Babilonia, la storia come veleno

aquilaSolitamente sono le date della storiografia ufficiale a essere tirate in ballo dal calcolo ghematrico. Il caso che adesso vi propongo tira in ballo, però, una mia datazione: quella dell primo anno di regno di Faceia re d’Israele 638 a.C. come indica la tabella della cronologia di Dio

Il sostantivo in questione è inserito in un passo molto suggestivo perchè ci descrive Babilonia e le sue “stregonerie” (φαρμακεία). Il capitolo è molto importante, per cui vale la pena citarne un estratto, almeno quello che contiene il sostantivo citato.

…e la luce della lampada
non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
perché tutte le nazioni dalle tue malìe (φαρμακεία) furon sedotte. (Ap. 18,23)

La traduzione del lemma non è univoca, essa varia da “medicamento (medicina, rimedio) a “sortilegio”. Quest’ultimo è l’accezione giustamente usata se si considera il contesto.

Se calcoliamo ghematricamente φαρμακεία esso dà come risultato 678. Tradotto in data esso non compare in nessuna cronologia ufficiale se consideriamo i Re (cosa quasi sempre facciamo); essa, con mia gradita sorpresa, compare nella tabella cronologica dei Re secondo la cronologia di Dio. Quel 678 è il 678 a.C. che esattamente indica, secondo il mio studio, il primo anno di regno di Faceia (aprendo il link alla tabella potete controllare).

Prima di addentrarci nelle conclusioni importanti, è bene far notare che veramente il calcolo ghematrico è una chiave -forse addirittura la più importante- di Apocalisse, altrimenti non si spiega come sia possibile tale evidenza, come sia possibile cioè che la percentuale dei casi di calcolo ghematrico finora proposta sia così alta e quasi tutta distribuita nei Re e le vicende ad essi legate (l’esilio. inizio e fine non è forse una pagina strettamente legata ai libri citati?) dipenda dal caso, quando è addirittura nozione comune (G. Ravasi) che Apocalisse, testo apocalittico, è per sua natura ghematrica. No, non è un caso e poco importa che l’obiezione che mi viene mossa voglia stroncare alla radice tale lettura ghematrica con l’oppormi che essa fa riferimento a calendari sconosciuti: saranno pure da considerare tali alla luce dell’esegesi attuale, ma per l’autore del libro (Giovanni) non lo erano affatto. Chi volesse provarlo deve provare l’infondatezza della scienza statistica prima di muovere qualsiasi critica.

Detto questo entriamo nel merito. Mi rendo conto che per coerenza dovrei sottolineare come quel 678 a.C. che la cronologia di Dio indica come primo anno di regno di Faceia provenga da un sostantivo negativo (sortilegio, malia). Tale data fa parte della mia ricostruzione cronologica e come spesso ho interpretato negativamente il lavoro altrui (drago, serpente, bestia, Babilonia e falso profeta , vedi sezione ghematrica in home) dovrei fare altrettanto con il mio: il significato di φαρμακεία è negativo, dunque il significato che assume il mio lavoro dovrebbe esserlo altrettanto.

Se tutto questo lo imporrebbe la coerenza, invito però i lettori a considerare che:

1) φαρμακεία significa anche medicina, sebbene nel contesto in cui è inserito sia più corretto usare sortilegio.

2) Se lo si traduce seguendo un contesto, si deve anche interpretare secondo un contesto e il contesto è quello della cronologia di Dio alla luce della ghemtria, dove emerge chiaramente che le figure negative di drago, serpente, satana e diavolo (senza dimenticarsi di bestia, falso profeta, Babilonia etc.) sono tutte riconducibili alle date suggerite dalla storiografia ufficiale, mentre la cronologia di Dio alla luce della ghematria ha -basti solo questi due esempi- la donna vestita di sole e Antipas, il fedele testimone.

Dunque se stessimo alle regole della migliore traduzione, quel 678 a.C. mette in crisi il mio lavoro; ma stiamo alle regole della migliore interpretazione, quello stesso anno lo conferma pienamente, perchè è lì a dirci che Babilonia ha drogato (altro significato di φαρμακεία) le nazioni (la cristianità tutta certamente) con una cronologia figlia dei suoi incantesimi, delle sue mistificazioni e falsificazioni, tanto da far apparire quel 678 a.C. indicato dalla cronologia di Dio (vedi tabella) come la medicina, cioè la cronologia esatta.

3) A coloro che ancora avessero dubbi dico che io appellandomi alle stelle (vedi questo post) ho fatto tutto quanto era in mio potere: ho messa prima in gioco l’intera mia credibilità; poi ho messa addirittura in gioco la natura del mio lavoro che con quel 678 a.C. potrebbe addirittura essere travolta dalle accuse che finora io stesso ho mosso. Non rimane che attendere il responso degli astri per conoscere il volto e il nome del “pusher”, cioè dell’avvelenatore.

Concludo dicenedo che se si dimostra l’infondatezza, la falsità astrologica del 586 a.C. come data dell’inizio dell’esilio, data che Giovanni bolla come οφις, si prospetta la scena di caccia descritta nella foto, quando il serpentello catturato non è uno qualsiasi incontrato nella campagna, ma quello di Genesi a cui finora si è data inutilmente la caccia nell’intricato sottobosco storico che lui stesso ha creato velenosamente (φαρμακεία) ad arte per mimetizzarsi, cosciente forse che però non sarebbe sfuggito a Giovanni, l’aquila di cui ci parlano i Padri

 

Le “castissime stelle” (Otello, atto IV)

Quello che abbiamo detto ieri circa il fuoco che il falso profeta è capace di far scendere dal cielo apre ad alcune considerazioni. Il 586 a.C. è una data che è calcolata astronomicamente grazie al VAT 4956. Tuttavia pochi sanno che se assumiamo i valori delle eclissi indicati dalla storiografia la costante D che regola il moto lunare impazzisce (questo afferma lo studio di R. Newton).

Sulla base di tale inspiegabile fenomeno, Fomenko ha ritenuto bene denunciare la possibile falsificazione dei dati delle eclissi stesse. Dunque siamo di fronte a quello che il post precedente ha cercato di mettere in evidenza: quel fuoco dal cielo, cioè quella legittimazione del 586 a.C. e della cronologia che ad esso fa capo, altro non è che una testimonianza estorta.

