L’Apocalisse di Giovanni: un’analisi alla struttura del testo

Lo schema di lettura di Apocalisse che propongo è solo una mia vecchia idea circa la struttura di Apocalisse. Essa cerca di dare sistematicità ai contenuti del libro attraverso schemi che devono essere consultati verticalmente, poichè ho distribuito verticalmente (vedi schema a seguire), nelle singole colonne che fanno riferimento alle chiese, i principali eventi descritti da Ap (sigilli, coppe, trombe) e tutto quanto compare nel testo in numero di 7, quante sono le chiese. Per cui laddove l’esegesi, ad esempio, parla di semplice dossologia per dare un senso ad all’elenco degli spiriti di Dio (Ap. 5,12) io invece li attribuisco, proprio perchè sette, alle singole chiese seguendo l’ordine delle stesse come compaiono in Ap. Quindi

…potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione

si distribuiscono in ordine alle sette chiese, partendo da Efeso=potenza e proseguendo con ordine.

Lo stesso dicasi degli elementi naturali, quali cielo, terra, fonti acque e quindi sotto terra e mare (Ap. 14,7 e 5,3). Questi sono il simbolo delle varie chiese distribuite sulla superficie di essa e sotto di essa, come Pergamo. Dobbiamo far notare come gli elementi naturali individuati siano precisamente 7, cioè cielo, mare, sotto terra e terra. A quest’ultima appartengono 4 chiese come 4 per Ap. sono gli angoli della terra (Ap.7,1)

E’ così allora che gli eventi (coppe, sigilli etc.) non sono da considerarsi fenomeni generali, ma si distribuiscono ognuno nelle varie chiese dove insomma accadono.

Facciamo un esempio, leggiamo la colonna che riguarda Pergamo. Essa rappresenta le fonti delle acque e si colloca, nel globo, sotto terra (da cui generalmente sgorgano le fonti). Il suo spirito è la sapienza e in questa chiesa agisce il cavallo nero. In essa, cioè nelle fonti delle acque che rappresenta, cade la stella al suono della terza tromba e sempre in essa è versata la terza coppa.

Potrebbe sembrare uno schema arbitrario, ma se notate bene ha una sua logica. Prendiamo sempre Pergamo che rappresenta le fonti e le sorgenti. Notate come il suo spirito sia la sapienza che la Bibbia simboleggia con l’acqua (Siracide 24,23-29). Non a caso in questa chiesa agisce il cavallo nero che sembra avere la sua naturale collocazione nell’agricoltura ( si citano grano, orzo, vino e olio) da sempre dipendente alla presenza di fonti.

Ma ancora più chiara la possibilità di questo schema interpretativo la forniscono il suono delle trombe e le coppe. La terza tromba ci dice che una stella cade nelle sorgenti trasformandole in assenzio, mentre la terza coppa l’angelo la versa nei fiumi e nelle sorgenti tramutando l’acqua in sangue.

E’ chiaro che tutte gli eventi che si svolgono nella chiesa di Pergamo hanno a che fare con sorgenti, fonti e fiumi (che nascono da esse), rispettando l’identificazione iniziale che fa di Pergamo le fonti delle acque, preciso contesto che noi abbiamo ricavato attraverso una distribuzione verticale degli eventi che ci permette a colpo d’occhio di vedere cosa accade nelle singole chiese alla manifestazione degli eventi stessi. Gli eventi in Ap. non sono distribuiti quindi secondo criteri di astrattezza e generalità, ma appaiono mirati e strutturati da una volontà precisa.

Stessa facile distribuzione di eventi legati per Smirne, come potete vedere consultando lo schema che segue. Un po’ meno immediata è nelle altre chiese, ma chissà se qualcuno leggendo queste poche righe non riesca anche per loro a trovare la stessa coerenza che ho individuata nelle chiese citate.

Dopo questa introduzione, entreremo per quanto possibile nel dettaglio, affrontando da ultimo due casi concreti: Pergamo e Smirne. Credo sia necessario anche dire che gli schemi proposti facilitano molto la lettura di questo post, il quale vorrebbe mettere in evidenza la struttura  sinora nascosta di Apocalisse.

 

SCHEMA DI APOCALISSE

 

CHIESA EFESO SMIRNE PERGAMO TIATIRA SARDI FILADELFIA LAODICEA
SIMBOLO CIELO MARE FONTI TERRA TERRA TERRA TERRA
SPIRITO POTENZA RICCHEZZA SAPIENZA FORZA ONORE GLORIA BENEDIZIONE
SIGILLI CAVALLO BIANCO CAVALLO ROSSO CAVALLO NERO CAVALLO VERDE MARTIRI IN VESTE BIANCA TERREMOTO, SOLE NERO LUNA DI SANGUE SILENZIO IN CIELO
TROMBE GRANDINE E FUOCO SULLA TERRA MONTE DI FUOCO IN MARE STELLA IN FIUMI E SORGENTI -1/3 LUCE SOLE E STELLE ASTRO CHIAVI POZZO ABISSO SCIOLTI I 4 ANGELI INCATENATI GRIDO, REGNO APPARTIENE A CRISTO
COPPE COPPA SULLA TERRA, PIAGA MALIGNA MARE COME SANGUE COPPA IN FIUMI E SORGENTI COPPA NEL SOLE COPPA SUL TRONO BESTIA COPPA FIUME EUFRATE, RE ORIENTE “E’ FATTO”. TERREMOTO

