Un’esegesi mammona

Dalla lettura di A. Soggin Introduzione all’Antico Testamento è emersa la profonda diversità di metodo tra l’esegesi classica e il mio lavoro. Sebbene spesso accusato di carenza di metodo, le pagine di Soggin (in particolare òa 515 e 516) hanno messo in evidenza che la questione non sta proprio in questi termini, perchè quell’accusa deve essere rivolta ad altri, mentre nel mio caso -che è bene ricordare si contraddistingue per estrema precisione di calcolo oltre che per l’armonia e linearità dell’intero impianto cronologico- tutt’al più si può parlare di originalità. Vediamo perchè.

Il capitolo di Soggin dedicato a Esdra e Neemia può essere citato ad esempio, poichè ha tutte le informazioni necessarie per illustrare quanto sopra. Invito per tanto coloro che volessero sincerarsi di quanto scrivo a leggerlo. In quelle pagine due sono gli aspetti importanti:

1) Il calcolo dell’anno in cui rientra Esdra

2) Lo strano silenzio biblico sul periodo compreso tra l’editto di Ciro (538 a.C.) e l’inizio della riedificazione di Gerusalemme (445 a.C.)

Nel primo caso Soggin riporta, dandogli quindi importanza, l’ipotesi secondo la quale, per venire a capo della priorità di Neemia su Esdra circa il ritorno a Gerusalemme, dobbiamo stravolgere   Esd. 7.7 leggendo, al posto di settimo anno, trentasettesimo anno, così che sia possibile rintracciare l’anno sabbatico utile per dimostrare tale teoria.

In questo post ho dimostrato chiaramente che ciò non è assolutamente necessario, perchè se si assume l’esatto primo anno di regno di Artaserse -e per esatto intendo quello che la Bibbia considera- noi calcoliamo facilmente e con estrema precisione il 464 a.C., che fu sabbatico secondo i calcoli stessi Soggin, il quale colloca l’anno sabbatico di riferimento nel 163/164 a.C. Dunque non è assolutamente necessario stravolgere il testo, semmai è assolutamente necessario adottare il “metro biblico” per dirimere questioni cronologiche bibliche, ma ciò non è stato e non è fatto, ovvio che l’armonia dei numeri e del testo si perdano e dobbiamo ricorrere a ipotesi ad hoc per far quadrare un minimo i conti.

Nel secondo caso, Soggin, interpreta in maniera bizzarra il silenzio biblico o, se volete -il che è lo stesso- lo stano caso che vuole un editto sul rientro dall’esilio nel 538 a.C., ma delle mura e un intera città ancora tutta da ricostruire nel 445 a.C.

Soggin dice che non è niente di sensazionale la rovina di Gerusalemme ancora attuale nel 445 a.C., mentre trova sensazionale l’ipotesi che potrebbe spiegarla: un assedio a noi sconosciuto avvenuto tra il 538 a.C. e il 445 a.C., assedio di cui non abbiamo nessunissima notizia.

Io credo invece che sia l’esatto contrario: una città (mura comprese) ancora in rovina nel 445 a.C. costituisce un chiaro campanello d’allarme per gli studiosi, perchè ci dice che la tempistica potrebbe essere sbagliata. La mia non è un’affermazione priva di fondamento, perchè in  questo post ho dimostrato che una tempistica alternativa e migliore è possibile, perchè colma l’assurdo divario (una voragine) tra la riedificazione e dedicazione del secondo tempio e la ricostruzione delle mura, la quale, se adottiamo i tempi della storiografia ufficiale, deve, per forza di cose, assumere ciò che è assurdo: una cinta muraria, che Soggin stesso dice essere in rovina e con le porte incendiate (come riporta Neemia), riocostruita in soli 52 giorni letterali, pena l’enorme ingrandirsi di quello che già in origine -cioè già nella cronologia adottata per calcolare l’inizio dei lavori alle mura- era una voragine tra tempio e mura.

Anche in questo caso ho dimostrato che una tempistica alternativa e migliore è possibile, sebbene metta in discussione quanto la storiografia ritiene indiscutibile: la fine dell’esilio, che la cronologia di Dio colloca, biblicamente, nel 447/448 a.C. Questa datazione abbassa di molto la dedicazione del tempio, collocandola nel 418 a.C. (sesto si di Dario, ma secondo), ma armonizza tutto il quadro cronologico assumendo che i 52 giorni necessari alla ricostruzione delle mura siano da interpretare secondo la regola di 1 giorno=1 anno, in maniera tale che se le mura furono completate nel 399 a.C. (la cronologia di Dio assume il XX° di Artaserse nel 451 a.C., per cui togliendo 52 aani abbiamo 399), il tempio e la sua dedicazione l’hanno di poco  preceduta (418 a.C.). Come vedete la cronologia di Dio non deve assolutamente spiegare nessun orrido cronologico come la storiografia ufficiale. Non fantastica nessuna altra invasione o assedio per giustificare le condizioni di rovina di Gerusalemme nel 445 a.C., perchè colloca e dimostra possibile, biblicamente, una fine dell’esilio nel 447/8 accorciando e armonizzando la tempistica.

Da tutto questo emerge la differenza tra il mio lavoro e metodo e quello dell’esegesi, che non ha e non vuole tenere conto che tutta quanta la mia ricerca è sempre stata tesa a rintracciare un originale cronologico biblico con le sue leggi e e i suoi tempi. Ciò ha conferito al mio lavoro originalità di metodo e scopo di ricerca, cose che è assolutamente sciocco considerare come mancanza o carenza di metodo.

Se poi consideriamo che il metodo che dovrei adottare stravolge il numero sette in trentasette e fantastica di assedi di cui nessuna fonte ha notizia, lasciate che ve lo dica chiaramente, mettendo al bando “la carineria”: me lo tengo stretto il mio metodo, perchè quello degli altri non solo è incapace di dì creare un quadro cronologico armonico di almeno mille anni, ma si caratterizza pure per un dilettantismo imbarazzante quando affronta la delicata cronologia dei Re: assume calcoli di seconda mano e per giunta sbagliati e con quelli spera di rintracciare i sincronismi, tanto a risolvere tutto ci pensa mamma co-reggenza. Comportiamoci da adulti, per favore.

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