dicono il contrario, ma lo faccio nella certezza che spesso quella che potrebbe essere una tua conclusione sbagliata, si può rivelare uno spunto esatto per qualcun’altro.

I turni sacerdotali si compivano in 6 anni. Questo significa che lo stesso sacerdote dopo 6 anni entrava di nuovo in servizio la prima settimana del primo anno. Questo potremmo definirlo “ciclo breve”, perchè era vigente anche un “ciclo lungo” (giubilare) che riallineava, calendario, sole, luna e turni sacerdotali ogni 294 anni, cioè il ciclo di cui stiamo parlando si rinnovava partendo da capo in modo identico al ciclo precedente  Continua a leggere “L’annuncio della nascita del Battista e le fondamenta del nuovo tempio”

“Il figlio maschio” (Ap. 12,5)

figlio maschioFino ad ora abbiamo dedicato tre post al capitolo 12 di Apocalisse. Ne aggiungerò un quarto, raccomandando al lettore di leggere la sintesi degli altri tre qui. Se i post citati erano importanti, questo lo è in maniera particolare occupandosi del Figlio maschio che la Donna vestita di sole partorisce e che il drago vuole divorare (Ap. 12,4).

Il calcolo ghematrico di υἱός (figlio) che Ap. 12,5 propone è molto semplice, perchè la somma delle lettere dà un risultato di 486, che equivale al 486 a.C. Di ben altra difficoltà è la sua interpretazione, poichè quel 486 a.C. è l’anno che la cronologia di Dio indica come il 37° di Nabucodonosor, collocando il suo primo anno di regno nel 523 a. C., cioè  l’anno quarto di Joakim (Ger. 25,1)

Il 486 a.C. è conosciuto solo dalla cronologia di Dio, cioè dalla cronologia biblica, perchè gli storici collocano quello stesso anno nel 567 a.C., ritenendo tale data assoluta perchè calcolata astronomicamente. Tuttavia quei calcoli astronomici sono stati impugnati da Newton e Fomenko, che hanno messo in evidenza grosse anomalie, come la costante D che deve essere assunta con parametri completamente fuori dalla norma, tanto che Newton ha parlalto apertamente di cronologia tolemaica falsata, se non inventata di sana pianta.

Quanto appena detto incrina la solidità di una data ritenuta certa e apre alla possibilità di un’altra datazione, quella cioè che la cronologia biblica offre. La presenza dell’alternativa biblica facilita enormemente il compito di coloro che hanno denunciato la falsità di quella storica, mentre la ghematria tiene a battesimo la nascita del figlio maschio che è solo una metafora, perchè in ballo c’è la Storia, una Storia di cui quel figlio diverrà re (Ap. 12,5).

Ma più di questo è importante sottolineare che tutto l’impianto letterario del capitolo 12 si muove in un contesto cronologico, i cui protagonisti rappresentano i cardini, come abbiamo visto nei post precedenti. Tutto si muove su due piani prestabiliti: da una parte quello letterario, dall’altra quello cronologico ghematrico, con un duplice scopo: la denuncia della falsificazione della storia e la rivelazione dell’originale. Tutto insomma, in primis la storia, si muove attraverso un piano prestabilito, che è rivelato progressivamente.

Lascio il lettore trarre le conclusioni del caso, perchè sarebbe davvero molto -forse troppo- lungo addentrarci nei significati di quel  υἱός che equivale a 486 a.C., 37° di Nabucodonosor. Esso tira in ballo direttamente il VAT 4956, perchè è grazie ad esso che si può calcolare l’eclissi lì  descritta. Dipendentemente dalla data assegnata dipendono le sorti della cronologia storica (tolemaica) e biblica, cioè la cronologia di Dio, poichè assumere il 567 a.C. come 37° anno di Nabucodonosor implica datare l’esilio nel 586/587 a.C. (un discorso a parte meriterebbe la Watch Tower, ma non m’interessa); assumere il mio 486 a.C. invece implica la datazione di quello stesso esilio nel 505 a.C., stravolgendo e denunciando come falsata la cronologia storica.

Da ultimo lasciatemi dire che a mio parere il figlio è maschio non tanto per una predilezione verso il genere, quanto per la presenza in Apocalisse delle meretrici della terra (Ap. 17,5), cioè di chiese corrotte che mentono per denaro al pari della loro madre (Ap. 17,5). Quel figlio maschio è la Verita rivelata, è vero, ma è anche la verità storica, scientifica. E che tale affermazione sia fondata, sia fondato cioè parlare di verità scientifica affiorante grazie al calcolo ghematrico, è possibile perchè la stessa scienza ha parlato del crimine che sta alla base dell’intera cronologia tolemaica

Le ali della grande aquila

Per il capitolo 12 di Apocalisse credo sia il caso di creare una categoria apposita, perchè non finisce mai di stupire. Nei due post precedenti (di facile consultazione essendo tutti l’uno di seguito all’altro) abbiamo, grazie alla ghematria, dato un senso compiuto alle scene letterarie che ci presenta Giovanni. Quel senso è certamente cronologico, ma per chi crede nella validità storica della cronologia di Dio esso non può non avere valore scientifico.