Non a caso allora ουρανος (cielo) di Ap. 13,13, cioè il versetto che ci descrive l’enorme potere mistificante del falso profeta (la capacità di far discendere il fuoco dal cielo) conduce, se calcolato ghematricamente, al 697 a.C., anno in cui Manasse diviene re. Infatti estorocere la legittimazione del cielo altro non può che aprire lo scenario del regno di Manasse: l’empietà che si fa sistema, perchè si sono violentate le vestali della Verità, quelle che Shakespeare definisce “castissime stelle” (la citazione non è a sproposito in quanto in Ap 14,4-5 leggiamo che la verginità dei 144000 si accompagna all’assenza nelle loro bocche della menzogna).

Il luogo santo per eccellenza, il cielo, è stato dunque profanato e questa affermazione, io credo, ci metta in grado di comprendere un’altra profezia, cioè Mt. 24,15 in cui Gesù dice

Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele , stare nel luogo santo – chi legge comprenda -,

 

saranno tempi di una tribolazione tale che l’uomo non non ha mai conosciuta prima. Quel “luogo santo” cos’altro è se non il cielo? Quale altra violenza può essere paragonata alla menzogna che intenderebbe falsificare la dimora santissima?

Potrebbero sembrare discorsi folli, tuttavia essi sono verificabili: ricalcolando il VAT 4956 con la costante D a regime naturale, noi saremmo in grado di provare tale menzogna che ha infangato il cielo. Un parametro lunare non impazzisce da solo. E’ necessaria una capillare opera di falsificazione delle fonti che riportano i dati delle eclissi. Quando ci siamo resi conto che c’è qualcosa che non va e che esiste una precisa alternativa che ci offre un punto altrettanto preciso di riferimento per i nuovi calcoli (il mio 486 a.C. come 37° anno di regno di Nabucodonosor come indica il VAT 4956) è possibile indagare e ristabilire la verità e vedere quell’abominio della desolazione descritto da Daniele.

Concludo dicendo che quell’ουρανος..conferma che in Apocalisse, contrariamente a quanto si ritiene, non esiste alcuna invenzione letteraria. Veramente di quel libro non deve essere nè cambiata, nè tolta parola alcuna (Ap. 22,19): esso è profetico in ogni sua parola. Forse peccando d’immodestia, mi spingo fino a dire che alla luce della sezione ghematrica di questo blog, sarebbe necessaria una nuova traduzione perchè quelle attuali sono state compiute nelle certezza, purtroppo, di trovarsi di fronte a un testo “kafkiano” (G. Ravasi), quando invece è purissima profezia. In questo senso, allora, appare evidente l’enorme responsabilità dei traduttori, i quali neppure dovrebbero cambiare approccio, ma addirittura dovrebbero sviluppare, prima di cimentarsi con la traduzione di Apocalisse, una particolare sensibilità, quella stessa che avrebbero degli esperti artificieri che senza senza protezione fossero alle prese con un ordigno.

Manasse, il paradigma di un abominio

anasseAbbiamo già affrontata la figura del falso profeta, ma non abbiamo ancora esaminata la sua caratteristica più importante: egli è capace di grandi prodigi, persino di far “scendere fuoco dal cielo” (Ap, 13,13).

Alcuni vorrebbero ricondurre tutto a un’invenzione letteraria che renda potente la scena descritta, ma credo sia più giusto chiedersi se essa invece sia una precisa realtà nascosta da un linguaggio, sì simbolico, ma altamente profetico.

Il cielo nella Bibbia è spesso chiamato a testimone tra vero e falso. Elia è grazie al fuoco che scende sul suo olocausto che prende ragione sui profeti di Baal. E’ l’immutabilità delle sue leggi che supera e vince la malafede degli uomini, che tutto possono corrompere, ma non il cielo.

La figura del falso profeta, capace di far scendere persino il fuoco dal cielo, ci descrive il suo enorme potere, un potere tale che riesce a chiamare a testimone il cielo. Non bisogna dimenticare che il falso profeta, però, è sì profeta (di qui la sua capacità di salire al cielo, di legittimarsi con la sua autorità), tuttavia è falso e dunque la sua opera è menzogna che può essere smascherata, sebbene consumata con l’enorme potere di satana.

Quanto sopra, seppur introducendo l’argomento, non ci dice ancora niente sul come tale abominio si sia consumato. Per comprenderlo dobbiamo tornare alle pagine della cronologia di Dio alla luce della ghematria, dove è possibile leggere che la data cardine, considerata addirittura assoluta in quanto calcolata astronomicamente, per la cronologia dell’esilio babilonese, cioè il 586 a.C., Giovanni la nasconde ghematricemente con οφις (serpente) perchè quello è il valore ghematrico del termine, cioè 586. Non a caso dunque ad esso si oppone il biblico 505 a.C della cronologia di Dio. che invece dà vita a ben altra cronologia.

Dunque nella logica di Apocalisse quel fuoco che scende dal cielo e che è suscitato dal falso profeta è una data calcolata astronomicamente, calcolata chiamando il cielo a testimone; ma tale opera è opera del serpente e dunque è una falsa testimonianza, un abominio perchè sfida apertamente Dio stravolgendone la testimonianza.

Chi segue questo blog sa quante volte io abbia denunciato, sulla scorta di Giovanni e sulla scorta della perfetta e alternativa cronologia che è possibile ricostruire assumendo il 505 a.C., come assolutamente falso il 586 a.C. In questo post ho addirittura io invocato il fuoco dal cielo, cioè un nuovo e corretto calcolo dell’eclissi descritta dal VAT 4956, a testimone del 505 a.C., dunque non è necessario ripetersi, casomai è necessario approfondire la natura del fuoco maledetto fatto discendere dal cielo dal falso profeta, perchè ciò è possibile.

E’ con οὐρανός (cielo) ricorrente sempre in Ap, 13,13 che lo faremo e sempre tenendo fede al calcolo ghematrico, il quale ci dice che tale sostantivo equivale a 697. Se cerchiamo quella data nella storiografia ufficiale che adotta il 586 a.C. la troviamo esattamente espressa nella datazione di Galil (autore di riferimento dell’esegesi attuale), che con essa segna l’inizio del regno di Manasse: un re da brividi, colui che riportò non solo l’idolatria nel tempio di Gerusalemme, ma colui che attirò la maledizione divina su Gerusalemme tanto che su di essa Dio stese la “cordicella di Samaria” (2Re 21,13): esilio ed abbandono. Manasse fu il “prototipo del peccatore” (M. Nobile); Manasse fu il peccato; Manasse fu l’abominio. Leggete i 2Re 21,1-26 e capirete.

