Ελωί, ἐλωί, λεμὰ σαβαχθανί (Mc. 15,34): il grido che chiude l’Antico e apre al Nuovo testamento?

In questo post abbiamo visto che la lettura nella sinagoga di Nazareth d’Isaia 61, episodio riportato in Lc. 4,18, non fu casuale: le letture delle pagine della Torah erano calendarizzate e quella pagina era letta all’entrata del Giubileo e apriva il ciclo delle letture che durava tre anni e mezzo.

Tutto ciò rappresenta una “piega cronologica” che nasconde importanti informazioni non solo cronologiche, ma anche teologiche: il coincidere dell’inizio del ciclo di letture liturgiche con il ministero pubbllico di Gesù ci autorizza a ipotizzare un Cristo nuova Torah, perchè la Sua predicazione ha dato luogo ai Vangeli.

Fino ad ora, però, abbiamo solo il punto d’inizio, che è rappresentato da una parte da Isaia 61, dall’altra dal ministero pubblico, ma manca il punto finale, rintracciato il quale potremmo essere certi di molte cose, in primis del Cristo nuova Torah.

Questo punto finale non può che essere un’altra lettura che magari conclude quel ciclo e quel ministero. Esiste? Ne abbiamo notizia dai Vangeli? Sì, io credo di sì sebbene ancora non abbia ricevuta la conferma da coloro che sono certamente in grado di darmela.

Ελωί, ἐλωί, λεμὰ σαβαχθανί (Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato) di Mc 15,34 sono le parole di Gesù al momento della morte, ma sono anche una precisa citazione del salmo 22. Se da una parte rappresentano una supplica del sofferente, esse possono anche dirci molte altre importanti cose se rispondiamo a un semplice interrogativo: aperto il ciclo con la lettura d’Isaia 61, Gesù ha voluto chiudere la Sua predicazione con il salmo 22 solo per gridare il suo dolore o per segnare la fine del suo ministero?

In quest’ultimo caso sarebbe interessante sapere se la lettura del salmo 22 chiudeva il ciclo delle letture liturgiche, cosicché saremmo sicuri circa l’ipotesi iniziale: il Cristo nuova Torah.

Al momento ciò è solo un’ipotesi avallata dal punto iniziale del Suo ministero coincidente con l’apertura del ciclo citato. Qualora, però, avessimo la conferma del punto finale, quell’ipotesi non solo sarebbe pienamente provata, ma sarebbe capace di sistemare tante tessere cronologiche prima fra tutte, e con quello che significa nell’intero impianto cronologico gesuano, la durata del suo ministero che, nel pieno rispetto della Tradizione, lo vedrebbe con certezza di tre anni e mezzo.

Come vedete queste considerazioni sul salmo 22 citato da Gesù sulla croce in particolare, e questo sinora ignorato calendario delle letture liturgiche in generale, sono in grado, come con Isaia 61, di far luce su questioni fondamentali. Spero che, qualora le risposte non giungano con i canali che di solito attivo, possano giungere con questo post, almeno a coloro che seguono il blog.

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