 

Credo sia opportuno, adesso che abbiamo trattato dello schema generale, occuparci di quelli che per gli esegeti sono semplici elementi naturali e semplice dossologia

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che i sette elementi naturali presenti in Apocalisse rappresentano ognuno una chiesa specifica, per cui Efeso il cielo, Smirne il mare etc. Essi sono tutti riassunti nello schema di poco seguente.

Il passo successivo che voglio fare è quello di suggerire che quanto in essi avviene non ha un carattere astratto e generale, ma al contrario ha un preciso riflesso sulla chiesa a cui l’elemento naturale fa riferimento. Ad esempio, in Ap 5,13. si legge:

 

Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli

 

Questo versetto spiega molto bene quanto voglio dire, perchè le creature che parlano appartengono a tutti gli elementi naturali e quindi a tutte le chiese. Possiamo certamente fare esempi più specifici come Ap. 7,2 in cui si legge:

 

Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare

 

La terra e il mare qui sono le chiese di Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi e Filadelfia e non semplici elementi naturali danneggiati dall’azione degli angeli.

Questa nuova lettura di Apocalisse può essere applicata ogni qualvolta questo libro cita un elemento naturale, permettendo così una più precisa collocazione degli eventi nelle chiese di riferimento rispetto alla lettura sinora fatta dagli studiosi.  Insomma, a mio parere, Apocalisse non fu scritta seguendo un criterio di genericità, ma seguendo una traccia ben precisa che va rispettata, pena una cattiva interpretazione.

Ma c’è di più. Rifacendoci al versetto 5,13 che abbiamo citato, possiamo estendere questo nuovo schema interpretativo anche ai sette spiriti che caratterizzano le chiese. In esso infatti si legge che:

 

A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode (benedizione), onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli

 

Molti commentatori parlerebbero di dossologia, ma mio parere si può ben ipotizzare che la benedizione, l’onore, la gloria e la potenza siano quattro distinte chiese, cioè Laodicea, Filadelfia, Sardi ed Efeso, escludendo da questo elenco Pergamo e Smirne, rispettivamente fonti delle acque e mare. Anche in questo caso vale il discorso fatto per gli elementi naturali, cioè quando nella lettura di Apocalisse s’incontrano quelli che a mio parere sono gli spiriti caratterizzanti ogni singola chiesa sappiamo che non si tratta di semplice dossologia ma di specifiche chiese, nel caso di Ap. 5,13 tutte tranne Pergamo e Smirne, mentre nel v. 5,12 sono elencati tutti gli spiriti e dunque tutte le chiese. Importante nota è il fatto che in tutto il libro di Apocalisse quelle che per comodità chiameremo anche noi dossologie sono sette, per cui Giovanni ha voluto dare ad esse un ruolo e una funzione ponderata tutta da scoprire, come il perchè l’Apostolo usi sempre gli stessi sostantivi tranne che in Ap. 19.1 dove compare per la prima volta il termine salvezza.

Se fosse diversamente rimarrebbe da rispondere a queste domande:”Perchè, ad esempio, Giovanni cita in Ap. 5,13 cita solo quattro spiriti e non tutti? Perchè a colui che siede sul trono e all’Agnello devono essere tributati solo benedizione, onore, gloria e potenza escludendo così sapienza e ricchezza? Possibile che Giovanni sia così approssimativo?” Tutte domande più che lecite che richiedono una risposta.

Il lettore capisce facilmente che seguendo lo schema che ho proposto i contenuti di Apocalisse s’intrecciano non più in maniera indistinta, ma estremamente precisa, dandoci così la possibilità di districarci in quello che altrimenti sarebbe una parte del libro troppo vaga per lo scopo che si propone, cioè illuminare la storia tra il primo e secondo avvento di Gesù con i sette candelabri simbolo delle sette chiese.

 

Tabella riassuntiva degli elementi naturali e spirito caratterizzante le singole chiese

 

CHIESE EFESO SMIRNE PERGAMO TIATIRA SARDI FILADELFIA LAODICEA
ELEMENTO NATURALE CIELO MARE FONTI TERRA TERRA TERRA TERRA
SPIRITO POTENZA RICCHEZZA SAPIENZA FORZA ONORE GLORIA BENEDIZIONE

 

Adesso tentiamo l’esame specifico della prima delle due chiese citate all’inizio del post: Pergamo. In particolare cercherò di incrociare il dato storico con il contenuto che si crea distribuendo, nel modo descritto, i singoli eventi che riguardano la chiesa in esame.