Dunque è proprio Manasse che permette a noi di stendere la stessa cordicella e capire che quel 586 a.C. che fa a pezzi la cronologia biblica e che Giovanni bolla come οφις (serpente), stravolge le leggi del cielo e la testimonianza del cielo. Quel 586 a.C. come data assoluta perchè calcolata astronomicamente, ha distrutto la cronologia biblica, ha distrutto la via razionale alla conoscenza di Dio che è e resta la cronologia su cui s’innesta, come una spina dorsale, l’intero organismo profetico e che, spezzata, vede la Parola strisciare e mendicare ai piedi del secolo. Per questo Manasse e il suo primo anno di regno, cioè il 697 a.C. criptato in οὐρανός, è il paradigma per comprendere non solo la natura del fuoco suscitato dal falso profeta, ma anche e più l’abominio perpetrato.

Giovanni e i profeti di Baal: apocalittica di un olocausto

Mi sono imbattuto per pigrizia nel video di Ravasi dedicato ad Apocalisse e presente in youtube. Mi ha molto colpito quando egli afferma, sulla scorta dell’esegesi attuale, che Giovanni ha inteso parlare solo del presente, dei problemi della comunità cristiana di allora. Egli in pratica afferma che Apocalisse è solo un’istantanea sui suoi tempi, tanto che nello stesso video nega che con il termine profezia si indichi il futuro, perchè la profezia è solo la chiave interpretativa del presente.

L’esperienza m’insegna che bisogna stare molto attenti a certe invenzioni letterarie, invenzioni che non sono attribuibili, come si fa, al povero Giovanni, ma all’esegesi che a quanto pare ritiene bene distruggere la profezia e fare di Apocalisse una piece ambientata in un momento preciso del passato.

Credo di essere pure in grado di dimostrare che le invenzioni letterarie sono attribuibili  agli esegeti, i quali spesso giustificano la loro incapacità di cogliere la Parola perchè accaniti sostenitori della lettera.

Chi segue questo blog sa che esso annovera tra le sue pagine un’intera sezione ghematrica in home, la quale si concentra quasi esclusivamente su Apocalisse. Essa dimostra che il testo giovanneo nasconde con le parole date che ora spezzano la cronologia ufficiale bollandola addirittura come satanica; ora ristabiliscono la datazione fedele.

Che dalla lettura ghematrica emergano date è ovvio: il genere apocalittico non solo si caratterizza per il ricorso ai numeri, ma si caratterizza pure, in particolare quello di Giovanni, per il ricorso alla ghematria, altro elemento caratteristico del genere apocalittico. Prova di ciò è il 666 che Giovanni ci dice essere un nome d’uomo, indirizzandoci verso la ricerca di numeri riassumenti parole e viceversa. Da questo si capisce perchè dalla lettura ghematrica emergano numeri: essi sono il mezzo ideale per indicare quelle date a cui fa ricorso il genere trattato per la periodizzazione della storia, altro elemento chiave della letteratura apocalittica. Insomma Apocalisse nasconde numeri tra le parole perchè i numeri sono necessari a indicare le date indispensabili alla periodizzazione della storia. Ovvio.

Come vedete non c’è niente di strano in quella lettura ghemtrica; strano sarebbe stato se dalla lettura ghematrica fossero emersi elementi non consoni al genere, ma così evidentemente non è. Ora, il problema è che quelle date sono proiettate nel futuro perchè abbiamo visto che non solo indicano date successive di 4-5 secoli, ma anche date successive di millenni. Non potendo assolutamente attribuire tutto al caso pena la risibilità di intere carriere, bisogna considerare quello che proprio Ravasi ha negato, cioè la profezia e con essa la capacità, la natura dell’intero testo giovanneo: il futuro.

Come vedete se si prende seriamente in considerazione Apocalisse, quanto affermato da Ravasi è senza fondamento e siccome quelle affermazioni sono collocate nella premessa, tutto quanto da lui sostenuto è un non senso perchè nasce da un’indagine già viziata all’origine.

Mi fermo qui perchè certo che i buoni intenditori hanno bisogno di poche parole. Aggiungo solo che tutto questo blog, che ha l’arroganza di criticare Ravasi, muore dalla voglia di verificare quel 486 a.C. come 37° anno di regno di Artaserse. esso solo è capace di dimostrare se queste mie parole sono pura millanteria o sono verità.

Bene signori, si allestiscano tre olocausti: uno per il 37° anno di regno di Nabucodonosor secondo il 586 a.C.; uno per il 607 della Watch Tower e uno per il mio 505 a.C.

Vediamo, quale il fuoco divino, assumendo parametri costanti e naturali nelle eclissi, divorerà

 

Le chiavi di cioccolata

Quando un libro biblico è definito teologico? In buona sostanza lo è quando l’elemento storico è reputato secondario dagli esegeti, quando cioè esso è solo un espediente per una riflessione certamente più importante, ma anche più astratta su Dio, la Sua volontà e le Sue leggi. Il dato storico, quindi, è solo la sottilissima cornice di un grande affresco che affronta le leggi di Dio come se fossero quelle degli uomini, cioè secondo il loro carattere di astrattezza e generalità.

In questo senso sono giudicati teologici i due libri dei Re, la cui natura e il cui scopo sembrano esulare da qualsiasi indagine storica, resa inefficace dal loro carattere “squisitamente teologico” come spesso lo si definisce. Ma è proprio così? Oppure si ricorre a quasta facile categoria del teologico solo perchè non siamo riusciti a penetrare l’opera? Nei Re certamente questo è successo, perchè più volte abbiamo lamentato l’incredibile: per la ricerca degli indispensabili sincronismi si sono usate cifre di seconda mano e per giunta sbagliate. Quando poi -ovviamente direi- i conti sono impazziti si è pensato di risolvere il tutto dichiarando la natura teologica dei libri in questione, i quali non lo erano e non lo sono, perchè se calcoliamo seguendo la scaletta dell’anno di accessione abbiamo visto che i calcoli tornano e i sincronismi ci sono.

