Sisto V, la sua corte e la vil razza dannata

Fidandomi del semplice calcolo ghematrico che indicava Papa Sisto V come il falso profeta, non avevo mai approfondito la sua figura, la sua storia. Per cui se per Costante II (la bestia che sale dal mare) avevo letto le informazioni presenti in wiki, per Sisto V avevo rimandata la lettura di una sintesi abbastanza completa della sua vita.

Abbiamo visto qui che egli è il falso profeta (ψευδοπροφήτης) se calcoliamo ghematricamente il sostantivo greco,  ma finora -se non limitatamente alla sua sinistra fama di stupratore della Vulgata (Padre Alberto Maggi)- non avevamo tentato di assimilare il dato ghematrico a quello storico. Dato che ci fornisce la sempre utile wiki.

La prima cosa da notare è che pure Sisto V, come Costante II, è stato avvolto da una leggenda (?). Si dice infatti che, avuta notizia di una croce di legno sanguinante, si sia recato di persona a farla  a pezzi con un ascia, non prima di aver pronunciato queste parole: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spezzo”. Beh, chiunque altro avrebbe potuto farlo in un momento di rabbia, ma un papa credo di no.

Certo, è vox populi, come vox populi è il nomignolo di Caino dato a Costante II, ma in questa Storia dove si muovono personaggi oscuri dall’immenso potere, sono proprio le voces populi che possono guidarci, perchè di quelle letterate è bene diffidare. Tra l’altro, poi, circa l’episodio narrato della croce sanguinate fatta a pezzi, c’è un sonetto del Belli che riporto, quasi a prova che il fatto è vero.

 

Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto

De vicarj de Dio, nun z’è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu’omo che j’annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur’a Cristo,
E nemmanco lo roppe d’anniscosto.
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
Nun po’ ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D’arimette la Chiesa in quel’incrasto.
Perché nun ce po’ èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto.

 

Insomma sembra che passato (il sonetto del Belli) e presente (lo stupro di cui parla Maggi) siano d’accordo; e pure io sono d’accordo, io che ai due giudizi esposti aggiungo quello che emerge dalla lettura ghematrica: cioè il suo essere inequivocabilmente il falso profeta. Sarebbe già sufficiente quanto appena detto, ma possiamo aggiungere altro e lo faremo.

Questo blog -oltre ad altre piccole cose che lo caratterizzano- ne ha una è ha una particolare: quella di dire, ogni qual volta è opportuno, che nella vergognosa opera di falsificazione della Bibbia c’è la mano di chi ha comprato e la mano di chi si è venduto. In Sisto è possibile vedere la stretta di mani che ha concluso l’affare.

Infatti egli con la bolla Christiana pietas, infelicem Hebreorum statum commiserans alleggerì notevolmente le condizioni degli ebrei (V. nota 5 di wiki). Se l’avesse fatto qualunque altro Papa sarebbe stato giudicabile un gesto di magnanimità, ma fatto da lui, alla luce di quanto sinora detto, crea un certo imbarazzo, perchè il sospetto che tutto facesse capo a un accordo più ampio e importante è fondato. La grande apertura gli Ebrei ci dice infatti che si stabilì quasi una comunione d’intenti per un affare che entrambi volevano concludere: la concia della pelle del Cristo dopo la sua uccisione.

Ecco, adesso la luce chiara del dato ghemtrico ha illuminato la scena. Il pubblico faccia silenzio e si goda l’opera.

 

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