Innanzi tutto osserviamo il contenuto dello schema in calce. Pergamo rappresenta le fonti delle acque la cui sede naturale e il sottosuolo. L’acqua nella Bibbia simboleggia la sapienza come si evince dal Siracide:

…fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate
e come il Giordano nei giorni della mietitura;
 espande la dottrina come il Nilo,
come il Ghicon nei giorni della vendemmia.
Il primo non ne esaurisce la conoscenza
né l’ultimo la può pienamente indagare.
Il suo pensiero infatti è più vasto del mare
e il suo consiglio più del grande abisso.
Io sono come un canale derivante da un fiume
e come un corso d’acqua sono uscita verso un giardino.
Ho detto: «Innaffierò il mio giardino
e irrigherò la mia aiuola.
Ed ecco il mio canale è diventato un fiume,

 il mio fiume è diventato un mare(Sir. 24,24-29)

 

Adesso non rimane che cercare la coerenza tra questa prima ipotesi e gli altri passi di Apocalisse, distribuiti in questa chiesa secondo lo schema proposto. Passiamo quindi al terzo sigillo.

In esso compare il cavallo nero e il suo cavaliere ha una bilancia in mano con la quale stabilisce regole precise per i prodotti della campagna, da sempre legata al regime delle fonti in particolare, delle acque in generale. Sembra che il cavaliere annunci tempi di parsimonia, anche se non di carestia. A mio parere siamo al primo passo dei castighi divini attraverso le acque. Segue il secondo e più grave ammonimento.

Con il suono della terza tromba, cade una stella dal nome Assenzio che rende un terzo delle acque potabili amare. Molti uomini ne moriranno. Torniamo per un attimo alla lettera (v. schema seguente) indirizzata alla chiesa di Pergamo, e facciamo attenzione a quanto scritto a proposito dell’urgenza dottrinale che in essa si pone. Pergamo sembra alle prese con dottrine idolatre: la sapienza divina, di cui essa è simbolo secondo il mio schema, è inquinata da una sapienza antagonista a Dio. Del resto ciò trova conferma nella presenza in Pergamo della seconda biblioteca dell’epoca e nella presenza, come dea protettrice della città, di Atena, dea della sapienza pagana. Le derive dottrinali sono la tentazione e il problema di Pergamo, in cui “le fonti di acqua viva” del Vangelo, sono rese impure da un “sapere” pagano. Ecco allora che le acque amare causate della caduta della stella chiamata Assenzio richiamano Geremia 9,12-15 in cui si legge:”

 

 Ha detto il Signore: «È perché hanno abbandonato la legge che avevo loro posto innanzi e non hanno ascoltato la mia voce e non l’hanno seguita, ma han seguitola caparbietà del loro cuore e i Baal, che i loro padri avevano fatto loro conoscere».  Pertanto così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Ecco, darò loro in cibo assenzio, farò loro bere acque avvelenate15 li disperderò in mezzo a popoli che né loro né i loro padri hanno conosciuto e manderò dietro a loro la spada finché non li abbia sterminati.

 

In questi versetti compaiono termini quali Baal, acque avvelenate e spada, che s’inseriscono perfettamente nello schema da noi proposto, compresa la spada, arma esplicitamente citata nella lettera. Lo schema che ho suggerito quindi non ci getta in uno scenario indecifrabile ma coerente. Vediamo adesso quanto accade con la terza coppa.

Con questo flagello si compie il più grave castigo: le acque si trasformano in sangue come nella prima piaga d’Egitto (cfr. Esodo 7,14 ss.). Ma ciò che deve essere sottolineato è la presenza di un altare dal quale sale la voce che santifica l’opera di Dio, cioè le acque trasformate in sangue. La presenza dell’altare nella terza coppa corrisponde perfettamente al dato storico che ci dice che a Pergamo era collocato l’altare a Zeus soter (salvatore). Siamo quindi in presenza di un culto antagonista al Salvatore, all’Agnello come denunciato esplicitamente nella lettera indirizzata a Pergamo, un culto che ha versato il sangue di santi e profeti.

La presenza dell’altare pagano è un dato storico importantissimo per comprendere che lo schema da me proposto non è arbitrario. Gli effetti della terza coppa, che tutti gli esegeti distribuiscono a pioggia sulle sette chiese, accadono in Pergamo. Questa perfetta corrispondenza tra dato storico e versetto apocalittico che contrappone l’altare di Dio a quello pagano ci dice che il mio schema funziona e che in realtà Apocalisse è strutturata in maniera ben diversa da come è stata studiata sin ora. Insomma gli eventi (sigilli, trombe, coppe etc.) accadono in maniera precisa e circostanziata chiesa per chiesa.