Dunque quello di ricorrere al carattere teologico delle opere spesso è dovuto solo al fatto che risulta una facile via d’uscita per evitare le fiamme dell’incendio appiccato dalla superficialità di metodo. Se questo è successo nei Re, non potrebbe essere accaduto anche in tutti gli altri casi in cui l’esegesi ci narra di opere teologiche? Il Vangelo di Giovanni, ad esempio, ha avuta la stessa sorte o è veramente teologico, come si dice e scrive? E’ una domanda a cui va data una risposta perchè il silenzio, sulla scorta fatta con i Re, sarebbe imbarazzante. Proviamoci.

Io credo che che faccia al caso nostro Gv. 2,20 e i 46 anni che Giovanni dice essere occorsi per il Sancta Sanctorum (naos), mentre poco sopra ha, per riportarci l’episodio della cacciata dei mercanti dall’area del tempio, usa hieros. L’apostolo ha ben chiara questa differenza, ma essa è “teologicamente” sfuggita alla critica che invece considera quel naos come ieros, perchè tutti intendono quella cifra (46 anni) come necessaria alla ricostruzione di portici e colonnati, cioè all’area del tempio.

In parte ciò è dipeso anche dall’altra distrazione “teologica” che ha impedito di ipotizzare che Giovanni parlasse del tempio post esilico, mentre Flavio con i suoi 18 mesi, parlasse di quello erodiano. Distrazione del resto plausibile, perchè a monte ce n’è un’altra e ben più importante che fa capo ad un’affermazione di principio o, se volete, teologica: la Bibbia non ha una sua cronologia e dunque non ha una sua storia da raccontare o se ce l’ha è, appunto, teologica. Anche in questo caso, però, c’è da chiedersi se le cose stiano esattamente in questa maniera o se siamo ricorsi al teologico perchè assolutamente incapaci, dopo secoli, di venire a capo di questioni di cronologia biblica fondamentali, quali l’anagrafe di Gesù che la tradizione vuole fissata sui simbolici 33 anni complessivi di vita. gettando ombre inquietanti (teologiche) su dato anagrafico che credo non lo si debba considerare marginale o mero espediente per riflessioni più ampie.

Insomma naos e hieros hanno genitori illustri, i quali ignorano però che con quel 46, se si calcola esattamente il primo anno di regno di Artaserse, è possibile con estrema precisione cadere nel sesto anno di regno di Dario secondo per la dedicazione del secondo tempio e dunque veramente ci sono voluti 46 anni per la ricostruzione del secondo tempio (il settimo anno di regno di Artaserse, anno d’inizio lavori al tempio fu il 464 a cui togliamo 46 e otteniamo 418, il 418 a.C. sesto di Dario secondo).

Tutto ciò ci dice che l’elemento storico non è così trascurato da Giovanni, anzi, è estremamente preciso e non ha assolutamente l’intenzione di ridursi a espediente per riflessioni sul più e sul meno, come a volte si dà per scontato. Del resto è l’unico evangelista che ci fornisce gli estremi certi per la sua anagrafe, in particolare quello dell’età complessiva di 50 anni, dal quale è possibile non solo ricostruire la sua parabola terrena (anno di nascita, di morte e durata del ministero), ma anche e più, come ha dimostrato la cronologia di Dio, inserire la figura del Cristo nel contesto vetero- testamentario ed da lì far emergere l’originale cronologico biblico che tutti davano per assente, data l’onnipresenza della chiave teologica, che è sì in grado d’infilarsi nella toppa, ma assolutamente incapace di aprire qualsiasi porta.

Con leggerezza e senza entrare nel dettaglio (chi volesse farlo può leggere il link sopra), crediamo di aver dimostrato che il ricorso al teologico stravolge il detto anglosassone (almeno così mi pare) “fai la cosa giusta” in “fai la cosa più facile”, trasformando le chiavi del regno in chiavi di cioccolata per vergini stolte.

L’Apocalisse di Giovanni: un’analisi alla struttura del testo

Lo schema di lettura di Apocalisse che propongo è solo una mia vecchia idea circa la struttura di Apocalisse. Essa cerca di dare sistematicità ai contenuti del libro attraverso schemi che devono essere consultati verticalmente, poichè ho distribuito verticalmente (vedi schema a seguire), nelle singole colonne che fanno riferimento alle chiese, i principali eventi descritti da Ap (sigilli, coppe, trombe) e tutto quanto compare nel testo in numero di 7, quante sono le chiese. Per cui laddove l’esegesi, ad esempio, parla di semplice dossologia per dare un senso ad all’elenco degli spiriti di Dio (Ap. 5,12) io invece li attribuisco, proprio perchè sette, alle singole chiese seguendo l’ordine delle stesse come compaiono in Ap. Quindi

…potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione

si distribuiscono in ordine alle sette chiese, partendo da Efeso=potenza e proseguendo con ordine.

Lo stesso dicasi degli elementi naturali, quali cielo, terra, fonti acque e quindi sotto terra e mare (Ap. 14,7 e 5,3). Questi sono il simbolo delle varie chiese distribuite sulla superficie di essa e sotto di essa, come Pergamo. Dobbiamo far notare come gli elementi naturali individuati siano precisamente 7, cioè cielo, mare, sotto terra e terra. A quest’ultima appartengono 4 chiese come 4 per Ap. sono gli angoli della terra (Ap.7,1)

E’ così allora che gli eventi (coppe, sigilli etc.) non sono da considerarsi fenomeni generali, ma si distribuiscono ognuno nelle varie chiese dove insomma accadono.

Facciamo un esempio, leggiamo la colonna che riguarda Pergamo. Essa rappresenta le fonti delle acque e si colloca, nel globo, sotto terra (da cui generalmente sgorgano le fonti). Il suo spirito è la sapienza e in questa chiesa agisce il cavallo nero. In essa, cioè nelle fonti delle acque che rappresenta, cade la stella al suono della terza tromba e sempre in essa è versata la terza coppa.

