Anni sabbatici e giubilari secondo la cronologia di Dio.

neemiaQuesto post non vuole risolvere (come potrebbe!) la spinosissima questione degli anni sabbatici, ma solo mettere a frutto le conoscenze attuali per interpretare la cronologia di Dio, nella speranza che ne emerga qualcosa d’interessante. Lo studio di riferimento sarà una conferenza tenuta da Soggin, con la quale lo studioso ha inteso dare un quadro esplicativo sia degli anni sabbatici, sia di quelli giubilari. Della conferenza ho tenuto presente solo le notizie utile a una ricerca cronologica, quindi ho considerato non solo i tentativi di datare i sabbatici e i giubilari, ma anche le note bibliografiche che ci permettono di individuarli nel testo biblico. La tabella in calce elenca tutti gli anni sabbatici e giubilari che è possibile rintracciare seguendo la tabella dei re di Giuda e Israele e la tabella delle date notevoli contenute nella cronologia di Dio. L’intenzione, sin da subito, è stata quella di far emergere -come dicevo in apertura- notizie utili al mio lavoro, notizie cioè che lo confermassero, o notizie che in qualche maniera fossero capaci di aggiungere tessere a quelle già presenti negli studi attuali. A un primo esame (la tabella contiene solo i re di Giuda, ma mi propongo di vagliare pure quelli d’Israele), incrociato con quanto detto da Soggin, emerge un dato che a mio parere è interessante, dato che se sommato con quello descritto in questo post dedicato al sincronismo giubilare tra dedicazione del secondo tempio e inizio del ministero pubblico di Gesù, assume una certa importanza. Soggin sostiene che l’unica notizia certa dell’attuazione dell’applicazione della legislazione sabbatica è Ne 10,32 (CEI), dove si fa esplicito riferimento ad essa. Sostanzialmente, per l’epoca considerata, è un caso isolato a cui è difficle dare una ragione. Tuttavia è innegabile che in Neemia esista una certa “urgenza sabbatica” che, fin quanto è possibile, deve essere spiegata. Per far ciò, io credo, torni utile la cronologia di Dio e quel suo 471 a.C. come primo anno di regno di Artaserse, il quale detta i tempi per il suo XX° anno di regno, cioè il 451 a.C. che segna, a sua volta, il ritorno di Neemia a Gerusalemme dopo l’esilio (Ne 2,1). Quel 451 a.C., stando alla tabella in calce che si estende fino al IV° secolo, fu sabbatico e dunque Neemia rientrò in Gerusalemme in un anno sabbatico. Tutto ciò, pur non avendo grandissime implicazioni, non fa altro che rafforzare quell’urgenza sabbatica che contraddistingue Neemia e che gli studiosi hanno colto, ma che non potevano mettere ben a fuoco perchè non in possesso di quel 471 a.C. come primo anno di regno di Nabucodonosor. Solo la cronologia di Dio suggerisce quell’anno, per cui solo essa può indicarlo come sabbatico. Ma c’è anche un altro aspetto che deve essere posto all’attenzione, cioè che Teodoreto di Cirro, nel suo calcolo delle prime 69 settimane delle 70 profetiche di Daniele, si muove attraverso una precisa scala sabbatica che collega quel 451 (XX° di Artaserse) al 32 d.C., anch’esso -lo abbiamo visto in questo post- sabbatico e dunque pare giusta l’affermazione di Soggin che gli antichi utilizzavano gli anni sabbatici come sistema cronologico (per la citazione di Teodoreto v. Commento a Daniele, Città Nuova, p. 233). Un ultimissima considerazione credo la si debba fare circa l’anno sabbatico di riferimento che alla luce dei calcoli fatti sembra essere con certezza il 164 a.C. (indicato pure da Soggin) perchè esso è l’unico che fa quadrare Ger. 34,9-11, cioè il nono di Sedecia che precede di due anni la caduta di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor e che la cronologia di Dio colloca nel 507 a.C.; e che fa quadrare quanto scritto da Teodoreto circa il battesimo di Gesù calcolabile usando i 483 anni tra il 451 a.C. (XX° di Artaserse) e il 31 (battesimo) indicandoli come sabbatici. Per un primo esame credo sia sufficiente quanto scritto sopra. Non rimane che sperare nell’intervento di studi che in qualche maniera mettano a frutto la tabella che segue per ottenere notizie utili a far chiarezza su un argomento che potrebbe rivelarsi importante se sviscerato TABELLA ANNI DEGLI ANNI SABBATICI E DEGLI ANNI GIUBILARI