Ricapitolando: siamo partiti da una chiesa che rappresenta le fonti delle acque e quindi la sapienza divina. Abbiamo visto che Pergamo era un centro culturale pagano e sede della seconda biblioteca al mondo, trovando così conferma allo schema proposto nel dato storico. Successivamente abbiamo rilevato come l’aver fatto di Pergamo la sede delle fonti delle acque/parola di Dio ci abbia messo di fronte a eventi che si concentrano tutti su fiumi e sorgenti. Da ultimo abbiamo l’evidente fondatezza dello schema soffermandoci sull’impossibile casualità della presenza nei versetti della terza coppa, versata secondo il mio schema su Pergamo, di un altare in opposizione a quello pagano indicato dal dato storico.

Schema interpretativo dei sigilli, delle trombe e delle coppe in Pergamo

CHIESA PERGAMO
SIMBOLO FONTI ACQUE (Ap. 14,7)
LETTERA All’angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi:
Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli: So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.  Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione.  Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti. Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve. (Ap. 2,12-17)
SPIRITO SAPIENZA
SIGILLO Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati» (Ap. 6,5)
TROMBA Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare. (Ap. 8,10)
COPPA Il terzo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. 5 Allora udii l’angelo delle acque che diceva:
«Sei giusto, tu che sei e che eri,
tu, il Santo,
poiché così hai giudicato.
Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti,
tu hai dato loro sangue da bere:
ne sono ben degni!».
Udii una voce che veniva dall’altare e diceva:
«Sì, Signore, Dio onnipotente;
veri e giusti sono i tuoi giudizi! (Ap. 16,4-7)

 

Applichiamo anche a Smirne lo schema di lettura proposto e vediamo se tra il nuovo schema di lettura proposto, il contenuto del libro in questione e il dato storico c’è corrispondenza.

Innanzi tutto notiamo come (vedi schema seguente) la distribuzione degli eventi (sigilli, trombe, coppe etc.) abbiano quasi tutti la loro sede nel mare tranne quanto accade allo spezzare del secondo sigillo. dove tuttavia troviamo “la grande spada” che richiama Ap. 13,14 e la ferita che la bestia che sale dal mare riceve. Per il resto tutto si svolge esemplarmente in un contesto marittimo, per cui lo schema da noi proposto sembra anche in questo caso funzionare.

Un discorso tutto particolare va fatto per lo spirito che caratterizza Smirne , cioè la ricchezza. Abbiamo visto al capitolo 1 ho distribuito gli spiriti di Dio elencati in Ap. 5,12, cioè

L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione.

alle singole chiese secondo l’ordine delle stesse partendo da Efeso=potenza. Nel caso di Smirne troviamo la conferma che questo modo di procedere nella ricerca di un nuovo schema interpretativo non è puramente arbitrario, perchè la ricchezza che contraddistingue Smirne secondo il versetto citato è la stessa a cui fa riferimento la lettera indirizzata a questa chiesa cioè:

 Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – 

come si legge nello schema  in calce, il quale riporta la lettera integralmente. Sono convinto che non si tratti di mera casualità. Come del resto potrebbe essere dal momento che vi sono altre e altrettanto importanti?

Dall’esame del dato storico emerge invece che Smirne era un importantissimo porto e conseguentemente centro commerciale. Il fatto che Smirne fosse chiamata “Corona dell’Asia” la dice lunga sull’importanza del suo porto, tutt’oggi esistente. Questo, nonostante la presenza del porto pure in Efeso, ci porta a dire che il dato storico non contraddice lo schema da me proposto che fa di Smirne l’elemento naturale mare.

Alcune interessanti notazioni circa la correttezza dello schema da me proposto riposano nella lettura attenta di alcuni versetti di Apocalisse.

Prendiamo ad esempio Ap. 12,12:

Ma guai a voi, terra e mare,perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore,sapendo che gli resta poco tempo». 

In questo versetto “la gran voce” lamenta per un breve periodo l’azione di satana nelle chiese che rappresentano la terra (Tiatira,  Sardi, Filadelfia e Laodicea) e il mare (Smirne). Per quest’ultima è molto importante notare che tale persecuzione è prevista nella lettera indirizzata alla chiesa. Infatti si legge. l’esortazione a non disperare per la persecuzioni di dieci giorni che sta per subire. Per cui quel poco tempo che avrà il diavolo per scatenare il suo furore sul mare, come sulla terra, trova il suo riscontro proprio nella lettera indirizzata a Smirne. Ciò anche se non in maniera stringente prova che fare del mare il simbolo di Smirne non è poi così arbitrario

Inoltre, sempre nell’ottica di una ricerca di concordanze tra quanto da me ipotizzato e il testo, abbiamo un’altra piccola conferma dalla presenza di fuoco nel versetto 15,2 che scrive :

 Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco.

Quest’immagine ,se come ho detto Smirne s’identifica con il mare, richiama subito alla mente il cavallo rosso fuoco che secondo il mio schema agisce su Smirne e che solo apparentemente quindi è fuori contesto.