Potrebbe sembrare uno schema arbitrario, ma se notate bene ha una sua logica. Prendiamo sempre Pergamo che rappresenta le fonti e le sorgenti. Notate come il suo spirito sia la sapienza che la Bibbia simboleggia con l’acqua (Siracide 24,23-29). Non a caso in questa chiesa agisce il cavallo nero che sembra avere la sua naturale collocazione nell’agricoltura ( si citano grano, orzo, vino e olio) da sempre dipendente alla presenza di fonti.

Ma ancora più chiara la possibilità di questo schema interpretativo la forniscono il suono delle trombe e le coppe. La terza tromba ci dice che una stella cade nelle sorgenti trasformandole in assenzio, mentre la terza coppa l’angelo la versa nei fiumi e nelle sorgenti tramutando l’acqua in sangue.

E’ chiaro che tutte gli eventi che si svolgono nella chiesa di Pergamo hanno a che fare con sorgenti, fonti e fiumi (che nascono da esse), rispettando l’identificazione iniziale che fa di Pergamo le fonti delle acque, preciso contesto che noi abbiamo ricavato attraverso una distribuzione verticale degli eventi che ci permette a colpo d’occhio di vedere cosa accade nelle singole chiese alla manifestazione degli eventi stessi. Gli eventi in Ap. non sono distribuiti quindi secondo criteri di astrattezza e generalità, ma appaiono mirati e strutturati da una volontà precisa.

Stessa facile distribuzione di eventi legati per Smirne, come potete vedere consultando lo schema che segue. Un po’ meno immediata è nelle altre chiese, ma chissà se qualcuno leggendo queste poche righe non riesca anche per loro a trovare la stessa coerenza che ho individuata nelle chiese citate.

Dopo questa introduzione, entreremo per quanto possibile nel dettaglio, affrontando da ultimo due casi concreti: Pergamo e Smirne. Credo sia necessario anche dire che gli schemi proposti facilitano molto la lettura di questo post, il quale vorrebbe mettere in evidenza la struttura  sinora nascosta di Apocalisse.

 

SCHEMA DI APOCALISSE

 

CHIESA EFESO SMIRNE PERGAMO TIATIRA SARDI FILADELFIA LAODICEA
SIMBOLO CIELO MARE FONTI TERRA TERRA TERRA TERRA
SPIRITO POTENZA RICCHEZZA SAPIENZA FORZA ONORE GLORIA BENEDIZIONE
SIGILLI CAVALLO BIANCO CAVALLO ROSSO CAVALLO NERO CAVALLO VERDE MARTIRI IN VESTE BIANCA TERREMOTO, SOLE NERO LUNA DI SANGUE SILENZIO IN CIELO
TROMBE GRANDINE E FUOCO SULLA TERRA MONTE DI FUOCO IN MARE STELLA IN FIUMI E SORGENTI -1/3 LUCE SOLE E STELLE ASTRO CHIAVI POZZO ABISSO SCIOLTI I 4 ANGELI INCATENATI GRIDO, REGNO APPARTIENE A CRISTO
COPPE COPPA SULLA TERRA, PIAGA MALIGNA MARE COME SANGUE COPPA IN FIUMI E SORGENTI COPPA NEL SOLE COPPA SUL TRONO BESTIA COPPA FIUME EUFRATE, RE ORIENTE “E’ FATTO”. TERREMOTO

 

Credo sia opportuno, adesso che abbiamo trattato dello schema generale, occuparci di quelli che per gli esegeti sono semplici elementi naturali e semplice dossologia

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che i sette elementi naturali presenti in Apocalisse rappresentano ognuno una chiesa specifica, per cui Efeso il cielo, Smirne il mare etc. Essi sono tutti riassunti nello schema di poco seguente.

Il passo successivo che voglio fare è quello di suggerire che quanto in essi avviene non ha un carattere astratto e generale, ma al contrario ha un preciso riflesso sulla chiesa a cui l’elemento naturale fa riferimento. Ad esempio, in Ap 5,13. si legge:

 

Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli

 

Questo versetto spiega molto bene quanto voglio dire, perchè le creature che parlano appartengono a tutti gli elementi naturali e quindi a tutte le chiese. Possiamo certamente fare esempi più specifici come Ap. 7,2 in cui si legge:

 

Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare

 

La terra e il mare qui sono le chiese di Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi e Filadelfia e non semplici elementi naturali danneggiati dall’azione degli angeli.

Questa nuova lettura di Apocalisse può essere applicata ogni qualvolta questo libro cita un elemento naturale, permettendo così una più precisa collocazione degli eventi nelle chiese di riferimento rispetto alla lettura sinora fatta dagli studiosi.  Insomma, a mio parere, Apocalisse non fu scritta seguendo un criterio di genericità, ma seguendo una traccia ben precisa che va rispettata, pena una cattiva interpretazione.

Ma c’è di più. Rifacendoci al versetto 5,13 che abbiamo citato, possiamo estendere questo nuovo schema interpretativo anche ai sette spiriti che caratterizzano le chiese. In esso infatti si legge che:

 

A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode (benedizione), onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli

 

Molti commentatori parlerebbero di dossologia, ma mio parere si può ben ipotizzare che la benedizione, l’onore, la gloria e la potenza siano quattro distinte chiese, cioè Laodicea, Filadelfia, Sardi ed Efeso, escludendo da questo elenco Pergamo e Smirne, rispettivamente fonti delle acque e mare. Anche in questo caso vale il discorso fatto per gli elementi naturali, cioè quando nella lettura di Apocalisse s’incontrano quelli che a mio parere sono gli spiriti caratterizzanti ogni singola chiesa sappiamo che non si tratta di semplice dossologia ma di specifiche chiese, nel caso di Ap. 5,13 tutte tranne Pergamo e Smirne, mentre nel v. 5,12 sono elencati tutti gli spiriti e dunque tutte le chiese. Importante nota è il fatto che in tutto il libro di Apocalisse quelle che per comodità chiameremo anche noi dossologie sono sette, per cui Giovanni ha voluto dare ad esse un ruolo e una funzione ponderata tutta da scoprire, come il perchè l’Apostolo usi sempre gli stessi sostantivi tranne che in Ap. 19.1 dove compare per la prima volta il termine salvezza.

