Dario, solo un increscioso scambio di persona?

Dedico quest’ultimo post a Introduzione all’Antico Testamento, di A. Soggin. Finora la chiave critica è stata quella cronologica e lo sarà ancora, perchè Soggin, dedicandosi al calcolo degli anni sabbatici (suo è il 163/164 a.C. di I Macc. 6,49) ha dimostrato una sensibilità particolare al problema, tanto che è lecito supporre che lo conoscesse a fondo (a questo ovvio che si aggiunga la sua fama internazionale di studioso della Bibbia).

L’aspetto particolare di cui ci occuperemo è l’anno del rientro di Aggeo e dunque l’anno della dedicazione del secondo tempio, che Soggin colloca durante il regno di “Dario I Istapse” (cfr. Soggin, ibidem, p408). Questo significa che, avendo tradotta la semplice nota cronologica di Aggeo, cioè “l’anno secondo del re Dario” (Ag 1,1), in 520/521 a.C. è gioco forza pensare che egli ritenga valida la data canonica del 515 a.C. come anno della dedicazione del tempio.

Noi ci chiediamo però se le informazioni che la Bibbia offre permettano quest’unica datazione, facendo sin da subito notare come non solo Aggeo non dia nessuna indicazione di quale Dario fosse, cioè se primo o secondo, ma che neanche Esdra in 6,15 la dà, limitandosi a indicare che l’anno che vide terminare i lavori al tempio era il “sesto del regno del re Dario”.Tutto ciò, io credo, offra già di per sè elementi per avanzare dubbi su quella che agli occhi di Soggin appare una necessaria e inequivocabile identificazione del Dario citato in Dario I Istapse.

Ritengo che tale individuazione sia dovuta alla presenza di Ciro nella Bibbia, re citato in più passi (cfr, 2 Cr 36,22; Esd 1,2 ad esempio) come il liberatore dal giogo di Babilonia. Se di per sè tale identificazione, quindi, appare solidamente fondata, altrettanto non si può dire della sua univocità, perchè è possibile un’altra ricostruzione cronologica che escluda Ciro. Essa, come vedremo, non solo si avvale di un passo biblico troppo velocemente scartato, ma si avvale anche di una ricostruzione cronologica molto più lineare e armonica che affonda le sue radici o, se preferite, estende la sua chioma, trovando conferma, nel NT, nel Vangelo di Giovanni cioè, oltre che avvalersi della preziosa nota del Seder Olam Rabbath che indica 480 anni tra primo e secondo tempio. Procediamo con ordine.

In Esd. 4,23-24 leggiamo

Appena il testo del documento del re Artaserse fu letto davanti a Recum e a Simsai scriba e ai loro colleghi, questi andarono in gran fretta a Gerusalemme dai Giudei e fecero loro interrompere i lavori con la forza delle armi.
Così fu sospeso il lavoro per il tempio in Gerusalemme e rimase sospeso fino all’anno secondo del regno di Dario re di Persia.

Come facilmente si capisce, i lavori al tempio furono bloccati da un editto di Artaserse e ripresero soltanto nel secondo di Dario, che stando alla scaletta suggerita, non può che essere Dario secondo. Questo ci dice che se è giusto ricostruire la tempistica seguendo la linea guida suggerita dall’editto di Ciro, lo è altrettanto quella ricavabile dall’editto di Artaserse che non conduce al 520/521 a.C. (secondo anno di regno di Dario I Istapse), ma a Dario secondo. Io credo che già così il dubbio sorge: di quale Dario si tratta? A mio parer fu Dario secondo e cercherò di dimostrarlo con la tempistica che chi conosce la cronologia di Dio non avrà difficoltà a seguire.

In Esd. 7,12-16 leggiamo il documento che Esdra ricevé quando rientro con il gruppo di cantori e leviti, cioè nel settimo di Artaserse, cioè nel 464 a.C. (la cronologia di Dio colloca il primo anno di regno di quel re nel 471 a.C.). Che il rientro di Esdra sia finalizzato alla ricostruzione del tempio appare chiaro dal contenuto del documento. Leggiamolo

«Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora:  da me è dato questo decreto. Chiunque nel mio regno degli appartenenti al popolo d’Israele, dei sacerdoti e dei leviti ha deciso liberamente di andare a Gerusalemme, può venire con te;  infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme intorno all’osservanza della legge del tuo Dio, che hai nelle mani, e a portare l’argento e l’oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione al Dio d’Israele che è in Gerusalemme,  e tutto l’argento e l’oro che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la casa del loro Dio a Gerusalemme.

