L’apocalisse di un genere

I commenti che la sezione ghematrica presente in Home ha ricevuto sono alquanto diversi. Lo spettro è ampio: si va dalla pura fandonia al privarla di qualunque contenuto scientifico. Trascurando per ovvi motivi il primo genere, occupiamoci del secondo, che annovera un elemento di spicco: il rappresentante della Chiesa ortodossa russa in Italia.

Fino ad ora la mia difesa si è basata su un argomento brutale, perchè mi è stato obiettato che calcolare ghematricamente date di là da venire rispetto all’autore di Apocalisse, implica il supporre l’uso di calendari sconosciuti allo scrivente: Giovanni. Di qui il negare alla sezione citata ogni valore scientifico.

Dicevo che finora la mia difesa di fronte a questa critica è stata brutale, perchè ho replicato dicendo che infiniti sono gli aspetti che la scienza non sa spiegare, epperò esistono (la scienza non sa spiegare, per esempio, perchè fumando hai altissime probabilità di prenderti il cancro ai polmoni).

Forzando quanto è necessario la critica mossami, la quale nega la scientificità del calcolo ghematrico in quanto individua date emerse nel futuro -dunque ritiene inutilizzabile qualunque cosa  d’inspiegabile per la scienza- si potrebbe dire che non sapendo la scienza spiegare la relazione tra fumo e cancro, il cancro ai polmoni non esiste. Capite bene che ciò ribalta da solo l’affermazione alla base della critica che mi è stata mossa, perchè è proprio quell’accusa tacciabile di a-scientificità.

Con questo post, però, vogliamo andare più a fondo o, se volete, dimostrare quanto sia infondata quella critica. Lo faremo rimanendo ben stretti all’ambito esegetico, ricorrendo cioè alla definizione di letteratura o genere apocalittico. Ovvio che non daremo una panoramica del problema, ma ne individueremo solo tre aspetti fondamentali: la definizione, il ricorso ai numeri come simbolo e la periodizzazione della storia. Di quest’ultimo aspetto, oltre che utilizzarne la lezione classica, ne daremo anche una lettura fortemente dipendente dalla cronologia di Dio. Partiamo dal primo elemento: la definizione del termine Apocalisse.

In buona sintesi esso significa rivelazione, disvelamento di cose nascoste. Già questo introduce un argomento importante: il genere apocalittico non può e non deve essere considerato come una letteratura piana, cioè seguendo quello che cade immediatamente sotto i sensi, perchè il suo moto o scopo originario è verticale, scende in profondità. Esso, quindi, più che esaminato, deve essere scandagliato, alla ricerca di contenuti nascosti sin dall’inizio. Una lettura superficiale non rivela ciò che è importante, perchè le “cose notevoli” sono nascoste. Chiediamoci allora come sono nascoste, introducendo così il paragrafo dedicato ai numeri come simboli.

Il ricorso ai numeri che il genere trattato fa per criptare il messaggio è nozione unanimemente accettata. Esso da solo è sufficiente a rendere legittima l’affermazione che la ghematria è una tecnica usata nella letteratura apocalittica; tuttavia possiamo anche dare un esempio di ciò, citando il celeberrimo 666 di Apocalisse che è ghematria, sebbene con un processo inverso a quello solito: dal numero si giunge alla parola, al nome della bestia. Ma se questo processo è possibile, è anche possibile l’inverso: dalla parola giungere al numero. E questo io ho compiuto quando, non solo ho dato ragione del 666, ma ho anche dimostrato che Apocalisse nasconde nel testo la Storia, sebbene sintetizzata in date ( rimando alla lettura della sezione ghematrica in homepage qualunque spiegazione). Tutto ciò apre al successivo paragrafo, dedicato alla periodizzazione della storia, elemento di spicco della letteratura apocalittica.

Per periodizzazione della storia s’intende la suddivisone della stessa secondo un piano prestabilito che vede emergere ora figure positive (salvifiche), ora negative (di corruzione). Tutto ciò perchè l’autore apocalittico dispiega l’azione di Dio nella storia umana. Nel mio caso, però, tale periodizzazione si caratterizza per la natura e qualità dei criteri con cui la storia è stata periodizzata. Il mio lavoro, cioè, si chiede se la storia sia stata ben riassunta dalla periodizzazione in uso; più semplicemente si chiede, unendo quanto la definizione del genere indica, cioè l’emergere ora di figure positive, ora di figure negative, si chiede ,dicevo, se la storia sia stata vittima di volontà negative che abbiano alterata l’originale periodizzazione, sistemando in maniera falsata il quadro cronologico.

La risposta è data dall’innegabile, a mio parere, individuazione non solo del drago, non solo della bestia e non solo di babilonia, ma anche è più del falso profeta, tutte figure che emergono dal disvelamento del simbolo numerico che conduce a precise date in cui il fatto storico conosciuto dà nome e cognome a coloro che hanno falsata la periodizzazione naturale della storia umana. E’ stato così per il drago, riassunto ghematricamente con il 931 a.C. come ultimo anno di regno di Salomone, a cui si contrappone la somma di γυνη e Αντιπας che individua il 909 a.C. come fine del regno salomonico, sbalzando nel cielo di Apocalisse due figure cardine: il drago, appunto, e la donna vestita di sole, entrambi visibili come afferma Apocalisse. Certamente non ad occhio nudo, ma se entriamo nella logica del disvelamento, quella logica che sta alla base di Apocalisse, essi sono visibili. Inoltre è stato così pure per la bestia e Babilonia; infine è stato così pure per il falso profeta. Ad esse dovremmo aggiungere pure che il serpente e satana non sono più, grazie al calcolo ghematrico, figure di un male simbolico, ma soggetti concreti che hanno falsato il quadro storico originale, come dimostrato ne “La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Il mio lavoro però non si è limitato a evidenziare una possibile falsificazione della periodizzazione della storia, ma ha anche riportato alla luce con la cronologia di Dio, la periodizzazione  originaria e fedele. Essa non solo mette in risalto le figure negative artefici del falso, ma anche e più ha inteso ricollocare le varie sezioni storiche nel loro ambito naturale, ristabilendo l’alveo naturale dove scorreva la storia.

Alla luce di tutto questo, dispiace che si sia ridotta la letteratura apocalittica  al genere fantastico. Come dispiace che talora la si sia liquidata come mero auspicio di tempi migliori di la da venire, perchè essa ha veramente e concretamente dispiegato sotto i nostri occhi la Storia e i suoi artefici, positivi e negativi.

La letteratura apocalittica non è, quindi, uno mero incoraggiamento a resistere: è la storia nella sua essenza più pura, tanto che potremmo dire che solo essa è la Storia, una Storia che sfugge all’umano perchè rivelantesi divina. Essa ci offre di partecipare nella conoscenza e non a una generica speranza di tempi, di “storie” migliori. Essa ci offre, insomma, “la chiave di Davide” (Ap. 3,7) per la comprensione delle epoche, sta a noi inserirla nei meccanismi codificati di un genere troppo spesso in mano a scassinatori.

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