Se fosse diversamente rimarrebbe da rispondere a queste domande:”Perchè, ad esempio, Giovanni cita in Ap. 5,13 cita solo quattro spiriti e non tutti? Perchè a colui che siede sul trono e all’Agnello devono essere tributati solo benedizione, onore, gloria e potenza escludendo così sapienza e ricchezza? Possibile che Giovanni sia così approssimativo?” Tutte domande più che lecite che richiedono una risposta.

Il lettore capisce facilmente che seguendo lo schema che ho proposto i contenuti di Apocalisse s’intrecciano non più in maniera indistinta, ma estremamente precisa, dandoci così la possibilità di districarci in quello che altrimenti sarebbe una parte del libro troppo vaga per lo scopo che si propone, cioè illuminare la storia tra il primo e secondo avvento di Gesù con i sette candelabri simbolo delle sette chiese.

 

Tabella riassuntiva degli elementi naturali e spirito caratterizzante le singole chiese

 

CHIESE EFESO SMIRNE PERGAMO TIATIRA SARDI FILADELFIA LAODICEA
ELEMENTO NATURALE CIELO MARE FONTI TERRA TERRA TERRA TERRA
SPIRITO POTENZA RICCHEZZA SAPIENZA FORZA ONORE GLORIA BENEDIZIONE

 

Adesso tentiamo l’esame specifico della prima delle due chiese citate all’inizio del post: Pergamo. In particolare cercherò di incrociare il dato storico con il contenuto che si crea distribuendo, nel modo descritto, i singoli eventi che riguardano la chiesa in esame.

Innanzi tutto osserviamo il contenuto dello schema in calce. Pergamo rappresenta le fonti delle acque la cui sede naturale e il sottosuolo. L’acqua nella Bibbia simboleggia la sapienza come si evince dal Siracide:

…fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate
e come il Giordano nei giorni della mietitura;
 espande la dottrina come il Nilo,
come il Ghicon nei giorni della vendemmia.
Il primo non ne esaurisce la conoscenza
né l’ultimo la può pienamente indagare.
Il suo pensiero infatti è più vasto del mare
e il suo consiglio più del grande abisso.
Io sono come un canale derivante da un fiume
e come un corso d’acqua sono uscita verso un giardino.
Ho detto: «Innaffierò il mio giardino
e irrigherò la mia aiuola.
Ed ecco il mio canale è diventato un fiume,

 il mio fiume è diventato un mare(Sir. 24,24-29)

 

Adesso non rimane che cercare la coerenza tra questa prima ipotesi e gli altri passi di Apocalisse, distribuiti in questa chiesa secondo lo schema proposto. Passiamo quindi al terzo sigillo.

In esso compare il cavallo nero e il suo cavaliere ha una bilancia in mano con la quale stabilisce regole precise per i prodotti della campagna, da sempre legata al regime delle fonti in particolare, delle acque in generale. Sembra che il cavaliere annunci tempi di parsimonia, anche se non di carestia. A mio parere siamo al primo passo dei castighi divini attraverso le acque. Segue il secondo e più grave ammonimento.

Con il suono della terza tromba, cade una stella dal nome Assenzio che rende un terzo delle acque potabili amare. Molti uomini ne moriranno. Torniamo per un attimo alla lettera (v. schema seguente) indirizzata alla chiesa di Pergamo, e facciamo attenzione a quanto scritto a proposito dell’urgenza dottrinale che in essa si pone. Pergamo sembra alle prese con dottrine idolatre: la sapienza divina, di cui essa è simbolo secondo il mio schema, è inquinata da una sapienza antagonista a Dio. Del resto ciò trova conferma nella presenza in Pergamo della seconda biblioteca dell’epoca e nella presenza, come dea protettrice della città, di Atena, dea della sapienza pagana. Le derive dottrinali sono la tentazione e il problema di Pergamo, in cui “le fonti di acqua viva” del Vangelo, sono rese impure da un “sapere” pagano. Ecco allora che le acque amare causate della caduta della stella chiamata Assenzio richiamano Geremia 9,12-15 in cui si legge:”

 

 Ha detto il Signore: «È perché hanno abbandonato la legge che avevo loro posto innanzi e non hanno ascoltato la mia voce e non l’hanno seguita, ma han seguitola caparbietà del loro cuore e i Baal, che i loro padri avevano fatto loro conoscere».  Pertanto così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Ecco, darò loro in cibo assenzio, farò loro bere acque avvelenate15 li disperderò in mezzo a popoli che né loro né i loro padri hanno conosciuto e manderò dietro a loro la spada finché non li abbia sterminati.

 

In questi versetti compaiono termini quali Baal, acque avvelenate e spada, che s’inseriscono perfettamente nello schema da noi proposto, compresa la spada, arma esplicitamente citata nella lettera. Lo schema che ho suggerito quindi non ci getta in uno scenario indecifrabile ma coerente. Vediamo adesso quanto accade con la terza coppa.

Con questo flagello si compie il più grave castigo: le acque si trasformano in sangue come nella prima piaga d’Egitto (cfr. Esodo 7,14 ss.). Ma ciò che deve essere sottolineato è la presenza di un altare dal quale sale la voce che santifica l’opera di Dio, cioè le acque trasformate in sangue. La presenza dell’altare nella terza coppa corrisponde perfettamente al dato storico che ci dice che a Pergamo era collocato l’altare a Zeus soter (salvatore). Siamo quindi in presenza di un culto antagonista al Salvatore, all’Agnello come denunciato esplicitamente nella lettera indirizzata a Pergamo, un culto che ha versato il sangue di santi e profeti.

La presenza dell’altare pagano è un dato storico importantissimo per comprendere che lo schema da me proposto non è arbitrario. Gli effetti della terza coppa, che tutti gli esegeti distribuiscono a pioggia sulle sette chiese, accadono in Pergamo. Questa perfetta corrispondenza tra dato storico e versetto apocalittico che contrappone l’altare di Dio a quello pagano ci dice che il mio schema funziona e che in realtà Apocalisse è strutturata in maniera ben diversa da come è stata studiata sin ora. Insomma gli eventi (sigilli, trombe, coppe etc.) accadono in maniera precisa e circostanziata chiesa per chiesa.

