Er Monnezza: quando il trash sale in cattedra

Il post di ieri ha evidenziato che la madre di tutte le battaglie, stando alla chiave ghemtrica di Apocalisse, sarà nella dimostrazione della falsificazione della Parola di Dio: la Bibbia. Adesso faremo una breve panoramica dei manoscritti e dei codici che sono alla base delle nostre Bibbie, dimostrando che l’affermazione iniziale e il post di ieri tutto sono fuorchè fantasia, in quanto suffragati dallo stato dell’arte, dai materiali in nostro possesso che molto ci dicono sulle origini e la storia degli “originali” biblici. Per questa panoramica abbiamo utilizzato Wiki.

Partiamo dal più antico e completo codice:

Leningradensis. Esso compare dal nulla nel 1838 e niente ancora si sa sulla sua origine, tranne che si materializzò a Odessa nell’anno citato. Ciò non ha impedito di essere elevato al rango di Textus receptus.

Codex vaticanus: materializzato dal nulla nel 1475 nella Biblioteca Apostolica Romana

Codex Sinaiticus; si dice che:

Il 13 settembre 1862, in un articolo apparso su The Guardian, il celebre falsario Costantino Simonidis affermò di essere il vero autore del “Codex Sinaiticus” e di averlo scritto sul Monte Athos nel 1839; lo definì “l’unico povero lavoro della sua giovinezza”. Affermò anche di avere visitato il Sinai nel 1852 e di avere visto qui il suo codice. Simonidis dichiarò di avere realizzato il Codex Sinaiticus su incarico dello Zar di Russia (Nicola I, defunto nel 1855). Egli fu incarcerato per questa sua affermazione e il mondo accademico non gli credette (salvo poche eccezioni). Tuttavia rimangono dubbi sull’autenticità del “Sinaiticus” (per la spinosa questione si veda ad esempio il volume di Mark Jones “Fake? The art of deception”, British Museum, 1990). (Vedi Wiki

Codice di Aleppo: pure di esso se ne ignorano le origini. In ogni caso  la sua autorevolezza dipende da Maimonide che nel 1000 d.C. circa si sa che lo abbia consultato, ma la sua eredità si limita all’indice del codice, nessuna parte del testo ci è stata trasmessa. Negli anni ’20 e ’40 del XX° secolo due studiosi hanno fatto richiesta di fotografarlo, ma tale richiesta fu respinta, fino a quando, mezzo bruciacchiato (sono andate perdute 192 pagine delle 487)  è stato possibile farlo.

Codice di Efrem: Testo originale cancellato

Codice di Bezae:

Almeno nove correttori hanno lavorato sul testo biblico dalla sua stesura, nel V secolo, alla sua cancellazione, nel XII secolo. (Wiki)

Codex Alexandrinus: Provenienza ignota

Come vedete il panorama delle fonti non solo è assolutamente incerto, ma talvolta lascia ampi spazi al malaffare che quell’Armagheddon 1008 e quel 1008 del Leningradensis  hanno portato alla luce.

Lasciatemi la battuta finale: se vi presentaste a qualunque Commissariato di Polizia con questa versione dei fatti,Er Monnezza vi direbbe: “Ma che mi sta’ a piar per ‘r culo?”.

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