Padre nostro che sei nei cieli, restaci.

soggin1Nei due post precedenti ho dimostrato quale sia il tenore e lo spessore dell’esegesi attuale citando Introduzione all’Antico Testamento di Alberto Soggin, studioso di cui invito a leggere la biografia qui e qui, per rendersi conto della sua importanza internazionale. Egli è a pieno titolo il capofila e il maestro di una scuola esegetica autorevolissima e dunque la rappresenta.

Criticando lui, si mette in discussione l’intero metodo e ciò che ha prodotto. Facendo notare, come ieri, che le questioni si risolvono ora immaginando trentasette, laddove la Bibbia riporta sette; ora, solo per colmare l’orrido cronologico che l’imperizia ha creato, fantasticando invasioni e assedi ignorati totalmente dalle fonti e dalla Bibbia; da ultimo -ma solo perchè ultimo degli esempi finora citati- s’immagina un fantastico castello di co-reggenze soltanto perchè la dabbenaggine non  ha permesso di comprendere che si stavano usando calcoli di seconda mano e per giunta sbagliati, cioè le cifre che riassumono la durata dei vari regni di Giuda e Israele secondo il  Dtr.

Ho parlato finora di imperizia, dabbenaggine, dilettantismo, ma è proprio così? Non sarebbe forse meglio parlare di malafede? Non sarebbe meglio condividere il sacrosanto sospetto del Prof. Fomenko i cui modelli matematici gli hanno detto che c’è qualcosa che non quadra?

Prendiamo il caso dei Re. Non c’è pagina biblica che non abbia il suo bel frego rosso a indicare che il testo è corrotto. ma allora perchè di fronti ai calcoli che non tornavano non si sono immaginate corrotte le cifre del Dtr.? Una svista, un increscioso incidente? E’ ben strano, nessuno ha immaginato corrotte quelle cifre: i conti non tornavano, ma le cifre erano esatte e tali le si sono considerate. E’ veramente curioso. Curiosa è pure un’altra pagina di Soggin, tratta sempre dal testo citato. Lì lo studioso afferma una cosa, ma fa in maniera tale che il lettore ne pensi un’altra.  Vediamo come.

Partiamo da riportare per intero quanto scrive circa il mito e la sua natura:

Il mito è un genere letterario narrativo che si ritrova in una forma o nell’altra in tutte le religioni. Negli studi biblici e in quelli del Vicino Oriente Antico, il genere viene usato per imprese di dèi o eroi, imprese indipendenti da un qualche contesto storico-geografico e cronologico perchè di solito, almeno nelle origini, legate allo schema ciclico della natura e della sua fertilità. (A. Soggin, ibidem,P. 82)

Da notare subito che lo studioso svincola da qualsiasi contesto storico e cronologico il mito.  Poi prosegue e a pag. 85 afferma che:

La morte e la resurrezione di alcuni dèi connessi con la fertilità…vengono nel Nuovo Testamento sostituite dall’avvenimento unico della morte e della resurrezione di Gesù, anch’esse con gli effetti salvifici permanenti…attualizzabili nel culto, ma avvenute però a Gerusalemme, sotto Ponzio Pilato, tra il 30 d.C. e il 33 d.C. e quindi private di quegli elementi principali [ il contesto storico-geografico e cronologico] che del mito costituiscono la caratteristica.

Adesso non rimane che riflettere su quanto appena letto e chiedersi se quell’affermazione circa la storicità della morte di Gesù nel 30 o 33 d.C., sia sufficiente per sgombrare la mente del lettore da quegli stessi equivoci che Soggin ha suscitato assimilando la Resurrezione al mito della fertilità.

La prima cosa che credo si debba dire è che non si vede la necessità, considerata l’economia del testo, di assimilare la vicenda cristiana a un mito pagano. Ma c’è di più: quella incertezza sulla data della crocefissione si riflette su tutta quanta la parabola terrena di Cristo, di cui, infatti, non si ha un’anagrafe certa, non si conosce cioè con esattezza né la data di nascita, né l’età complessiva (la cronologia di Dio fornisce tutto questo). Ciò in pratica, al di là delle affermazioni di principio (certamente patì sotto Ponzio Pilato) e non fornendo nessun elemento biografico certo, si è ridotta la figura di Gesù al mito, perchè ad Egli ben si applica la definizione che Soggin dà del mito: qualcosa di vago, totalmente disancorato dal quadro storico e cronologico. Capite bene che il lettore giunge a questa conclusione, perchè la sola affermazione di principio sulle possibili date della morte, non basta a colmare il vuoto storico e cronologico che il paragrafo di Soggin ha scavato sotto i piedi di Gesù.

Quanto appena detto, se unito all’assurdo metodo di cui abbiamo dato esempi all’inizio del post, è sufficiente per avanzare seri dubbi sulle reali intenzioni dei collaboratori di Cristo, i quali credono con affermazioni di principio di di farci credere che sono tutte fesserie, ma per fede le crediamo vere. No, permettetemi: le vostre, come ho dimostrato, sono benemerite fesserie (il numero sette che diviene trentasette; invasioni e assedi partorite dalla più spericolata fantasia e da ultimo, senza elencare tutte le altre assurdità che la cronologia di Dio ha messo in evidenza, dulcis in fundo , calcoli di seconda mano e per giunta sbagliati per affrontare il delicatissimo congegno cronologico di 1-2 Re, quando un bambino delle elementari, di fronte al problemino che non torna, la prima cosa che fa è ricontrollare i calcoli ), fesserie a cui voi soltanto fareste bene a prestare fede.

Concludo con una poesia, una bella poesia di Prévert : Pater noster

Padre Nostro che sei nei cieli
Restaci
E noi resteremo sulla terra
Che qualche volta è così attraente
Con i suoi misteri di New York
E i suoi misteri di Parigi
Che ben valgono i misteri della Trinità
Con il suo minuscolo canale dell’Ourcq
La sua grande Muraglia Cinese
Il suo fiume di Morlaix
Le sue caramelle alla Menta
Con il suo Oceano Pacifico
E le sue due vasche alle Tuileries
Con i suoi bravi bambini e i suoi mascalzoni
Con tutte le meraviglie del mondo
Che sono là
Con semplicità sulla terra

A tutti offerte
Sparse
Esse stesse meravigliate d’esser tali meraviglie
E che non osano confessarselo
Come una bella ragazza nuda che mostrarsi non osa
Con le spaventose sventure del mondo
Che sono legioni
Con i loro legionari
Con i loro carnefici
Con i padroni di questo mondo
I padroni con i loro pretoni gli spioni e marmittoni
Con le stagioni
Con le annate
Con le belle figliole e i vecchi coglioni
Con la paglia della miseria che imputridisce nell’acciaio dei cannoni.

Il primo verso recita “Padre nostro che sei nei cieli restaci” ed è questa l’unica liturgia conosciuta nelle osterie consacrate dei seminari di studi biblici, perchè quaggiù vogliono comandare loro.

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