Ricapitolando: siamo partiti da una chiesa che rappresenta le fonti delle acque e quindi la sapienza divina. Abbiamo visto che Pergamo era un centro culturale pagano e sede della seconda biblioteca al mondo, trovando così conferma allo schema proposto nel dato storico. Successivamente abbiamo rilevato come l’aver fatto di Pergamo la sede delle fonti delle acque/parola di Dio ci abbia messo di fronte a eventi che si concentrano tutti su fiumi e sorgenti. Da ultimo abbiamo l’evidente fondatezza dello schema soffermandoci sull’impossibile casualità della presenza nei versetti della terza coppa, versata secondo il mio schema su Pergamo, di un altare in opposizione a quello pagano indicato dal dato storico.

Schema interpretativo dei sigilli, delle trombe e delle coppe in Pergamo

CHIESA PERGAMO
SIMBOLO FONTI ACQUE (Ap. 14,7)
LETTERA All’angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi:
Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli: So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.  Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione.  Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti. Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve. (Ap. 2,12-17)
SPIRITO SAPIENZA
SIGILLO Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati» (Ap. 6,5)
TROMBA Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare. (Ap. 8,10)
COPPA Il terzo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. 5 Allora udii l’angelo delle acque che diceva:
«Sei giusto, tu che sei e che eri,
tu, il Santo,
poiché così hai giudicato.
Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti,
tu hai dato loro sangue da bere:
ne sono ben degni!».
Udii una voce che veniva dall’altare e diceva:
«Sì, Signore, Dio onnipotente;
veri e giusti sono i tuoi giudizi! (Ap. 16,4-7)

 

Applichiamo anche a Smirne lo schema di lettura proposto e vediamo se tra il nuovo schema di lettura proposto, il contenuto del libro in questione e il dato storico c’è corrispondenza.

Innanzi tutto notiamo come (vedi schema seguente) la distribuzione degli eventi (sigilli, trombe, coppe etc.) abbiano quasi tutti la loro sede nel mare tranne quanto accade allo spezzare del secondo sigillo. dove tuttavia troviamo “la grande spada” che richiama Ap. 13,14 e la ferita che la bestia che sale dal mare riceve. Per il resto tutto si svolge esemplarmente in un contesto marittimo, per cui lo schema da noi proposto sembra anche in questo caso funzionare.

Un discorso tutto particolare va fatto per lo spirito che caratterizza Smirne , cioè la ricchezza. Abbiamo visto al capitolo 1 ho distribuito gli spiriti di Dio elencati in Ap. 5,12, cioè

L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione.

alle singole chiese secondo l’ordine delle stesse partendo da Efeso=potenza. Nel caso di Smirne troviamo la conferma che questo modo di procedere nella ricerca di un nuovo schema interpretativo non è puramente arbitrario, perchè la ricchezza che contraddistingue Smirne secondo il versetto citato è la stessa a cui fa riferimento la lettera indirizzata a questa chiesa cioè:

 Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – 

come si legge nello schema  in calce, il quale riporta la lettera integralmente. Sono convinto che non si tratti di mera casualità. Come del resto potrebbe essere dal momento che vi sono altre e altrettanto importanti?

Dall’esame del dato storico emerge invece che Smirne era un importantissimo porto e conseguentemente centro commerciale. Il fatto che Smirne fosse chiamata “Corona dell’Asia” la dice lunga sull’importanza del suo porto, tutt’oggi esistente. Questo, nonostante la presenza del porto pure in Efeso, ci porta a dire che il dato storico non contraddice lo schema da me proposto che fa di Smirne l’elemento naturale mare.

Alcune interessanti notazioni circa la correttezza dello schema da me proposto riposano nella lettura attenta di alcuni versetti di Apocalisse.

Prendiamo ad esempio Ap. 12,12:

Ma guai a voi, terra e mare,perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore,sapendo che gli resta poco tempo». 

In questo versetto “la gran voce” lamenta per un breve periodo l’azione di satana nelle chiese che rappresentano la terra (Tiatira,  Sardi, Filadelfia e Laodicea) e il mare (Smirne). Per quest’ultima è molto importante notare che tale persecuzione è prevista nella lettera indirizzata alla chiesa. Infatti si legge. l’esortazione a non disperare per la persecuzioni di dieci giorni che sta per subire. Per cui quel poco tempo che avrà il diavolo per scatenare il suo furore sul mare, come sulla terra, trova il suo riscontro proprio nella lettera indirizzata a Smirne. Ciò anche se non in maniera stringente prova che fare del mare il simbolo di Smirne non è poi così arbitrario

Inoltre, sempre nell’ottica di una ricerca di concordanze tra quanto da me ipotizzato e il testo, abbiamo un’altra piccola conferma dalla presenza di fuoco nel versetto 15,2 che scrive :

 Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco.

Quest’immagine ,se come ho detto Smirne s’identifica con il mare, richiama subito alla mente il cavallo rosso fuoco che secondo il mio schema agisce su Smirne e che solo apparentemente quindi è fuori contesto.

Sono cosciente che si tratta di piccole corrispondenze, ma pur tuttavia, considerandole altre e ben più importanti, giocano anch’esse a favore del mio schema

 

Schema interpretativo dei sigilli, delle trombe e delle coppe in Smirne

CHIESA SMIRNE
SIMBOLO MARE
LETTERA  All’angelo della Chiesa di Smirne scrivi:
Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita:  Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana. 0 Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita.
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte (Ap.2,8-11)
SPIRITO RICCHEZZA
SIGILLO Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada (Ap. 6,3-4)
TROMBA  Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto. (Ap. 8,8-9)
COPPA Il secondo versò la sua coppa nel mare che diventò sangue come quello di un morto e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare. (Ap. 16,3)

 

L’apocalisse di un genere

I commenti che la sezione ghematrica presente in Home ha ricevuto sono alquanto diversi. Lo spettro è ampio: si va dalla pura fandonia al privarla di qualunque contenuto scientifico. Trascurando per ovvi motivi il primo genere, occupiamoci del secondo, che annovera un elemento di spicco: il rappresentante della Chiesa ortodossa russa in Italia.

Fino ad ora la mia difesa si è basata su un argomento brutale, perchè mi è stato obiettato che calcolare ghematricamente date di là da venire rispetto all’autore di Apocalisse, implica il supporre l’uso di calendari sconosciuti allo scrivente: Giovanni. Di qui il negare alla sezione citata ogni valore scientifico.