Dall’ultimo versetto a me risulta chiaro che tutte le offerte sono finalizzate alla ricostruzione del tempio, ma credo sia possibile esserlo ancora di più, ricorrendo prima a Gv 2,20, poi alla nota cronologica del Seder che indica 480 anni tra primo e secondo tempio. Niente di particolarmente  complesso solo un paio di calcoli e una nota testuale a Gv 2,20.

In Gv. 2,20 leggiamo che sono occorsi 46 anni per la ricostruzione del tempio. Solitamente tale cifra viene giustificata dalla ricostruzione di colonnati e portici, perchè G. Flavio in Antichità giudaiche,XV, 421 [xi, 6] parla di 18 mesi. Tuttavia è fondamentale notare che nella descrizione data da Giovanni in 2,20, l’apostolo usa, per indicare il tempio, ναος, cioè indica il tempio in senso stretto, il sancta sanctorum, mentre in 2,14 usa ἱερός, che indica l’area del tempio da cui Gesù scacciò i mercanti. Dunque nella mente dello scrivente è chiara la distinzione tra i due sostantivi, per cui quando Giovanni scrive che ci sono voluti 46 anni per ricostruire il ναος afferma che ci sono voluti 46 anni per il tempio in senso stretto. Tale cifra è difficilmente spiegabile con le dimensioni del tempio, assolutamente inspiegabile, alla luce del diverso uso di ἱερός, con colonnati e portici.

Due sono allora sono le domande che sorgono :

La prima è perchè Flavio parli di 18 mesi.

La seconda perchè occorse così tanto tempo.

Due le domande, ma unica è la risposta: Giovanni parla del tempio post esilico; Flavio di quello erodiano. E che Giovanni parli del secondo tempio risulta chiaro dai calcoli. Infatti se assumiamo, come fa la cronologia di Dio, che Esdra rientrò il settimo anno di regno di Artaserse (cfr. Esd 7,7) cioè il il 464 a.C. e togliamo i 46 anni indicati da Giovanni otteniamo il 464-46=418, cioè il 418 a.C. che anche gli storici indicano essere il sesto di Dario secondo, anno che Esd. 6,15 dice essere quello della fine di lavori al tempio.

Già di per sè i calcoli sono esatti, ma bisogna anche dire che tale ricostruzione è l’unica capace di spiegare come mai un lavoretto di qualche anno divenga una tela di Penelope di 46. Ciò fu dovuto a qulell’editto di Artaserse citato, editto che bloccò i lavori sine die.

Le ragioni sin qui addotte credo siano suffcienti per mettere in dubbio l’identità del Dario citato da Esdra e Aggeo, ma ne possiamo brevemente portare un’altra: quelle esposte dal Seder Olam. Lo farò brevemente, con un semplice calcolo che dimostra che l’inizio dei lavori al tempio non fu sotto Dario primo, ma nel settimo di artaserse, nel 464 a.C.

Il Seder Olam afferma che tra primo e secondo tempio passarono 480 anni. L’inizio dei lavori al primo tempio avvenne, come sappiamo da 1 Re 6,1, l’anno quarto del regno di Salomone, cioè, stando alla tabella cronologica dei Re della cronologia di Dio, nel 945 a.C.. Adesso è sufficiente togliere 480 anni a tale data e vederes e cadiamo nel 464 a.C. Facciamolo: 945-480=465, cioè il 465 a.C. che con l’approssimazione di qualche mese è l’anno cercato. Dunque pure il Seder e la sua nota cronologica indicano non Dario I, ma dario secondo, confermando quanto sinora detto.

Credo che quanto sopra apra perlomeno al dubbio sull’identità di del Dario citato da Esdra e Aggeo. Non è così evidente e automatico -se volete, sicuro-  identificarlo  con Dario Istapse. Ciò è stato possibile solo perchè alla Bibbia si è applicata brutalemente una cronologia storica che poco ha a che vedere con quella biblica, la quale ha i suoi tempi, i suoi ritmi e i suoi arcani, come un arcano è l’argomento conclusivo del post: il valore ghematrico di Αρμαγεδων e non di Αρμαγεδδων spiegato pochi giorni fa.

Se adottiamo la lezione più comune del termine, cioè Αρμαγεδων il calcolo ghematarico conduce a un valore di 1004, lo stesso usato da Soggin per datare il primo anno di regno di Davide. Alla luce di tutte le evidenze ghematriche contenute nella sezione in Homepage e alla luce della superficialità con cui si sono affrontate delicate questioni cronologiche bibliche (tutte raccolte nella sezione dedicata a Soggin e inserita sempre in Homepage) credo che veramente sia una battaglia quella di riportare il metronomo nelle pagine bibliche, troppo spesso affrontate a colpi di clacson, come automobilisti imbottigliati nel traffico della parola.

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