Antipas, una metafora nella dimora di satana

Mi sono già occupato di Antipas, personaggio drammatico che emerge dalla lettera a Pergamo di Apocalisse, lettera che è indirizzata all’angelo con il compito di muovere guerra laddove è il trono di satana.

La prima cosa da dire è che, stando a Padre Enzo bianchi, autore di un completo commento all’opera di Giovanni (Apocalisse) egli è un personaggio leggendario, perchè sono notizie incerte e tardive quelle sul suo conto (di diverso avviso è wiki, ma personalmente credo che Bianchi ne sappia un po’ di più).

Dunque Antipas, sebbene testimoniato dalla tradizione, è molto probabilmente una leggenda. Bisogna chiedersi allora quale sia il suo ruolo in Apocalisse: perchè Giovanni affida il ruolo così delicato e drammatico a una leggenda -non dimentichiamoci che siamo in terra nemica, ben altre le linee amiche: Pergamo è dimora e trono di satana.

La risposta, a mio parere, riposa ne valore ghematrico di Antipas, valore ghematrico che emerge dal testo greco di Apocalisse: 448. Tale cifra coincide con il 447/8 che la cronologia di Dio indica come anno della fine dell’esilio, a fronte di uno storico 538 a.C.. Qualcuno potrebbe obiettare che 447 non è 448, ma faccio notare che proprio l’ultima cifra permette la perfezione sincronica con le prime 69 settimane di Daniele e la profezia che essa cela: 483-448=35, il 35 d.C. da sempre indicato da la cronologia di Dio come anno della crocefissione, come l’anno in cui l’unto in cui non è colpa -giusto per citare il passo più importante della profezia- viene ucciso.

Ma quel 448 a.C. ci conferma anche che non solo la scienza antica (ghematria) ci parlano di una diversa cronologia degli eventi legati all’esilio, ma pure quella moderna conferma che circa l’esilio qualcuno si è divertito a confondere le carte (Newton e Il crimine di Tolomeo, dove lo studioso prova che la lista dei sovrani babilonesi, direttamente coinvolti nelle vicende legate all’esilio, è totalmente inventata).

Dunque di mezzo c’è un falso, una falsa cronologia e forse per questo Antipas, diviene il fedele testimone. Già ma abbiamo detto che è una leggenda e dunque cosa mai può testimoniare una leggenda? Se la risposta al primo interrogativo l’ha risolta, io credo, la lettura ghematrica, la seconda forse la risolve l’accezione metaforica del verbo ἀποκτείνω.

Nel senso più comune significa uccidere, di qui ha preso le mosse l’esegesi per spiegare il mistero di Antipas: un martire della fede, di cui però però non si sa nulla di certo, tanto che -abbiamo visto- autorevoli commentatori ne fanno una leggenda. Ma i significati di ἀποκτείνω si esauriscono nei fatti di sangue? Non esiste forse un senso, un significato metaforico del verbo?

Sì c’è e ci dice che ἀποκτείνω può anche significare abolire, sopprimere, cancellare. Questi significati ben si prestano alla nostra prima notizia circa Antipas: è dal valore ghemtrico che entriamo nel suo mistero. E’ quel 448 a.C. che ci dice che il fedele testimone potrebbe essere una fedele cronologia che conduce immancabilmente a Cristo, grazie alla profezia di Daniele, ad esempio.

Dunque quel ἀποκτείνω potrebbe significare che in un dato momento della storia, la storia di Cristo, di cui ci parlano i profeti in particolare, la cronologia biblica in generale, è stata abolita, soppressa e cancellata per far posto a una vulgata artefatta e anticristica. Antipas, allora, è sì messo a morte, ma è la metafora che ci dice che sono messi a morte i tempi di Dio, per far posto a quelli dell’impostura.

Non è forse la scienza moderna la prima a sostenere tutto ciò? Newton, Morozov e Fomenko non sostengono la tesi del grande falso? Quando Newton  bolla Tolomeo come il truffatore di maggior successo della storia della scienza, non sta dicendo quelle stesse cose che diciamo noi, sebbene che ci avvaliamo della scienza antica, la ghematria? Certo, perchè anche loro denunciano che la storia è stata artefatta, che Antipas, la fedele testimonianza, è stato messo a morte, cioè abolito, soppresso e cancellato.

Da tutto questo emerge che Antipas non è una leggenda, ma una metafora che ben mette in risalto il dramma che si è consumato in Pergamo, dramma ben lungi dalla semplicistica soluzione che offre la figura di un martire, perchè nella dimora di satana è ovvio che a essere uccisa, cioè soppressa e cancellata, sia la verità, in primis quella storica.

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