Le “castissime stelle” (Otello, atto IV)

Quello che abbiamo detto ieri circa il fuoco che il falso profeta è capace di far scendere dal cielo apre ad alcune considerazioni. Il 586 a.C. è una data che è calcolata astronomicamente grazie al VAT 4956. Tuttavia pochi sanno che se assumiamo i valori delle eclissi indicati dalla storiografia la costante D che regola il moto lunare impazzisce (questo afferma lo studio di R. Newton).

Sulla base di tale inspiegabile fenomeno, Fomenko ha ritenuto bene denunciare la possibile falsificazione dei dati delle eclissi stesse. Dunque siamo di fronte a quello che il post precedente ha cercato di mettere in evidenza: quel fuoco dal cielo, cioè quella legittimazione del 586 a.C. e della cronologia che ad esso fa capo, altro non è che una testimonianza estorta.

Non a caso allora ουρανος (cielo) di Ap. 13,13, cioè il versetto che ci descrive l’enorme potere mistificante del falso profeta (la capacità di far discendere il fuoco dal cielo) conduce, se calcolato ghematricamente, al 697 a.C., anno in cui Manasse diviene re. Infatti estorocere la legittimazione del cielo altro non può che aprire lo scenario del regno di Manasse: l’empietà che si fa sistema, perchè si sono violentate le vestali della Verità, quelle che Shakespeare definisce “castissime stelle” (la citazione non è a sproposito in quanto in Ap 14,4-5 leggiamo che la verginità dei 144000 si accompagna all’assenza nelle loro bocche della menzogna).

Il luogo santo per eccellenza, il cielo, è stato dunque profanato e questa affermazione, io credo, ci metta in grado di comprendere un’altra profezia, cioè Mt. 24,15 in cui Gesù dice

Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele , stare nel luogo santo – chi legge comprenda -,

 

saranno tempi di una tribolazione tale che l’uomo non non ha mai conosciuta prima. Quel “luogo santo” cos’altro è se non il cielo? Quale altra violenza può essere paragonata alla menzogna che intenderebbe falsificare la dimora santissima?

Potrebbero sembrare discorsi folli, tuttavia essi sono verificabili: ricalcolando il VAT 4956 con la costante D a regime naturale, noi saremmo in grado di provare tale menzogna che ha infangato il cielo. Un parametro lunare non impazzisce da solo. E’ necessaria una capillare opera di falsificazione delle fonti che riportano i dati delle eclissi. Quando ci siamo resi conto che c’è qualcosa che non va e che esiste una precisa alternativa che ci offre un punto altrettanto preciso di riferimento per i nuovi calcoli (il mio 486 a.C. come 37° anno di regno di Nabucodonosor come indica il VAT 4956) è possibile indagare e ristabilire la verità e vedere quell’abominio della desolazione descritto da Daniele.

Concludo dicendo che quell’ουρανος..conferma che in Apocalisse, contrariamente a quanto si ritiene, non esiste alcuna invenzione letteraria. Veramente di quel libro non deve essere nè cambiata, nè tolta parola alcuna (Ap. 22,19): esso è profetico in ogni sua parola. Forse peccando d’immodestia, mi spingo fino a dire che alla luce della sezione ghematrica di questo blog, sarebbe necessaria una nuova traduzione perchè quelle attuali sono state compiute nelle certezza, purtroppo, di trovarsi di fronte a un testo “kafkiano” (G. Ravasi), quando invece è purissima profezia. In questo senso, allora, appare evidente l’enorme responsabilità dei traduttori, i quali neppure dovrebbero cambiare approccio, ma addirittura dovrebbero sviluppare, prima di cimentarsi con la traduzione di Apocalisse, una particolare sensibilità, quella stessa che avrebbero degli esperti artificieri che senza senza protezione fossero alle prese con un ordigno.

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