Sono cosciente che si tratta di piccole corrispondenze, ma pur tuttavia, considerandole altre e ben più importanti, giocano anch’esse a favore del mio schema

 

Schema interpretativo dei sigilli, delle trombe e delle coppe in Smirne

CHIESA SMIRNE
SIMBOLO MARE
LETTERA  All’angelo della Chiesa di Smirne scrivi:
Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita:  Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana. 0 Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita.
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte (Ap.2,8-11)
SPIRITO RICCHEZZA
SIGILLO Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada (Ap. 6,3-4)
TROMBA  Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto. (Ap. 8,8-9)
COPPA Il secondo versò la sua coppa nel mare che diventò sangue come quello di un morto e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare. (Ap. 16,3)

 

L’apocalisse di un genere

I commenti che la sezione ghematrica presente in Home ha ricevuto sono alquanto diversi. Lo spettro è ampio: si va dalla pura fandonia al privarla di qualunque contenuto scientifico. Trascurando per ovvi motivi il primo genere, occupiamoci del secondo, che annovera un elemento di spicco: il rappresentante della Chiesa ortodossa russa in Italia.

Fino ad ora la mia difesa si è basata su un argomento brutale, perchè mi è stato obiettato che calcolare ghematricamente date di là da venire rispetto all’autore di Apocalisse, implica il supporre l’uso di calendari sconosciuti allo scrivente: Giovanni. Di qui il negare alla sezione citata ogni valore scientifico.

Dicevo che finora la mia difesa di fronte a questa critica è stata brutale, perchè ho replicato dicendo che infiniti sono gli aspetti che la scienza non sa spiegare, epperò esistono (la scienza non sa spiegare, per esempio, perchè fumando hai altissime probabilità di prenderti il cancro ai polmoni).

Forzando quanto è necessario la critica mossami, la quale nega la scientificità del calcolo ghematrico in quanto individua date emerse nel futuro -dunque ritiene inutilizzabile qualunque cosa  d’inspiegabile per la scienza- si potrebbe dire che non sapendo la scienza spiegare la relazione tra fumo e cancro, il cancro ai polmoni non esiste. Capite bene che ciò ribalta da solo l’affermazione alla base della critica che mi è stata mossa, perchè è proprio quell’accusa tacciabile di a-scientificità.

Con questo post, però, vogliamo andare più a fondo o, se volete, dimostrare quanto sia infondata quella critica. Lo faremo rimanendo ben stretti all’ambito esegetico, ricorrendo cioè alla definizione di letteratura o genere apocalittico. Ovvio che non daremo una panoramica del problema, ma ne individueremo solo tre aspetti fondamentali: la definizione, il ricorso ai numeri come simbolo e la periodizzazione della storia. Di quest’ultimo aspetto, oltre che utilizzarne la lezione classica, ne daremo anche una lettura fortemente dipendente dalla cronologia di Dio. Partiamo dal primo elemento: la definizione del termine Apocalisse.

In buona sintesi esso significa rivelazione, disvelamento di cose nascoste. Già questo introduce un argomento importante: il genere apocalittico non può e non deve essere considerato come una letteratura piana, cioè seguendo quello che cade immediatamente sotto i sensi, perchè il suo moto o scopo originario è verticale, scende in profondità. Esso, quindi, più che esaminato, deve essere scandagliato, alla ricerca di contenuti nascosti sin dall’inizio. Una lettura superficiale non rivela ciò che è importante, perchè le “cose notevoli” sono nascoste. Chiediamoci allora come sono nascoste, introducendo così il paragrafo dedicato ai numeri come simboli.

Il ricorso ai numeri che il genere trattato fa per criptare il messaggio è nozione unanimemente accettata. Esso da solo è sufficiente a rendere legittima l’affermazione che la ghematria è una tecnica usata nella letteratura apocalittica; tuttavia possiamo anche dare un esempio di ciò, citando il celeberrimo 666 di Apocalisse che è ghematria, sebbene con un processo inverso a quello solito: dal numero si giunge alla parola, al nome della bestia. Ma se questo processo è possibile, è anche possibile l’inverso: dalla parola giungere al numero. E questo io ho compiuto quando, non solo ho dato ragione del 666, ma ho anche dimostrato che Apocalisse nasconde nel testo la Storia, sebbene sintetizzata in date ( rimando alla lettura della sezione ghematrica in homepage qualunque spiegazione). Tutto ciò apre al successivo paragrafo, dedicato alla periodizzazione della storia, elemento di spicco della letteratura apocalittica.

Per periodizzazione della storia s’intende la suddivisone della stessa secondo un piano prestabilito che vede emergere ora figure positive (salvifiche), ora negative (di corruzione). Tutto ciò perchè l’autore apocalittico dispiega l’azione di Dio nella storia umana. Nel mio caso, però, tale periodizzazione si caratterizza per la natura e qualità dei criteri con cui la storia è stata periodizzata. Il mio lavoro, cioè, si chiede se la storia sia stata ben riassunta dalla periodizzazione in uso; più semplicemente si chiede, unendo quanto la definizione del genere indica, cioè l’emergere ora di figure positive, ora di figure negative, si chiede ,dicevo, se la storia sia stata vittima di volontà negative che abbiano alterata l’originale periodizzazione, sistemando in maniera falsata il quadro cronologico.