RE REGNO ANNI SABBATICI GIUBILEI
Davide 989-949 990 983 976 969 962 955 968
Salomone 949-909 948 941 934 927 920 913 918
Roboamo (Giuda) 909-891 906 899 892
Abia 891-889
Asa 891-847 885 878 871 864 857 850 868
Josafat 847-824 843 836 829
Joram 824-817 822 818
Ocozia 817-816
Atalia 816-809 815
Joas 809-770 808 801 794 787 780 773
Amazia 770-728 766 759 752 745 738 731 768
Ozia 728-674 724 717 710 703 696 689 682 675 718
Jotam 674-659 668 661 668
Acaz 659-644 654 647
Ezechia 644-615 640 633 626 619 618
Manasse 615-560 612 605 598 591 584 577 570 563 568
Amon 560–558
Giosia 558-527 556 549 542 535 528
Joacaz 527-527
Joachim 527-516 521 518
Joachin 516-516
Sedecia 516-505 514 507
500
493
486
479
472  468
465
458
XX° di Artaserse, rientro Neemia (Ne 1,1) 451
444
437
430
423
416  418
409
402
395

Da Cristo al sesto di Dario secondo: il sincronismo giubilare tra Tempio e tempio

I post che si sono occupati dell’anno della dedicazione del secondo tempio sono più di uno. In ogni caso tutta la questione è affrontata e a mio parere risolta nel paragrafo dedicato alla ricostruzione del tempio post esilico contenuto ne La cronologia di Dio. Lì ho dimostrato come l’anno della sua dedicazione non sia, biblicamente, il 515 a.C., ma il 418 a.C., ovvero il sesto di Dario secondo.

In questo post faremo ulteriori considerazioni e calcoli su quell’anno fondamentale per il giudaismo, perchè il tempio ne era il centro spirituale e culturale. In particolare ritengo necessario aggiungere che la sua dedicazione segnò, dato il suo enorme valore simbolico, l’anno della rinascita, del pieno ritorno alla libertà dopo la schiavitù babilonese.

Quell’anno, abbiamo detto, fu il 418 a.C. e noi lo indagheremo alla luce dell’anno giubilare introdotto da Lc 4,18-19, dal passo di Isaia lì citato dove, vedremo, non a caso si parla di liberazione degli schiavi, cosa che crea sin da subito un parallelo con il tempio post esilico, il tempio ricostruito dopo la soggezione babilonese.

In particolare vedremo come Cristo nuovo tempio (Gv. 2,20-21) sia perfettamente collocabile nella precisa linea cronologica che Lo collega, di 50 anni in 50 anni,  al tempio post esilico e alla sua dedicazione nel 418 a.C.

In questo post abbiamo visto che la lettura d’Isaia, a detta degli stessi Ebrei, non fu casuale, perchè le letture sinagogali erano calendarizzate. Dunque quel passo d’Isaia ci permette di dire che siamo  nell’anno sabbatico che introduce al Giubileo, che cadde l’anno successivo. Ciò significa che se l’anno sabbatico cadeva il 49° anno, il Giubileo cadeva il 50°. Sapendo e avendo dimostrato che tale anno fu il 31/32 è possibile sin da subito calcolare se la linea cronologica che collega gli anni sabbatici e ben tesa. Ciò e facilmente ottenibile sommando  418 + 32 = 450 che diviso per 50 dà 9, cioè il multiplo di 50 che permette il calcolo.

Come è ben visibile, quella linea cronologica di cui stiamo parlando esiste: dal 32 d.C. (anno del battesimo di Gesù e anno del Cristo nuovo tempio stando a Gv. 2,20-21) si risale fino alla data della dedicazione del secondo tempio creando un perfetto sincronismo giubilare. Lascio ad altri le notevolissime implicazioni teologiche (questo blog si occupa di numeri) per occuparmi di un’altra questione cronologica: il calcolo esatto degli anni sabbatici.

Come abbiamo visto gli anni di riferimento per il loro calcolo sono il 164/165 a.C. (tesi maggioritaria) e il 163/164 a.C. (Soggin). Questo obbliga a una piccola approssimazione che noi crediamo possa essere risolta proprio in virtù di quel 418 a.C., il quale ha dalla sua importantissimi conti (vedi il paragrafo della cronologia di Dio dedicato all’argomento) che ci dicono che esso fu con certezza l’anno biblico della dedicazione del secondo tempio.