Dicevo che finora la mia difesa di fronte a questa critica è stata brutale, perchè ho replicato dicendo che infiniti sono gli aspetti che la scienza non sa spiegare, epperò esistono (la scienza non sa spiegare, per esempio, perchè fumando hai altissime probabilità di prenderti il cancro ai polmoni).

Forzando quanto è necessario la critica mossami, la quale nega la scientificità del calcolo ghematrico in quanto individua date emerse nel futuro -dunque ritiene inutilizzabile qualunque cosa  d’inspiegabile per la scienza- si potrebbe dire che non sapendo la scienza spiegare la relazione tra fumo e cancro, il cancro ai polmoni non esiste. Capite bene che ciò ribalta da solo l’affermazione alla base della critica che mi è stata mossa, perchè è proprio quell’accusa tacciabile di a-scientificità.

Con questo post, però, vogliamo andare più a fondo o, se volete, dimostrare quanto sia infondata quella critica. Lo faremo rimanendo ben stretti all’ambito esegetico, ricorrendo cioè alla definizione di letteratura o genere apocalittico. Ovvio che non daremo una panoramica del problema, ma ne individueremo solo tre aspetti fondamentali: la definizione, il ricorso ai numeri come simbolo e la periodizzazione della storia. Di quest’ultimo aspetto, oltre che utilizzarne la lezione classica, ne daremo anche una lettura fortemente dipendente dalla cronologia di Dio. Partiamo dal primo elemento: la definizione del termine Apocalisse.

In buona sintesi esso significa rivelazione, disvelamento di cose nascoste. Già questo introduce un argomento importante: il genere apocalittico non può e non deve essere considerato come una letteratura piana, cioè seguendo quello che cade immediatamente sotto i sensi, perchè il suo moto o scopo originario è verticale, scende in profondità. Esso, quindi, più che esaminato, deve essere scandagliato, alla ricerca di contenuti nascosti sin dall’inizio. Una lettura superficiale non rivela ciò che è importante, perchè le “cose notevoli” sono nascoste. Chiediamoci allora come sono nascoste, introducendo così il paragrafo dedicato ai numeri come simboli.

Il ricorso ai numeri che il genere trattato fa per criptare il messaggio è nozione unanimemente accettata. Esso da solo è sufficiente a rendere legittima l’affermazione che la ghematria è una tecnica usata nella letteratura apocalittica; tuttavia possiamo anche dare un esempio di ciò, citando il celeberrimo 666 di Apocalisse che è ghematria, sebbene con un processo inverso a quello solito: dal numero si giunge alla parola, al nome della bestia. Ma se questo processo è possibile, è anche possibile l’inverso: dalla parola giungere al numero. E questo io ho compiuto quando, non solo ho dato ragione del 666, ma ho anche dimostrato che Apocalisse nasconde nel testo la Storia, sebbene sintetizzata in date ( rimando alla lettura della sezione ghematrica in homepage qualunque spiegazione). Tutto ciò apre al successivo paragrafo, dedicato alla periodizzazione della storia, elemento di spicco della letteratura apocalittica.

Per periodizzazione della storia s’intende la suddivisone della stessa secondo un piano prestabilito che vede emergere ora figure positive (salvifiche), ora negative (di corruzione). Tutto ciò perchè l’autore apocalittico dispiega l’azione di Dio nella storia umana. Nel mio caso, però, tale periodizzazione si caratterizza per la natura e qualità dei criteri con cui la storia è stata periodizzata. Il mio lavoro, cioè, si chiede se la storia sia stata ben riassunta dalla periodizzazione in uso; più semplicemente si chiede, unendo quanto la definizione del genere indica, cioè l’emergere ora di figure positive, ora di figure negative, si chiede ,dicevo, se la storia sia stata vittima di volontà negative che abbiano alterata l’originale periodizzazione, sistemando in maniera falsata il quadro cronologico.

La risposta è data dall’innegabile, a mio parere, individuazione non solo del drago, non solo della bestia e non solo di babilonia, ma anche è più del falso profeta, tutte figure che emergono dal disvelamento del simbolo numerico che conduce a precise date in cui il fatto storico conosciuto dà nome e cognome a coloro che hanno falsata la periodizzazione naturale della storia umana. E’ stato così per il drago, riassunto ghematricamente con il 931 a.C. come ultimo anno di regno di Salomone, a cui si contrappone la somma di γυνη e Αντιπας che individua il 909 a.C. come fine del regno salomonico, sbalzando nel cielo di Apocalisse due figure cardine: il drago, appunto, e la donna vestita di sole, entrambi visibili come afferma Apocalisse. Certamente non ad occhio nudo, ma se entriamo nella logica del disvelamento, quella logica che sta alla base di Apocalisse, essi sono visibili. Inoltre è stato così pure per la bestia e Babilonia; infine è stato così pure per il falso profeta. Ad esse dovremmo aggiungere pure che il serpente e satana non sono più, grazie al calcolo ghematrico, figure di un male simbolico, ma soggetti concreti che hanno falsato il quadro storico originale, come dimostrato ne “La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Il mio lavoro però non si è limitato a evidenziare una possibile falsificazione della periodizzazione della storia, ma ha anche riportato alla luce con la cronologia di Dio, la periodizzazione  originaria e fedele. Essa non solo mette in risalto le figure negative artefici del falso, ma anche e più ha inteso ricollocare le varie sezioni storiche nel loro ambito naturale, ristabilendo l’alveo naturale dove scorreva la storia.

Alla luce di tutto questo, dispiace che si sia ridotta la letteratura apocalittica  al genere fantastico. Come dispiace che talora la si sia liquidata come mero auspicio di tempi migliori di la da venire, perchè essa ha veramente e concretamente dispiegato sotto i nostri occhi la Storia e i suoi artefici, positivi e negativi.

La letteratura apocalittica non è, quindi, uno mero incoraggiamento a resistere: è la storia nella sua essenza più pura, tanto che potremmo dire che solo essa è la Storia, una Storia che sfugge all’umano perchè rivelantesi divina. Essa ci offre di partecipare nella conoscenza e non a una generica speranza di tempi, di “storie” migliori. Essa ci offre, insomma, “la chiave di Davide” (Ap. 3,7) per la comprensione delle epoche, sta a noi inserirla nei meccanismi codificati di un genere troppo spesso in mano a scassinatori.