La risposta è data dall’innegabile, a mio parere, individuazione non solo del drago, non solo della bestia e non solo di babilonia, ma anche è più del falso profeta, tutte figure che emergono dal disvelamento del simbolo numerico che conduce a precise date in cui il fatto storico conosciuto dà nome e cognome a coloro che hanno falsata la periodizzazione naturale della storia umana. E’ stato così per il drago, riassunto ghematricamente con il 931 a.C. come ultimo anno di regno di Salomone, a cui si contrappone la somma di γυνη e Αντιπας che individua il 909 a.C. come fine del regno salomonico, sbalzando nel cielo di Apocalisse due figure cardine: il drago, appunto, e la donna vestita di sole, entrambi visibili come afferma Apocalisse. Certamente non ad occhio nudo, ma se entriamo nella logica del disvelamento, quella logica che sta alla base di Apocalisse, essi sono visibili. Inoltre è stato così pure per la bestia e Babilonia; infine è stato così pure per il falso profeta. Ad esse dovremmo aggiungere pure che il serpente e satana non sono più, grazie al calcolo ghematrico, figure di un male simbolico, ma soggetti concreti che hanno falsato il quadro storico originale, come dimostrato ne “La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Il mio lavoro però non si è limitato a evidenziare una possibile falsificazione della periodizzazione della storia, ma ha anche riportato alla luce con la cronologia di Dio, la periodizzazione  originaria e fedele. Essa non solo mette in risalto le figure negative artefici del falso, ma anche e più ha inteso ricollocare le varie sezioni storiche nel loro ambito naturale, ristabilendo l’alveo naturale dove scorreva la storia.

Alla luce di tutto questo, dispiace che si sia ridotta la letteratura apocalittica  al genere fantastico. Come dispiace che talora la si sia liquidata come mero auspicio di tempi migliori di la da venire, perchè essa ha veramente e concretamente dispiegato sotto i nostri occhi la Storia e i suoi artefici, positivi e negativi.

La letteratura apocalittica non è, quindi, uno mero incoraggiamento a resistere: è la storia nella sua essenza più pura, tanto che potremmo dire che solo essa è la Storia, una Storia che sfugge all’umano perchè rivelantesi divina. Essa ci offre di partecipare nella conoscenza e non a una generica speranza di tempi, di “storie” migliori. Essa ci offre, insomma, “la chiave di Davide” (Ap. 3,7) per la comprensione delle epoche, sta a noi inserirla nei meccanismi codificati di un genere troppo spesso in mano a scassinatori.

Dario, solo un increscioso scambio di persona?

Dedico quest’ultimo post a Introduzione all’Antico Testamento, di A. Soggin. Finora la chiave critica è stata quella cronologica e lo sarà ancora, perchè Soggin, dedicandosi al calcolo degli anni sabbatici (suo è il 163/164 a.C. di I Macc. 6,49) ha dimostrato una sensibilità particolare al problema, tanto che è lecito supporre che lo conoscesse a fondo (a questo ovvio che si aggiunga la sua fama internazionale di studioso della Bibbia).

L’aspetto particolare di cui ci occuperemo è l’anno del rientro di Aggeo e dunque l’anno della dedicazione del secondo tempio, che Soggin colloca durante il regno di “Dario I Istapse” (cfr. Soggin, ibidem, p408). Questo significa che, avendo tradotta la semplice nota cronologica di Aggeo, cioè “l’anno secondo del re Dario” (Ag 1,1), in 520/521 a.C. è gioco forza pensare che egli ritenga valida la data canonica del 515 a.C. come anno della dedicazione del tempio.

Noi ci chiediamo però se le informazioni che la Bibbia offre permettano quest’unica datazione, facendo sin da subito notare come non solo Aggeo non dia nessuna indicazione di quale Dario fosse, cioè se primo o secondo, ma che neanche Esdra in 6,15 la dà, limitandosi a indicare che l’anno che vide terminare i lavori al tempio era il “sesto del regno del re Dario”.Tutto ciò, io credo, offra già di per sè elementi per avanzare dubbi su quella che agli occhi di Soggin appare una necessaria e inequivocabile identificazione del Dario citato in Dario I Istapse.

Ritengo che tale individuazione sia dovuta alla presenza di Ciro nella Bibbia, re citato in più passi (cfr, 2 Cr 36,22; Esd 1,2 ad esempio) come il liberatore dal giogo di Babilonia. Se di per sè tale identificazione, quindi, appare solidamente fondata, altrettanto non si può dire della sua univocità, perchè è possibile un’altra ricostruzione cronologica che escluda Ciro. Essa, come vedremo, non solo si avvale di un passo biblico troppo velocemente scartato, ma si avvale anche di una ricostruzione cronologica molto più lineare e armonica che affonda le sue radici o, se preferite, estende la sua chioma, trovando conferma, nel NT, nel Vangelo di Giovanni cioè, oltre che avvalersi della preziosa nota del Seder Olam Rabbath che indica 480 anni tra primo e secondo tempio. Procediamo con ordine.