Infatti è assumendo il 164 a.C. che abbiamo stabilito che l’anno sabbatico precedente il giubileo del 32 d:C. che siamo riusciti a datare il 418 a.C. e dunque esso è l’anno sabbatico certo. Del resto  è così anche per ‘altro fondamentale anno sabbatico indicato da Ger 34,9-11: il 507 a.C., l’anno ciòè che non solo precede di due anni la caduta di Gerusalemme nel 505 a.C. (ovvio che questo post tenga presente esclusivamente quanto scritto nella cronologia di Dio) e anno che fu il nono di regno di Sedecia.

In altre parole ciò significa che pure il 507 a.C. deve essere sabbatico alla luce dei calcoli fatti e basati sul 164 a.C. Ed è proprio così: 507 – 164 = 343 che diviso 7 dà 49, il multiplo che ci permette il calcolo. Dunque quel 164 a.C. è l’anno sabbatico esatto che permette di una maggior precisione nel calcolo degli anni sabbatici (qualche problema si crea con il 464 a.C. considerato sabbatico anche da questo blog, tuttavia tale data non è importante quanto le prime due).

Alla luce di quanto sopra, credo di poter dire che l’aver affrontata la questione spinosa degli anni sabbatici ha permesso di risolvere:

1) Il problema dell’esatta datazione degli anni sabbatici.

2) Il problema apertissimo di quelli giubilari di cui finora non si aveva notizia certa. Ciò implica il poter adesso sfruttare le notizie bibliche ed extra-bibliche che aprono a nuovi calcoli.

3) A tutto questo va aggiunto tutto quel microcosmo cronologico che attorno ad essi ruota.

Concludo dicendo che non so se la Bibbia abbia mai giocato con i numeri, so solo che questa è veramente la cronologia di Dio, perchè nessun uomo potrebbe mai creare un sistema cronologico-teologico di questa portata e complessità.

Importantissimo aggiornamento

Credo sia necessario un veloce ragguaglio su Lc 4,18-20. Il passo d’Isaia letto nella sinagoga non era una semplice lettura sinagogale, ma una lettura che si teneva nell’anno sabbatico che apriva al Giubileo. Dunque quel 31/32 d.C. era un anno importantissimo che coincise con il battesimo e l’inizio del ministero pubblico di Gesù.

Credo che non siano necessarie altre parole per il momento, data la presenza dei due post precedenti che spiegano l’assoluta importanza -è il caso di dirlo- della scoperta: Lc. 4,18-19 non deve essere valutato solamente per l’alto contenuto teologico, ma anche -forse più- per il contenuto cronologico: le letture liturgiche erano calendarizzate, per cui riferendosi al calendario è possibile datare il momento in cui si tenevano, come dimostra la spiegazione datami dagli ebrei stessi che ringrazio di tutto cuore.. Eccola

Il passo dell’haftarà di Ishaiahu 61 si leggeva nel giorno di sheminì azzeret (dopo l’ultimo giorno di Succot) all’entrata dello yovel, che annunciava la liberazione dalla servitù. Quando c’era il Tempio, in Erez Israel il ciclo di letture della Toràh durava 3 anni e mezzo ed ogni 7 anni coincideva con l’anno sabbatico, il quale inizia con il capodanno ebraico, ma a causa delle festività, in cui si leggono parashot specifiche, la lettura delle parashot settimanali cominciava nel giorno di sheminì azzeret. Il ciclo di letture che iniziava in questo giorno si concludeva nel periodo di Pesach e nello stesso periodo ricominciava il nuovo ciclo.

Shalom

 

 

 

Anche Cristo ha i documenti per la frontiera della Storia

Come abbiamo visto, la lettura d’Isaia riportata dal Lc 4,18-19 lascia intendere che il calendario liturgico la prevedesse perchè quello era un anno sabbatico. Abbiamo altresì visto che gli anni sabbatici utili, calcolati sulla scorta degli studi sinora compiuti, sono il 31/32 d.C.

La data indicata permette di giungere ad alcune importanti considerazioni e di fare una sintesi. In particolare adesso ci è permesso di mettere alla prova l’affidabilità del quadro cronologico gesuano che finora abbiamo ricavato e dimostrato sul filo dei calcoli, ma non sul filo di un calendario in qualche maniera “altro” rispetto alle fonti usate.

Tutto ciò significa che i nostri conti circa battesimo, ministero pubblico e crocefissione di Gesù devono compiersi in quel 31/32 d.C. Qualora accada abbiamo la prova della concretezza e affidabilità del lavoro svolto. Bene, procediamo con ordine: occupiamoci di battesimo e inizio del ministero  pubblico.