Sfido chiunque a dimostrare come un capitolo di Apocalisse possa far emergere un quadro cronologico così coerente dal caso. Il drago, la Donna, Antipas, il fiume suscitato dal drago e la voragine che lo inghiotte non generano ghematricamente date incomprensibili che non siamo in grado di collocare. Anzi, sono tutte logicamente correlate e fanno tutte riferimento alla cronologia di Dio come conferma, alla storia come smentita. E quella stessa storia tirata in ballo -si badi bene- è smentita pure dalla scienza, da Newton che ne ha denunciato il falso.

Fino ad esso abbiamo visto che la somma delle lettere greche che formano “Antipas” e “donna” dà  come somma 909, cioè il 909 a.C. Ad essa si oppone la somma delle lettere greche di drago che invece dà 931. Il 909 e il 931 indicano due date: il 909 a.C. e il 931 a.C. In entrambi i casi cadiamo nell’ultimo anno di regno di Salomone, tanto che noi abbiamo parlato di un unico cielo cronologico dove sono visibili i segni grandiosi di Apocalisse ci narra.

Poi siamo passati a “fiume”, sempre in greco, e abbiamo visto che il suo valore ghematrico è 567, cioè il 567 a.C. come 37° anno di regno di Nabucodonosor, tirando in ballo il VAT 4956 che è alla base della datazione. Il 567 a.C. è dato come assoluto, perchè astronomicamente calcolato, anche se Newton e Fomenko lo ritengono infondato. Ad esso si contrappone il 486 a.C. de la cronologia di Dio, creando un’alternativa biblica a quella datazione.

Da ultimo ci siamo occupati della voragine che si apre sulla terra e lo abbiamo fatto sommando le lettere greche di “terra” e “voragine”, ottenendo 622, cioè il 622 a.C. che data il ritrovamento del Rotolo della legge durante il regno di Giosia, cioè nel diciottesimo anno di regno (2Re 22,3). Abbiamo detto che anche in questo caso adesso esiste un’alternativa ed è il 540 a.C. indicato dalla cronologia di Dio.

Quanto sopra è  già sufficiente per comprendere che non è il caso che ha fatto intersecare la trama letteraria prima con il calcolo ghematrico, poi, e  unito ad esso, con il quadro cronologico storico e biblico. Da questa certezza è facile giungere alla conclusione che è veramente fondante la ghematria nel genere apocalittico (affermazione unanimemente condivisa dagli studiosi), tanto che senza di essa i suoi significati nascosti (quelli più importanti) non emergono.

A tutto questo vogliamo però aggiungere qualcosa di sorprendente: le ali della grande aquila (12,14). In particolare ci soffermeremo su “ali” (πτέρυξ) il cui valore ghematrico è 945, cioè il 945 a.C. Non troverete nessun episodio rilevante usandola se fate rifermento alla storia, mentre è assolutamente fondamentale se assumete la tabella cronologica dei Re secondo la cronologia di Dio, perchè indica il quarto anno di regno di Salomone. Esso non è un anno qialsiasi del suo regno, bensì quello in cui s’iniziano i lavori al tempio (1Re 6,1).

Già di per sè la nota cronologica che conduce alle fondamenta del tempio è notevolissima, ma bisogna ricordare che quel 945 a.C. è la pietra angolare di tutta quanta la cronologia del primo e secondo tempio. Infatti è da lì che si possono contare i 480 anni dal primo al secondo tempio di cui ci parla il Seder Olam. E’ solo quella data che è riuscita a far quadrare quei conti, mentre tutti gli altri calcoli, sebbene gli sforzi siano stati notevoli, sono naufragati. Insomma è solo la cronologia di Dio che è riuscita nell’intento e grazie a quel 945 a.C. come quarto anno di regno di Salomone.

Risolto il Seder otteniamo, togliendo 480 anni al 945 a.C., il 464/465 a.C. che la cronologia di Dio indica come settimo anno di regno di Artaserse, datando, sempre e comunque, il suo primo anno di regno nel 471 a.C., data che non esce dal range suggerito dagli studiosi per l’inizio del regno di Artaserse. Ottenuta questa data possiamo calcolare i 46 anni che lo stesso Giovanni indica come il tempo necessario per la ricostruzione del secondo tempio (si veda il capitolo che la cronologia di Dio dedica all’argomento), cadendo così nel 418 a.C. che gli stessi storici indicano come sesto anno di regno di Dario secondo, come esige Esd   che ci parla di un “sesto di Dario” (Esd 6,15) come fine dei lavori, senza specificare se primo o secondo.

Come potete facilmente capire quel 945 a.C che emerge dal calco ghematrico di πτέρυξ (ali) è veramente l’anno pietra angolare di tutta quanta la cronologia del primo e secondo tempio. Esso emerge non da una parola qualsiasi, ma da πτέρυξ, cioè “ali” il cui contenuto simbolico è enorme. Credo di poter dire che come quel 945 a.C. che emerge da πτέρυξ trova il riscontro nei calcoli del Seder Olam, vi sarà anche un documento che rivelerà la bontà del biblico 540 a.C. come dicottesimo anno di regno di Giosia e anno della riscoperta della Legge. Allora si formerà la voragine, dopo ci sarà il volo con “le due ali della grande aquila”: Giovanni.