In Esd. 4,23-24 leggiamo

Appena il testo del documento del re Artaserse fu letto davanti a Recum e a Simsai scriba e ai loro colleghi, questi andarono in gran fretta a Gerusalemme dai Giudei e fecero loro interrompere i lavori con la forza delle armi.
Così fu sospeso il lavoro per il tempio in Gerusalemme e rimase sospeso fino all’anno secondo del regno di Dario re di Persia.

Come facilmente si capisce, i lavori al tempio furono bloccati da un editto di Artaserse e ripresero soltanto nel secondo di Dario, che stando alla scaletta suggerita, non può che essere Dario secondo. Questo ci dice che se è giusto ricostruire la tempistica seguendo la linea guida suggerita dall’editto di Ciro, lo è altrettanto quella ricavabile dall’editto di Artaserse che non conduce al 520/521 a.C. (secondo anno di regno di Dario I Istapse), ma a Dario secondo. Io credo che già così il dubbio sorge: di quale Dario si tratta? A mio parer fu Dario secondo e cercherò di dimostrarlo con la tempistica che chi conosce la cronologia di Dio non avrà difficoltà a seguire.

In Esd. 7,12-16 leggiamo il documento che Esdra ricevé quando rientro con il gruppo di cantori e leviti, cioè nel settimo di Artaserse, cioè nel 464 a.C. (la cronologia di Dio colloca il primo anno di regno di quel re nel 471 a.C.). Che il rientro di Esdra sia finalizzato alla ricostruzione del tempio appare chiaro dal contenuto del documento. Leggiamolo

«Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora:  da me è dato questo decreto. Chiunque nel mio regno degli appartenenti al popolo d’Israele, dei sacerdoti e dei leviti ha deciso liberamente di andare a Gerusalemme, può venire con te;  infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme intorno all’osservanza della legge del tuo Dio, che hai nelle mani, e a portare l’argento e l’oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione al Dio d’Israele che è in Gerusalemme,  e tutto l’argento e l’oro che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la casa del loro Dio a Gerusalemme.

Dall’ultimo versetto a me risulta chiaro che tutte le offerte sono finalizzate alla ricostruzione del tempio, ma credo sia possibile esserlo ancora di più, ricorrendo prima a Gv 2,20, poi alla nota cronologica del Seder che indica 480 anni tra primo e secondo tempio. Niente di particolarmente  complesso solo un paio di calcoli e una nota testuale a Gv 2,20.

In Gv. 2,20 leggiamo che sono occorsi 46 anni per la ricostruzione del tempio. Solitamente tale cifra viene giustificata dalla ricostruzione di colonnati e portici, perchè G. Flavio in Antichità giudaiche,XV, 421 [xi, 6] parla di 18 mesi. Tuttavia è fondamentale notare che nella descrizione data da Giovanni in 2,20, l’apostolo usa, per indicare il tempio, ναος, cioè indica il tempio in senso stretto, il sancta sanctorum, mentre in 2,14 usa ἱερός, che indica l’area del tempio da cui Gesù scacciò i mercanti. Dunque nella mente dello scrivente è chiara la distinzione tra i due sostantivi, per cui quando Giovanni scrive che ci sono voluti 46 anni per ricostruire il ναος afferma che ci sono voluti 46 anni per il tempio in senso stretto. Tale cifra è difficilmente spiegabile con le dimensioni del tempio, assolutamente inspiegabile, alla luce del diverso uso di ἱερός, con colonnati e portici.

Due sono allora sono le domande che sorgono :

La prima è perchè Flavio parli di 18 mesi.

La seconda perchè occorse così tanto tempo.

Due le domande, ma unica è la risposta: Giovanni parla del tempio post esilico; Flavio di quello erodiano. E che Giovanni parli del secondo tempio risulta chiaro dai calcoli. Infatti se assumiamo, come fa la cronologia di Dio, che Esdra rientrò il settimo anno di regno di Artaserse (cfr. Esd 7,7) cioè il il 464 a.C. e togliamo i 46 anni indicati da Giovanni otteniamo il 464-46=418, cioè il 418 a.C. che anche gli storici indicano essere il sesto di Dario secondo, anno che Esd. 6,15 dice essere quello della fine di lavori al tempio.

Già di per sè i calcoli sono esatti, ma bisogna anche dire che tale ricostruzione è l’unica capace di spiegare come mai un lavoretto di qualche anno divenga una tela di Penelope di 46. Ciò fu dovuto a qulell’editto di Artaserse citato, editto che bloccò i lavori sine die.

Le ragioni sin qui addotte credo siano suffcienti per mettere in dubbio l’identità del Dario citato da Esdra e Aggeo, ma ne possiamo brevemente portare un’altra: quelle esposte dal Seder Olam. Lo farò brevemente, con un semplice calcolo che dimostra che l’inizio dei lavori al tempio non fu sotto Dario primo, ma nel settimo di artaserse, nel 464 a.C.