La cronologia di Dio colloca la data di nascita di Gesù nel 15 a.C. e la Sua morte nel 35 d.C. a 50 anni. Tale anagrafe fa perno su Gv. 2,20 e i 46 anni che sì -lo abbiamo dimostrato- indicano il tempo necessario alla ricostruzione del secondo tempio, ma ancor più fanno riferimento all’età di Gesù al momento descritto da Giovanni, momento che accade alla vigilia della prima Pasqua e dunque agli inizi della predicazione, agli inizi del ministero..

Avendo calcolato il 15 a.C. come anno di nascita e facile calcolare anche quando quel dialogo avvenne, quando cioè inizia il ministero pubblico. Basta sottrarre 15 a 46 e ottenere 31, il 31 d.C. che certamente fissa l’inizio del ministero. ma anche quel 31 d.C. -lo abbiamo visto- che è sabbatico sia se assumiamo i calcoli che collocano l’anno sabbatico  di Mac. 6,49-54  nel 164/165 a.C. (tesi maggioritaria) sia se assumiamo il 163/164 a.C. (Soggin), dipendentemente dal fatto che consideriamo il 31 d.C. o il 32 d.C. come sabbatico. Ciò significa aver dimostrato che veramente il 31/32 d.C. fu tale.

Qualcuno potrebbe obiettare che siamo ricorsi a un’approssimazione nel calcolare l’anno sabbatico di riferimento e che i nostri calcoli sono, seppur minimamente, incerti. A tale obiezione è facile replicare ricordando che Teodoreto di Cirro non a caso nel suo Commento a Daniele indica la durata del ministero pubblico in 3 anni e mezzo e ciò spiega tutto, trasformando l’eventuale critica, in un’ulteriore prova circa l’esattezza dei calcoli.

La citazione di Teodoreto di Cirro ci è utile anche per ricordare e dimostrare che i suoi conti, al di là delle conclusioni dell’esegesi attuale che gli imputa un errore di calcolo di 10 anni, sono perfetti. Infatti, nell’opera citata, il Padre calcola le prime 69 settimane delle 70 profetiche di Daniele, tra il XX° di Artaserse e il battesimo. Dunque, adesso che abbiamo calcolato l’anno del battesimo e provato che esso fu sabbatico come deve essere, è facile con un conto a ritroso vedere se cadiamo nel XX° di Artaserse per come lo calcola la Cronologia di Dio, cioè se cadiamo nel 451 a.C. Sì, cadiamo proprio in quella data se sottraiamo 32 a 483 (69 settimane), perchè il risultato è 451 a.C.

Si potrebbe criticare quel 471 a.C. come primo anno di regno di Artaserse, tuttavia credo sia da tenere presente quanto quanto l’esegesi ha scritto circa il settimo anno dello stesso re, anno in cui rientra Esdra e che la Bibbia presenta con le caratteristiche di un anno sabbatico. L’ipotesi sabbatica è stata valutata attentamente, tanto che Soggin nel suo Introduzione all’Antico testamento la riporta, sebbene scriva che per far quadrare i conti (per trovare cioè l’anno sabbatico cercato) dobbiamo immaginare che Esd. 7,7 debba essere letto non settimo anno, ma trentasettesimo. Ciò non è necessario, perchè assumendo il 471 a.C. come primo anno di regno di Artaserse è giocoforza calcolare il suo settimo anno nel 464 a.C. che fu sabbatico, secondo gli stessi calcoli di Soggin.

Dunque, alla luce degli anni sabbatici, abbiamo provato non solo che l’inizio del regno di Artaserse fu nel 471 a.C. ma anche e più che il calcolo di Teodoreto è esatto e conduce alla data dell’inizio del ministero pubblico di Gesù, immediatamente seguente al battesimo, cioè nel 31/32 d.C.  Credo sia inutile spendere altre parole sulla prima e sulla seconda questione che il calcolo sabbatico permette di risolvere.

L’ultima questione che ancora rimane da affrontare è l’anno della crocefissione. Anche qui gli anni sabbatici, dal momento che quello del battesimo e quello dell’inizio del ministero pubblico devono esserlo, ci danno una mano, perchè avendo calcolato con esattezza che il 31/32 d.C. lo fu sabbatico, non rimane che aggiungere a tale data non solo i 3 anni e mezzo di ministero indicati da Teodreto, ma anche, se vogliamo, le tre Pasque indicate da Giovanni nel suo Vangelo e ottenere un preciso 35 d.C., data della crocefissione da sempre indicata dalla cronologia di Dio.