Il Seder Olam afferma che tra primo e secondo tempio passarono 480 anni. L’inizio dei lavori al primo tempio avvenne, come sappiamo da 1 Re 6,1, l’anno quarto del regno di Salomone, cioè, stando alla tabella cronologica dei Re della cronologia di Dio, nel 945 a.C.. Adesso è sufficiente togliere 480 anni a tale data e vederes e cadiamo nel 464 a.C. Facciamolo: 945-480=465, cioè il 465 a.C. che con l’approssimazione di qualche mese è l’anno cercato. Dunque pure il Seder e la sua nota cronologica indicano non Dario I, ma dario secondo, confermando quanto sinora detto.

Credo che quanto sopra apra perlomeno al dubbio sull’identità di del Dario citato da Esdra e Aggeo. Non è così evidente e automatico -se volete, sicuro-  identificarlo  con Dario Istapse. Ciò è stato possibile solo perchè alla Bibbia si è applicata brutalemente una cronologia storica che poco ha a che vedere con quella biblica, la quale ha i suoi tempi, i suoi ritmi e i suoi arcani, come un arcano è l’argomento conclusivo del post: il valore ghematrico di Αρμαγεδων e non di Αρμαγεδδων spiegato pochi giorni fa.

Se adottiamo la lezione più comune del termine, cioè Αρμαγεδων il calcolo ghematarico conduce a un valore di 1004, lo stesso usato da Soggin per datare il primo anno di regno di Davide. Alla luce di tutte le evidenze ghematriche contenute nella sezione in Homepage e alla luce della superficialità con cui si sono affrontate delicate questioni cronologiche bibliche (tutte raccolte nella sezione dedicata a Soggin e inserita sempre in Homepage) credo che veramente sia una battaglia quella di riportare il metronomo nelle pagine bibliche, troppo spesso affrontate a colpi di clacson, come automobilisti imbottigliati nel traffico della parola.

Calendario dei lavori

Non è mio solito anticipare i post, ma stavolta faccio un’eccezione: concluderò la mia personale recensione a Soggin, Introduzione all’Antico Testamento occupandomi dell’anno di dedicazione del secondo tempio, anno che Soggin dà per scontato, ma non è così.

Inoltre darò un’altra chiave di lettura ghematrica di Armaghe(d)dòn, stavolta secondo la lezione più comune del termine: Αρμαγεδων e non  Αρμαγεδδων come nel post precedente.

Il VAT 4956: importante

Come sapete il VAT 4956 è alla base della datazione dell’esilio babilonese. Tralasciando la Watch Tower, solitamente l’evento viene datato nel 586 a.C.. Ciò perchè nel VAT si riportano i dati un’eclissi avvenuta nel 37° anno di Nabucodonosor, cioè nel 567 a.C. Di qui il calcolo circa la caduta di Gerusalemme, avvenuta 19 anni prima, cioè nel 586 a.C.

Tali calcoli, però, si avvalgono di dati che una solida tradizione di studi (Newton, Morozov, Fomenko) definisce falsati, tanto è vero che se li assumiamo siamo costretti ad accettare che la costante D, la quale regola il moto della luna, abbia un’incredibile e inspiegabile accelerazione negli anni compresi tra l’800 a.C. e il 1000 d.C.

Su tale strano fenomeno si è tenuto negli anni ’70 a Londra una conferenza, la quale però non è riuscita a dare nessuna risposta, per cui l’unica spiegazione valida al momento è che i dati delle eclissi solari, coinvolgenti per forza di cose anche il moto della luna e dunque la costante D, riportati dalla storiografia siano stati falsati, come sostiene Fomenko.

La cronologia di Dio colloca il 37° anno di Nabucodonosor nel 486 a.C. e dunque la caduta di Gerusalemme nel 505 a.C. (calcolo di Ezechiele). Sarebbe davvero interessante mettere alla prova la mia datazione assumendo i valori costanti e naturali di D, sarebbe cioè estremamente interessante sapere se riportando il moto lunare ai suoi valori naturali, ciò permetterebbe di calcolare l’eclissi solare riportata dal VAT e datata nel 37° anno di Nabucodonosor nel 486 a.C. come indica la cronologia di Dio, la quale calcola il primo anno di regno di Nabucodonsor nel 523 a.C.

Pur cosciente che tale test mette a repentaglio l’intero mio lavoro, mi rivolgo a coloro che possono dare questa risposta quando chiedo di ricalcolare l’eclissi del VAT secondo parametri costanti di D. Qualora la mia datazione del 37° anno fosse ammissibile o addirittura esatta, avrei una prova schiacciante sulla bontà e qualità dell’intero mio lavoro. Spero che il web fornisca l’esperto necessario, in maniera tale da infrangere gli specchi su cui si arrampicano le critiche di coloro che vorrebbero negare l’evidenza con argomenti talvolta disonesti.