La conclusione di tutto quanto segue è una sola e molto importante: dal calcolo degli anni sabbatici emerge la conferma dell’anagrafe gesuana come descritta da la cronologia di Dio: un Gesù cinquantenne, nato nel 15 a.C. e morto nel 35 d.C. Emerge cioè il documento della Sua identità che lo rende, a tutti gli effetti, cittadino della Storia e non un apolide mito.

Lc. 4,18-19, una lettura sinagogale o precisa nota cronologica?

Ogni volta che aggiungo un post, dovrei dimostrare tutto quanto, ma questo renderebbe oltremodo lunga l’esposizione e faticosa la lettura. La mia speranza, confortata dai picchi delle statistiche, è che i miei lettori abbiano familiarizzato con i calcoli e conoscano, quindi, il perchè di certe date, che mai, dico mai, sono sciolte da quel lungo percorso cronologico che è la cronologia di Dio, oltre ai vari post che la integrano.

Quanto segue, fa sua la speranza che ci siano lettori tali, per cui darà come assodato quel 32 a.C. come anno del battesimo di Gesù, ricordando solamente che esso trova il pieno appoggio di Teodoreto di Cirro e del calcolo generazionale offerto da Luca circa l’anno della crocefissione, grazie al quale, togliendo i 3 anni e mezzo di ministero pubblico indicati sempre da Teodoreto, otteniamo il 31/32 a.C.

Entriamo in argomento proponendo la scaletta cronologica lucana: in Lc. 3,21 assistiamo al battesimo di Gesù, mentre in 4,18-19 Egli si fa conoscere, rivela la Sua missione nella sinagoga. Quest’ultimo versetto è fondamentale nell’economia del post, per cui deve essere citato. Leggiamolo

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri
e il ricupero della vista ai ciechi;
per rimettere in libertà gli oppressi,
per proclamare l’anno accettevole del Signore

Il passo d’Isaia descrive un anno sabbatico, per cui viene da chiedersi se fu una lettura casuale o se quell’anno fu un anno sabbatico. In altre parole ciò significa chiedersi se l’anno del battesimo di Gesù fu sabbatico o meno.

A noi non interessano i calcoli degli studiosi circa il battesimo, interessano i nostri che sino ad ora si sono caratterizzati per precisione, armonia e linearità. Interessa cioè sapere se quel 32 a.C. fu un anno sabbatico. Saperlo non è difficile, perchè è sufficiente considerare di nuovo l’anno sabbatico indicato da Soggin (studioso da me criticato aspramente, ma l’unico che a mio parere abbia calcolato esattamente gli anni sabbatici), cioè  il 163/164 a.C. e contare fino al 32 d.C., per poi dividere per 7. Facciamolo: 164+32=196 che diviso per 7 dà un precisissimo 28, cioè il multiplo di sette che permette il calcolo.

Alla luce di questo conto, il 32 d.C. fu sabbatico, dunque l’anno del battesimo fu sabbatico e quella lettura d’Isaia non fu casuale e Luca non la riporta per il suo contenuto teologico, quanto per la sua precisa funzione cronologica: Luca che ha fatto “accurate ricerche e un resoconto ordinato” (Lc. 1,3) non si smentisce, perchè tale è il suo Vangelo (che abbia un preciso taglio l’ho dimostrato qui).

Ciò che però deve essere sottolineato è che quel 32 d.C. ha trovato un’altra, importantissima prova circa la sua validità. Come deve essere sottolineato che la cronologia di Dio ha superato tre terribili Termopili. cioè il calcolo di ben tre anni sabbatici incolume (Ger. 34,8-11, Esd 7,7 e il post attuale). Vi prego di considerare la difficoltà presentata da quei test a cui non si sfugge: o il tuo ragionamento tiene o non tiene: con gli anni sabbatici e il loro risicatissimo margine, non si scherza.

Bene, non credo ci sia da aggiungere altro, se non che la mia speranza è che la Provvidenza metta sul mio cammino un astronomo che ricalcoli il VAT 4956 alla luce non solo della costante D regolare e naturale, ma anche del mio 486 a.C. come 37° anno di Nabucodonosor. Se la voce delle stelle dovesse darmi ragione sarebbe fugata ogni possibile critica al mio lavoro